Il Rendimento Reale al netto dell'inflazione

  • Caro Ospite,
    finalmente abbiamo aggiornato il forum di FinanzaOnLine per fornirti un servizio performante e aggiornato. Come avrai notato il lavoro non è ancora ultimato. Purtroppo alcune funzioni della vecchia piattaforma non sono presenti per motivi di incompatibilità ma siamo aperti a considerare eventuali sviluppi.
    Per qualsiasi quesito sull'utilizzo della nuova piattaforma o se riscontri qualche problema di funzionamento o di navigazione scrivi nella sezione FIX FORUM. Stiamo raccogliendo tutte le segnalazioni al fine di perfezionare la nuova piattaforma.

    Grazie per la comprensione e grazie per il supporto.
    Staff | FinanzaOnLine

VerdeMare

☼truecolor
Registrato
31 Ott 2011
Messaggi
4.708
Punti reazioni
407
Il Rendimento Reale, al netto della tassazione e dell'inflazione, merita un interesse maggiore di quello cui di solito gli si dedica: trascurare gli effetti dell'inflazione futura solo perché non è nota a priori non è di certo saggio!

Se l'inflazione è del 3% annuo, un investimento tassato al 20% con un rendimento lordo del 3,6% rende solo il 2,88% al netto della tassazione, cioè è di fatto in rosso.



L'inflazione dovrebbe quindi essere considerata il primo benchmark, ovvero il primo punto di riferimento, per la valutazione degli investimenti:
[size=+1]Il rendimento Reale netto rappresenta l'unico vero guadagno[/size],
perciò è detto "reale".

Ogni investimento otterrà Rendimenti Reali netti maggiori o minori di zero a seconda dell'inflazione rilevata nel periodo. Per ogni investimento dovrebbe essere calcolato il valore di inflazione per il quale i rendimenti reali netti smetteranno di essere positivi.

Possiamo chiamare questo valore "[size=+1]Soglia di protezione dall'inflazione[/size]": il capitale investito sarà protetto dall'inflazione (cioè i rendimenti reali netti risulteranno maggiori di zero) solo fino ad uno valore di inflazione caratteristico dell'investimento, esprimibile in funzione del rendimento netto.
Per i titoli a tasso fisso questo valore è uguale al rendimento netto composto, calcolato sulla base di flussi di cassa 'verosimili'. Per titoli a tasso variabile potrà essere calcolato sulla base di stime 'ponderate' dei tassi. Per titoli inflation-linked il valore 'soglia' risulterà una funzione della tassazione.

L'inflazione è un nemico... i suoi effetti, dopo alcuni anni, sono devastanti: a un tasso di inflazione del 3% sono sufficienti 12 anni per ridurre di un terzo il potere di acquisto dei risparmi; dopo 23 anni il potere d'acquisto è dimezzato.



La perdita di potere d'acquisto non viene evidenziata dalla pubblica informazione.
Un esempio lampante è quello degli immobili. Una casa acquistata per 10.000 euro (allora 20 milioni di lire) nel 1967, dopo oltre 40 anni può valerne tranquillamente 250.000. Il grande fattore di rivalutazione, 25, può far pensare a grandi affari nel mercato immobiliare. In realtà il dato è semplicemente gonfiato dall'inflazione che era arrivata anche al 20% annuo negli anni '70!

Se dai risparmi ci aspetttiamo una traslazione nel tempo della capacità di spesa è indispensabile difendersi dall'inflazione. Per farlo bisogna operare un cambiamento di mentalità e ragionare solo in termini di rendimenti reali. La misura di rendimento comunemente utilizzata, il rendimento nominale, va perciò depurato del tasso di inflazione: è il rendimento reale, infatti, il vero aumento di ricchezza determinato dall'investimento. Dall'inflazione ci si difende con l'abitudine a ragionare in termini di rendimento reale.

[size=+1]Un investimento a capitale REALE garantito[/size] può essere facilmente predisposto anche da risparmiatori con una cultura finanziaria medio-bassa che sappiano cosa sia l'interesse composto: basta acquisire l'abitudine a ragionare in termini di rendimento reale.
Questa abitudine mette in evidenza la distruzione di ricchezza causata dagli investimenti apparentemente prudenti e senza rischi ma non sufficientemente remunerativi da conseguire la protezione dall'inflazione.



Se si acquistano bond convenzionali, che distribuiscono delle cedole, si riceve a scadenza un capitale rimborsato pari a 100 in termini nominali. In questi casi, per cercare di proteggere i risparmi dall’inflazione, bisogna controllare che l'investimento abbia una 'soglia di protezione dall'inflazione' adeguata, evitare di spendere le cedole ed eventualmente, se possibile, reinvestirle.

In un classico bond nominale, il tasso di interesse corrisposto può, in teoria, essere scomposto in tasso reale, inflazione attesa e premio per il rischio, quest’ultimo connesso al probabile livello futuro dell’inflazione. Il premio dovrebbe essere proporzionale al rischio che l’inflazione riduca il valore reale del rendimento nominale.

Le obbligazioni strutturate a capitale garantito, che a scadenza garantiscono il capitale inizialmente investito (al meno) e offrono anche un rendimento minimo (molto basso) potrebbero avere solo una piccola probabilità che esso risulti almeno pari all’inflazione.
Quello che sfugge ai più è che a scadenza si riavrà sì, se tutto va bene, il valore del capitale che si era investito, ma solamente in termini nominali. Cioè, ad esempio, se si investono 50.000 euro per 10 anni si riavranno "solo" i 50.000 euro a scadenza (al meno): chi spera di mantenere il potere d’acquisto dei risparmi nel tempo rimarrà di certo molto deluso. Infatti, se nel corso di quei 10 anni il tasso di inflazione sarà in media solo del 2%, quei 5.000 euro a scadenza del titolo dovrebbero diventare 6.095 euro per mantenere il medesimo potere d’acquisto. E' chiaro che chi riceve a scadenza solo i 5.000 euro iniziali perde ben 1.095 euro; anche se è “felice” di avere avuto come rimborso la cifra inizialmente investita!

Per essere ragionevolmente certi di riavere a scadenza comunque, in termini reali, quanto inizialmente investito si possono cercare prodotti di investimento a capitale REALE garantito.

I titoli in grado di garantire con maggiore efficienza in termini reali il capitale sono le obbligazioni zero coupon indicizzate all’inflazione e, da questo punto di vista, risultano gli strumenti più sicuri; a patto che abbiano un rendimento reale minimo sufficiente a compensare la tassazione. Gli unici titoli del genere esistenti sono i Buoni Fruttiferi Postali Indicizzati all'inflazione italiana emessi della Cassa Depositi e Prestiti.

Altri titoli indicizzati all'inflazione italiana che distribuiscono cedole semestrali o annuali sono i BTP Italia, emessi dallo Stato italiano, e le obbligazioni bancarie inflation-linked.

Si possono anche acquistare, magari all’emissione o meglio sotto la pari, i BTP€i, emessi dallo Stato italiano, un obbligazione indicizzata però all’inflazione europea che distribuisce cedole quasi-reali (vista l'indicizzazione ad un'inflazione diversa), in grado di proteggere il capitale in termini quasi-reali (ma non del tutto per colpa della tassazione) fino alla scadenza (se inflazione italiana ed europea risulteranno simili). Anche lo Stato francese emette obbligazioni simili, gli OATei.
In questi casi, però, bisogna tener presente che l'inflazione di rifrimento è diversa e quindi per calcolare il rendimento REALE si dovrà depurare quello quasi-reale della differenza fra le diverse inflazioni.

Se l'emittente non fallisce, ovviamente!


Riferimenti:
Real interest rate - Wikipedia
L'inflazione
Titoli legati all'inflazione
Come creare prodotti d'investimento a capitale REALE garantito