Incapaci di ascoltare

  • Ecco la 56° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

    Settimana da incorniciare per i principali indici internazionali grazie alla trimestrale più attesa dell’anno che non ha deluso le aspettative. Nvidia negli ultimi tre mesi del 2023 ha generato ricavi superiori all’intero 2021, confermando la crescita da record della società grazie agli investimenti globali nell’intelligenza artificiale. I mercati azionari hanno festeggiato aggiornando i record assoluti a Wall Street e in Europa, mentre il Nikkei giapponese raggiunge un nuovo massimo storico dopo 34 anni. Le prossime mosse delle banche centrali rimangono sempre al centro dell’attenzione. Per continuare a leggere visita il link

Anita

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26/5/02
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“La progressiva infantilizzazione della nostra società è stata suggellata dalla comparsa dei telefoni cellulari, che permettono di soddisfare l’impazienza di raccontare o chiedere qualcosa a qualcuno, o, forse, servono a che non ci si senta soli, al costo di affibbiare all’altro una seccatura. .......................... Sono stanco di vedere intorno a me delle persone che vivono schiavizzate da quel mezzo o che schiavizzano gli altri (è il caso più frequente). Questa invenzione ha istigato la propagazione di ciò che prima si conosceva come “incontinenza verbale“. Ormai questa espressione si usa appena, e la ragione è molto semplice: non si può vedere ora come anomalo ciò che riguarda la maggioranza delle persone. E questo non va affatto bene: che si cominci a percepire come normale il fatto che un qualsiasi tiranno s’imponga chiamando un’altra persona in qualsivoglia momento e luogo per blaterare le tre banalità, o peggio, le trecento banalità che gli sono passate per la testa, o semplicemente “per chiacchierare”.
E se la persona chiamata non risponde, la sollecitazione di chi ha chiamato rimane sempre registrata, e non si perde mai nel rimpianto limbo del non adempiuto e del non saputo, cosicché ogni impositivo trillo lascia la sua traccia e alimenta una sorta di debito opprimente: “Devo richiamare un sacco di persone” è la disperata frase che sento dire ai miei amici quando guardano i loro cellulari, dopo averli spenti per un certo periodo di tempo.
Quest’immediatezza, questa facilità di raccontare e dire, questa incontinenza generale e questa costante di tentativi falliti, hanno favorito una banalizzazione e un abbassamento del livello del parlare e dell’ascoltare, come non si era mai dato. Poiché la chiacchiera è continua e onnipresente, cresce la tendenza a non attribuire la minima importanza a ciò che si dice, o che si fa, o che si ascolta. In parte come difesa di fronte all’inarrestabile alluvione di voci, molta gente ha scelto di non prestarci più attenzione in ogni caso, e forse questo spiega quel che succede regolarmente con le dichiarazioni dei politici. Questi ultimi si sentono sempre più impuniti se sostengono un’opinione un giorno e quella contraria il giorno dopo; se negano ciò che hanno detto, anche quando è registrato; se calunniano o insultano o non si assumono la responsabilità delle loro fallacie, né delle loro affermazioni offensive. Si ha la sensazione che le parole non contino, che siano tutte prive di importanza e di peso, e persino prive di senso. .................
Allo stesso modo in cui guardare la televisione ha influito sul modo di vedere cinema nelle sale (dove oggi si parla e si mangia come se si fosse a casa), questo smisurato parlare al telefono ha contagiato l’altro parlare, quello personale. E’ come se l’obbligo di riempire dall’inizio alla fine il tempo delle comunicazioni si fosse esteso a tutte le comunicazioni..................
Ho provato di tutto per tentare di fermarle o di contrastarle, queste macchine della loquacità, che sono in aumento a un ritmo incredibile...................
Tutto invano: per queste persone siamo invisibili quanto una persona che sta all’altro capo del telefono. A loro basta di sentire di non essere soli nei loro soliloqui, basta la parvenza della compagnia. In questi casi, credo che queste persone si sentirebbero meglio se, nonostante io sia di fronte a loro, avessero a disposizione una cornetta e io un’altra.”
Javier Marìas
 
tutta questa pappardella sul cellulare
e poi non molli neanche il tuo numero:eek: :eek:

col cavolo che la prossima volta la leggo tutta:D :D :D
 
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Scritto da fermati
tutta questa pappardella sul cellulare
e poi non molli neanche il tuo numero:eek: :eek:

col cavolo che la prossima volta la leggo tutta:D :D :D

Ecco dove sei e cosa fai! E B. a chiedermi: "fermati dov'è, dov'è? Senza lui non voglio uscire! Ho bisogno di lui! Mi sento solo come un cane quando fermati non c'è!"
Capito? Filaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
:D
 
Scritto da Anita
Ecco dove sei e cosa fai! E B. a chiedermi: "fermati dov'è, dov'è? Senza lui non voglio uscire! Ho bisogno di lui! Mi sento solo come un cane quando fermati non c'è!"
Capito? Filaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
:D


ciao;)

sto lavorando:rolleyes:
 
La solita minestra riscaldata

Come eri giovane, watson, in quella foto dei tempi della leva, quando, cuoco-soldato, preparavi le gavette agli ufficiali!
 
Scritto da fermati
ciao;)

sto lavorando:rolleyes:

Devi lavorare in squadra, fermati! Filaaaaaaaaaaaaaaaa!
 
Re: La solita minestra riscaldata

Scritto da Anita
Come eri giovane, watson, in quella foto dei tempi della leva, quando preparavi le gavette degli ufficiali!

tu invece sei sempre la stessa.


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Re: Re: La solita minestra riscaldata

Scritto da watson
tu invece sei sempre la stessa.


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Già, anch'io la solita minestra riscaldata.
:D
 
TU Anita che rapporto hai con il telefonino?
 
Scritto da Anita
“La progressiva infantilizzazione della nostra società è stata suggellata dalla comparsa dei telefoni cellulari, che permettono di soddisfare l’impazienza di raccontare o chiedere qualcosa a qualcuno, o, forse, servono a che non ci si senta soli, al costo di affibbiare all’altro una seccatura. .......................... Sono stanco di vedere intorno a me delle persone che vivono schiavizzate da quel mezzo o che schiavizzano gli altri (è il caso più frequente). Questa invenzione ha istigato la propagazione di ciò che prima si conosceva come “incontinenza verbale“. Ormai questa espressione si usa appena, e la ragione è molto semplice: non si può vedere ora come anomalo ciò che riguarda la maggioranza delle persone. E questo non va affatto bene: che si cominci a percepire come normale il fatto che un qualsiasi tiranno s’imponga chiamando un’altra persona in qualsivoglia momento e luogo per blaterare le tre banalità, o peggio, le trecento banalità che gli sono passate per la testa, o semplicemente “per chiacchierare”.
E se la persona chiamata non risponde, la sollecitazione di chi ha chiamato rimane sempre registrata, e non si perde mai nel rimpianto limbo del non adempiuto e del non saputo, cosicché ogni impositivo trillo lascia la sua traccia e alimenta una sorta di debito opprimente: “Devo richiamare un sacco di persone” è la disperata frase che sento dire ai miei amici quando guardano i loro cellulari, dopo averli spenti per un certo periodo di tempo.
Quest’immediatezza, questa facilità di raccontare e dire, questa incontinenza generale e questa costante di tentativi falliti, hanno favorito una banalizzazione e un abbassamento del livello del parlare e dell’ascoltare, come non si era mai dato. Poiché la chiacchiera è continua e onnipresente, cresce la tendenza a non attribuire la minima importanza a ciò che si dice, o che si fa, o che si ascolta. In parte come difesa di fronte all’inarrestabile alluvione di voci, molta gente ha scelto di non prestarci più attenzione in ogni caso, e forse questo spiega quel che succede regolarmente con le dichiarazioni dei politici. Questi ultimi si sentono sempre più impuniti se sostengono un’opinione un giorno e quella contraria il giorno dopo; se negano ciò che hanno detto, anche quando è registrato; se calunniano o insultano o non si assumono la responsabilità delle loro fallacie, né delle loro affermazioni offensive. Si ha la sensazione che le parole non contino, che siano tutte prive di importanza e di peso, e persino prive di senso. .................
Allo stesso modo in cui guardare la televisione ha influito sul modo di vedere cinema nelle sale (dove oggi si parla e si mangia come se si fosse a casa), questo smisurato parlare al telefono ha contagiato l’altro parlare, quello personale. E’ come se l’obbligo di riempire dall’inizio alla fine il tempo delle comunicazioni si fosse esteso a tutte le comunicazioni..................
Ho provato di tutto per tentare di fermarle o di contrastarle, queste macchine della loquacità, che sono in aumento a un ritmo incredibile...................
Tutto invano: per queste persone siamo invisibili quanto una persona che sta all’altro capo del telefono. A loro basta di sentire di non essere soli nei loro soliloqui, basta la parvenza della compagnia. In questi casi, credo che queste persone si sentirebbero meglio se, nonostante io sia di fronte a loro, avessero a disposizione una cornetta e io un’altra.”
Javier Marìas

Premetto che, pur avendolo, utilizzo pochissimo il cellulare. E magari faccio anche parte di "quelli che non rispondono".
Tuttavia, non sono d'accordo in toto con quanto scrive Marìas.
  • in primo luogo, perché richiamandosi alla chiacchiera come modo derivato del discorso, "ripete" (e quindi "chiacchiera") lo schema di Heidegger (in particolar modo del par. 35 di Essere e Tempo, senza però dire che l'autenticità heideggeriana ha collimato con le mostruosità più abnormi del secolo scorso) In sintesi: esistono due piani del discorso: uno autentico, originario, e un altro che si limita alla "ripetizione". Ma questo può non essere vero, dal momento che il richiamo a un origine è già un exemplum fictum.
  • in secondo luogo, perché proprio sul piano "ermeneutico" potrebbe essere almeno problematico dire di un altro che io ne sono schiavo. Che significa? Io sono sempre in debito con un altro, proprio perché manco la risposta alle sue sollecitazioni.

In buona sostanza, però, se accetto qualcosa di quello che scrive Marìas è proprio perché sono colpevole di non rispondere.

p. s.: strano! Stamattina, in libreria, mi è caduo l'occhio su Quand'ero mortale, che poi non ho comprato.
 
Re: Re: Incapaci di ascoltare

Scritto da nickilist@
Premetto che, pur avendolo, utilizzo pochissimo il cellulare. E magari faccio anche parte di "quelli che non rispondono".

Tu credi che certe funzioni del telefonino abbiano favorito la logorrea di tanti e alimentato una già scarsa propensione ad ascoltare l'altro?
 
Re: Re: Re: Incapaci di ascoltare

Scritto da Anita
Tu credi che certe funzioni del telefonino abbiano favorito la logorrea di tanti e alimentato una già scarsa propensione ad ascoltare l'altro?
Io credo (con Heidegger, ma contro) che la tecnica sia "pro-vocazione": In sostanza, se il telefonino X ha le funzioni Y, W e Z, potrebbe darsi che io le utilizzi pure tutte quante. C'è del male in tutto questo? Non so. Non ho un "piano autentico" dal quale parto per poi dire che ciò che non vi corrisponde è derivato. Mi sembra che ci sia una sorta di sindacamento emotivo in quello che scrive Marìas. Se pensi che la telemedicina non sarebbe possibile senza la tecnica ... Che poi ci siano delle storture, passi. Del resto, qualche scrittore potrebbe risparmiarsi anche qualche volume (si potrebbe sospettare che scriva sotto contratto etc.., utilizzando la stessa "ottica")
 
Re: Re: Re: Re: Incapaci di ascoltare

Scritto da nickilist@
Io credo (con Heidegger, ma contro) che la tecnica sia "pro-vocazione": In sostanza, se il telefonino X ha le funzioni Y, W e Z, potrebbe darsi che io le utilizzi pure tutte quante. C'è del male in tutto questo? Non so. Non ho un "piano autentico" dal quale parto per poi dire che ciò che non vi corrisponde è derivato. Mi sembra che ci sia una sorta di sindacamento emotivo in quello che scrive Marìas. Se pensi che la telemedicina non sarebbe possibile senza la tecnica ... Che poi ci siano delle storture, passi. Del resto, qualche scrittore potrebbe risparmiarsi anche qualche volume (si potrebbe sospettare che scriva sotto contratto etc.., utilizzando la stessa "ottica")

Le storture negli usi di un mezzo (il telefonino) penso mettano in luce ciò che in chi ne fa uso v'era già, ma in modo forse meno evidente.
 
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