Invisibili i prezzi delle merci in vetrine e scaffali

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26 aprile 2006
Invisibili i prezzi delle merci in vetrine e scaffali
di Nicoletta Cottone


Commercianti ritrosi a esporre i prezzi sulla merce, nonostante gli obblighi di legge e le sanzioni amministrative da 516 a poco più di 3mila euro.
È il risultato di un’inchiesta sull’esposizione dei prezzi sulla merce in vetrina e sugli scaffali, condotta in 46 città europee, di cui 10 italiane, da Altroconsumo, in collaborazione con associazioni partner di Portogallo, Spagna e Belgio e con il patrocinio della Commissione europea. In Italia l'inchiesta ha interessato Bari, Bologna, Cagliari, Genova, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino.

Risultato: in Italia il 44% dei negozi specializzati non espone i prezzi. Va peggio in supermercati e ipermercati, dove il 62% dei negozi non mette in mostra il cartellino. Fa meglio di noi, sia pur di poco, la Spagna (42%). Un po’ più ligi in Portogallo (32%) e Belgio (28 per cento). «Un vizio di vecchia data - sottolineano ad Altroconsumo - al quale si possono addebitare, in buona misura, gli incrementi selvaggi dei prezzi e, quindi, della vita, all’indomani dell’introduzione dell’euro e la conseguente minore capacità d’acquisto dei consumatori italiani». Nel corso dell’inchiesta sono stati visitati 3.228 punti vendita, di cui 788 in Italia tra supermercati, ipermercati, negozi specializzati tradizionali o a catena.

In Italia i più indisciplinati nell’esposizione dei prezzi all’interno dei negozi sono i commercianti di Bari, che nel 77% dei casi dimenticano il cartellino, seguiti a ruota dai napoletani (75 per cento). I più disciplinati sono i palermitani, dove solo il 5% dei negozianti dimentica il cartellino. Nell’esposizione dei prezzi in vetrina, invece, nicchiano soprattutto i commercianti di Cagliari, dove il 75% non espone il cartellino, seguiti dai baresi (67%), dai genovesi (57%) e dai romani (41 per cento). I più ligi sul fronte dei prezzi in vetrina sono i torinesi, seguiti dai palermitani.
Inoltre il 24% dei negozi espone prezzi all’interno poco leggibili, mentre il 12% manca di chiarezza. Nelle vetrine, invece, il 13% dei cartellini non è leggibile, il 9% non è chiaro.

I risultati migliori sono quelli relativi agli elettrodomestici e ai negozi di fotografia. Difficile, invece, la situazione degli alimentari dove il 64% dei punti vendita risulta carente e dell’abbigliamento in super e ipermercati, dove il 53% non rispetta la legge. Meno reticenti i negozi di scarpe dove l’81% dei negozi mostra i prezzi che risultano leggibili nel 93% dei casi e chiari nel 95 per cento.

Esporre il prezzo, spiegano ad Altroconsumo, è un elemento fondamentale del contratto di compravendita nel quale il commerciante dichiara in modo inequivocabile il prezzo, tutelando il consumatore da comportamenti disonesti, favorendo la trasparenza e la corretta concorrenza. Il consumatore, infatti, confrontando i prezzi fra i negozi, può scegliere il bene che conviene di più e premiare i negozi che lo trattano nel modo migliore. Fra le altre, quando il prezzo è occultato, entra in ballo anche il meccanismo psicologico che sfavorisce il consumatore, in quanto, chiedendo il prezzo ci si sente poi quasi obbligati all’acquisto, anche se il bene in questione non ci sembra conveniente.

Proprio per questi motivi in Italia la legge 84/2000, che recepisce la direttiva europea 98/6/Ce, definisce il prezzo di vendita come quello finale, espresso per unità di prodotto o per una determinata quantità, comprensivo di Iva e ogni altra imposta. I prezzi devono essere indicati per ogni prodotto in maniera inequivocabile e leggibile, sia in vetrina, sia all’interno del negozio. Fanno eccezione solo le rivendite di giornali e riviste, le opere d’arte, oreficeria e antichità che, per motivi di sicurezza, devono mostrare il cartellino solo all’interno dell’esercizio.
 

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Abolizione dell'obbligo di mostrare i prezzi delle merci in vetrina.

Obbligo assurdo.

Entri, chiedi il prezzo, troppo alto? Te ne vai.
 
claudio_rome ha scritto:
Abolizione dell'obbligo di mostrare i prezzi delle merci in vetrina.

Obbligo assurdo.

Entri, chiedi il prezzo, troppo alto? Te ne vai.
:rolleyes:
 
claudio_rome ha scritto:
Entri, chiedi il prezzo, troppo alto? Te ne vai.

Con perdita di tempo + rottura di sfere tua e del negoziante...
Motivazioni ragionevoli, per definire assurda la norma, ne hai?
 
greg ha scritto:
Con perdita di tempo + rottura di sfere tua e del negoziante...
Motivazioni ragionevoli, per definire assurda la norma, ne hai?


Ti basta la liberta'?

Liberta' di scegliere politiche di marketing/vendita, fra le quali anche quella se scegliere di esporre i prezzi, solo alcuni o nessuno.
La scelta sta' nel negoziante che mette a rischio il suo capitale ed il suo tempo per avere una attivita' in utile.
Arriva lo stato e ti dice ... devi fare cosi' e cosa' ..... non e' giusto.
 
Io in un negozio che non espone i prezzi non ci entro nemmeno, e se ci capito non chiedo mai i prezzi, guardo me ne vado e basta...

Semplificando vi sono due casi estremi:

Vi sono i clienti poveri che vanno per la cosa più economica, vogliono scegliere il più a buon mercato fra 10 oggetti senza però doversi umiliare a chiedere il prezzo di ognuno di loro al negoziante, pensano fra loro "chiedo altri due prezzi e il mio 740 non avrà più segreti per il commesso..." questa clientela si sente a ragione discriminata dal negoziante, il quale punta magari a "forzare" il contatto dialettico con il cliente per mettere in atto tutte le "seduzioni verbali" tipiche del'arte della vendita (vedi film tipo "Americani" con Al Pacino e jack Lemmon).

Poi vi sono i clienti ricchi che godono nel comprare le cose senza manco chiedere cosa costano e che magari ritengono un offesa l'esposizione del prezzo, con la logica del...
"se chiedi quanto costa non te lo puoi permettere..."
pagano con carta di credito facendo spallucce quando il commesso suo malgrado è costretto a dire l'ammontare del danno.

L'obbligo per legge è sostanzialmente una forzatura, è una questione di scelta tra due diverse clientele...
scelta che spetterebbe al negoziante ma che in un certo senso è un pò discriminatoria, se sono un cliente "povero" il commerciante mi impedisce di capire se ci sono delle cose che vanno bene per me perche per saperlo o passo per un rompiballe chiedendogli tutti i prezzi di 20 oggetti diversi o nel migliore dei casi devo fare la figura del poveraccio.

***

Quindi supponiamo di entrare in un negozio di scarpe:

Se vedo il prezzo esposto e non compro perche costa caro, posso anche lasciare intendere che l'oggetto non mi piace...

Se viceversa il prezzo non è esposto sono costretto a chiedere quanto costa, ho già dato una informazione al negoziante che quel tipo di oggetto mi piace ed a questo punto è solo una questione di prezzo...

Il negoziante allora con altri due prezzi ricaverà dalle mie reazioni quanto sono disposto a spendere e state sicuro che la prossima scelta avrà proprio quel prezzo, prezzo che il negoziante avrebbe potuto cannare esponendolo prima, in questo modo le scarpe hanno un prezzo "personalizzato" a misura del cliente.:D

Sinceramente mi sembra più civile l'esposizione dei prezzi, comunque non me la sentirei di renderlo obbligatorio, casomai di fare una massiccia campagna televisiva con l'invito a boicottare tale tipo di negozi.
 
bandit ha scritto:
Il negoziante allora con altri due prezzi ricaverà dalle mie reazioni quanto sono disposto a spendere e state sicuro che la prossima scelta avrà proprio quel prezzo, prezzo che il negoziante avrebbe potuto cannare esponendolo prima, in questo modo le scarpe hanno un prezzo "personalizzato" a misura del cliente.:D

Sinceramente mi sembra più civile l'esposizione dei prezzi, comunque non me la sentirei di renderlo obbligatorio, casomai di fare una massiccia campagna televisiva con l'invito a boicottare tale tipo di negozi.


Concordo su molto che hai scritto, l'ultima frase la modificherei in "massiccia campagna televisiva con lo spiegare come non vergognarsi a chiedere il prezzo"
 
claudio_rome ha scritto:
Ti basta la liberta'?


Arriva lo stato e ti dice ... devi fare cosi' e cosa' ..... non e' giusto.

No, mi pare una forzatura del principio, di fatto trascurando la libertà dell'altra parte in causa, il cliente.
A fronte di un vantaggio per il venditore, vorresti limitare le possibilità di acquisire informazioni utili alle decisioni di acquisto, a meno di seguire una procedura più lunga e complessa: entrare nel locale, forse aspettare che si liberi un commesso, indagare sui vari articoli... tutto evitabile con un'occhiata ai cartellini.
Poi magari sei tra coloro che, giustamente, si lamentano delle inefficienze e delle lungaggini della burocrazia e degli uffici statali. :D
 
Io la vedo così ( o perlomeno è come mi comporto):

- preferisco se ci sono i prezzi in vetrina, è più comodo perchè evito di perdere tempo, mettermi a chiacchierare per il solo scopo di sapere un paio di prezzi
- se non ci sono posso entrare a chiedere, non mi vergogno a svicolare perchè è caro
- quando noto che un negozio non solo non mette i prezzi , ma è caruccio rispetto ad altri semplicemente non ci vado più...

Perchè legiferare su una cosa tanto semplice ?? Gente c'è mica da vergognarsi se una cosa è cara...
 
Darkghost ha scritto:
Perchè legiferare su una cosa tanto semplice ?? Gente c'è mica da vergognarsi se una cosa è cara...

Bravo, esattamente.
Eppure per i governanti (specie quelli di sinistra) il popolo e' stupxdo e imbecilxle e quindi va aiutato contro i commercianti furbi e spietati. Nulla di piu' falso.
 
greg ha scritto:
No, mi pare una forzatura del principio, di fatto trascurando la libertà dell'altra parte in causa, il cliente.

Non e' obbligato ad entrare nel negozio. Ha la liberta' di scegliere.
 
claudio_rome ha scritto:
Non e' obbligato ad entrare nel negozio. Ha la liberta' di scegliere.

Sbagliato, non è libertà di scelta, è libertà di rinunciare.
Rigirando la frittata, nessuno è obbligato ad aprire un esercizio se la regolamentazione in materia gli sembra troppo opprimente.
Ti piace come scelta?
 
greg ha scritto:
Sbagliato, non è libertà di scelta, è libertà di rinunciare.
Rigirando la frittata, nessuno è obbligato ad aprire un esercizio se la regolamentazione in materia gli sembra troppo opprimente.
Ti piace come scelta?

Ahhhh ecco, una bella regolamentazione in materia. Ecco come la sinistra intende la liberta'.

Liberta' di rinunciare, mi ricorda la liberta' che c'e' a Cuba. Hai la liberta' di rinunciare ad andartene dal paese se te ne vuoi andare.

Hai la liberta' di rinunciare ad aprire un negozio!!!!!!!



Che tristezza :(
 
Ultima modifica:
claudio_rome ha scritto:
Ahhhh ecco, una bella regolamentazione in materia. Ecco come la sinistra intende la liberta'.

Liberta' di rinunciare, mi ricorda la liberta' che c'e' a Cuba. Hai la liberta' di rinunciare ad andartene dal paese se te ne vuoi andare.

Hai la liberta' di rinunciare ad aprire un negozio!!!!!!!



Che tristezza :(

Lascia da parte questa retorica da quattro soldi sulla sinistra.
Francamente non si capisce perchè tu la faccia tanto grossa sulla questione, come se esporre un cartellino fosse chissà quale immane compito da assolvere.
Nota bene che ti ho messo nel piatto la stessa "libertà" che tu vorresti riservare ai consumatori("non è obbligato ad entrare nel negozio" ricordi?), ma quella minestra ti piace solo se sei tu a servirla.
Come consumatore sono a favore di ogni provvedimento che favorisca la concorrenza, e una maggiore visibilità dei prezzi è innegabilmente un fattore positivo per il cliente, può esserlo meno per il venditore, sono d'accordo, ma significa solo che prevarrà il migliore.
Ti causa qualche problema?
 
Lascia da parte questa retorica da quattro soldi sulla sinistra.
Francamente non si capisce perchè tu la faccia tanto grossa sulla questione, come se esporre un cartellino fosse chissà quale immane compito da assolvere.
Nota bene che ti ho messo nel piatto la stessa "libertà" che tu vorresti riservare ai consumatori("non è obbligato ad entrare nel negozio" ricordi?), ma quella minestra ti piace solo se sei tu a servirla.
Come consumatore sono a favore di ogni provvedimento che favorisca la concorrenza, e una maggiore visibilità dei prezzi è innegabilmente un fattore positivo per il cliente, può esserlo meno per il venditore, sono d'accordo, ma significa solo che prevarrà il migliore.
Ti causa qualche problema?

Non è che trovi oppressivo per i commercianti esporre i prezzi. E trovo la concorrenza il migliore strumento per evitare fregature al consumatore.
Soltanto che preferirei uno Stato (non un Governo, uno Stato), in cui per il Governo vi è minor necessità di andare a legiferare su ogni aspetto. Per tale motivo tante volte auspico una maggior "forza" dei cittadini (migliore cultura, miglior senso critico).

Nei due casi vi è maggiore libertà per l'una o l'altra parte. Solo che in uno dei casi deve intervenire lo Stato con una legge che imponga l'esposizione dei prezzi (e anch'io preferisco trovare i cartellini in vetrina!) , nell'altro sono i cittadini con il loro comportamento (ma questo non accade, meglio che intervenga lo Stato) a sfavorire quei negozi che non mettono il prezzo. E lo Stato non deve legiferare (il che tante volte reca più danni collaterali del bene che fa, visto che in Parlamento da un lato e dall'altro siedono persone che il più delle volte legiferano su fenomeni che non conoscono bene).
 
claudio_rome ha scritto:
Ahhhh ecco, una bella regolamentazione in materia. Ecco come la sinistra intende la liberta'.

Liberta' di rinunciare, mi ricorda la liberta' che c'e' a Cuba. Hai la liberta' di rinunciare ad andartene dal paese se te ne vuoi andare.

Hai la liberta' di rinunciare ad aprire un negozio!!!!!!!



Che tristezza :(

Per la verità se dovessi risponderti per logica direi che è l'opposto di quanto dici. Volendo prendere ad esempio il Giappone o gli Usa, lì vi trovi esposti tutti i prezzi al netto delle tasse perchè variano da stato, città etc...stessa situazione quella nipponica.

Forse paradossalmentem ma non conosco il caso specifico, proprio a cuba ci sarebbe meno bisogni di esporre i prezzi, anzi facciamo a Pyongyang dal momento che sono prezzi imposti.

Ergo il tuo discorso regge poco....eufemisticamente
 
FaGal ha scritto:
Per la verità se dovessi risponderti per logica direi che è l'opposto di quanto dici. Volendo prendere ad esempio il Giappone o gli Usa, lì vi trovi esposti tutti i prezzi al netto delle tasse perchè variano da stato, città etc...stessa situazione quella nipponica.

......
......
Ergo il tuo discorso regge poco....eufemisticamente



Cio' che hai scritto (per gli USA) non corrisponde alla realta'.


Ho vissuto piu' di 3 anni negli USA e ci vado almeno 2 volte l'anno. Sono numerosissimi i negozi che non espongono i prezzi sui prodotti.
 
Ultima modifica:
PREZZI. Beni di largo consumo, Germania e Paesi Bassi le nazioni più economiche. Lo rileva ACNielsen
03/05/2006 - 14:06



La Finlandia è il Paese europeo più costoso per i prodotti di largo consumo maggiormente diffusi, mentre Germania e Paesi Bassi sono le nazioni più convenienti, soprattutto perché il dominio degli hard discount obbliga a mantenere competitivi i prezzi. L'Italia è invece il Paese più conveniente dove comprare il caffè solubile. E' quanto emerge dalla ricerca ACNielsen semestrale dell'Euro Price Barometer che analizza i prezzi dei beni di largo consumo in 16 stati d'Europa.

Secondo la ricerca, dissetarsi senza mettere troppo mano al portafogli è possibile in Svizzera, dove una bottiglia d'acqua costa 0,74 euro al litro. Segue l'Italia e il Belgio, dove la stessa bottiglia costa 2 centesimi in più (0,76 euro). Molto più cara in Finlandia: costa ben 2,09 euro. Viaggiando in questo Paese, però, conviene portare con sè i rasoi usa e getta perchè vengono venduti a 6,05 euro al pacchetto, contro i 2,59 euro della Germania. La Danimarca è il Paese più caro dove comperare bottiglie di soft drink, sebbene sia nuovamente la Finlandia la nazione dove le bibite gassate in lattina hanno il costo maggiore. La lattina più conveniente viene venduta nei Paesi Bassi e in Spagna.

La Germania batte la Svizzera sui costi della cioccolata, mentre le patatine fritte andrebbero acquistate in Danimarca, che vanta i prezzi più contenuti di tutta Europa. Gli amanti del caffè solubile dovrebbero acquistarlo in Italia, il paese più economico d'Europa - 3,88 euro contro ad esempio i 7,33 euro necessari in Francia per lo stesso acquisto.

"Sebbene i dati dell'Euro Price Barometer di ACNielsen abbiano dimostrato come i prezzi dei beni di largo consumo stiano lentamente convergendo in ambito europeo - ha aggiunto Martell - per alcuni prodotti esistono ancora significative differenze da un Paese all'altro. I fattori che influenzano i prezzi di questi prodotti comprendono la posizione geografica, i costi di trasporto, le imposte di vendita, i costi immobiliari e il panorama distributivo del Paese considerato".

Per quanto riguarda viaggiare in Europa Frank Martell, Presidente e CEO (Chief Executive Officer) di ACNielsen Europe consiglia: "Quando si viaggia all'estero è utile conoscere e confrontare il costo dei beni di largo consumo comunemente utilizzati. A seconda della destinazione alcuni prodotti possono presentare un prezzo più che doppio rispetto a quello del supermercato sotto casa". Prima di partire - si legge in una nota - è sempre utile informarsi sul costo dei prodotti di uso quotidiano dei singoli Paesi; un aiuto in tal senso è dato dall'Euro Price Barometer di ACNielsen, che ogni sei mesi rileva, in 16 nazioni europee, il prezzo dei prodotti di largo consumo più comunemente diffusi a livello globale.

2006 - redattore: SB
http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=7478
 
quote....Segue l'Italia e il Belgio, dove la stessa bottiglia costa 2 centesimi in più (0,76 euro). ...unquote.
ma che cap-zo dice......o,76 è troppo se acq. al supermercato..
e troppo poco se acq. al bar....
io la pago la metà..
 
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