Inflazione-livello dei prezzi-banche centrali

piof

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Il problema strutturale che rende endemica e virulenta l'inflazione è principalmente il tasso di cambio in un contesto di estesa dollarizzazione e mancanza di riserve.

tasso di cambio che è parte di un problema più esteso; lo stesso vale per la dollarizzazione. E' ovvio che chiunque possa cerca di comprar valuta estera. Le restrizioni sull'acquisto di valuta estera sono inevitabili in questa situazione, ma l'idea di fondo deve esser quella di ridimensionarle progressivamente evitando eccessive fughe di capitali tramite rialzo dei tassi e contenimento dell'inflazione. Ad esempio le regole attuali sull'export di capitali rendono veramente ai limiti dell'impossibile l'investimento estero. Chi può, dall'estero, investire centinaia di milioni in argentina se poi rischia fortemente di dover detenere pesos che si svalutano rapidamente? Ed anche internamente è difficile che in questa situazione possano esservi grandi investimenti, chi aveva soldi li ha esportati o se li ha tenuti lì, li ha persi in gran parte già solo tramite inflazione. Senza considerare tutti gli altri problemi dell'investire in Argentina

Però per poter alzare i tassi sino a tassi reali positivi o quasi devono ridurre il deficit pubblico e soprattutto indirizzare la spesa pubblica verso istruzione, investimenti e produzione, non verso sovvenzioni, altrimenti alimentano una domanda che non riescono a soddisfare, generando inflazione ed alimentando i problemi.
Giustamente come osservi le operazioni delle banche centrali consistenti nello scambio di riserve con attività finanziare (per alcune ragioni tecniche di stabilizzazione) avvengono nella sfera finanziaria speculativa. Perciò gli effetti sulla spesa monetaria e eventuale inflazione sono nulli specie nell'immediato.
Effetti inflattivi sono indiretti derivanti dalla speculazione che attinge tra l'altro grano, materie prime e varie attività reali, da abitazioni a cliniche mediche e per anziani.

dovrebbero infatti esser stabilite regole chiare e stringenti per chi riceve aiuti eccezionali; sarebbe meglio pensarci in anticipo, sperando non siano poi necessari.
In ogni caso i motivi per i quali mi pare importante l'impostazione teorica su una questione come l'inflazione è poi molto concreta, consente di pensare a come poi agire in concreto
 

martello85

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sono molto d'accordo con la loro analisi. inflazione che proviene principalmente da crisi di offerta per politiche covid con lockdown e problemi supply chain, a cui si sono sommate politiche monetarie e fiscali di forte sostegno alla domanda, in modo corretto all'inizio ma che si è protratto troppo a lungo.
le banche centrali non hanno poteri magici e se al rialzo dei tassi non si accompagneranno politiche fiscali più restrittive saranno dolori (vedi UK)
se cala l'offerta o la domanda si adegua o i prezzi salgono
basta bonus, basta sussidi, che si lavori per aumentare produttività
 

piof

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sono molto d'accordo con la loro analisi. inflazione che proviene principalmente da crisi di offerta per politiche covid con lockdown e problemi supply chain, a cui si sono sommate politiche monetarie e fiscali di forte sostegno alla domanda, in modo corretto all'inizio ma che si è protratto troppo a lungo.
le banche centrali non hanno poteri magici e se al rialzo dei tassi non si accompagneranno politiche fiscali più restrittive saranno dolori (vedi UK)
se cala l'offerta o la domanda si adegua o i prezzi salgono
basta bonus, basta sussidi, che si lavori per aumentare produttività

sì, un buon video; tieni però presente che nel 2020-2021 venivamo da 10 anni di inflazione bassa durante i quali per periodi lunghi i banchieri centrali hanno temuto la deflazione ed hanno cercato metodi per far crescere l'inflazione. Quindi noi oggi possiamo tranquillamente dire che le cifre erogate negli Usa (ad ogni cittadino, mi pare, ma potrei sbagliare) durante il covid sono state eccessive poichè hanno contribuito all'inflazione. Ma nel 2020 non era per nulla scontato finisse così, certamente si è scommesso su un'epidemia molto più breve e contenuta e/o su risposte diverse e meno impattanti sulla produzione. Se il covid e le restrizioni alla produzione fossero durate la metà e fossero state inferiori (ad esempio nel 2020 non si poteva esser certi della durata delle restrizioni in Cina, nè era scontato si proseguisse su quella strada delle restrizioni) e non vi fosse stata la guerra nè la Russia avesse fatto salire già prima della guerra i prezzi, staremmo qui a scriver un'altra storia. La storia non si fa coi se nè coi ma,...ma è che le bc agiscono pensando necessariamente al futuro, dato che il loro agire sui tassi impiega molti mesi a causare pieni effetti, ed il futuro è ignoto.
L'inflazione Usa nel 2020 era particolarmente bassa, in alcuni mesi negativa, certamente in generale sotto gli obiettivi e credo che l'erogazione di fondi anche a chi non ne aveva bisogno in parte sia stata legata appunto alla volontà di contrastare la deflazione.

In parole povere: un banchiere centrale nel febbraio-marzo-aprile 2020 vede la crisi da covid, vede che arriviamo da 10 anni di inflazione bassa e crisi accompagnate dal rischio deflazione, vede nei dati che l'inflazione crolla...difficile che la sua preoccupazione sia l'inflazione. Ed in assenza di alcuni eventi casuali o non da lui prevedibili, magari avrebbe anche avuto ragione.
Viceversa poi certo, fed e bce han tardato di almeno 3-4 mesi ad alzare i tassi e, come scrivo anche io da tempo, la spesa pubblica è stata eccessiva e, perlomeno in italia, di scarsa qualità ed ha colpevolmente favorito l'inflazione.

Vedremo come va col pnrr; secondo me lo scenario più probabile sarà: grandi o discreti guadagni per pochi coi contatti giusti, e maggior inflazione per tutti
 

piof

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tieni anche presente che quando la fed, ad inizio crisi covid, tagliò i tassi, da liberi oltre arrivò proprio la critica al taglio dei tassi, se ben ricordo pure una critica abbastanza sprezzante con battute del tipo: i banchieri credono che tagliando i tassi il covid se ne vada o cose del genere.

Quindi certe critiche regolarmente col senno di poi, fatte da persone che neppure avrebbero tagliato i tassi e, suppongo, dall'atteggiamento del tempo, li avrebbero invece alzati, vanno prese con cautela...temo che certi personaggi avrebbero combinato disastri ben peggiori.

Sempre nel 2020, quando la Lagarde disse "non siamo qui per chiudere gli spread", fu difesa da Boldrin, che poi però la criticò, ma continuando a dire che comunque aveva detto la verità, benchè in maniera inopportuna.

Non condivido queste posizioni, non condivido l'idea che la bce non dovesse agire nel 2020 per chiudere gli spread, temo che in tal caso la nostra ora sarebbe arrivata già da tempo (l'ora di ristrutturare il debito) e sarebbe stato un disastro per l'europa intera.


A parte tutti questi dettagli, condivido pienamente quanto sostiene Boldrin in questo periodo su inflazione, spesa pubblica, sussidi e mi pare faccia un ottimo lavoro di divulgazione
 

martello85

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Non ricordo tutti i loro interventi e condivido che con il senno di poi è tutto facile, il punto però è proprio capire ora che le politiche monetarie da sole non bastano e che devono essere accompagnate da politiche fiscali.
ho paura che non sia un argomento all'ordine del giorno, ma bisognerebbe diffonderlo il più possibile quindi speriamo che i messaggi di liberi oltre arrivino al popolo e non solo alle nicchie...
 

piof

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Non ricordo tutti i loro interventi e condivido che con il senno di poi è tutto facile, il punto però è proprio capire ora che le politiche monetarie da sole non bastano e che devono essere accompagnate da politiche fiscali.
ho paura che non sia un argomento all'ordine del giorno, ma bisognerebbe diffonderlo il più possibile quindi speriamo che i messaggi di liberi oltre arrivino al popolo e non solo alle nicchie...

sì, concordo.

Questione cruciale è che i tempi di adattamento della politica ai cambiamenti dello scenario economico sono superiori ai tempi di adattamento delle bc
 

Kovalsky

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sono molto d'accordo con la loro analisi. inflazione che proviene principalmente da crisi di offerta per politiche covid con lockdown e problemi supply chain, a cui si sono sommate politiche monetarie e fiscali di forte sostegno alla domanda, in modo corretto all'inizio ma che si è protratto troppo a lungo.
le banche centrali non hanno poteri magici e se al rialzo dei tassi non si accompagneranno politiche fiscali più restrittive saranno dolori (vedi UK)
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Ma forse negli USA si può ipotizzare un minimo di maggiore spesa monetaria per i relativamente cospicui trasferimenti sui conti correnti degli americani.
Con effetti inflattivi però probabilmente modesti, dato che la guerra alla Russia e alla Cina è la maggior causa dell'aumento dei prezzi.
Per quanto riguarda l'Italia la demenziale dichiarazione di guerra alla Russia e rifiuto del gas russo dimezza i redditi dei più.
 

Kovalsky

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...

Però per poter alzare i tassi sino a tassi reali positivi o quasi devono ridurre il deficit pubblico e soprattutto indirizzare la spesa pubblica verso istruzione, investimenti e produzione, non verso sovvenzioni, altrimenti alimentano una domanda che non riescono a soddisfare, ...

I cosiddetti investimenti esteri sono sempre problematici specie in paesi latinoamericani, che sono un cortile di casa con scarsa o contrastata autonomia.
Non riescono a crescere senza peggiorare la situazione del dollaro.
Ma è ingenua l'idea che esista una via allo sviluppo che dovrebbe essere razionalmente condivisa da tutti.
Accade esattamente l'opposto, a certe classi sociali non interessa minimamente la crescita che non sia mantenere i propri privilegi legati a certe esportazioni.
Un paese si sviluppa solo se si creano condizioni politiche di un certo tipo e se la classe dirigente che ne scaturisce segue un progetto logico senza soccombere a fantasie e ai conflitti e opposizioni.
 

piof

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Ma è ingenua l'idea che esista una via allo sviluppo che dovrebbe essere razionalmente condivisa da tutti.

eh, lo so; non son così ingenuo da credere che qualche mia idea debba esser condivisa da tutti o da molti.
A proposito, rispondendo anche a martello:
Non ricordo tutti i loro interventi e...
Il mio primo contatto diretto con persone più o meno riconducibili a quel gruppo fu col romano che compariva mascherato nei video sul covid, tramite twitter; gli segnalai in maniera per nulla polemica (non avevo motivo di esser polemico, condividevo varie delle loro critiche alle scelte italiane) un paio di cose, ottenendo, pure con un certo stupore, immediatamente insulti e blocco. Poi mi reiscrissi con account anonimo per seguirlo; risultato simile la prima ed ultima volta che scrissi qualche commento a dati sul covid in un video di boldrin appunto sul covid. E' che la questione era fortemente politicizzata, non credo nemmeno vi fosse la reale volontà di comprendere alcuni aspetti matematici che intrecciandosi con i comportamenti umani e le scelte di gestione potrebbero aver favorito l'andamento ad ondate.

Ma forse si posson lasciar perdere completamente quei tempi, meglio cogliere gli aspetti positivi di chi comunque produce video interessanti, come questo:

https://www.youtube.com/watch?v=cCUFZnRj3vw&ab_channel=MicheleBoldrin
 

piof

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Tornando alla questione spesa pubblica e rialzi dei tassi...la spesa pubblica elevata ed in deficit rende proprio meno efficace il rialzo dei tassi, poiché in un certo senso modera la trasmissione della politica monetaria. Intendo dire che la spesa pubblica in generale, gli investimenti pubblici probabilmente non risentono dei tassi. Lo stesso vale per l'acquisto di titoli di stato da parte della bc: limita la trasmissione degli effetti della politica monetaria.

Viceversa l'economia privata risente assolutamente dei tassi in crescita. Maggior remunerazione dei depositi delle banche presso bce porta a maggior remunerazione dei soldi fermi sui conti di banche commerciali, spinge i privati verso l'acquisto di titoli di stato quindi meno investimenti nell'economia detta reale e pure meno consumi . Logiche simili per l'investimento: indebitarsi per investire è più costoso, con tassi in crescita. Si investe di meno poichè diviene conveniente investire solo se ci si attendono rendimenti più elevati.


Ma queste logiche impattano sulle scelte di spesa pubblica? Il gestore pubblico non segue queste logiche nello spendere, non è particolarmente influenzato dai tassi...sin quando non teme per la sostenibilità del debito.

Quindi con tassi in crescita (e contemporanea spesa pubblica con deficit non particolarmente contenuti e bc che continuano a comprar debito pubblico) le restrizioni economiche ed il contenimento dell'inflazione sono tutte sulle spalle del settore privato. Si parla di "raffreddare" l'economia tramite tassi alti, ma si raffredderò soprattutto o solamente l'economia privata. Se poi il settore pubblico spende pure di più per cassa integrazione, sociale, sussidi disoccupazione o addirittura interviene con più spesa per fermare la crisi...

Vi è un certo contrasto tra la scelta di rialzare i tassi e quella di proseguire nel deficit pubblico. Così come vi è un certo contrasto tra la scelta di rialzare i tassi e contemporaneamente tardare nel blocco degli acquisti di bond da parte di alcune bc. I privati potrebbero/dovrebbero sostituirsi alla bce nell'acquisto di debito, attratti da rendimenti via via più elevati man mano che la bc alza i tassi e vende i bond (ma rendimenti quanto più elevati? questo è un problema serio per alcuni paesi come l'Italia). In ogni caso anche qui si nota che se le bc comprano ancora titoli di stato limitano la trasmissione della politica monetaria poichè contengono ancora i rendimenti dei bond limitando per i privati la convenienza a spostare moneta dagli investimenti detti reali ai bond.

Il rialzo dei tassi non genera alcun automatismo nel contenimento dell'inflazione; non per nulla vi sono paesi con tassi elevatissimi e contemporanea inflazione elevata.

Si può pensare a logiche simili anche nei periodi di taglio dei tassi: vi è una fetta dell’economia (pubblica) che non risente dei tagli dei tassi.
 

piof

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rispondendo all'articolo sopra; che alla fed siano attivi per tentare di contenere l'inflazione mi pare chiaro

*******

in ogni caso, l'aumento dei tassi, come già scritto in altri messaggi, non offre alcun automatismo nel contenimento dell'inflazione. Più o meno la logica dovrebbe essere: aumentando i tassi diviene meno conveniente investire a debito (pagando interessi maggiori sul debito contratto per investire si ritengono profittevoli meno investimenti, quelli con rendimenti più elevati), si investe di meno a debito. Ma anche investire i propri risparmi in attività dette reale (ad esempio per aprire o ingrandire un'attività) diviene meno conveniente: poichè con l'aumento dei tassi cresce la convenienza ad investire in bond o, per piccoli risparmiatori anche solo a tener fermi i soldi su conti deposito a rendimenti elevati, già oggi siamo, mi pare al 4% di interesse pagato da alcuni conti deposito. Anche il consumo a debito diviene più oneroso, per via degli interessi maggiori; e diviene meno appetibile proprio il consumo in generale, poichè risparmiare "conviene di più" se il risparmio rende di più.

Quindi con tassi più elevati si investe meno, si consuma meno. E quindi perchè mai l'inflazione dovrebbe calare? Perchè con meno investimenti e meno consumi tendenzialmente, nel breve periodo comunque la capacità produttiva di beni ed anche l'offerta di servizi (nonostante i minori investimenti) non calano particolarmente. Può invece esser contenuta più rapidamente la domanda poichè con meno investimenti avremo più disoccupati. Più disoccupati>minor domanda>minor capacità contrattuale nel richiedere stipendi elevati (minor pressione salariale) > inflazione in calo.

La si può vedere anche dal punto di vista monetario: meno investimenti>minor moneta circolante o minor velocità...

E già così non è che tutta sta roba paia particolarmente attraente. Però cosa accade se in mezzo a questo processo si inserisce la spesa pubblica, una spesa pubblica che man mano che si creano crisi, raffreddamento economico tramite quel processo, va a erogare fondi a tassi privilegiati alle aziende affinchè investano comunque, sovvenzioni a fondo perduto, redditi di cittadinanza a chi perde il lavoro, o va ad alimentare la domanda con commesse ad aziende.
Accade che il contenimento della domanda non c'è oppure è assai ritardato o minimo. Con poi la BC che continua ad alzare i tassi vedendo che l'inflazione non cala. Con aggravamento della crisi dei settori privati più sensibili ai tassi elevati ed ulteriori richieste di sovvenzioni pubbliche.

Tassi in crescita per contenere l'inflazione>crisi e disoccupazione>sussidi pubblici generosi in deficit>inflazione>ulteriori rialzi dei tassi

Mi pare un pessimo meccanismo che non deve essere innescato. Tassi elevati possono favorire problemi molto gravi e crisi finanziarie e di debito (problemi su investimenti in leva, problemi a banche per via degli investimenti importanti in titoli di stato che si svalutano; problemi a chi paga mutui a tasso variabile ed ha un reddito che non riesce ad inseguire l'inflazione...)

Inoltre un meccanismo di questo tipo, se prolungato nel tempo, può favorire proprio un calo della capacità produttiva, della produttività poichè sovvenzioni vanno a sostituire investimenti privati e lavoro.

L'avere bc che continuano, mentre rialzano i tassi, a reinvestire in titoli di stato, pure è un controsenso, poichè appunto così facendo si limita la trasmissione della politica monetaria continuando a mantenere tassi di mercato bassi rallentando quel processo di spostamento delle preferenze verso i bond e la liquidità piuttosto che verso investimenti reali e consumi.

E' che l'elevato debito di alcuni paesi impone scelte particolarmente caute.
Non scrivo tutto questo per sostenere che da domani le bc dovrebbero vendere titoli di stato ed ogni sovvenzione pubblica andrebbe improvvisamente ritirata, ma certamente vanno considerate queste questioni nel programmare l'intervento pubblico, che è troppo in contrasto con le scelte delle bc ed è fonte di danni
 

Nautilus70

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rispondendo all'articolo sopra; che alla fed siano attivi per tentare di contenere l'inflazione mi pare chiaro

*******

in ogni caso, l'aumento dei tassi, come già scritto in altri messaggi, non offre alcun automatismo nel contenimento dell'inflazione. Più o meno la logica dovrebbe essere: aumentando i tassi diviene meno conveniente investire a debito (pagando interessi maggiori sul debito contratto per investire si ritengono profittevoli meno investimenti, quelli con rendimenti più elevati), si investe di meno a debito. Ma anche investire i propri risparmi diviene meno conveniente: poichè con l'aumento dei tassi cresce la convenienza ad investire in bond o, per piccoli risparmiatori anche solo a tener fermi i soldi su conti deposito a rendimenti elevati, già oggi siamo, mi pare al 4% di interesse pagato da alcuni conti deposito. Anche il consumo a debito diviene più oneroso, per via degli interessi maggiori; e diviene meno appetibile proprio il consumo in generale, poichè risparmiare "conviene di più" se il risparmio rende di più.

Quindi con tassi più elevati si investe meno, si consuma meno. E quindi perchè mai l'inflazione dovrebbe calare? Perchè con meno investimenti e meno consumi tendenzialmente, nel breve periodo comunque la capacità produttiva di beni ed anche l'offerta di servizi (nonostante i minori investimenti) non calano particolarmente. Può invece esser contenuta più rapidamente la domanda poichè con meno investimenti avremo più disoccupati. Più disoccupati>minor domanda>minor capacità contrattuale nel richiedere stipendi elevati (minor pressione salariale) > inflazione in calo.

La si può vedere anche dal punto di vista monetario: meno investimenti>minor moneta circolante o minor velocità...

E già così non è che tutta sta roba paia particolarmente attraente. Però cosa accade se in mezzo a questo processo si inserisce la spesa pubblica, una spesa pubblica che man mano che si creano crisi, raffreddamento economico tramite quel processo, va a erogare fondi a tassi privilegiati alle aziende affinchè investano comunque, sovvenzioni a fondo perduto, redditi di cittadinanza a chi perde il lavoro, o va ad alimentare la domanda con commesse ad aziende.
Accade che il contenimento della domanda non c'è oppure è assai ritardato o minimo. Con poi la BC che continua ad alzare i tassi vedendo che l'inflazione non cala. Con aggravamento della crisi dei settori privati più sensibili ai tassi elevati ed ulteriori richieste di sovvenzioni pubbliche.

Tassi in crescita per contenere l'inflazione>crisi e disoccupazione>sussidi pubblici generosi in deficit>inflazione>ulteriori rialzi dei tassi

Mi pare un pessimo meccanismo che non deve essere innescato. Tassi elevati possono favorire problemi molto gravi e crisi finanziarie e di debito (problemi su investimenti in leva, problemi a banche per via degli investimenti importanti in titoli di stato che si svalutano; problemi a chi paga mutui ed ha un reddito che non riesce ad inseguire l'inflazione...)

Inoltre un meccanismo di questo tipo, se prolungato nel tempo, può favorire proprio un calo della capacità produttiva, della produttività poichè sovvenzioni vanno a sostituire investimenti privati e lavoro.

L'avere bc che continuano, mentre rialzano i tassi, a reinvestire in titoli di stato, pure è un controsenso, poichè appunto così facendo si limita la trasmissione della politica monetaria continuando a mantenere tassi di mercato bassi rallentando quel processo di spostamento delle preferenze verso i bond e la liquidità piuttosto che verso investimenti e consumi.

E' che l'elevato debito di alcuni paesi impone scelte particolarmente caute.
Non scrivo tutto questo per sostenere che da domani le bc dovrebbero vendere titoli di stato ed ogni sovvenzione pubblica andrebbe improvvisamente ritirata, ma certamente vanno considerate queste questioni nel programmare l'intervento pubblico, che è troppo in contrasto con le scelte delle bc ed è fonte di danni
Con questo meccanismo ci saranno sempre piu' aziende che producono grazie agli incentivi pubblici e sempre piu' consumatori che comprano grazie ai sussidi pubblici. Con tassi di interesse sempre piu' alti che metteranno progressivamente fuori gioco chi non e' beneficiario di denaro pubblico.
Mi sembra uno scenario agghiacciante.
 

oneone

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L'aumento dei tassi fa aumentare il valore della valuta e quindi diminuire i prezzi dei beni importati, è questo il primo effetto di contenimento dell'inflazione a mezzo aumento tassi, l'aumento del risparmio e la riduzione degli investimenti e di conseguenza della domanda è il secondo

No?
 

piof

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Con questo meccanismo ci saranno sempre piu' aziende che producono grazie agli incentivi pubblici e sempre piu' consumatori che comprano grazie ai sussidi pubblici. Con tassi di interesse sempre piu' alti che metteranno progressivamente fuori gioco chi non e' beneficiario di denaro pubblico.
Mi sembra uno scenario agghiacciante.

non credo però si prosegua in questa direzione; i disastri accadono quando vi è una classe dirigente e politica veramente di basso livello; mediamente nei paesi europei non è questa la situazione

L'aumento dei tassi fa aumentare il valore della valuta e quindi diminuire i prezzi dei beni importati, è questo il primo effetto di contenimento dell'inflazione a mezzo aumento tassi, l'aumento del risparmio e la riduzione degli investimenti e di conseguenza della domanda è il secondo

No?

Secondo in ordine di tempo, indubbiamente: prima che alzando i tassi vi siano effetti concreti su investimenti, consumi, occupazione, passano i mesi.
 

piof

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Tendenzialmente credo che negli Usa l'effetto di una recessione e di cali dell'occupazione sull'inflazione possa esser rapido.

Un'inflazione che si innesca per qualche motivo (eccesso di spesa pubblica in deficit/problemi di produzione legati al covid/problemi di approvvigionamento di materie prime o componenti particolari o altro ancora) può tendere a radicarsi se troppi attori economici si convincono che l'inflazione durerà: se per mesi e mesi si ha inflazione al 7% ed a molti pare quella una possibile o probabile prospettiva futura, ecco che buona parte del sistema economico tenderà ad adattarsi, esattamente come ci si adatta ad una inflazione all'1,5%. Le aziende accettano incrementi degli stipendi simili al livello di inflazione; in parte l'adeguamento di alcuni prezzi e salari all'inflazione è semiautomatico. D'altra parte non credo neppure sarebbe poi così dannoso avere costantemente un'inflazione al 4%. Semplicemente ci si adatterebbe.

Questo adattamento dei salari all'inflazione non credo debba esser considerato in generale elemento che tende a far crescere l'inflazione, ma elemento che tende a fissarla attorno ad un certo valore, magari ora troppo elevato e quindi considerato indesiderato.

Se con inflazione all'8% negli Usa, innescata da qualche fenomeno particolare, poi gli stipendi crescono dell'8%, si ha un elemento forte che tende a fissare l'inflazione verso quel valore. Un elemento che tende a portare poi il sistema economico ad adattarsi, ad adeguarsi a quel valore di inflazione. Proprio esattamente come ci si può adeguare al livello del 2%.

Ma la capacità di chiedere stipendi elevati ed in crescita quanto l'inflazione la si ha sin quando la disoccupazione è bassa e le aziende si contendono i lavoratori. La crescita della disoccupazione in paesi che erogano scarsi sussidi di disoccupazione (ovvero obbligano le persone a ricercare rapidamente un lavoro e ad accettarlo anche se a basso compenso) può avere un rapido effetto sul contenimento dell'inflazione. Inoltre un calo della domanda può contenere fortemente la capacità delle aziende di alzare i prezzi di vendita.

Per un paese come gli Usa, sarei ottimista sulla possibilità di contenere abbastanza rapidamente l'inflazione tramite un rallentamento economico, sempre che non tornino a spendere eccessivamente, ma non credo.
 

piof

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elemento secondo me importante per spiegare l'inflazione dell'ultimo periodo è il fatto che in molti settori è proprio mancata la capacità di star dietro alla domanda (per svariati motivi: domanda elevata in alcuni settori (pc-tablet...) per via dei cambiamenti dovuti al covid; riduzione eccessiva degli investimenti in capacità produttiva durante il covid; scarsa disponibilità a lavorare per via dei sussidi covid; limiti produttivi e logistici ancor oggi presenti in Cina per via delle risposte al covid; domanda elevata e sostenuta dal deficit pubblico; carenze approvvigionamenti energetici).

Nelle economie moderne non si vedeva da tempo una concreta e diffusa difficoltà materiale nel soddisfare la domanda; anzi forse i meccanismi di produzione moderni sono in generale molto più capaci di adattarsi alla crescita della domanda rispetto al mondo di decenni/secoli passati, grazie alla robotica, all'automazione ed al tipo di prodotti venduti, in parte in un certo senso più "immateriali" rispetto a decenni fa. Si pensi ai videogiochi, o ad abbonamenti tv...
Vi è stata proprio una carenza di offerta mentre svariate scelte hanno sostenuto la domanda. Cosa ben rilevata da Boldrin in alcuni video.
 

piof

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Tornando invece alla questione radicarsi dell'inflazione a valori elevati

Quando si parla di inflazione che tende a radicarsi ad un certo valore, ad esempio al 5% per via delle aspettative ed in generale per via dell'adattamento del sistema economico all'inflazione (in particolare crescita dei salari); va comunque cercato un legame con la quantità di moneta, poichè non è materialmente possibile avere inflazione senza un aumento della quantità di moneta (o suoi sostituti) circolante e/o velocità di circolazione e/o calo della quantità di beni scambiati. Proprio perchè il prezzo medio di un bene è esattamente una media della quantità di moneta usata per l'acquisto dell'unità di prodotto.
Quindi anche quando si parla di inflazione che tende a radicarsi per via delle aspettative e dei salari in crescita, va poi ricercata una sorgente di moneta e/o elementi che spingano verso maggior velocità di circolazione o calo dei beni scambiati.
Le aspettative non possono creare inflazione in maniera indipendente da quantità di moneta/velocità circolazione e beni: se c'è inflazione è stata mediamente usata più moneta per comprar il pane.
Quindi in che modo le aspettative di inflazione ad esempio al 5% possono tendere a confermare, a radicare quel livello di inflazione? Si può pensare a questa logica molto semplificata:

Eventi particolari fan crescere l'inflazione al 10 % (risposte al covid ecc).

Bene, avvenuto ciò, nata quell'inflazione per eventi particolari, può capitare che pensioni, stipendi, investimenti ed in generale la spesa pubblica crescano in maniera indicizzata all'inflazione. E' normale, poichè dal punto di vista del bilancio pubblico si guarda la crescita del pil non nominale, ma considerata l'inflazione. Se c'è inflazione al 10%, la gestione pubblica, i governi, possono considerare normale una crescita nominale del 10% della spesa pubblica. E questo nel sistema attuale comporta un incremento della quantità di moneta circolante (deficit pubblico e bc che acquista debito pubblico); ma anche non agisse la bc, potrebbero esser i privati a metter in circolazione maggior risparmio.

Altra sorgente di maggior moneta potrebbe esser il settore privato: con inflazione al 10%, appunto innescata da qualche fenomeno particolare, vi saranno aziende con fatturato in crescita nominale, le quali potranno sostenere aumenti dell'indebitamento.

In ogni caso, anche quando appunto si parla di aspettative che tendono favorire il radicarsi dell'inflazione, va poi appunto ricercato un legame tra quelle aspettative e la moneta circolante e la sua velocità ed i beni scambiati.

In questo articolo (link sotto) viene suggerito che sia in Europa, sia negli Us, ruolo importante nel causare inflazione lo abbia la diffusione dell'idea che prima o poi i debiti pubblici verranno abbattuti tramite inflazione elevata.


Ma quante persone, negli Usa ed in europa, su 100, seguono la politica monetaria ed in generale l'operato dei governi e delle bc? E quanti di questi si sono veramente convinti proprio negli ultimi mesi che appunto tra un po' in europa e negli Usa si conterrà il debito tramite inflazione appositamente elevata? E ammesso sia appunto significativa la quantità di persone che si son convinte di ciò, quali azioni concrete hanno messo in atto, azioni tali da determinare l'inflazione? Questo magari 1% che si è convinto dell'arrivo prossimo dell'inflazione elevata per abbattere il debito cosa fa di così potente per causare l'inflazione? Si gettano a far acquisti incrementando la domanda? Se sono venditori di beni, li ammassano invece di venderli in attesa di questa vertiginosa crescita dei prezzi? Riducendo l'offerta e favorendo appunto inflazione?
Cambiano dollari ed euro in...? E queste azioni di una minoranza sarebbero importanti nel determinare l'inflazione?
A me sembra molto difficile sostenere questa idea dell'impatto sull'inflazione attuale di questa aspettativa di futura inflazione elevata per contenere i debiti pubblici.
E' che talvolta queste aspettative sono trattate come qualcosa di magico, come se l'inflazione non fosse un concreto incremento della quantità media di moneta usata per...


https://www.lavoce.info/archives/98581/le-tre-inflazioni/