insider trading virtuale

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L’insider trading ora può essere "virtuale" un software per difendersi e smascherarlo

IRENE MARIA SCALISE

Hacker cognitivo: così si chiama l’insider trading virtuale, ovvero l’uso indebito d’informazioni borsistiche che trova un’alleata nella rete. Immaginate cosa succede se il comunicato relativo alla Fiat che si accorda con General Motors esce dall’azienda due ora prima del previsto: mercati impazziti e speculazioni assicurate. Tutto ciò è possibile grazie alla manipolazione di dati e informazioni reali, che passano attraverso la rete, mediante l’invio di notizie verosimili, ma false. «E non ci vuole il mago degli hacker», avverte Luca La Ferla, amministratore delegato di Digitaltrust, business unit di Internet Centre of Ecellence spa, che combatte l’insicurezza digitale. «E’ più semplice di quanto si immagina». Anzi, è già successo più di una volta. Un caso per tutti? Nell’estate 2000, un investitore scontento della performance di un titolo ha escogitato una forma di hacking cognitivo sopraffina: per vendicarsi ha prodotto un comunicato stampa che rispecchiava l’immagine istituzionale della società quotata in cui l’azienda dichiarava di aver rivisto alcune valorizzazioni, e ciò comportava la presenza di una perdita invece dell’utile annunciato giorni prima. Risultato? Il prezzo del titolo è crollato a picco.
«Spesso gli utenti non sanno che mandare l’email non è sicuro», dice La Ferla. «Chi gestisce i sistemi è in grado di raggiungere qualsiasi indirizzo e cresce l’esigenza di rendere riservate per le società quotate le informazioni che passano per la rete». Un aiuto arriva dalla punta di diamante della Digitaltrust: Sign’ncrypt, sistema applicativo dedicato alle società quotate che gestiscono informazioni price sensitive in formato elettronico. «Sign’ncrypt ha l’obiettivo di rendere difficile per una terza persona leggere cosa c’è scritto in un messaggio scambiato tra altri due o meglio, se intercetterà il messaggio, ci metterà molto più tempo e denaro prima di leggerlo». Sign’ncrypt aderisce al codice di autodisciplina delle società quotate che sollecita l’adozione di procedure per la gestione interna e la comunicazione all’esterno di documenti riguardanti le aziende. Tre sono gli asset che Digitaltrust preservare: l’impersonificazione (rivendicare la paternità di un documento), l’integrità e la riservatezza. «Garantendo una sicura identità digitale si creano le condizioni necessarie per sviluppare in futuro del business attraverso la rete». E’ così che la firma digitale, altro punto di forza di Digitaltrust, entra in gioco. Società quotate ma non solo. La sicurezza elettronica può tornare utile anche alle realtà tradizionali che hanno bisogno di riservatezza in ambienti condivisi su connessioni pubbliche o hanno bisogno di asset informatizzati anche in caso di "disaster".

da Affari&finanza di lunedì 5 maggio 2003
supplemento Repubblica
 
inseder trading (reale!)

Consob contro la Svizzera

Spaventa: non collabora sull´insider trading

"Con Abi e Bankitalia dobbiamo informare i risparmiatori su rischi e rendimenti"

ALDO FONTANAROSA

ROMA - «Vedove, orfani e pensionati» hanno diritto a informazioni chiare quando qualcuno propone loro l´acquisto di titoli. Solo così persone indifese, attirate da facili guadagni, potranno evitare trappole «come quella dei bond argentini». Ne è convinto Luigi Spaventa, presidente dell´autorità indipendente, la Consob, che difende i risparmiatori dai mercanti di illusioni. Davanti ai senatori della Commissione Finanze, sentito ieri in audizione, Spaventa rivela poi di avere «un grande problema» che si chiama Svizzera: anche lì, in terra elvetica, la Consob italiana cerca persone sospettate di "insider trading", cioè di comprare titoli grazie a notizie riservate che non potrebbero usare per un proprio tornaconto; ma la legge svizzera non aiuta chi indaga.
Centocinquanta pagine di presunte informazioni, con paroloni difficili, magari in inglese. In questi libroni, oscuri e incomprensibili, sono spesso raccolte le notizie su titoli, obbligazioni ed altre forme di investimento che persone senza scrupoli offrono ai risparmiatori. A loro volta questi risparmiatori sono attirati da guadagni facili e veloci, inconsapevoli che «alti rendimenti coincidono spesso con alti rischi». Per questo Spaventa chiede una campagna informativa che cambi la testa di chi compra titoli in modo avventuroso; e un patto con la Banca d´Italia e le associazioni di categoria (l´Abi). Obiettivo è preparare prospetti informativi e moduli che garantiscano, «a vedove orfani e pensionati», acquisti consapevoli. Giuseppe Zadra, direttore generale dell´Abi, ci sta: «E´ la filosofia del nostro progetto sull´elenco di titoli a basso rischio, allo sportello tra pochi mesi». L´elenco «comprenderà titoli pubblici e privati, italiani ed esteri, che hanno un rating», cioè un voto in pagella, «elevato. Aiuteranno i risparmiatori a trovare investimenti a basso rischio con rendimenti in proporzione».
Ma la Consob, intanto, avvia la campagna di Svizzera. Sulle tracce di sospettati di "insider trading" e di possibili manipolatori, l´autorità italiana contatta la Commissione federale delle banche che - assicura Spaventa ai senatori - è pronta a collaborare. I sospettati, però, hanno facile gioco a ricorrere ai giudici della Corte federale, ottenendo il blocco di ogni accertamento. Colpa della legge svizzera che offre appigli - sottolinea Spaventa - «pretestuosi». A questo punto, Consob ha interrotto ogni collaborazione segnalando all´autorità giudiziaria 70 casi rimasti senza soluzione.
Spaventa ragiona anche sui rischi dell´allargamento della Unione europea ai paesi dell´Est europeo. Estonia, Ungheria, Cipro, Slovenia, Polonia, Repubblica Ceca, Lettonia, Lituania, Malta, Slovacchia sono nazioni piccole, «mercati neonati». Tutti insieme raggiungono oggi un decimo della capitalizzazione di un mercato medio come Milano. Il problema, però, è che la loro regolamentazione è meno stringente e potrebbe aprire agli altri paesi spazi per scorribande spericolate. Il rimedio - sottolinea Carlo Biancheri, alto funzionario della Consob - è verificare che le regole comunitarie vengano digerite ed applicate per davvero da queste nazioni.
La giornata tutta d´attacco di Spaventa inizia in mattinata ad un convegno. Lì il presidente di Consob, ragionando su etica e industria, sottolinea che le piccole famiglie industriali «non sanno dove mettere i soldi». Merito anche, a volte, di cinquant´anni di evasione fiscale.
Repubblica 14 maggio 2003
 
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