Il thread delle invenzioni.

watson

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Il desiderio dell'uomo di staccare i piedi da terra e le leggende che attorno a questo desiderio sono fiorite si perde nella notte dei tempi: dall'avventuroso volo di Dedalo ed Icaro fino a Koensu, alato dio egizio. Gli antichi hanno sempre guardato affascinati il volo degli uccelli, tentando di carpirne i segreti e applicarli al corpo dell'uomo. Senza l'altissimo genio di Leonardo da Vinci: senza i suoi studi sul volo probabilmente saremmo ancora a zampettare sul prato, Fu probabilmente Leonardo Da Vinci ( 1452-1519 ) ad effettuare il primo tentativo di volo umano, riscontrando che le ali battenti non erano idonee allo scheletro e alla muscolatura dell'uomo.
 
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In uno dei suoi quaderni Leonardo scrisse: "Se la pesante aquila puo' sostenersi volando nell'aria rarefatta, se le grosse navi possono, con l'aiuto delle vele muoversi sul mare; perche' non potrebbe l'uomo, solcando l'aria con ali signoreggiare i venti e levarsi in alto da vincitore?" A fianco era disegnata la macchina: un timone al quale mediante aste di ferro erano fissate due ali, azionate da un sistema di corde...............

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La navicella , munita di ali battenti e timone, e' una delle macchine per il volo più fantastiche pensate da Leonardo. I volatori dovevano prender posto all'interno di una navicella fatta a guscio con all'interno i meccanismi (viti e madreviti e manovelle) necessarie a far muovere le due grandi ali a pipistrello. Particolarmente interessante l'ampio piano di coda, forse pensato per regolare la posizione e la direzione della navicella stessa.


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Testimonianze dell'epoca medievale parlano di alcuni temerari che si lanciarono con strane apparecchiature dalla cima di torri o di chiese. Leonardo da Vinci fu il primo ad applicarsi con passione e con serietà scientifica allo studio del volo formulando teorie ed elaborando applicazioni pratiche. I suoi disegni precorrono il volo a vela dell'aliante, l'elica aerea e il paracadute.

Paracadute

Leonardo annoto' che con una tenda di lino a forma piramidale, la cui base fosse tenuta rigidamente aperta e fosse larga 12 braccia (circa 7 metri) e profonda altrettanto "ognuno si potrà gettare da qualsiasi altezza senza alcun rischio".



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Lo studio della struttura delle ali rappresento' per Leonardo un momento importante nello sforzo di realizzare una macchina capace di far volare l'uomo. In questo disegno Leonardo pensa ad un'ala che, a somiglianza di quella del pipistrello, preveda un unico panno (telo) teso su un'armatura in legno e canne. L'ala, con le sue nervature ed i suoi rivestimenti, veniva ad essere costituita da una trave principale (di abete) da cui partivano i raggi dell'armatura (fatti di canne).
Per ottenere i movimenti di quest'ala disegna il meccanismo, sopra riportato, che azionando una manovella trascinava una corda su un verricello in alto e in basso.




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Pilota in posizione distesa, che con la forza di gambe e braccia aziona una macchina a quattro ali. (Codice B, c. 79 r)



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Gli studi sull'ala non si limitano ad esaminarne forma e struttura, ma si estendono anche ai suoi movimenti e soprattutto al motore che ha il compito di produrli.

Tale motore è generalmente l'uomo, con l'unica eccezione di una macchina ideata intorno al 1495, in cui l'energia propulsiva è fornita da una molla a ricarica periodica.

Di norma invece è il pilota che provvede personalmente all'azionamento delle ali, tramite diversi tipi di complicati dispositivi fra i quali Leonardo finisce per preferire un sistema basato sullo scorrimento verticale di una o più funi avvolte su una coppia di cilindri o carrucole sovrapposte. Il movimento alternato delle funi - quando una sale, l'altra scende - provoca la battuta delle ali.

Data la complessità del meccanismo motore, cui si aggiunge il notevole peso della macchina, diventa determinante l'energia che l'uomo è in grado di produrre. Per moltiplicarla quanto più possibile, Leonardo studia il modo di combinare il peso del pilota con l'azione di diversi suoi muscoli - quelli di gambe, braccia, dorso e perfino della testa -. Parallelamente si concentra sulla posizione più funzionale da far assumere al volatore, ponendolo sia disteso che in piedi e optando infine per questa seconda soluzione che, oltre ad essere più comoda, garantirebbe a suo avviso una migliore stabilità di volo.

Espressione di questo complesso di studi è una macchina ad ala battente con struttura d'appoggio verticale, che risale al periodo intorno al 1495, in cui il pilota, collocato in posizione eretta entro un apposito alloggiamento, aziona con i piedi un meccanismo a funi e carrucole, tramite il quale viene messa in movimento una coppia di ali.

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Gli studi vinciani sulle macchine volanti si concentrano negli anni fra 1482 e 1499, ossia durante il periodo del primo soggiorno a Milano.

Come si è visto si tratta principalmente di dispositivi ad ala battente, con cui Leonardo tenta di riprodurre artificialmente la struttura e i movimenti dei volatili, facendo così della sua macchina una sorta di uccello meccanico.

Premessa indispensabile, però, è che il pilota riesca a sviluppare l'energia sufficiente per muovere le ali con la necessaria rapidità , ma Leonardo ben presto si rende conto che questo non è possibile.

A partire dal 1503, pertanto, ritorna ad osservare il volo degli uccelli, questa volta in modo accurato e sistematico, allo scopo di comprenderne esattamente la dinamica.

Si rende così conto che, se gli uccelli di piccola taglia utilizzano la battuta d'ala per volare, quelli medio-grandi, in particolare i rapaci, si librano nell'aria affidandosi alle correnti e fanno ricorso alla battuta solo per correggere o stabilizzare la traiettoria. Il loro è quindi un volo veleggiato che non richiede l'impiego di una grande energia, bensì abilità e istinto per dirigerlo nel modo migliore.


Da queste osservazioni Leonardo trae la convinzione che, sfruttando il sostegno e la spinta dell'aria e delle correnti - come fanno gli uccelli più grandi - anche l'uomo può essere in grado di volare.

Ne consegue un radicale mutamento di prospettiva: l'artista ora non cerca più di riprodurre meccanicamente l'animale, ma di servirsi degli stessi principi fisici che esso utilizza e quindi la macchina volante, abbandonata l'impraticabile soluzione dell'ala battente, si orienta verso un'ala fissa sul tipo dell'aliante.
 
Un esempio è l'aliante con estremità manovrabili, in cui le ali sono divenute rigide, quindi funzionali ad un volo librato, benché presentino ancora estremità articolate e movibili mediante tiranti, così da consentire piccoli aggiustamenti direzionali. Il pilota è collocato in posizione eretta al centro della macchina, che regge direttamente sulle spalle con l'aiuto di una particolare imbracatura.

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Ancor più avanzato è un altro progetto, che ricorda da vicino il moderno deltaplano. Qui l'ala è unica e il volatore, che vi è sospeso al di sotto, controlla la planata orientando mediante funi le estremità della superficie alare.


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Contemporanea al paracadute è un’altra idea che si basava sullo stesso principio della resistenza dell'aria: la cosiddetta vite aerea. In essa vi è, con 500 anni di anticipo, il prototipo del moderno elicottero! Alla base di questa macchina di Leonardo vi è infatti l'intuizione che l'aria, in certe condizioni può comportarsi come un corpo solido. Perciò un oggetto che si avviti all'interno di essa può sollevarsi così come la vite penetra il legno. L'apparecchio secondo Leonardo doveva essere mosso dalla spinta di alcuni uomini che facevano ruotare l'albero, o tramite una fune che si svolgeva velocemente attorno alla sua base.


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Leonardo lasciò i suoi appunti sul paracadute in un foglio, contenuto oggi nel Codice Atlantico e conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano.
Disegnò un grande paracadute a forma di piramide quadrangolare al quale è sospeso un uomo.
Il paracadute di Leonardo è molto diverso dai paracaduti moderni che hanno forma semisferica e soprattutto sono ripiegabili e si aprono solo dopo il lancio. Il paracadute di Leonardo è una struttura rigida, forse in legno, con la vela in "pannolino ben intasato".
Noi ci siamo chiesti intanto qual è la funzione del paracadute e siamo arrivati a condividere questa spiegazione: il paracadute è uno strumento che permette di rimanere sospesi in aria e attutisce l'impatto con il terreno, frenando la caduta, perché naturalmente i 'corpi' non rimangono sospesi nell'aria, ma precipitano verso terra. Ci siamo chiesti anche cosa spinse Leonardo ad ideare questo progetto. Il paracadute moderno ha la funzione di permettere all'uomo di lanciarsi dall'aereo ma, ai tempi di Leonardo, a che cosa poteva servire?
Queste sono le nostre ipotesi: il paracadute sarebbe servito ad avere una visione dall’alto del paesaggio e perciò poteva



essere utile per disegnare le carte geografiche, visto che Leonardo era anche un compilatore di carte, o per osservare il paesaggio per i suoi quadri o perché dall’alto si sarebbero potuti controllare i movimenti degli eserciti nemici... oppure perché volare è sempre stato nel sogno degli uomini.
L'ipotesi di Leonardo è che se un uomo ha un "padiglione" di tela di lino, con le facce di 12 braccia fiorentine e alto sempre 12 braccia, potrà gettarsi da ogni altezza senza farsi male.

Dai documenti arrivati fino a noi non risulta che Leonardo abbia mai realizzato e provato il suo progetto di paracadute.

Il progetto di Leonardo non ebbe successo ai suoi tempi e rimase un progetto irrealizzabile anche perché il paracadute era enorme e rigido. Così come Leonardo l'aveva progettato anche ai giorni nostri non avrebbe possibilità di utilizzo.

Durante le nostre ricerche in Internet abbiamo scoperto che il paracadute di Leonardo è stato ricostruito esattamente secondo le sue indicazioni: sette metri di ossatura in legno di pino, cotone e lunghe corde di canapa. Adrian Nicholas, un coraggioso paracadutista ha provato il lancio per la prima volta il 26 giugno del 2000 nella regione del Mpumalanga, in Sud Africa. Il paracadute è stato portato in cielo da un'enorme mongolfiera e poi è stato sganciato e ... il paracadute è atterrato lentamente, portando il coraggioso Adrian incolume a terra.
 
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Laveno Mombello - Secondo il direttore del Museo Ideale di Leonardo a Vinci il genio toscano fece esperimenti nei laghi lombardi. E un'azienda sta già preparando il modello per ricreare una macchina volante
Leonardo in volo sul
Lago Maggiore. Possibile?

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Prendetela così come ve la raccontiamo, a metà tra sogno, storia e profezia. L'ipotesi l'ha avanzata il professor Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale di Leonardo, a Vinci. Secondo lo studioso il genio toscano avrebbe provato di persona a volare, utilizzando i marchingegni da lui progettati. Luoghi delle ricognizioni: i laghi. Due in particolare, quello di Como e i dintorni di Varese, forse Laveno. La localizzazione degli esperimenti leonardeschi sarebbe frutto di una serie di deduzioni storico-fantastiche.
"Si tratta solo di voci e leggende - spiega Vezzosi - ancora non supportate da prove documentali, ma che aprono degli interrogativi misteriosi: perché tutte quelle indicazioni sugli atterraggi e sulle condizioni di sicurezza del pilota? E' come se il genio volesse darsi un vero e proprio manuale, il che rende molto probabile l'utilizzo in prima persona delle macchine volanti, e quasi certamente in zone montuose sopra specchi d'acqua". Da qui il passaggio verso Varese. Leonardo, che passò buona parte della sua vita a Milano, avrebbe avuto nel Nord-Ovest della Lombardia i luoghi più comodi per le sue esplorazioni. Ma come é arrivata la profezia del direttore del museo vinciano fino a Varese? Il legame con il territorio riguarda in realtà un progetto imprenditoriale che profuma di sogno ad occhi aperti. Un'azienda di Laveno Mombello, la Icaro 2000, considerata dagli appassionati del volo come la Ferrari del deltaplano, starebbe infatti per ricostruire una delle macchine volanti contenute nei disegni del Codice di Madrid di Leonardo; una serie di carte ritrovate nella capitale spagnola solo nel 1966, dopo che erano rimaste seminascoste a causa di una collocazione sbagliata nell'archivio di un museo. Insomma, l'annuncio non sarebbe poi così casuale.

Le tre principali intuizioni leonardesche contenute in quei disegni si chiamano Piuma o foglia deltaplano, Sfera volante, Ingegno volante per forza di vento. Ma é sulla prima che si sono concentrati gli sforzi del progetto. L'idea é quella di ricostruire in lega leggera l'apparecchio e di effettuare poi un volo dimostrativo. "Siamo certi che quella macchina, con materiali moderni, possa volare" é l'opinione di Vezzosi.
Il progetto sta incuriosendo ammiratori e curiosi di mezzo mondo. Due anni fa, nel 1999, venne presentato al Museo Ideale di Vinci il prototipo in legno del Piuma deltaplano. Un esemplare che non poteva volare a causa del materiale troppo pesante. Ma la volontà dei curatori del progetto (tecnici, artigiani dell' associazione Progetto Insieme di Sigillo (Perugia) e Gianni Hotz di Icaro 2000) é mostrare che Leonardo aveva visto giusto e quindi spiccare il volo con il modello tratto dal Codice di Madrid. "Un progetto costoso - precisa Gianni Hotz - che andrà in porto se troveremo degli sponsor disposti a sostenerlo".
 
Leonardo da Vinci studia il volo degli uccelli e stabilisce la funzione dell'aria in questo volo. Intuisce la forza che l'aria applica all'ala quano questa è in moto, abbozza un tentativo di elica leggera e vi scrive "... voltato con prestezza di vite si farà femina l'aria ... ".
Ciò che manca a quei tempi per proseguire le indagini su terreno più realistico è una fonte di energia sufficiente e sufficientemente leggera. Gli unici motori a disposizione sono quelli animali, quelli idraulici e quelli eolici in forma di vele e di mulini a vento.
Comunque i primi voli vennero effettuati senza sfruttare i princìpi dell'aerodinamica ma dell'aerostatica. Nel 1873 i fratelli Montgolfier fecero volare dapprima un palloe aerostatico ad aria calda senza nessuno a bordo, poi con una pecora, un'anatra ed un galletto ed infine con Pilaitre de Rozier (persona in carne ed ossa). Subito dopo volò anche una persona su di un pallone che, anzichè utilizzare aria calda, usava idrogeno.
 
Il principio di Archimede afferma che un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verticale pari al peso del volume del fluido spostato.
Partendo da questa base teorica molti, a partire dal gesuita Francesco Lana (1631-1687) con la sua nave volante, pensarono di sfruttare la spinta di gas più leggeri dell'aria per sollevarsi da terra e volare.

Il 5 giugno 1783 nella cittadina di Annonay i Fratelli Montgolfier fecero alzare in volo il primo pallone ad aria calda. La notizia arrivò a Parigi e sollevò la curiosità dei cittadini che impazienti di attendere l'arrivo dei fratelli Montgolfier, invitati dalla Accademia delle scienze a ripetere e migliorare l'esperimento, spinsero il professor Charles ad anticiparli.
Ignaro di cosa fosse in realtà "l'aria dei Montgolfier" (un "fumo elettrico" originato dalla combustione di paglia e lana), immaginò che si trattasse di idrogeno, gas molto più leggero dell'aria scoperto dal chimico inglese Cavendish pochi anni prima e scartato dai Montgolfier per la sua pericolosità. Il pallone fu riempito di idrogeno tra mille cautele versando acido solforico in un barile pieno di acqua e limatura di ferro.
Il pomeriggio del 27 agosto 1783 dal Campo di Marte il pallone di Charles si alzò in volo alla presenza di 300.000 parigini e sparì tra le nubi ad un'altezza di 900 metri per essere ritrovato a Gonesse a 24 Km di distanza da contadini superstiziosi che attaccarono i brandelli del pallone con i forconi credendo fosse opera del diavolo.

Dopo un rincorrersi di tentativi, il 21 novembre 1783, De Rozier e il marchese D'Arlandes si sollevarono a bordo di un pallone ad aria calda dei fratelli Montgolfier del diametro di 16,5 metri e di una capacità di 1557 mc. Atterrarono felicemente in aperta campagna a 8 km. dalla partenza. Nove giorni dopo anche il professor Charles e un secondo passeggero si sollevarono in volo, dopo due ore, un atterraggio perfetto fu eseguito per permettere la discesa del passeggero, Charles riprese il volo per raggiungere la quota di 3000 metri. Il pallone ad idrogeno di Charles era stato dotato di notevoli accorgimenti quali una rete di corde che avvolgeva il pallone rendendo la navicella più stabile, una valvola che azionata tramite una fune permetteva la fuoriuscita del gas, sacchetti di sabbia come zavorra, un ancora per l'atterraggio e strumenti quali termometro e barometro per misurare l'altitudine. Era nato l'aerostato e con esso l'aeronautica.
 
La Mongolfiera (pallone ad aria calda) fu inventata, o per meglio dire, scoperta nel 1783. Due fratelli, Etienne e Joseph Montgolfier, nel giugno del 783 fecero i primi esperimenti con i palloni ad aria calda. Un paio di mesi dopo, alla presenza di Luigi XIV e sua moglie Maria Antonietta, in quella meraviglia che è Versailles, i fratelli Montagolfier fecero decollare i primi passeggeri: una pecora, un'anatra ed un galletto. Ma è il 21 novembre dello stesso anno che due pionieri del volo aerostatico, Pilâtre de Rozier e François Laurent Marchese di Arlandes, iniziano la storia della aerostatica moderna.

Volarono per ben 25 minuti coprendo nove chilometri e raggiungendo una altezza di circa 3000 piedi prima di arrivare nei pressi della periferia di Parigi. A parte qualche bruciatura ed escoriazione atterrarono senza difficoltà.

Una pietra miliare nella storia del volo perché, a parte Icaro (forse), prima di loro nessun altro uomo aveva mai solcato i cieli in volo.

Nel febbraio dell'anno successivo, nei pressi di Brugherio (Italia), il conte Paolo Andreani ed i fratelli (Architetti) Agostino e Carlo Gerli, si alzarono con il primo pallone auto alimentato. Nella navicella, fissata all'involucro con delle funi, avevano un braciere che riscaldava l'aria.


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primi aeronauti della storia furono una pecora, un gallo e un’anitra: volarono per circa tre chilometri in un canestro appeso a un pallone ad aria calda. Era il 19 settembre del 1783. L’esperimento era condotto dai fratelli Montgolfier, la cui idea base era che accendendo un fuoco sotto le bocche aperte dei palloni, questo avrebbe prodotto un gas speciale più leggero dell’aria – chiamato gas Montgolfier – che avrebbe provocato la salita del pallone. In realtà il “gas Montgolfier” era soltanto aria calda che, rarefacendosi con l’aumentare della temperatura, portava con sé in alto l’aerostato. Il primo volo in mongolfiera – il primo viaggio aereo della storia - fu effettuato da Jean-Francois Pilatre de Rozier sui cieli di Parigi il 21 novembre 1783. Suo compagno a bordo era il Marchese d’Arlandes, i cui compiti erano di alimentare il fuoco di carboni che produceva aria calda e raffreddare il pallone con una spugna imbevuta d’acqua ogniqualvolta le scintille minacciassero di incendiarlo.
Il primo volo con pallone a idrogeno – scoperto appena diciassette anni prima dal fisico inglese Cavendish - è soltanto di un mese più tardi: nel dicembre del 1783, circa 20.000 parigini furono testimoni alle Tuileries della partenza del pallone; i due uomini a bordo coprirono una distanza di 43 chilometri, ma soprattutto fu raggiunta l’incredibile altezza – per quel tempo - di 2700 metri, dimostrando una volta per tutte che l’atmosfera non era affatto un sottile strato gassoso ma una larga fascia che si estendeva fino a grandi altezze.
 
Scritto da watson
.

Durante le nostre ricerche in Internet abbiamo scoperto che il paracadute di Leonardo è stato ricostruito esattamente secondo le sue indicazioni: sette metri di ossatura in legno di pino, cotone e lunghe corde di canapa. Adrian Nicholas, un coraggioso paracadutista ha provato il lancio per la prima volta il 26 giugno del 2000 nella regione del Mpumalanga, in Sud Africa. Il paracadute è stato portato in cielo da un'enorme mongolfiera e poi è stato sganciato e ... il paracadute è atterrato lentamente, portando il coraggioso Adrian incolume a terra.

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:eek:
 
L'uomo ha sempre dimostrato un insopprimibile desiderio di volare e di dominare gli spazi aerei, imitando inizialmente il volo degli uccelli. Dopo vari tentativi, da quello mitico di Icaro ai progetti di Leonardo da Vinci, l'uomo si è avviato alla conquista dei cieli grazie al pallone aerostatico, protagonista assoluto delle prime ascensioni aeree. Nati a Vidalon-lès-Annonay, in Francia, i fratelli Montgolfier erano due dei sedici figli di un fabbricante di carta di origine tedesca. Il minore dei due, Jacques-Étienne, studiò con profitto architettura a Parigi, mentre il maggiore, Joseph-Michel, pur essendo dotato di notevole intuito e genialità tecnica, non dimostrò mai particolare attitudine per gli studi. Ancora ragazzo Joseph-Michel lasciò il paese natale per trasferirsi a Parigi dove si dedicò alla fabbricazione di coloranti chimici. A lui si deve l'invenzione della tintura al blu di Prussia e l'introduzione dei metodi di candeggio della biancheria. Jacques-Étienne abbandonò presto la carriera di architetto per assumere la direzione dell'impresa di famiglia e anche Joseph-Michel, richiamato dal padre, fece ritorno a Vidalon-lès-Annonay. Dotati di ingegno notevole, i due fratelli Montgolfier apportarono molti miglioramenti nell'industria cartaria paterna. Inventarono un tipo di carta velina, una pressa idraulica e un apparecchio per l'essiccamento a freddo. Ma a renderli famosi nel mondo fu l'invenzione dell'aerostato ad aria calda, che da loro prese il nome di mongolfiera. Nel novembre del 1782 i fratelli Montgolfier realizzarono la prima esperienza di navigazione aerea. Essi riuscirono a far sollevare, in un ampio locale, un cubo fatto di seta che aveva un'apertura in basso. Bruciando della carta sotto l'apertura, l'involucro si riempì d'aria calda e si sollevò fino al soffitto. Nella primavera del 1783 i Montgolfier ritentarono l'esperimento su scala assai maggiore e all'aperto. Il loro aerostato, costruito di carta e stoffa, grazie all'aria calda si staccò da terra raggiungendo l'altitudine di 1.800 m. Nel giugno del 1783 i fratelli Montgolfier realizzarono un pallone di carta, un parallelepipedo cavo di 800 m3, che lanciarono nel cielo di Annonay al cospetto delle massime autorità locali e dell'intera cittadinanza e che si sollevò senza passeggeri fino a 2000 m di altezza, rimase in volo per 17 minuti e atterrò a oltre 2 km di distanza dal punto di partenza. La notizia suscitò grande interesse e clamore in tutta la Francia e i due fratelli vennero chiamati a ripetere l'esperimento a Versailles, in presenza del re Luigi XVI e della corte. Il 19 settembre 1783 fu lanciato un grande pallone di 41 piedi di diametro, sotto il quale venne appeso un'ampia cesta di paglia, in cui erano sistemati un montone, un gallo e un'anitra, che furono quindi i primi "passeggeri" dell'aria. L'evento provocò entusiasmo ed emozione e fece rapidamente il giro del mondo. Luigi XVI nel corso di quello stesso anno, nominò i fratelli Montgolfier membri dell'Accademia Francese delle Scienze. Dopo questa brillante ascensione, i due fratelli costruirono aerostati di maggiori dimensioni, dotati di bracieri per la produzione di aria calda, in grado di sollevarsi con uomini a bordo. Jean-François Pilâtre de Rozier, un giovane medico di Metz, fu il primo a provare l'ebbrezza del volo in mongolfiera, sollevandosi con un pallone costruito dai fratelli Montgolfier fino a circa 30 m di altezza il 15 ottobre 1783. Era giunto il momento della storica impresa del primo volo libero realizzato dall'uomo. Il 21 novembre 1783 Jean-François Pilâtre de Rozier e il marchese François Laurent d'Arlandes, a bordo di una mongolfiera tutta decorata d'azzurro e d'oro, si involarono dal Bois de Boulogne, presso Parigi, e presero terra indenni 26 minuti dopo, a 8 km di distanza. Durante il governo rivoluzionario, nonostante alcune denunce subite, i fratelli Montgolfier superarono incolumi il periodo del Terrore. Mentre Jacques-Étienne, malato di cuore, morì nel 1799, all'età di 54 anni, Joseph-Michel visse tanto a lungo da poter essere insignito, nel 1807, della Croce della Legion d'Onore da Napoleone Bonaparte. Morì nel 1810 a Balaruc-les-Bains, vicino a Montpellier.
 
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