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Verm & Solitair

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Una discussione sul tennis anche per sfidarci.

Giusto per cominciare, mi ha interessato ciò che ho trovato sul "bilanciamento" della racchetta, e cioè quanto segue (per quelli che la vogliono pesante in testa)

l bilanciamento, o equilibrio di un telaio è la distanza in cm fra il centro di gravità e l’estremità del grip e varia da 32 a 34 cm. Quando il punto di equilibrio è spostato verso il lato manico la racchetta è più maneggevole e adatta al gioco a rete. Quando l’equilibrio è in testa, la racchetta ha un impatto più potente ed è più adatta al gioco di fondo campo, posizione in cui vi è più tempo per l’apertura e la preparazione dei colpi. Coloro che arrotano generalmente preferiscono il gioco da fondo campo e quindi un bilanciamento in testa, intorno ai 33-34 cm; coloro che prediligono il gioco a rete optano per un bilanciamento intorno ai 31 cm. E’ possibile spostare l’equilibrio in testa applicando delle apposite placchette autoadesive di piombo in testa all’ovale.
 
Scritto da Verm & Solitair
Una discussione sul tennis anche per sfidarci.

Giusto per cominciare, mi ha interessato ciò che ho trovato sul "bilanciamento" della racchetta, e cioè ...


con Tubi e Giampiero.. un doppio ci scappava di sicuro.
 
a proposito di tennis

Ma che fine ha fatto Thomas Muster?

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Il giocatore austriaco, uno dei più esasperati "arrotini" della storia del tennis, vincitore del Roland Garros nel 1995, non gioca una partita nel circuito da oltre quattro anni, ma non ha mai annunciato il suo addio all'attività agonistica. Il suo è un crepuscolo assolutamente bizzarro.

Le sue tracce si sono perse proprio agli Internazionali di Francia, il torneo che gli ha regalato la massima soddisfazione della carriera, al termine di un filotto assolutamente perfetto: otto anni fa Muster, prima di imporsi al Bois de Boulogne, dominò in modo impressionante la stagione sulla terra battuta (vittorie all'Estoril, a Barcellona, Montecarlo e Roma). Non perse una partita dal 3 aprile al 10 luglio del '95, perché, dopo Parigi, vinse anche in casa sua, a St. Poelten. Nel '99 al Roland Garros, la sua ultima apparizione, opposto all'ecuadoregno Nicolas Lapentti, col sudamericano vincitore in quattro set.

Poi più niente: nessun addio ufficiale, nessuna festa, nessun comunicato. Solo la scomparsa dalle scene del tennis mondiale. Adesso, a 36 anni, Muster riappare nel circuito per veterani dell'Atp, e spiega. "Da un lato volevo lasciarmi sempre aperta una porta per rientrare", inizia il grintosissimo austriaco, una vera belva quando giocava. Poi parte con le stranezze. "Quando ho iniziato la mia carriera, non c'era nessuno al mio fianco. Quindi non vedo perché avrebbe dovuto esserci qualcuno nel momento del ritiro. Ho sempre saputo che quello con Lapentti sarebbe stato il mio ultimo incontro, ma quelli sono momenti molto intensi e a me non andava di dividerli con nessuno".

Sì, va bene, ma che cosa ha fatto l'austriaco dal maggio '99 fino ad adesso? E' andato a vivere in Australia ed ha imparato a guidare gli elicotteri (destino comune con un altro ex grande dello sport, il ciclista italiano Gianni Bugno). Si è riposato. "Mi sono rilassato, uscivo con gli amici, bevevo un po' di birra, fumavo qualche sigaretta, non che fumare e bere siano grandi attività, però sono cose che si fanno quando ci si rilassa". Un po' troppo relax però. Muster ha iniziato a ingrassare: lui che aveva un peso forma di 75 chilogrammi quando giocava, è arrivato a sfiorare il quintale, fermandosi a quota 99.

"Praticamente non facevo sport da tre anni e mezzo, allora sono andato dal dottore - spiega l'ex campione -. Gli esami del sangue non erano dei migliori, avevo il colesterolo altissimo. Il medico mi ha detto che dovevo assolutamente fare qualcosa. Ho ripreso a correre, ma le prime volte che andavo mi superavano anche le signore di 60 anni". Quasi impossibile da immaginare: il mastino che sfiancava gli avversari a furia di corse infinite sulla linea di fondo, ridotto come un impiegato a corto di fiato. Poi il ritorno a un'attività semi-agonistica col Delta Tour dell'Atp che mette a confronto i grandi del recente passato. "Adesso ho un obiettivo, sono riuscito a perdere 23 chili in 10 mesi".
 
SUL PESO INVECE....

l’energia cinetica è anche funzione del quadrato della velocità di impatto (E = Massa x Velocità al quadrato) e ci si è resi conto che diminuendo il peso dell’attrezzo la velocità del braccio aumenta, entro certi limiti. Bisognerebbe misurare, caso per caso, di quanto varia la velocità di braccio in funzione del peso della racchetta. E’ evidente che vi sono limiti fisiologici, altrimenti riducendo a zero il peso del telaio la velocità e l’energia di impatto tenderebbe all’infinito.
Attualmente si ritiene che alleggerendo il telaio la potenza dei colpi, può aumentare, a parità di tutti gli altri parametri (superficie dell’ovale, tipo e calibro della corda, tensione ecc.). Tuttavia alcuni giocatori di primo piano optano per telai piuttosto pesanti, se si presta fede ai dati pubblicati da una rivista specializzata: Sampras, 390 gr, Rafter Kafelnikof e Rios intorno ai 375 gr..
Per maneggiare una racchetta pesante è preferibile avere una massa muscolare adeguata e un fisico possente. Rios ha un peso corporeo inferiore alla media dei giocatori del circuito, tuttavia smentisce la regola utilizzando una racchetta da 375 gr, dimostrando che le scelte non sono sempre razionali.
 
grazie watson,

Thomas lo avevo già dimenticato. Ho letto volentieri sue notizie, l'avevo lasciato che si allenava a Montecarlo con Gaudenzi, al quale in quel periodo trasmise la voglia di vincere lottando veramente.

La cosa che mi ha sempre maggiormente colpito di lui è stata la capacità disumana di rinascere mentalmente e atleticamente, fino a rappresentare il simbolo dello scatto e della resistenza.

Era già entrato nella top ten, impresa non da tutti direi.. quando un lunedì maledetto, un ubriaco fuori dall'albergo, gli aveva massacrato un ginocchio investendolo mentre caricava i bagagli in macchina. Lo operarono e tra una cosa e l'altra, sparì dalla circolazione per circa un anno.

In un circuito dove primeggiare una settimana è già estremamente difficile ai comuni mortali, l'austriaco sembrava essere stato definitivamente estromesso dal destino.

Anche lui in un primo momento, tentò di consolarsi con magnifiche ragazze e birra, ricordiamo che Muster è anche pittore.
Ricco, famoso e biondo com'era; quella stampella non faceva che aumentarne il fascino evidentemente, oltre alla simpatia.

Però poteva uno come lui ritenersi sufficentemente compensato dalla vita? Altri avrebero preso la palla al balzo per uscire di scena con tutti gli onori e i trofei nemmeno sfiorati dall'ossido,
con un conto in banca da fare invidia al cielo.

Evidentemente no, si sottopose da un giorno all'altro a dolorosissime terapie riabilitative, contro il parere di molti luminari dell'Ortopedia. Si pensò fosse impazzito, dove voleva andare poi? Oramai voleva già dire non giocare una partita a livelli mondiali, per chissà quanto tempo ancora, anche nella migliore delle ipotesi un atleta non può pensare di ritrovare automatismi ed energie sufficenti ad affrontare certi Tornei dalle qualificazioni, contro giovanotti sempre più determinati e tirati. Per poi affrontare Becker? Erano anche già superati i fatidici 30..

Mesi di sofferenza, lacrime non figurate.. una lotta contro il tempo che però.. vinse.

E stravinse contro tutti, lottando su ogni palla. Alla morte veramente.

Grazie watson, mi hai fatto tornare a riflettere, che dici smetto di fumare?

Intanto ci penso..
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