Inizio recessione o crollo passeggero?

ppzg

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Da oltre una settimana tutti i mercati mondiali (o quasi) stanno subendo un crollo verticale. Tante le spiegazioni, nessuna di queste completamente convincente. Possibile incremento dell'inflazione, nuova stretta sui tassi Fed, materie prime e greggio alle stelle, vendita massiva Edge Funds o vendita massiva dopo quasi due anni di salita, Bernanke non dà fiducia come il suo predecessore, instabilità politica in aree strategiche, ecc. Eppure il rapporto medio indici/utili in area euro è circa 17:1 e non e' allarmante come non lo e' la situazione macroeconomica...

Ad ogni modo, in solo 6 giorni si sono volatilizzati svariati miliardi di euro e forse siamo solo all'inizio... se la discesa andrà avanti per altre tre settimane con questo trend... forse nel 2007 si tornera' in parita' ....

Che ne pensate?
P.
 
Ultima modifica:
boh, che sia un riallineamento del "premio per il rischio" richiesto da chi detiene azioni rispetto al riskfree? questa sarebbe la versione ottimistica...
 
e se fosse che le borse salgono da tre anni e all'infinito non possono salire?
 
Le Borse crollano ma i dati economici migliorano e si parla di recessione? Mi saro' perso qualche lezione di RAI Educational... sarà che sono in Belgio ed oscurano le trasmissioni.

Scherzo logicamente. Si era sempre detto che le Borse si stavano gonfiando, si parlava di bolla. spero che si tratti solo di questo e degli altri malanni del pianeta di cui discutiamo qui. Ma da qui a recessione, manca ancora qualcosa: I dati macroeconomici
 
economist 13.5.06
Stockmarkets, the fear gauge, share prices are breaking records.
Are investors too complacent?
..volatility, which measures how assets prices fluctuate in either
directions, is abnormally low.
...to stockmarket bears, however, low volatility is a warning sign:
too much stability may, paradoxically, be destabilising.
..the current state of volatility is an indicator of potentially
sharp stockmarket decline....

Grande Economist...una settimana prima c'ha preso....
 
luigir ha scritto:
Le Borse crollano ma i dati economici migliorano e si parla di recessione? Mi saro' perso qualche lezione di RAI Educational... sarà che sono in Belgio ed oscurano le trasmissioni.

Scherzo logicamente. Si era sempre detto che le Borse si stavano gonfiando, si parlava di bolla. spero che si tratti solo di questo e degli altri malanni del pianeta di cui discutiamo qui. Ma da qui a recessione, manca ancora qualcosa: I dati macroeconomici

quoto :clap:

unica cosa da dire è che le borse in un certo modo anticipano ed influenzano gli eventi che "prevedono"
nessuno però credo sia in grado di capire se stanno anticipando una recessione o le vacanze...
 
ramirez ha scritto:
economist 13.5.06
Stockmarkets, the fear gauge, share prices are breaking records.
Are investors too complacent?
..volatility, which measures how assets prices fluctuate in either
directions, is abnormally low.
...to stockmarket bears, however, low volatility is a warning sign:
too much stability may, paradoxically, be destabilising.
..the current state of volatility is an indicator of potentially
sharp stockmarket decline....

Grande Economist...una settimana prima c'ha preso....


come Mosca col pendolino
la Juve vince a Treviso......arbitro De Santis
e guarda caso ci prende!!!

io l'ho detto sei mesi fa che prima o poi le borse avrebbero stornato
che GENIO che sono.... ;) ;) !!!

PS ovviamente scherzo, che le borse salgono e scendono è ovvio come il ciclo delle stagioni....
 
skipper1971 ha scritto:
come Mosca col pendolino
la Juve vince a Treviso......arbitro De Santis
e guarda caso ci prende!!!

io l'ho detto sei mesi fa che prima o poi le borse avrebbero stornato
che GENIO che sono.... ;) ;) !!!

PS ovviamente scherzo, che le borse salgono e scendono è ovvio come il ciclo delle stagioni....
certo molti mettevano in guardia contro ribassi.
E' il timing dell'economist che è sorprendente (può darsi sia fattore K)
Io leggo settimanalmente, ma articoli così precisi su ribassi
non ricordo di averne letti....
 
ramirez ha scritto:
certo molti mettevano in guardia contro ribassi.
E' il timing dell'economist che è sorprendente (può darsi sia fattore K)
Io leggo settimanalmente, ma articoli così precisi su ribassi
non ricordo di averne letti....

ok si scherza.... :D
 
luigir ha scritto:
Le Borse crollano ma i dati economici migliorano e si parla di recessione? Mi saro' perso qualche lezione di RAI Educational... sarà che sono in Belgio ed oscurano le trasmissioni.

Scherzo logicamente. Si era sempre detto che le Borse si stavano gonfiando, si parlava di bolla. spero che si tratti solo di questo e degli altri malanni del pianeta di cui discutiamo qui. Ma da qui a recessione, manca ancora qualcosa: I dati macroeconomici
Non ti sei perso nulla, il titolo del thread è volutamente provocatorio al solo scopo di sminuire la "paura" che si e' abbattuta sui mercati finanziari negli ultimi 6 giorni. Non siamo in presenza di recessione, ma di una "mini-bolla" peraltro fisiologica, in cui qualcuno ha venduto alla grande approfittando di due anni di rialzi.
 
ppzg ha scritto:
Non ti sei perso nulla, il titolo del thread è volutamente provocatorio al solo scopo di sminuire la "paura" che si e' abbattuta sui mercati finanziari negli ultimi 6 giorni. Non siamo in presenza di recessione, ma di una "mini-bolla" peraltro fisiologica, in cui qualcuno ha venduto alla grande approfittando di due anni di rialzi.

e cosi' era la mia risposta ;)
 
Beh, le borse dovevano stornare - e lo stanno facendo con qualche ritardo: mi aspettavo lo facessero a febbraio - per una serie di ragioni...

La principale è che si intende che con i prezzi delle commodities stabilmente stellari, diventa difficile contenere l'inflazione (almeno in USA) e quindi i tassi sono destinati a salire più del previsto.

Credo che questo incrementi le possibilità di un hard landing del ciclo economico complessivo.

Poi certo, dinanzi a preoccupazioni di questo tipo, gli investitori sono incoraggiati alle prese di beneficio... ;)
 
Dal blog di Turani:
---------------------
Non è ancora il crollo
Scivoloni pesanti delle Borse nei giorni scorsi. E molta paura. Paura di essere arriv ati alla resa dei conti. Ma le cose stanno proprio così?

Probabilmente no. In realtà, l'occasione per questi scivoloni è venuta dai dati sull'inflazione (in aumento), cosa che ha fatto temere un rialzo dei tassi di interesse. Su questa previsione gli operatori hanno mandato giù i listini.

La sensazione, però, è che si sia trattato, più che altro, di un pretesto. In realtà, le Borse erano stazionarie da tempo e tutti sapevano benissimo che erano un po' arrivate a fine corsa. Così si è approfittato dei dati sull'inflazione per movimentare un po' i listini.

Lo scenario dei mercati finanziari rimane quindi quello disegnato già da qualche tempo. Grosso modo non dovrebbero esserci grosse novità (salvo qualche ulteriore limatura dell'ordine dle 6-8 per cento). Le società guadagnano ancora discretamente bene e i tassi sono quelli che sono. In Europa saliranno ancora un po' e assai meno negli Stati Uniti.

Il vero crollo, dell'ordine dle 15-20 per cento, potrebbe arrivare alla ripresa autunnale, quando sarà un po' più chiaro lo scenario macroeconomico (con tassi, petrolio, e inflazione). Insomma, questo non è ancora il crollo dei listini.

Anche se è quasi sicuro che il crollo arriverà. Ma non adesso.

--------
Leggo l'articolo e lascio da parte la teoria. Un crollo dei listini del 6-8% (oggi) + 15-20% (in autunno) come vuoi chiamarlo? Correzione degli indici a fronte di due anni di salita o cosa?
 
Parlando dei mkt italiani, solo la corsa da fine ottobre scorso a febbraio è stata velocissima. Per non parlare degli ultimi due anni appunto, con salite regolari inframezzate solo da qualche stornino.
A mio avviso potremmo assistere a qualche settimana di incertezza e scendere ancora un poco. Solo con una semplice analisi grafica si vedeva la necessità di un calo. Adesso si tratta di attendere per vedere quando rientrare. Tenendo sempre sotto controllo dati macro e utili.
 
i98mark ha scritto:
Beh, le borse dovevano stornare - e lo stanno facendo con qualche ritardo: mi aspettavo lo facessero a febbraio - per una serie di ragioni...

La principale è che si intende che con i prezzi delle commodities stabilmente stellari, diventa difficile contenere l'inflazione (almeno in USA) e quindi i tassi sono destinati a salire più del previsto.

Credo che questo incrementi le possibilità di un hard landing del ciclo economico complessivo.

Poi certo, dinanzi a preoccupazioni di questo tipo, gli investitori sono incoraggiati alle prese di beneficio... ;)
Tutto ragionevole, ma e' pur vero che il rialzo dei tassi USA, a fronte dei rialzi delle materie prime (in primis il greggio), non è un fenomeno recente ne' imprevisto ne' imprevedibile. Insomma, non ci vuole un guru della finanza per prevedere che i tassi Fed potranno ulteriormente salire di qualche quarto di punto, qualora l'inflazione facesse lo stesso. Ma tutto ciò il mercato lo ha metabilizzato da tempo e, di solito, lo scotto delle incertezze sui mercati azionari si paga in anticipo non a consuntivo.

P.S. Industria: fatturato a marzo segna +14,5% su base annua, la crescita maggiore da gennaio 2001.
 
fresco di giornata...
.
Financial markets

Playing with fire
May 18th 2006
From The Economist print edition

Macroeconomic fears have afflicted the world's financial markets

PRUDENTBEAR.COM, a website that attracts the Jeremiahs of financial markets, carried a bleak commentary on the dollar on May 11th, laced with foreboding about American trade data, due the next day. “Can there be any doubt that the nation's record current-account and trade deficits have begun to take a serious and growing toll on the dollar? I think not.”

The writer, an American financial consultant named Douglas Gillespie, went on: “I remind readers that the stockmarket crash in October 1987 began months earlier as a dollar problem, that then became an interest-rate problem, that then became a stockmarket problem—a very, very big stockmarket problem!”

As it happened, the next day, May 12th, the dollar's broad trade-weighted index plunged to its lowest level since 1997. In the next few days, the dollar was followed downwards by the prices of all sorts of assets, including shares, bonds, gold, industrial metals and oil.

After a steadier couple of days, more trouble landed on May 17th in the shape of poor inflation data. America's “core” consumer-price index, which excludes food and energy prices, rose by 0.3% in April. Bond yields rose a bit, as you might expect, but the stockmarket took a pasting: down went the S&P 500, by 1.7% (see chart 1). In Europe, where the euro area's core inflation rate (defined slightly differently) also rose, share prices tumbled too. All this has left investors questioning whether the combination of rising inflation and inflationary expectations with worries about a weakening dollar and uncertainty over the global economic outlook is spelling the end of a bull run that has driven many asset prices to, or close to, records.

Worse still, some (and not just bears such as Mr Gillespie) saw what Richard Cookson, of HSBC, a big bank, who is a former Economist journalist, called “echoes of 1987”. So far, as Mr Cookson pointed out, it is hard to argue that financial conditions are anything like as severe as those leading up to that year's stockmarket crash. But just as it did then, much depends on how policymakers handle the slippery dollar and jumpy inflation. Leading that effort is Ben Bernanke, chairman of America's Federal Reserve, who is as untested in coping with macroeconomic disturbances as Alan Greenspan was when he took over the central bank two months before the stockmarket crash in October 1987.

It is on Mr Bernanke's shoulders that investors believe some of the responsibility for the recent bout of market instability lies—though not all of it, by any means. He has yet to establish his credibility with Wall Street: since he took office in February, yields on ten-year bonds, which had been remarkably stable, have climbed by more than half a percentage point. Partly, this has reflected a pick-up in global growth, which tends to push yields up. But recently, it is the component of bond yields that measures inflationary expectations that has increased most sharply. According to Francesco Garzarelli, chief interest-rate strategist at Goldman Sachs, the expected inflation rate implied by the prices of indexed Treasury bonds has risen almost to the same level, around 2.75%, as it was before the Fed began tightening monetary policy in mid-2004.

It has risen particularly steeply since Mr Bernanke's congressional testimony last month hinted that the Fed might pause after raising rates to 5% (a level they reached, as expected, on May 10th). Since that speech, the decline in the dollar has accelerated. And now Wall Street has this week's inflation data to worry about. “The markets are unambiguously signalling unease about the inflation-fighting credentials of the Federal Reserve,” wrote Tim Bond, of Barclays Capital, even before the latest turbulence.

A survey of fund managers by Merrill Lynch, published on May 16th but conducted a few days before the markets screeched into reverse, bore out the impression of an inflation scare. The balance of those believing the global economy was operating above a sustainable long-term trend, which would be inflationary, turned positive during the past quarter. Meanwhile, almost two-thirds of fund managers expected core inflation to be higher in a year's time, compared with less than half in February.

How much higher inflationary expectations—and to quell them, interest rates—will go is the question. In the months ahead, any hint of a surge will be likely to send markets into spasms, bringing to an end an unusually long placid period that had encouraged investors to embrace the riskiest of asset classes.

Such unsteadiness, like the swaying of an overcrowded train, caused a minor crush in commodities and emerging markets, two of the most overheated asset classes, early this week. The price of gold, which had risen by almost 70% in a year to $720 an ounce, its highest for many years, fell to $689. On May 15th the price of copper dropped from a record near $8,800 a tonne to $8,400. Emerging markets, especially hotspots such as Turkey and India, also tumbled.

All these markets still look unsettled, even though gold recovered as the dollar weakened and the steep falls in other commodity prices have not continued. The price of copper, for instance, has jumped around at levels a few hundred dollars below its peak.

Meanwhile, believers in the bull market in global equities have suffered a nasty graze, though not yet a full goring, from the past week's activity. HSBC notes that company profits are showing no signs of weakening, despite higher raw-material prices: those of firms in the S&P 500 index were up by 14% in the first quarter. Strong earnings mean that shares do not look overvalued. Despite the S&P 500's strength since the start of the year, the price/earnings ratio is barely higher than it was in 1995 (see chart 2). Optimists would say that shares now look even better value. Although the stockmarkets' cheerleaders expect American growth to ebb in the second half of the year, they hope that Japan and Europe will take up the slack. There has also been a resurgence of mergers and acquisitions for which companies are raising debt and equity. Unless the merger activity becomes manic, it may also help stockmarkets along.

But even those who have profited from the long bull market acknowledge that there are risks. The research director of one of the world's largest hedge funds talks of a “happy-chappy” environment in which mainstream investment funds and hedge funds have pursued the same strategies recently, jumping from bonds to equities and then to currencies and on to emerging markets. For too long, they have ignored inflation despite high commodity prices, he says.

There are other risks beyond the immediate concern with inflation. If policymakers do respond to rising inflationary expectations by raising interest rates further than they would otherwise have done, the deeply indebted consumers of many English-speaking economies will be hurt. So will the still-giddy housing markets of several countries.

The skill with which policymakers handle a declining dollar is another cause for concern. The currency has fallen sharply since April 21st, when the G7's finance ministers appeared to endorse a weakening of the dollar by calling on China to let its currency rise. The sense that there may be a concerted effort to weaken the American currency has been nicknamed “Plaza-lite”, after the “Plaza Accord” in 1985 which did just that—with disastrous consequences for stockmarket investors two years later.

Mr Bernanke told Congress last month that because of the size of America's current-account deficit, there was “a small risk of a sudden shift in sentiment that could lead to disruptive changes in the value of the dollar and other asset prices.” He knows that markets are now playing with fire. More bad news on inflation, or any false moves on his part, will heat up inflationary expectations and cause more trouble for the prices of shares, bonds and other assets. What the markets do not yet know—partly because he has not had time to prove himself—is how good Mr Bernanke is with a fire extinguisher.
 
troppa carne al fuoco, al momento, che alimenta speculazione
 
ppzg ha scritto:
Dal blog di Turani:
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Non è ancora il crollo
Scivoloni pesanti delle Borse nei giorni scorsi. E molta paura. Paura di essere arriv ati alla resa dei conti. Ma le cose stanno proprio così?

Probabilmente no. In realtà, l'occasione per questi scivoloni è venuta dai dati sull'inflazione (in aumento), cosa che ha fatto temere un rialzo dei tassi di interesse. Su questa previsione gli operatori hanno mandato giù i listini.

La sensazione, però, è che si sia trattato, più che altro, di un pretesto. In realtà, le Borse erano stazionarie da tempo e tutti sapevano benissimo che erano un po' arrivate a fine corsa. Così si è approfittato dei dati sull'inflazione per movimentare un po' i listini.

Lo scenario dei mercati finanziari rimane quindi quello disegnato già da qualche tempo. Grosso modo non dovrebbero esserci grosse novità (salvo qualche ulteriore limatura dell'ordine dle 6-8 per cento). Le società guadagnano ancora discretamente bene e i tassi sono quelli che sono. In Europa saliranno ancora un po' e assai meno negli Stati Uniti.

Il vero crollo, dell'ordine dle 15-20 per cento, potrebbe arrivare alla ripresa autunnale, quando sarà un po' più chiaro lo scenario macroeconomico (con tassi, petrolio, e inflazione). Insomma, questo non è ancora il crollo dei listini.

Anche se è quasi sicuro che il crollo arriverà. Ma non adesso.

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Leggo l'articolo e lascio da parte la teoria. Un crollo dei listini del 6-8% (oggi) + 15-20% (in autunno) come vuoi chiamarlo? Correzione degli indici a fronte di due anni di salita o cosa?

Un suggerimento: fare l'opposto di quello che dice Turani, senza neanche chiedersi il perchè... 9 volte su 10 funziona ;)

Posso ricordarti che dall'autunno 2003 e per tutto il 2004 Turani ha predetto un crollo imminente dei corsi borsistici ?... :)
 
Darkghost ha scritto:
Parlando dei mkt italiani, solo la corsa da fine ottobre scorso a febbraio è stata velocissima. Per non parlare degli ultimi due anni appunto, con salite regolari inframezzate solo da qualche stornino.
A mio avviso potremmo assistere a qualche settimana di incertezza e scendere ancora un poco. Solo con una semplice analisi grafica si vedeva la necessità di un calo. Adesso si tratta di attendere per vedere quando rientrare. Tenendo sempre sotto controllo dati macro e utili.

Un po' di buon senso ....

:clap: :clap: :clap:
 
ppzg ha scritto:
Tutto ragionevole, ma e' pur vero che il rialzo dei tassi USA, a fronte dei rialzi delle materie prime (in primis il greggio), non è un fenomeno recente ne' imprevisto ne' imprevedibile. Insomma, non ci vuole un guru della finanza per prevedere che i tassi Fed potranno ulteriormente salire di qualche quarto di punto, qualora l'inflazione facesse lo stesso. Ma tutto ciò il mercato lo ha metabilizzato da tempo e, di solito, lo scotto delle incertezze sui mercati azionari si paga in anticipo non a consuntivo.

P.S. Industria: fatturato a marzo segna +14,5% su base annua, la crescita maggiore da gennaio 2001.

Mi pare che il mercato avesse metabolizzato la fine (o almeno uno stop prolungato) della fase di crescita dei tassi in presenza di una crescita economica ancora robusta, quindi un periodo di equilibrio del ciclo economico...

Sconta ora qualche incertezza in più e intanto prende profitto... Altri più esperti di me nell'analisi tecnica ti potranno segnalare che su un mercato importante (il Nasdaq) questo calo è andato ad intaccare, interrompendolo, il trend rialzista dell'ultimo triennio...

Il che è possibile preludio ad una fase laterale, non appena le prospettive del ciclo economico USA e soprattutto dell'andamento dell'inflazione e di conseguenza dei tassi saranno più chiare... ;)
 
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