Italia vicino al default per colpa della sua pubblica amministrazione

ceck78

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Il rating italiano è sceso ancora. S&P lo ha portato a tripla B. La soglia del giudizio di emittente spazzatura, per uno dei tre grandi paesi fondatori dell'Ue e membro del G7, è ormai dietro l'angolo.

La più prolungata recessione del secondo dopoguerra ha messo in evidenza tutte le incongruenze e le inadeguatezze della macchina pubblica italiana.

Pensata soprattutto per fare budget spending e implementare politiche keynesiane
, il braccio operativo del potere esecutivo italiano è oggi una zavorra che tira il paese nella direzione della decrescita del pil.

Da molto tempo, del resto, questo giornale segnala che il vero spread che condanna il sistema Italia non è tanto quello tra Btp e Bund tedeschi, ma quello tra l'efficienza e la qualità della pubblica amministrazione dell'eurozona in tripla A e l'azione della p.a. del Belpaese.

Un esempio reale di come la p.a. italiana non è in grado di tenere il passo imposto dall'euro e dalla globalizzazione, peraltro in uno dei settori più delicati per la competitività delle imprese e la possibilità di creare nuova occupazione: la ricerca.

Quando ancora era ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani il Mise, anche utilizzando fondi europei, emise un bando per selezionare progetti di ricerca denominato «Competitività del Made in Italy».

Arriva il nuovo governo e il bando va avanti e nell'aprile del 2010 l'allora ministro pro tempore, Claudio Scaiola, anticipa con un telegramma a tutte le società, positivamente selezionate dalla commissione, il loro successo. Dopo qualche mese la graduatoria viene pubblicata sulla G.U. A quel punto la gestione della pratica passa dal Mise a Invitalia, una spa al 100% dello Stato, il soggetto gestore. Nel passaggio delle carte tra Mise e Invitalia si perde circa un anno per perfezionare il contratto con le imprese aggiudicatrici.

Ora per ottenere l'anticipo sul progetto di ricerca, prestando apposita fideiussione al Mise, l'impresa deve produrre varie certificazioni tra le quali l'originale dell'antimafia. Richiesta nel luglio del 2011 l'ufficio competente di Roma rilascia soltanto dopo 12 mesi l'antimafia. A quel punto Invitalia può lavorare l'anticipazione e girare la pratica al Mise per autorizzare il mandato di pagamento. Si perde tempo prezioso e scatta la tagliola del gennaio 2013 senza aver impiegato ancora i fondi assegnati in G.U. nel luglio del 2010, significa che il capitolo va in perenzione e i soldi tornano nella disponibilità della Ragioneria dello stato.

Quanto impiega a riassegnare fondi per la ricerca la Rgs? Nessuno lo sa con esattezza ma sei mesi non bastano. Morale: come si fa a salvare da default un paese con una p.a. così?

http://www.italiaoggi.it/giornali/d... per colpa della sua pubblica amministrazione
 
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