Il potere in Borsa: 140 poltrone per 21 supermanager

FaGal

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In Borsa il potere si concentra nelle mani di 586 amministratori e sindaci "ubiqui": sono l’élite dei manager e contano su più di un incarico.
Meno di un quinto delle 3.297 persone che governano 276 società che emettono titoli quotati, secondo i dati Consob aggiornati al 13 aprile elaborati da «Plus24», concentra nelle proprie mani 1.552 cariche, oltre un terzo delle 4.263 totali. I primi 21 «supermanager», da soli, hanno 140 incarichi. Un fenomeno così rilevante che anche la nuova versione del Codice di autodisciplina delle società quotate, varata a marzo, propone norme per prevenirlo.
Maschi dominanti — Su 3.297 membri della comunità di Borsa solo 210 sono donne, meno del 6,4%, e appena quattro sono straniere: la spagnola doña Ana Botin, presidente di Banesto e consigliere di Generali, l’inglese Sally Davis, amministratore di I.Net e presidente di Bt Global Products and Customer Service (gruppo British Telecom), Susan Carol Holland, vicepresidente di Amplifon, e la svedese Anna Elisabet Nyquist, amministratore di Bastogi. Alle italiane vanno 231 cariche (il 5,4%), le straniere ne hanno una a testa. Ai 3.087 italiani vanno 3.899 cariche, il 91,5% del totale, ai 118 stranieri invece 128, il 3 per cento.
Pochi gli esecutivi — Sono appena 579 gli incarichi esecutivi, il 13,6% del totale. Su 174 società che si sono dotate del comitato esecutivo solo quattro hanno donne amministratore delegato: Barbara Bazzocchi in ElEn, Susanna Ravanelli in Mirato, Mariacarlotta Rinaldini in Richard Ginori e Oriana Draghetti in Sicc. Tre gli Ad stranieri: Peter Geipel in Ergo Previdenza, Hugh James O’Donnel in Saipem e Albert Scherger in Smi. Sono 36 invece gli Ad italiani con più di una carica. Dei 405 incarichi nei comitati esecutivi, appena 16 vanno a stranieri, tutti uomini, e solo Antoine Bernheim ne ha due. Su 389 cariche a italiani solo dieci vanno a donne: Jonella Ligresti è presidente di Fon-Sai e amministratore di Milano Assicurazioni, Giulia Maria Ligresti è vicepresidente di Fon-Sai e amministratore di Milano Assicurazioni, Paola Balzarini è amministratore di Popolare di Intra, Franca Cirri Fignagnani di Fideuram, Carla De Colle di Danieli, Gina Nieri di Mediaset, Rossella Sensi e Maria Cristina Sensi rispettivamente Ad e amministratore di As Roma. Su 379 cariche esecutive otto manager hanno tre incarichi e 32 ne hanno due.
I "magnifici 21" — L’apice è rappresentato da 20 uomini e una donna che hanno 140 cariche, quasi sette ciascuno. Il recordman è Luigi Guatri: l’ex rettore della Bocconi ha undici incarichi (in Banco Desio Brianza, GranitiFiandre, Maffei, neri Bossi, Sopaf, Bpu, Italcementi, Italmobiliare, Permasteelisa, Pirelli e Vittoria Assicurazioni). Paolo Maria Colombo ne ha dieci: in Mediaset, Sias, Ansaldo Sts, Eni, Saipem, Sirti, Partecipazioni Italiane, Intesa, Lottomatica e Gewiss. Ne ha otto Maurizio Dallocchio (in Gabetti, Marcolin, Sirti, Snia, Sorin, Esprinet, SanPaolo Imi e Vemer Siber). Marco Reboa, Cesare Ferrero e Carlo De Benedetti ne hanno sette ciascuno. Con sei a testa seguono Jonella Ligresti, Graziano Visentin, Giampiero Tasco, Matteo Tamburini, Marco Spadacini, Massimo Segre, Roberto Ruozi, Carlo Pesenti, Franzo Grande Stevens, Giorgio Giorgi, Gabriele Galateri di Genola, Sergio Erede, Diego Della Valle, Carlo Buora e Gilberto Benetton.
Stakanov nel Cda — Un simile superimpegno non riduce l’efficacia del lavoro di questi manager? La domanda non è peregrina. Già nel 2004 uno studio della società di analisi Protiviti stimava che i consiglieri che oltre al Cda fossero presenti in altri tre organismi societari (comitati di controllo, remunerazione e nomine) dovessero far fronte a 25 riunioni l’anno. Nel caso di incarichi in tre società, le riunioni sarebbero una ogni tre giorni lavorativi. In realtà, il numero dei meeting è molto variabile: sette in media le riunioni annuali dei comitati di controllo, con un massimo di 17, e quattro di quelli di remunerazione, con un massimo di 19. Nel computo non entravano però i summit dei comitati esecutivi.
Le nuove norme — Una proposta di soluzione al problema del cumulo delle cariche era fornita già nella versione del 1999 del Codice di autoregolamentazione, al quale le società quotate aderiscono su base volontaria. Secondo il criterio 1.C.2, mantenuto anche nella nuova edizione, «gli amministratori accettano la carica quando ritengono di poter dedicare allo svolgimento diligente dei loro compiti il tempo necessario, anche tenendo conto del numero di cariche ricoperte in altre società quotate (anche estere), in finanziarie, banche, assicurazioni, società di dimensioni rilevanti». Da marzo queste norme sono integrate dal criterio 1.C.3: «Il Cda esprime il proprio orientamento sul numero massimo di incarichi considerato compatibile con l’efficace svolgimento dell’incarico di amministratore. Individua criteri generali differenziati in ragione dell’impegno connesso a ciascun ruolo... anche in relazione a natura e dimensioni delle società in cui gli incarichi sono ricoperti e alla eventuale appartenenza al gruppo dell’emittente; può tener conto della partecipazione dei consiglieri ai comitati costituiti nel consiglio».
I Cda, dunque, saranno chiamati a valutare autonomamente l’opportunità che i propri componenti e i sindaci ricoprano più di un incarico. A tutt’oggi, però, non si ha notizia di un solo "non expedit".

nicola.borzi@ilsole24ore.com
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=a...&chId=30&artType=Articolo&DocRulesView=Libero
 
28 aprile 2006
Il paradosso di chi ha scritto il Codice
di Nicola Borzi


Certi paradossi sono ardui da sciogliere. Uno di questi riguarda proprio il Comitato per la corporate governance che, insieme al lavoro di altri esperti della Borsa italiana, ha elaborato il nuovo Codice di autodisciplina delle società quotate. Un consesso che è la quintessenza del cumulo delle cariche: su 25 membri, tutti rappresentanti delle blue chip, 16 hanno più di un incarico, totalizzando 46 poltrone. Vi siedono Gabriele Galateri di Genola (il presidente di Mediobanca ha sei incarichi), Giovanni Perissinotto (l’Ad di Generali ne ha cinque), Marco Tronchetti Provera (il presidente di Pirelli e Telecom Italia ha altre due cariche). I membri con tre cariche sono Luigi Abete (presidente di Bnl), Pier Luigi Fabrizi (presidente di Mps), Mario Greco (Ad di Eurizon), Fausto Marchionni (Ad di Fon-Sai), Paolo Vagnone (Ad di Ras), quelli con due Matteo Arpe (Ad di Capitalia), Aureliano Benedetti (presidente di CariFirenze), Fedele Confalonieri (presidente di Mediaset), Piero Gnudi (presidente Enel), Vittorio Mincato, Corrado Passera (Ad di Intesa), Alessandro Profumo (Ad di UniCredit), Maurizio Sella (presidente Abi). Le regole contro il cumulo delle cariche saranno mai applicate ai loro stessi estensori?

nicola.borzi@ilsole24ore.com
 
:rolleyes:
 

Allegati

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