Incapaci di ascoltare

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Scritto da Anita
Le storture negli usi di un mezzo (il telefonino) penso mettano in luce ciò che in chi ne fa uso v'era già, ma in modo forse meno evidente.
Accetto.
Solo che dire che c'è "incapacità di ascoltare" è molto problematico. Mettiamo ad esempio che X mi chiami e che io non risponda, e mettiamo anche che il contenuto (già di per sé difficile da definire: quantomeno perché se mi interrogo io solo, non avrò mai la "risposta" giusta) della chiamata sia - per così dire - "futile". Chi mi assicura che, viceversa, nella mia "solitudine" discorsiva, sono maggiormente vicino alla Verità? Magari posso farlo da solo, ma qui si chiuderebbe un circolo ... Ci potrebbe essere (e secondo me è sempre così) invece una sorta di sollecitazione, che io scarto ma che potrebbe essere "estraniante", per me.
In ogni caso, quello che secondo me è problematico, è il fatto che, eccezion fatta per la voce, le altre funzioni del telefonino sono già "mezze codificate" da un sistema di segni (con relativo linguaggio gergale) "povero".
 
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Scritto da nickilist@
Chi mi assicura che, viceversa, nella mia "solitudine" discorsiva, sono maggiormente vicino alla Verità?

Ho paura a farti questa domanda ma ci provo lo stesso.
Per te esiste la Verità?
Ti prego,sii il più semplice possibile.
 
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Scritto da watson
Ho paura a farti questa domanda ma ci provo lo stesso.
Per te esiste la Verità?
Ti prego,sii il più semplice possibile.
E-ventualmente, sì.
Cioè: non uccidere è Verità.
 
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Scritto da nickilist@
E-ventualmente, sì.
Cioè: non uccidere è Verità.

perchè hai scritto "e-ventualmente" e non "eventualmente"?
 
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Scritto da watson
perchè hai scritto "e-ventualmente" e non "eventualmente"?

Volevo rimarcare il fatto che è una verità (quasi) di prova. Cioé: solo davanti al fatto, alla circostanza, che potrei, devo provare che non posso.
 
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Scritto da nickilist@
Accetto.
Solo che dire che c'è "incapacità di ascoltare" è molto problematico. Mettiamo ad esempio che X mi chiami e che io non risponda, e mettiamo anche che il contenuto (già di per sé difficile da definire: quantomeno perché se mi interrogo io solo, non avrò mai la "risposta" giusta) della chiamata sia - per così dire - "futile". Chi mi assicura che, viceversa, nella mia "solitudine" discorsiva, sono maggiormente vicino alla Verità? Magari posso farlo da solo, ma qui si chiuderebbe un circolo ... Ci potrebbe essere (e secondo me è sempre così) invece una sorta di sollecitazione, che io scarto ma che potrebbe essere "estraniante", per me.
In ogni caso, quello che secondo me è problematico, è il fatto che, eccezion fatta per la voce, le altre funzioni del telefonino sono già "mezze codificate" da un sistema di segni (con relativo linguaggio gergale) "povero".

Per Marìas, però, incapace di ascoltare e di comunicare è colui che usa continuamente il telefonino per chiamare altri e intrattenerli con le "trecento" banalità, non colui che non risponde o lo tiene spesso spento. Chi fa un tale uso del telefonino è alla ricerca di orecchie pronte "all'uso", e di nient'altro, sempre secondo Marìas.
 
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Incapaci di ascoltare

Scritto da Anita
Per Marìas, però, incapace di ascoltare e di comunicare è colui che usa continuamente il telefonino per chiamare altri e intrattenerli con le "trecento" banalità, non colui che non risponde o lo tiene spesso spento. Chi fa un tale uso del telefonino è alla ricerca di orecchie pronte "all'uso", e di nient'altro, sempre secondo Marìas.

Ti rispondo più articolatamente fra un po'.
Tuttavia, confermo il giudizio, perché per Marìas "impazienza" di comunicare è sinonimo di "schiavizzazione" dell'altro, oltreché di se stessi. Ma chi è, Marìas, per operare questo taglio "decisionistico" sulla "qualità" della comunicazione tra uomini? Dove sta il discrimine della "giusta comunicazione"? L'urgenza di comunicare è passibile di giudizio? Come si articola (sulla base di quale legittimità interna) quest'ultimo?
Un orecchio "pronto all'uso", magari, è proprio quello in cui deve andare a infrangersi il solipsismo, per non essere sempre nel "circolo giusto". Perché ci sarebbe del buono nel non rispondere?
 
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Incapaci di ascoltare

Scritto da nickilist@
L'urgenza di comunicare è passibile di giudizio?

Credo che per Marìas, in quel modo, certe persone non comunichino affatto. Nulla si mette in comune quando l'orecchio dell'altro ha solo la funzione di un "contenitore" per logorroici che impazientemente lo vogliono presto e subito riempire di banalità, per lo più (nell'ottica di Javier). Questi stessi logorroici, però, si dimostrano incapaci di ascoltare quando è l'altro a parlare, perché troppo presi dalla fretta e dalla frenesia di esternare tutto ciò che passa nelle loro menti. Non è detto che mettano in comune. Spesso dimenticano quel che hanno detto a Tizio e quel che invece hanno detto a Caio (ancora secondo la tesi di Marìas).
 
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porca paletta
come è diventato impegnativo questo 3d:eek: :confused: :confused: :D

un bacio a tutte:cool:
 
Scritto da Anita
Credo che per Marìas, in quel modo, certe persone non comunichino affatto. Nulla si mette in comune quando l'orecchio dell'altro ha solo la funzione di un "contenitore" per logorroici che impazientemente lo vogliono presto e subito riempire di banalità, per lo più (nell'ottica di Javier). Questi stessi logorroici, però, si dimostrano incapaci di ascoltare quando è l'altro a parlare, perché troppo presi dalla fretta e dalla frenesia di esternare tutto ciò che passa nelle loro menti. Non è detto che mettano in comune. Spesso dimenticano quel che hanno detto a Tizio e quel che invece hanno detto a Caio (ancora secondo la tesi di Marìas).

Dunque:
  • Su quanto scrive Marìas: sono d'accordo quando definisce "tiranno" l'eventuale altra parte. Infatti, l'altro viene a disturbare sempre la mia buona coscienza. Ti faccio un esempio personale. Quattro anni fa, dopo un periodo di quasi totale assenza di rapporti, un mio amico di scuola cominciò a farsi "vivo", telefonandomi in ore insolite (e lo faceva non solo con me, ma anche con altri amici). Non lo sentivo da molto tempo, e siccome non era proprio una persona "facile", credetti bene di non rispondere più alle sue chiamate, che avevano sempre un "ritmo" molto veloce e frenetico, interessandosi, l'amico, con molta poca convinzione del più e del meno (ricordo che parlò anche del fatto che, nella vecchia casa non aveva più la linea fissa). La faccio breve: dopo due settimane, si è buttato dal quinto piano, dallo stesso punto dal quale qualche anno prima si era lanciata anche la madre. Dunque, la sua "persecuzione" è stata quella di un tiranno "bandito", con le stesse armi di cui disponeva nel suo arsenale. E io stesso non ho saputo prestare ascolto alle sue sollecitazioni. Ci sarebbe stata differenza se in quella "urgenza" (impazienza) avessi saputo scorgere qualcosa d'altro, secondo Marìas (cioè a dire: se, applicando lo schema della polarità "schiavizzazione-libertà", tra l'altro implicita e non tematizzata, avessi detto direttamente: anziché preferire la mia libertà da questa sollecitazione, vado a trovarlo)? Io non lo so.
  • Io concedo che ci siano degli eccessi. E vorrei essere anche "approssimativo": riguardano per lo più le nuove generazioni. (E qui - vedo - Marìas si lancia in una "difesa nostalgica", da paladino resistente di qualche bel tempo che fu. Ma, in questo senso, ancora una volta ragiona con "schemi epocali", laddove quello che "abita" egli stesso è sicuramente il più autentico).
    Mi è capitato, ad esempio, di non poter usufruire della sala lettura, in biblioteca, perché letteralmente invasa da persone che avevano un rapporto a dir poco morboso con il cellulare. Tuttavia, credo che in questo caso si tratti di infrazione di divieti che regolano lo "spazio pubblico", in maniera non offensiva per gli altri. Certamente non ho la pretesa "inquisitoria" di Marìas, per il quale, credo, si tratterebbe semplicemente di una ri-conferma dei suoi argomenti. Magari anche insaporiti con qualche "valutazione" (necessariamente "generale") sull'impoverimento del linguaggio e sulla deviata "funzione degli organi". Si può concedere che c'è qualche verità in questo "quadro d'epoca, però avendo ben presente che "la tecnica è un destino", e che, diversamente da quanto credono quelli come Marìas, ha avuto un ruolo decisivo nel distruggere i "boschetti sacri", primo motore di tutte le violenze.

Tu dici che c'è della "ripetizione" nelle formule di Sempronio nei confronti di Tizio e di Caio? Ma questa, ammesso che sia verosimile (e Marìas non espone il terreno dal quale ricava un simile giudizio), è, in primo luogo, una vecchia storia (anche letteraria); in secondo luogo una "ipotesi" confermata nella tesi, passando per una antitesi non esplicitata (o meglio, non problematizzata: il limite della "libertà" di rifiutare le sollecitazioni; Ma così è impossibile distinguere: la "qualità" viene respinta in blocco perché veicolata dal cellulare, e quindi "omologata alla "quantità").
 
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