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Cento libri fondamentali
di Mario Lenzi


Alcuni titoli sono stati inclusi solo per dovere di obbiettività; e non necessariamente tutti i cento qui elencati sono i più rilevanti. Abbiamo escluso infatti opere che sono fondamentali, ma così lontane dal nostro tempo e dalla nostra cultura da risultare ormai difficilmente valutabili nella loro importanza, come, solo per citare alcuni esempi, i testi “Sulla natura” di Parmenide, “Gli inni” di Zaratustra, “ Il libro dei re” di Firdusi, “ Il giardino delle rose” di Saadi, “ Il divano” di Hafis, il “Didascalicon” di Ugo di San Vittore, e anche “ il Corano”, la maggior parte della Bibbia , il “ De servo arbitrio” di Lutero e così via. E abbiamo tralasciato l'indicazione del traduttore e dell'edizione. Questi libri è importanti leggerli, a ogni costo.

Autore ignoto - "Apocalisse"

Apocalisse significa in greco “rivelazione” ed è il racconto di una terrificante visione avuta dall’autore, che i padri della Chiesa identificarono in San Giovanni. Vi si prevede, con un simbolismo talmente ricco da eccitare la fantasia di centinaia di artisti, dai codici di Girona a Giotto, da Rubens a De Chirico, la fine del mondo e il trionfo finale di Cristo. Il mondo del male, naturalmente, era per Giovanni l’impero di Roma e l’autore ne decretava il crollo con l’avvento di una nuova era : ignaro di quanti altri diavoli e dragoni sarebbero venuti dopo. E’un documento di potenza ineguagliabile : e infatti nessun testo di fantascienza è mai stato altrettanto efficace.

Autore ignoto - "Il cantico dei cantici"

E’ il canto per eccellenza dell’amore – col pieno coinvolgimento dei sensi - tra un uomo e una donna. Il fatto che sia stato incluso come libro sacro nella Bibbia ( intorno al sesto secolo a.C.), ha indotto gli studiosi a interpretarlo come un rapporto nuziale fra Dio e il popolo d’Israele e , più tardi, fra Cristo e la Chiesa. Ma la lettura, sia letterale che simbolica, di questo gioiello poetico, porta a ritenere assai forzate queste interpretazioni. Vale sempre, comunque, la definizione che ne fu data dal grande rabbino Akiba 20 secoli fa: «L’universo intero non vale il giorno in cui Israele ebbe il Cantico dei Cantici».

Autori vari - "Gli inni omerici"

Sono 33 composizioni in esametri che la tradizione attribuisce a Omero, inteso per altro come un nome che viene collettivamente attribuito a vari autori, vissuti da 3.000 a 2.500 anni fa. Gli inni raccontano, con momenti di grande poesia, i miti attraverso i quali il popolo greco espresse le sue credenze sul tempo e sulla natura, come per esempio quello di Demetra, dea della terra. Qui l’ignoto autore spiega il ciclo costante delle stagioni con il destino della figlia di Demetra condannata a vivere d’inverno nell’ Ade ( e allora , la madre terra è arida e desolata). Non c’è da domandarsi se i greci antichi, quando scrivevano queste storie, ci credevano davvero; c’è da domandarsi, se mai, perché noi non siamo più capaci di crearne di simili.

Autori vari - "Le mille e una notte"

Questa grande raccolta di novelle che è stata costruita in venti secoli (raggiunse infatti la sua compiutezza definitiva nel Quattrocento e solo molto più tardi fu tradotta, e sempre parzialmente, nelle lingue europee) racconta colori odori e sapori dei favolosi popoli e regni che si sono avvicendati nelle terre dal Nilo all’ Indo. Dà la chiave non solo per gustare fantasie, magie, crudeltà e raffinata eleganza di generazioni scomparse , ma anche per comprendere meglio i fili segreti che muovovo le trame nel vicino Oriente. Non si puo’ capire nemmeno la politica dei paesi arabi se non si è letto “Le mille e una notte”.

Autori vari - "Il Pentateuco"

Questi cinque testi, coi quali ha inizio la Bibbia (letteralmente “i cinque astucci” che contenevano i “ rotoli” , cioè i libri dell’epoca), rivelano la presenza di Dio nella storia. O meglio il modo come la memoria di un popolo, quello ebraico, esprime con vigore irripetibile quella presenza; e tenta di spiegare come è nato l’universo , quali sono state le prime vicende dell’uomo, come sono state stabilite le fondamentali regole sociali. Naturalmente bisogna intendersi sulla parola “ Dio”. L’universo è costruito secondo una legge. Se alcuni, come gli ebrei, chiamano questa legge Dio e altri no, è solo una questione di cultura, di gusto e di definizione.

Autori vari - "I vangeli"

I vangeli di Matteo, Luca e Marco (in realtà tre versioni di uno stesso testo ) e quello ( molto diverso, meno cronachistico e più dottrinario) di Giovanni, sono il documento di contenuto più alto e di maggiore bellezza letteraria che mai una religione abbia espresso; il punto d’arrivo di un pensiero che era maturato in Oriente attraversando i secoli ; e insieme la base, attraverso la elaborazione che ne fece san Paolo, non solo del cattolicesimo, ma anche di tutti i movimenti di emancipazione sociale, dai francescani fino al socialismo. Si potrebbe però dire di esso quello che fu detto del pensiero illuministico, e cioè che già portava in sé il germe di quella regressione che poi puntualmente seguì.

Agostino – "Le confessioni"

Agostino qui si spoglia di tutta la sua dottrina e si mostra ai contemporanei e ai posteri così com’è , con tutte le sue debolezze , le sue paure, le sue certezze e anche, com’è naturale, con qualche reticenza Però la sua sincerità è spesso disarmante, come quando chiede a Dio di dargli il dono della castità, «ma non ora, non subito». Si potrebbe dire, parafrasando un grande poeta, che questo non è soltanto un libro: chi tocca questo, tocca un uomo. E un uomo molto simile, se si escludono alcune convinzioni, a quelli del nostro tempo, anche nei difetti e nelle convinzioni stravaganti. A differenza dalle altre opere di Sant’Agostino, “Le confessioni” mantengono un carattere di grande attualità.

Arendt - "La condizione umana"

L’ opera della saggista tedesca, che qui citiamo col titolo desunto dalla traduzione inglese, ha il titolo originario di “Vita activa oder vom tatigen Leben”. Nel lavoro, che ora viene indicato come l’ elemento caratteristico dell’esistenza umana e come il fondamento della società ( e anche della nostra Repubblica ), la Arendt coglie infatti la decadenza dell’agire politico. La società non è più la polis greca di Pericle, cioè una comunità di individui che con le loro attività interpersonali miravano a capire e a trasformare il mondo, ma una vicinanza di attori omologati secondo il copione della produttività. Un libro che risponde a molti interrogativi sulla crisi della politica e sul rapporto fra progresso tecnologico e sviluppo umano.

Aristotele - "La fisica"

Questo grandioso tentativo di sistemazione del mondo e di comprensione dei fenomeni naturali ha costituito la base di ogni filosofia della natura per quasi duemila anni , dall’antichità al medioevo passando per il cristianesimo. L’età moderna l’ha data per sorpassata , ma in tempi più recenti, con il superamento della meccanica classica, alcune concezioni di Aristotele, come la teoria del cosmo finito , del tempo e del luogo naturale, sono state rivalutate e vivono una nuova attualità. Se si considera il buon lavoro fatto da Aristotele, con mezzi tanto limitati, in molti campi, per esempio nella biologia, si può solo ammirarlo e perdonargli le molte stravaganze che nemmeno alcuni filosofi vissuti prima di lui si sarebbero concesse.

Aristotele "La metafisica"

Nonostante la fortuna che ha avuto nel tempo, quest’opera sulle cause prime della realtà e sui princìpi primi della ragione, è redatta in uno stile talmente piatto e privo di ispirazione da renderla difficilmente sopportabile, a parte la difficoltà dei contenuti. La ragione di questo stile, però, non è solo la statura letteraria di Aristotele, così inferiore a quella di Platone, ma il fatto che si tratta di una traccia per le lezioni ai discepoli ( Aristotele infatti è il primo autore che si conosca di libri di testo) . Si sa che “La metafisica” ha rappresentato per 17 secoli una specie di ostruzione nello sviluppo del pensiero, tanto che il risveglio scientifico del Rinascimento ruppe con essa per tornare a Platone, ma ciò non toglie che Aristotele resti, pur sempre, uno dei grandi punti di riferimento. Il cattolicesimo gli deve molto.

Averroè - "Grande commento alla metafisica"

L’interpretazione che uno scienziato arabo, vissuto in Spagna nel dodicesimo secolo, ha dato degli elementi essenziali della metafisica aristotelica, ha avuto il merito di mettere in difficoltà insormontabili i padri della Chiesa da Bonaventura a Tommaso d’Aquino, con le affermazioni sull’anima umana (che è un’ immagine dell’intelletto divino, ma è mortale mentre Dio è eterno) e sulla verità della ragione ( che non sempre puo’ essere conciliabile con quella della fede). Averroè resta il commentatore principe di Aristotele. Questo libro dimostra che il filosofo greco non era del tutto responsabile di quel dogmatismo cieco e servile del quale dettero prova quasi tutti i suoi seguaci.

Balzac – "La commedia umana"

Con questo titolo collettivo, ispirandosi chiaramente a Dante, Honoré de Balzac chiamò il suo gigantesco ciclo di 91 romanzi. Volle studiare, come uno scienziato molto scrupoloso, i pensieri, i sentimenti, gli ideali e le passioni dell’umanità ed essere il testimone , il giudice e l’interprete del suo mondo, la Francia del Primo Impero, di Luigi Filippo e della Restaurazione. In realtà, Balzac riuscì a capire e a descrivere non solo uomini e donne del suo tempo, ma anche quelli del nostro. Giustamente Dostoevskij, che di romanzi se ne intendeva, ebbe a dire che non un solo uomo ma “interi millenni“ avevano preparato la nascita di quest’opera sterminata.

Beccaria - "Dei delitti e delle pene"

Il filosofo milanese denunciò nel Settecento la tortura, la pena di morte, la custodia preventiva, i differimenti dei processi e cambiò la natura del diritto penale dal concetto di ritorsione a quello di prevenzione. Quando Voltaire e Diderot fecero conoscere al mondo questo libro stampato in una piccola tipografia a Livorno, l’ancien régime subì un duro colpo e sembrò che finalmente fosse giunta l’ora della ragione e della libertà. Sembrò . Perché , giunti al Duemila, ci sono ancora nel mondo ministri della giustizia che la pensano all’opposto di Beccaria, anche se non lo sanno, perché sono particolarmente ottusi e perché questo libro non l’hanno mai letto.

Block – "Il principio speranza"

Nessuno di noi puo’ sapere come sarà la sua vita e in quale mondo vivrà nei prossimi anni, però ognuno sa (o crede di sapere) come vorrebbe che fossero quella vita e quel futuro. Dunque la speranza non è qualcosa di estraneo, che ci viene da fuori, ma la concreta proiezione dei nostri bisogni e dei nostri desideri. Speriamo in un domani che, per quanto incerto, è lo specchio ( migliorato ) di oggi. Partendo da una serrata analisi di questi stati utopici della coscienza, dalle aspirazioni dei singoli ai grandi miti collettivi, fino alle espressioni dell’arte, anche di quella povera, Block delinea qui una vera e propria enciclopedia delle speranze umane e così facendo, in una certa misura, anticipa le problematiche del mondo dopo di noi.

Boccaccio - "Decamerone"

La saggezza, l’arguzia e la sensualità di un popolo di mercanti, che vive in una società raffinatamente irriverente e licenziosa, sono espressi in questa raccolta di novelle che costituisce un’opera unica nella storia di tutte le letterature, non solo per la vivacità della materia e la incomparabile ricchezza artistica, ma anche per la disinvoltura spirituale e le audacie linguistiche che segnano il trionfo della nuova società borghese sulla Chiesa medioevale e sul Feudalesimo. Dal Boccaccio a oggi il mondo è radicalmente cambiato e perciò molta carica esplosiva del libro, che preconizzava i tempi nuovi, è andata perduta, però resta la straordinaria vitalità di un narratore di genio.

Boezio - "Consolazione della filosofia"

Commentatore insigne di Aristotele , uomo di stato, consigliere del re degli Ostrogoti, Boezio fu imprigionato e condannato a morte dal re Teordorico. . Dal fondo del carcere , dedicò i suoi ultimi giorni a scrivere questo libro. Il sovrano riuscì a spengere quella grande mente, ma non a cancellare il libro, che resta nei secoli come suprema testimonianza di un filosofo che non si piega all’ ingiustizia, anzi da quella trae la forza per proclamare le sue idee. A partire dall’ottavo secolo, la Chiesa venerò Boezio come martire e santo. Ma, stranamente, nel suo libro, il filosofo non fece mai un accenno, nemmeno indiretto, alla dottrina cristiana. A cristianesimo ormai affermato, forse Boezio volle dimostrare che non c’è bisogno della fede per morire da uomini. O forse era proprio lui , come Socrate , Seneca o Gramsci a non averne bisogno.

Borges - "Altre inquisizioni"

Era uno sconosciuto scrittore argentino , ma, scoperto dall’ élite letteraria francese che lo rese celebre , diventò una maschera, dietro la quale lo scrittore si cela e scompare. Così ora, per Borges , non si intende più un autore di libri, ma un corpo letterario , un vocabolario di simboli. E quando Monegal, un professore americano, ne traccerà la biografia, dovrà inevitabilmente muoversi in un labirinto di specchi, tigri, coltelli, scacchiere e monete. "Altre inquisizioni” segna il preciso momento in cui “Borges – persona” diventa “Borges - corpo letterario” . Il libro apre un’era nuova nell’arte di misurarsi con le grandi questioni letterarie e culturali . Perché “ altre” ? Borges aveva già scritto, 27 anni prima, il saggio “ Inquisizioni”, ma allora nessuno se n’era accorto.

Braudel – "Il Mediterraneo all’epoca di Filippo II"

Forse il libro più famoso che sia uscito dalla scuola degli “annalisti” , gli storici francesi che nel Novecento hanno inaugurato un modo di fare la storia . Non ci si occupa più soltanto di idee, di battaglie, di potenti, di economie, ma si estende la ricerca a tutti i campi delle società, usando gli apporti interdisciplinari delle scienze umane. Il libro è la mirabile sintesi di tre tempi di trasformazione diversi, nel Mediterraneo del Cinquecento: quello quasi immobile della biologia, quello lento della evoluzione sociale e quello sconvolgente degli eventi individuali. Ma è soprattutto un’ affascinante descrizione degli umori e delle avventure nei grandi spazi di un’epoca che vede ancora una volta il Mediterraneo come luogo dove popoli diversi si incontrano, si scontrano e, spesso contro ogni loro desiderio, si fondono.

Burckhardt - "La civiltà del rinascimento in Italia"

Il libro, vecchio di un secolo e mezzo, resta un modello insuperato di storia della cultura. “Rinascimento” è una parola che fu usata, in senso puramente estetico, dal Vasari , per indicare la resurrezione dell’arte dopo il Medioevo, ingiustamente ritenuto barbarico. Burckardt dà alla parola un significato più esteso, che copre tutti gli aspetti della civiltà , dalla formazione dello stato alle varie attività individuali , ed esalta la nascita dell’uomo nuovo, consapevole della sua intelligenza e della sua capacità di dominare la natura. Davvero lo splendore delle città e il trionfo della bellezza in tutti i campi dettero al cittadino del Rinascimento la sensazione di avere il mondo in pugno. Ora, di quella certezza restano solo i monumenti . C’è da domandarsi chi erano mai gli uomini che li crearono e come mai i loro figli e nipoti sono tanto diversi.

Calderon de la Barca – "La vita è sogno"

Perché un drammone teatrale dell’età barocca , che ritiene ancora un atto di giustizia e di riparazione far sposare alla donna il bruto che l’ha sedotta, continua, dopo quattrocent’anni a dirci qualcosa ? Perché l’idea centrale, malamente rivestita di vicende insopportabili, ha per noi una straordinaria attualità: tutto quanto avviene nel mondo è illusorio, e non ha altro significato se non quello che gli conferiscono le nostre immediate passioni Puo’ piacerci o no ( a noi non piace) . Ma la Spagna della Controriforma , con i suoi mistici e i suoi avventurieri, conserva un fascino come quello che emana ancora per noi dai crudeli dispensatori di pugnalate e veleni che l’Italia ebbe durante il Rinascimento. Certamente Calderon de la Barca conosce profondamente l’animo umano con le sue prepotenze e illusioni, tolte le quali la Ragione, per la nostra perversa natura di uomini, resta spesso un pallido spettro senza fascino.

Camus – "La peste"

In una città dell’Algeria, che potrebbe essere ubicata anche da qualsiasi altra parte, la vita scorre con il suo tran tran quotidiano; ma ecco che appare un nemico subdolo , che lentamente si impadronisce , senza che si riesca ancora a valutarlo e a dargli nome, di una persona dopo l’altra , fino a che le morti diventano sempre più frequenti, alcuni finalmente capiscono che si tratta di peste e combattono il morbo, ma senza risultati. La città resta isolata dal mondo, poi la peste si esaurisce, anche grazie alla lotta disperata di pochi generosi. e si conclude, lasciando morti senza colpa e vivi con poche speranze . Sanno, infatti, che il flagello puo’ tornare, anzi tornerà. Nel suo potente dramma, Camus volle rappresentare la lotta dell’umanità contro il nazifascismo, simbolo estremo del male che sporca la condizione umana.

Cartesio - "Discorso sul metodo"

Cartesio fu in teoria un temibile rivoluzionario e in pratica un terribile opportunista: si preoccupò per tutta la vita di non lasciarsi trascinare in polemiche che gli sembravano una perdita di tempo prezioso . Così riuscì da vivo a sfuggire ai fulmini della Chiesa e solo quando ormai lui era morto, i suoi libri furono capiti e messi all’indice. Dubitò di tutto e riconobbe come indubitabile solo il fatto di poter pensare . Per questo è considerato , a giusta ragione, il fondatore della filosofia moderna. Riassunse le sue convinzioni nella famosa formula “ Penso, dunque sono” , ma poi Hume scoprì che se si elimina l’autocoscienza, il principio crolla. Con il suo metodo, Cartesio ci lascia una indicazione preziosa, che vale per la vita pubblica come per quella privata : per risolvere un problema dobbiamo suddividerlo in tante parti e affrontarle una per una .

Catullo - "Carmi"

Mentre Lucrezio esplorava l’universo per scoprirne i moti segreti, le nascite e le catastrofi, un altro poeta della sua stessa età esplorava un altro universo, forse non meno complesso, sé stesso. Catullo è il primo lirico della letteratura romana che ha il coraggio di descrivere la propria vita intima. Metteva in piazza il suo amore voluttuoso per una donna che chiama Lesbia né aveva vergogna a confessare gli smarrimenti, i momenti esaltanti della passione e quelli crudeli delle delusioni subite, legando i baci perduti alla caducità della vita umana . Per i romani tutti d’un pezzo del suo tempo era una cosa inaudita. E tuttavia mentre un ostracismo feroce cancellava il contemporaneo Lucrezio, una generale stima fu tributata a questo poeta morto a 33 anni, tanto che la sua opera ci è giunta pressochè intera e sempre ammirata attraverso i secoli.

Cervantes- "Don Chisciotte della Mancia"

Si dice che Cervantes, un militare di carriera vissuto in un momento di grandi cambiamenti alle soglie dell’età moderna , abbia voluto ridicolizzare e seppellire il mondo cavalleresco e i suoi ideali con quest’opera, che è, appunto, il primo segno della nuova epoca ; e infatti il suo eroe, Don Chisciotte della Mancia , per mantenere quegli ideali, deve perdere il senso della realtà. Probabilmente è vero il contrario. Forse Cervantes volle trasfigurare ed esaltare quanto c’era di poetico, di nobile e umano nella cavalleria, depurandola di quanto c’era di falso e immorale. Don Chisciotte era l’ultimo esemplare, disinteressato e generoso, del vecchio mondo fantastico che se ne andava, incalzato dalla razionalità dei tempi. E se Cervantes fece del personaggio che aveva creato il bersaglio della sua benevola ironia, questa è proprio la prova che profondamente lo amava.

Chaijam - "Le quartine"

Nella obbligata sintesi della quartina, un famoso scienziato persiano,vissuto intorno al Millecento e noto soprattutto come astronomo e meteorologo, ha fissato le sue fuggevoli esperienze . Sono annotazioni liriche nelle quali, negando ogni dogma religioso, Chaijam esprime la sua profonda tristezza perchè, con tutta la sua sapienza ,non riesce a trovare le ragioni della vita e della morte. Però non si prende mai troppo sul tragico e proprio perché è un grande pessimista i suoi versi sono percorsi da una delicata vena d’umorismo. Costante poi è l’esaltazione del vino, e in questo Chaijam assomiglia a tutti i massimi poeti persiani. Ciò non deve stupirci. Anche nella liturgia cristiana il vino è celebrato come il sostegno della vita, tanto da entrare nel massimo dei Sacramenti.

Clausewitz - "Della guerra"

Questo è il più citato e il meno letto dei libri. Ora è di moda parlarne. Tutti, perfino il ministro Gasparri, sanno che Clausewitz ha scritto che la guerra è una “continuazione della politica con altri mezzi” , ma pochi conoscono il vero merito di questo mediocre generale prussiano che in vecchiaia ebbe fortuna come teorico. Mentre tutti gli altri esperti militari si diffondevano nell’illustrare e spiegare le diverse forme di tattiche, strategie, schemi, battaglie, eserciti , Clausewitz scoprì l’uovo di Colombo e cioè che se non hanno alto il morale, i combattenti non rendono , non sono determinati e preferiscono la fuga alla morte. Questo lo sapevano già tutti, ma i generali no; perciò va reso onore al primo generale che l’ha capito.

Comte - "Corso di filosofia positiva"

Si potrebbe dire che questo libro ha segnato l’atto di nascita della sociologia. Secondo Comte , infatti, la civiltà è passata attraverso tre fasi. Alla prima, “ teologica”, con l’uomo che cerca nella divinità la spiegazione delle cose, segue quella “ metafisica”, nella quale le entità mitico-religiose cedono il passo alla astrazione filosofica. Ora siamo nella fase “ scientifica”, che sostituisce alla fantasia e al ragionamento astratto l’osservazione e lo studio dei dati dell’esperienza. Quando il metodo scientifico, già raggiunto nella matematica e nella fisica, sarà applicato anche alle scienze umane, allora sarà possibile una società equilibrata. La governeranno, secondo Comte, gli scienziati e i tecnici. Staremo a vedere. Per il momento spesso si affermano come governanti gli ex attori, gli ex venditori di case e anche qualche ladro.
 

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Confucio - "I dialoghi"

Nel secondo secolo dopo Cristo, Sima Quian osservava che le ultime dieci generazioni vissute prima di lui avevano visto sparire la memoria di molti sovrani e di molti altri uomini di valore, ma l’unico che resisteva intatto era il pensiero di Confucio. Sono passate non dieci, ma ottanta generazioni e il pensiero del Maestro ha continuato il suo iter trionfale . Sul confucianesimo, durante i secoli, si sono sempre fondati in Cina i comportamenti e le idee di ogni classe dirigente, fino a che, dall’Ottocento, prima con i riformatori liberali, poi con i nazionalisti e infine con i comunisti, Confucio è stato superato, e perciò è caduto in disgrazia e posto sotto accusa. Ora l’immensa costruzione bimillenaria sembra crollata e tuttavia i residui dell’antica dottrina continuano a riaffiorare, con insistenza, nella mentalità e nei costumi , se non addirittura nella citazione dei testi, di centinaia di milioni di cinesi.

Dante – "La Commedia"

E poi la chiamarono “divina “, ma resta pur sempre la più umana di tutte le vicende. Non solo perché, come dice Lamartine, sembra - con tutti quei personaggi che si confessano uno dopo l’altro al poeta - una sorta di “gazete florentine”, e nemmeno perchè l’immenso edificio dalla triplice architettura sembra edificato, come dice Borges, solo per introdurre l’incontro con la donna amata e perduta; ma soprattutto perché Dante dette a Dio il compito della giustizia e riservò per sé quello della pietà. Pietà per Francesca perché la sua colpa era prevista e inevitabile; e pietà per Ulisse, che osò l’inosabile a proprio rischio e pericolo. Dante era un teologo, ma sapeva che l’amore e la ricerca portano inevitabilmente a una condanna: era proprio quella sfida alle regole che gli stava a cuore e che dava un senso alla sua e alla nostra vita.

Darwin – "L’origine della specie"

Ora sembra un fatto scontato, ma quando Darwin pubblicò nel 1859 le sue esperienze affermando il concetto di selezione naturale come conseguenza della lotta per la sopravvivenza, tutto il mondo e non solo quello scientifico rimase sconvolto. Darwin spiegava che a sopravvivere e a riprodursi non erano gli individui migliori di una specie, ma quelli che meglio si adattavano all’ambiente, e pose l’uomo come l’ultimo anello di una lunga catena di mutanti, fra i quali anche animali assai simili alle scimmie che vediamo oggi. La Chiesa si sentì offesa e colpita a morte per questa ascendenza non gradita e rispose, come al solito inutilmente, con l’anatema. Ancora durante il fascismo si spiegava nelle università che Darwin era un pericoloso sovversivo e bisognava starne lontani.

Defoe – "Robinson Crusoe"

Dopo aver svolto con scarso successo le attività di commerciante e poi di informatore del governo, Defoe tentò di fare fortuna come giornalista, ma siccome era molto preciso nelle sue cronache, ma anche molto fantasioso e irriverente, finì in prigione per diffamazione. Allora , prendendo spunto dalle proprie difficoltà di adattamento nella società inglese, si dedicò a spiegare le tecniche di sopravvivenza in ambienti ostili ; e inventò , ispirandosi a un episodio realmente accaduto, la storia di Robinson rimasto solo in un’isola deserta. Fu un successo clamoroso perchè i buoni borghesi britannici del primo Settecento, casalinghi ma desiderosi d’avventura, si riconobbero in quel personaggio che costruiva il proprio destino contando solo sulle proprie forze.

Dostoevskij – "Delitto e castigo"

La miseria e la condanna a morte per attività sovversive, commutata all’ultimo momento con la deportazione in Siberia, incupirono l’anima di Dostoevskji e lo spinsero a guardare i suoi simili con grande diffidenza e tormento. I russi si trovarono fotografati nei suoi libri e non ne ebbero affatto piacere. Ammirarono lo scrittore ma non gli decretarono mai quel successo che invece gli tributò l’ Occidente. Dostoevskij osservò che in ogni animo lottano sentimenti contrapposti , che la razionalità è spesso sopraffatta dagli impulsi demoniaci, anzi a volte li provoca, e che la naturale bontà porta anche alla perdizione . In Raskolnikov, lo studente assassino di “ Delitto e castigo” , Dostoevskji descrisse sé stesso. Lui non aveva ucciso nessuno, ma come il suo personaggio avrebbe voluto percorrere le vie estreme dell’arbitrio e della rivolta.

Einstein – "I fondamenti della teoria della relatività generale"

Questo libro ha gettato le basi della meccanica relativistica, con una influenza incalcolabile sullo sviluppo della fisica moderna. Accanto alle tre dimensioni spaziali ( lunghezza, larghezza, altezza) c’è una quarta dimensione, il tempo. Noi non siamo ubicati soltanto nello spazio, ma in uno “spazio-tempo” a quattro dimensioni e ogni fenomeno, ogni calcolo, vanno considerati nel quadro di questa realtà ( anche la geometria classica, per esempio, non vale più ). Einstein era un ebreo nato in Germania e sfuggì al nazismo trasferendosi in USA. Sembrava tutto immerso nella teoria, ma nessuno più di lui partecipò alla vita pubblica e alla battaglie per la pace nel mondo. Come scienziato fu per gli americani un mostro sacro e un ospite amato, ma come pacifista non gli furono risparmiate censure e difficoltà.

Eliot – "La terra desolata"

Forse nessuna opera del XX secolo è carica di tecniche e di significati come questo poema che esprime l’età dell’ansia, la crisi dell’ uomo contemporaneo e della civiltà occidentale. Nessun lettore riuscirà a coglierne le suggestioni e i valori più riposti, se non ricorre all’aiuto delle note. Ma il fatto incredibile è che la complessità dell’erudizione non riesce ad annullare una forza lirica che supera gli stessi inevitabili limiti della lingua , tanto che stupende traduzioni, come quelle curate molti anni fa da Praz e da Sanesi, riescono a restituircela perfino in italiano. Con la conversione all’anglicanesimo, Eliot cercò di uscire dalla morsa dei suoi bisogni spirituali.Una soluzione che evidentemente non è per tutti.

Epicuro - "Massime capitali"

Si deve a Diogene Laerzio, un misterioso professore del terzo secolo dopo Cristo, del quale non conosciamo esattamente nemmeno il nome, e alla ignota nobildonna che gli chiese un’epitome della filosofia antica, se oggi noi possiamo leggere le massime capitali di Epicuro. Infatti Diogene le incluse integralmente ( forse per salvarle) nella sua raccolta, con il testamento e le lettere (una delle quali a Erodoto) del filosofo. Il cistianesimo trionfante cancellò con inesorabile disprezzo i 37 libri di Epicuro, ma il compendio dello sconosciuto professore sfuggì, per puro caso, alla distruzione. Così Epicuro oggi puo’ dirci in prima persona che l’anima è l’estremo limite della materia e che il bene essenziale è il piacere. I fautori della nuova religione , in totale malafede, spacciarono la sua teoria della felicità per una ricerca esclusiva e rozza di piacere fisico.

Eraclito – "Sulla natura"

Gli antichi definivano “oscuro” Eraclito, ma la sua opera, se pure tramandata in modo frammentario, appare, a distanza di 25 secoli, di significato sorprendentemente chiaro. Eraclito spiegava che nessuno puo’bagnarsi due volte nello stesso fiume, perché cambia l’acqua ( e anche lui ). Il nostro stesso essere è un continuo divenire . Il mondo reale consiste in una combinazione di tendenze contrarie, anzi la lotta fra gli opposti è il principio motore delle cose . L’ingiustizia è una mancanza di equilibrio, dipende dalla ignoranza delle misure alle quali si conformano tutti i processi della natura. Eraclito era un aristocratico che irrideva alla religione, ai re e alle masse. Lasciò scritto e nessuno lo capì: «Il tempo è un fanciullo che gioca a dama».

Erasmo – "Elogio della follia"

Quando c’erano ancora i manicomi con i malati rinchiusi dentro, uno di questi reclusi disse ai visitatori che in fondo la follia si poteva localizzare a seconda del senso in cui si aprivano i cancelli. Se si aprivano in un modo, i matti erano dentro, ma se si aprivano nell’altro, i matti erano fuori. Erasmo da Rotterdam, principe dell’umanesimo germanico, adottò lo stesso concetto in questa celebre satira , seppellendo nel ridicolo la scienza medievale scolastica. Nel libro, la Follia in persona si presenta all’assemblea delle nazioni e dimostra che la sua onnipotenza è all’origine della vita in tutte le sue manifestazioni , dalla guerra all’amore e all’arte. In particolare vengono poste sotto accusa la presunzione, la corruzione , l’idolatria del clero di Roma.
 

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Erodoto - "Le storie"

Questo è il primo libro di storia che si conosca, tanto da dare il nome al genere ( opere precedenti, di altri autori, sono andate perdute) ma è soprattutto un testo di altissimo valore letterario e di fine intuizione psicologica . A distanza di 2.500 anni, non c’è molto altro da dire sulla complessità , la fragilità e la forza dell’animo umano. Erodoto lavorò con la piena consapevolezza di creare qualcosa di immortale. Voleva – come lui stesso dice all’inizio - che le imprese degli uomini del suo tempo, e in particolare la guerra fra i Greci e i Persiani, fossero ricordate per sempre. Popoli, terre e fiumi del mondo allora conosciuto sono descritti in modo tale che, come ha detto Schopenhauer , «non c’è bisogno, dopo questa, di leggere altre storie.

Eschilo - "Il prometeo incatenato"

E’uno dei miti più suggestivi che ci siano giunti dalla profondità dei tempi. Esiodo, Luciano di Samosata, Calderon de la Barca, Goethe, Shelley, Gide, Beethoven e Faurè sono alcuni di coloro che lo hanno tradotto in opere . Ma l’opera più potente di tutte è questa di Eschilo ( quinto secolo a.C.). Prometeo è il dio che insegnò agli uomini il fuoco e le arti. E’ stato punito per questo da Giove , che lo fa incatenare a un dirupo. Ma Prometeo si appella alla Terra che è sua madre ( «O azzurrità divine, o venti dalle ali veloci, o sorgenti dei fiumi, o innumerevole riso del mare …») e sa che un giorno sarà liberato e vendicato. Poeti e mitografi hanno fatto di Prometeo il simbolo dello spirito umano che combatte per la luce e la libertà. Eschilo volle esprimere con Prometeo l’audacia del ribelle e la consapevolezza del dolore.

Euripide - "Alcesti"

Questa tragedia di Euripide ha avuto alterna fortuna, non è stata mai ben capita nei secoli , ma adesso rivela la sua sconcertante modernità. Admeto, signore di Fere, sta per morire : può sfuggire alla morte se qualcuno prende il suo posto. Nessuno si offre, non un amico, non la madre , nemmeno il padre ( che ha con il figlio un colloquio di dissacrante crudezza : «Ci è data una vita sola da vivere, non due») . Unica a offrirsi è Alcesti, la sposa, che muore per lui. Soltanto allora Admeto si rende conto di quanto è stato egoista, di aver pensato solo per sé, e capisce finalmente quale sia il profondo significato dell’amore, che è soprattutto un donarsi agli altri. Ma ormai è troppo tardi. Euripide volle dare al dramma un lieto fine: il ritorno di Alcesti , strappata alle tenebre da Eracle. Ma era solo un modo per ingraziarsi il pubblico. Non bastò.

Feuerbach - "L’essenza del cristianesimo"

Le religioni, e in particolare il cristianesimo, sono proiezioni dei bisogni e dei desideri materiali, anche politici, dell’uomo. Consapevole dei propri limiti e difetti, l’uomo ha creato dio come entità perfetta , attribuendogli le perfezioni infinite della propria essenza, per esserne aiutato e protetto. E’ l’ora che si riappropri di questa entità per riaffermare la propria autonomia. A chi lo accusava , Feuerbach replicò che il suo libro non era contro la religione, era sopra. E in effetti il libro non attacca affatto la religione, si limita a ricondurla nell’ambito dell’ antropologia. Feuerbach esamina un problema con grande obbiettività . Si puo’ non essere d’accordo ma è difficile resistere alla forza logica di quelle conclusioni.

Flaubert - "Madame Bovary"

Quando scrisse “ Madame Bovary” , Flaubert si guadagnò contemporaneamente un grande successo popolare e un processo per immoralità e offese alla religione . La giovane protagonista del suo libro , che della vita in provincia si porta dietro tutti i complessi e le frustrazioni, fu vista dai benpensanti ottocenteschi come una donnicciola assetata di sogni e destinata morbosamente al peccato. In realtà il libro riflette l’odio antiborghese dell’autore e insieme il suo amore e la sua pietà per la condizione femminile del tempo . L’osservazione minuziosa e serrata della realtà, le doti di ironia e di lirismo, lo stile splendido e sobrio fanno di “ Madame Bovary” uno dei più grandi romanzi di tutte le letterature , anzi “il romanzo” per definizione.

Foucault – "Storia della follia"

In questo libro, il filosofo francese, che insegnò per molti anni la storia dei sistemi di pensiero, esamina le condizioni in cui il diverso e il deviante sono posti da una concezione lineare della storia . La follia ha radici comuni con la ragione e infatti dagli antichi fino a Erasmo da Rotterdam è stata sempre considerata una “ divina mania”. La razionalità moderna , cominciando da Cartesio, l’ha confinata in una sorta di segregazione , fino a rinchiudere nei manicomi quelli che non rientravano negli schemi comuni. Ma è proprio nella sua volontà totalizzante di dominio che la ragione rivela la sua originaria contaminazione con la follia. Questo è un libro di rara potenza . Ci mette in crisi e ci fa riesaminare molte nostre convinzioni che ci sembrano “ razionali” e invece sono “folli”

Freud - "L’interpretazione dei sogni"

Fu detto che Freud «per comprendere i fiori, scava le radici» In effetti, per lo psicanalista austriaco , il sogno è la traduzione visiva di una paura, un ricordo, un desiderio, ma quando questi sono condannati dal nostro senso etico, allora la nostra attività cosciente li censura. Bisogna dunque risalire attraverso i diversi strati dei sogni al sostrato originario, che per Freud è il desiderio sessuale. Forme estreme di questo fenomeno sono le psicosi. Fin qui il libro. Ma l’analisi dei meccanismi con cui opera l’inconscio pone una domanda più vasta. Tre sono le ragioni della sofferenza umana: la forza soverchiante della natura, la struttura del nostro organismo, anch’esso parte della natura, e i difetti delle nostre istituzioni sociali. Nelle prime due, la natura gioca carte determinanti. Ma se ci ha modellato come un impasto inestricabile di salute e di follia, non le gioca anche nella terza?

Galilei – "Dialogo sui massimi sistemi"

Nei colloqui di tre personaggi immaginari, fra i quali Galilei raffigurò anche sé stesso, furono esposte le teorie che toglievano la Terra dal centro dell’ universo e la ponevano come un insignificante pianeta che ruotava intorno a una stella nemmeno tanto grande. Con una limpidità di stile che lo rendeva un modello insuperabile di prosa scientifica, il libro apriva la strada a una nuova concezione del mondo che abbatteva per sempre le credenze immobili dei testi sacri e della tradizione aristotelica. Gli uomini uscivano dalle rassicuranti certezze , che si dimostravano false e bugiarde, e dovevano cercarsi verità nuove, ignote e perciò inquietanti . La Chiesa avvertì con lucida prontezza il pericolo e ne presentì le conseguenze. Reagì condannando Galileo all’abiura e il libro al rogo, ma la Terra continuò a girare.

Garcìa Marquez – "Cent’anni di solitudine"

Il libro ha suscitato un immenso scalpore per i suoi effetti dirompenti nella letteratura del XX secolo, perché appariva senza regole, disegnato in una dimensione diversa, sospeso fra realtà e fantasia, allucinazione e mito, magìa e paganesimo , innocenza e crudeltà . Il segreto del libro sembrava celarsi nelle parole di uno dei personaggi di quarta fila: «Le cose hanno una vita propria, si tratta solo di risvegliargli l’anima» E infatti Garcìa Marquez ha saputo leggere con estrema lucidità la provincia sudamericana , l’ha portata apparentemente intatta alla ribalta con una raffinata operazione culturale, ha fatto capire al sofisticato mondo occidentale quanto era vecchio con le sue pretese di organizzazione e razionalità.

Gibbon – "Declino e caduta dell’impero romano"

Il libro fu scritto dallo storico britannico nel secolo dei Lumi e ne risente, perché attribuisce al Medioevo la falsa etichetta di un periodo barbaro e oscuro e liquida l’attività disgregatrice operata dal Cristianesimo con molta superficialità, ma le pagine sugli imperatori da Marco Aurelio a Giustiniano , su Attila e le invasioni barbariche, sull’espansione araba e sulle Crociate, sono veramente splendide e fondamentali. Gibbon fu criticato dai cattolici per le sue sbrigative valutazioni sul cristianesimo. Le accuse erano più superficiali dei capitoli incriminati.
 

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Gille - "Storia delle tecniche"

L’indifferenza del mondo intellettuale per i problemi del mondo materiale, ammesso che questa distinzione sia possibile, è stata scossa dall’opera di Bertrand Gille attraverso la puntuale ricostruzione dell’evoluzione storica delle tecniche e delle loro ragioni. Gille si è richiamato esplicitamente alla scuola degli “Annales” e in particolare alla constatazione di Lucien Febvre che «l’attività tecnica non puo’essere considerata isolata dalle altre attività umane» ma nasce in un contesto di potenzialità, conoscenze, situazioni, bisogni, aspettative, istituzioni, rapporti sociali economici e produttivi. Le invenzioni non sono frutto della genialità e del caso: nascono solo quando la società comincia a sentirne il bisogno e le chiede.

Girolamo – "Le lettere"

Padre della Chiesa , insigne traduttore della Bibbia (più di mille anni dopo, il Concilio di Trento dichiarò quella versione la sola “autentica”), san Girolamo si ritirò per anni a vita ascetica. In una delle sue lettere , confessò che molte volte, nella totale solitudine del deserto, fra pietre e scorpioni, era assalito dalla voglia dei piaceri di Roma : «Spesso credevo di essere in mezzo a danze di fanciulle…bruciavo di desiderio… in me ribollivano solo gli incendi delle passioni». Molta di questa vitalità è rimasta nelle lettere scritte alle sue discepole e confidenti, tutte molto ricche, che , abitando nei quartieri alti della capitale, cadevano spesso in crisi spirituali ed erano sempre sull’orlo di una crisi di nervi L’intellettuale erudito rivela qui la sua intransigenza e il suo radicalismo, ma anche la vigorosa umanità, in un’ epoca che fu poi sconvolta dai drammatici avvenimenti del primo sacco di Roma.

Goethe - "Faust"

Goethe lavorò sessant’anni , dal 1772 al 1831, nella costruzione di quest’opera monumentale che doveva consacrare lui, per generale designazione, come il massimo scrittore di lingua tedesca ed il suo personaggio, per universale consenso, come il simbolo dell’anima moderna. Il diavolo scommette con Dio che riuscirà a traviare lo studioso Faust, promettendogli di varcare i limiti della conoscenza. Ma Dio sa che l’aspirazione di Faust all’infinito lo salverà. E così avviene. L’opera ebbe un successo immenso. Fra i grandi ammiratori di Goethe fu Lenin, che portò con sé nel suo esilio in Siberia solo quel libro . I nazisti invece volevano epurare il masssimo scrittore tedesco dalla letteratura . Hitler dichiarò di non stimarlo per niente, ma poi non osò procedere contro quel mostro sacro. Prevalse la ragion di stato .

Gramsci – "Lettere dal carcere"

Di Gramsci dovrebbero essere letti i “Quaderni del carcere”, 59 fascicoli di riflessioni scritte faticosamente a mano su un tavolaccio di prigione, senza appunti e con pochissimi libri vagliati dalla censura , e poi pubblicati dopo che Gramsci era morto. Costituiscono una delle analisi più profonde che mai siano state condotte su letteratura, arte, sociologia e politica del nostro tempo. Tradotti in tutte le lingue, hanno avuto una influenza decisiva nella formazione di milioni di uomini e donne, non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti e nei paesi europei. Qui consigliamo le “ Lettere”. Gramsci non avrebbe mai pensato che venissero pubblicate e certo non l’avrebbe permesso, lui vivo. Sono la lacerante testimonianza di un uomo isolato e torturato che riesce a mantenere fino alla morte legami teneri e tenaci col mondo : la mamma,la moglie, i figli, la cognata, ma anche gli animali , le stelle, una rosa.

Hegel – "Fenomenologia dello spirito"

Con questo libro , che rifiuta la filosofia di Kant, Hegel elabora un sistema grandioso, che coinvolge tutte le nostre esperienze, e delinea un metodo specifico, la dialettica . Attraverso una serie di conflitti nella coscienza, tra una possibile verità e quanto le si oppone, si arriva a successive soluzioni che conciliano la parziale verità degli opposti. Ogni fase dell’ascesa dialettica si ritrova anche nello sviluppo della storia dell’uomo. Dunque, attraverso il processo dialettico, si capisce meglio il mondo. Marx adottò il metodo di Hegel, ma lo capovolse: secondo lui, il movimento del pensiero non è il demiurgo della realtà, al contrario è il riflesso del movimento reale, trasportato e trasformato nel cervello dell’uomo.

Heidegger – "Essere e tempo"

Essere, per un uomo, significa inevitabilmente collocarsi in un determinato tempo, vuol dire vivere nel mondo concreto degli altri uomini e delle cose Ma l’esistenza dell’uomo è caratterizzata dalla progettualità . Da una parte dunque egli è nel mondo, ma dall’altra lo trascende, in quanto la sua vita è un progetto. Egli sa anche che è destinato alla morte e dunque la morte è un elemento che fa parte del progetto. Essere nati per morire genera angoscia , ma la consapevolezza che la morte fa parte della vita, come la nascita , porta ad accettarla, proprio perchè non ci è dato di escluderla. In altre parole: fra l’essere e il nulla a noi è toccato d’essere , perciò siamo iscritti per sempre nella totalità delle dimensioni del tempo : passato presente e futuro.

Horkheimer e Adorno - "La dialettica dell’illuminismo"

Nella società, libertà e pensiero illuministico sono inseparabili, ma questo pensiero, così come le istituzioni sociali , contiene in germe quel regresso che oggi si manifesta ovunque. In esso è una tendenza a ribaltarsi nel suo opposto, ossia nell’ideologia del dominio totalitario delle masse e nell’azzeramento dell’ individualità E’ possibile che gli uomini, invece di progredire verso una condizione sempre più civile cadano in una nuova specie di barbarie. Se l’illuminismo non accoglie in sé la coscienza di questo momento regressivo, firma la propria condanna. Potevamo riportare fra virgolette tutte le parole che precedono, perché esse non solo costituiscono il compendio dell’opera, ma sono state scritte direttamente da Horkheimeer e Adorno settant’anni fa. Parole profetiche.

Hugo - "I miserabili"

Il romanzo più letto di tutti i tempi in tutti i paesi, Intere generazioni di operai, dall’Ottocento al Novecento, in tutti i paesi d’Europa, hanno riconosciuto in questo il “ loro” libro , qualcuno ha addirittura dato il nome dei personaggi ai figli , molti hanno pianto sulle pagine più intense : gli incontri fra il vescovo Myriel e il galeotto Jean Valjean, fra il vescovo e il membro della convenzione nazionale, fra Valjean e Cosette , o la morte del monello Gavroche sulle barricate. Ancora se ne fanno film e sceneggiati televisivi. Se la popolarità è stata così ampia, questo vuol dire evidentemente che il libro meritava ( e in una certa misura merita ancora) la considerazione dei lettori . Lamartine l’ha definito l’ “ epopea della canaglia “ .

Joyce - "Ulisse"

Con il suo esasperato sperimentalismo, questo libro ha rivoluzionato la prosa moderna ed è considerato fra i più significativi del secolo scorso. Joyce ( che l’ha scritto a Trieste, prima e dopo la Grande Guerra) racconta il viaggio, cioè i comportamenti e i pensieri dei due protagonisti Bloom (Ulisse) e Dedalus ( Telemaco) attraverso una giornata qualunque , divisa in capitoli che seguono fedelmente la traccia dei canti dell’”Odissea”. Il racconto si snoda attraverso continui cambiamenti di stile e di lingua. L’autore adopera l’inglese di varie epoche, vocaboli e locuzioni di altre lingue , come l ‘ italiano, e anche parole coniate secondo quanto suggerisce il subcosciente dei personaggi . Nell’ultimo famosissimo capitolo si seguono addirittura i confusi pensieri della moglie di Bloom mentre dorme. Nella traduzione italiana tutto questo inevitabilmente si perde.

Kafka – "Il processo"

Considerate il nome e la data. Il libro è stato scritto nel 1914, da un ebreo nato a Praga, crocevia di cultura slava e tedesca . L’ impero austroungarico, di cui Praga fa parte, vive il suo lungo tramonto; la Germania è in pieno sviluppo tecnologico e industriale, prepara trent’anni di sterminio; nell’ animo di boemi e slovacchi si mescolano confusamente i retaggi di una cupa servitù e i fermenti nazionalistici. Scoppia la prima guerra mondiale. Ma Kafka non dice niente di questo. Racconta di un oscuro impiegato di banca fermato da misteriosi persecutori e portato davanti a uno strano tribunale in un edificio cadente. Nessuno gli dice di che cosa è accusato . Nessuno l’aiuta. Infine viene mandato a morte . Non sa perchè . Tutta l’opera è percorsa da un oscuro senso di colpa. Kafka ha descritto in anticipo la storia di un ebreo braccato nel Novecento in Europa.

Kant - "Critica della ragion pura"

Questo filosofo tedesco, che non si mosse mai da Koenigsberg dove era nato, e con una vita talmente metodica che i suoi concittadini rimettevano l’orologio al suo passaggio, ha costruito forse il più grande fra i sistemi della filosofia moderna, riconosciuto come la più matura espressione dell’illuminismo e al tempo stesso come il suo superamento. In quest’opera, egli determina le condizioni che rendono possibile la comprensione dell’oggetto, ma sposta l’indagine sul soggetto stesso per identificare quali siano gli strumenti di pensiero di cui dispone e quanto siano validi. Kant vede nell’” imperativo categorico” il criterio-guida dell’uomo: agisci sempre in modo tale che i princìpi che guidano la volontà possano diventare la base di una legge universale.

Keats - "Odi"

La serena bellezza del mondo classico e l’appassionato slancio del romanticismo si fondono in una linguaggio lirico di delicata sensibilità. Forse solo i lirici greci, e fra i latini soltanto Catullo, possono essere paragonati a questo poeta che nella sua vita brevissima e tormentata (fra Settecento e Ottocento) ha saputo esaltare la bellezza e l’arte portando la lingua inglese a dolcezze ineguagliabili. Ha scritto poco, non ha avuto molto tempo, ma le sue odi “ a un usignolo”, “ a un’urna greca” , “alla melanconia” e “all’autunno” restano testimoni, con le “lettere” pubblicate postume, di una personalità umana e artistica che solo i grandi del suo tempo, come Shelley , riuscirono immediatamente a comprendere e ad amare. Morì a 26 anni.
 

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Kierkegaard – "Il concetto dell’angoscia"

Il clima di esasperata religiosità nel quale crebbe e l’infinita tristezza del mare del Nord , coi cieli piatti, coperti da fitte nebbie, hanno spinto il filosofo danese a torturarsi sulle radicali incertezze che nascono dal senso del peccato. Immerso nell’angoscia, legata alle scelte che si aprono davanti a ogni esistenza individuale, Kierkegaard si domandava se l’uomo puo’accedere con le sue sole forze al mistero dei comandi di Dio ; o se invece, come finì per credere, ha per questo un assoluto bisogno dell’aiuto divino. Guardava ad Abramo, pronto a sacrificare il figlio : un atto soggetto solo alla fede anche se contro la morale. Se Kierkegaard fosse nato in Sicilia o a Napoli questi problemi non se li sarebbe posti e avrebbe avuto una vita meno tormentata. E’considerato il precursore dell’esistenzialismo. Morì a 42 anni.

Le Goff - "La nascita del Purgatorio"

Prima c’erano solo l’Inferno e il Paradiso. Di qua i buoni e di là i cattivi . Le Sacre Scritture ignoravano un “ terzo luogo” nella geografia dell’oltretomba. Poi, passato il rigore dei Padri alla San Girolamo, la Chiesa, nella sua italica tendenza al compromesso , pensò che non era giusto, e soprattutto non era conveniente, dividere la realtà in bianco e nero . Il mondo era un po’ più colorato e bisognava pur dare ai reprobi qualche possibilità di redenzione. Così fu trovata una soluzione intermedia e la Chiesa inventò il Purgatorio, dove il peccatore poteva purgarsi delle sue colpe, con qualche raccomandazione, magari con il potente aiuto delle bustarelle date dagli eredi in nome del caro defunto. Lo storico francese Le Goff documenta come nei due secoli seguiti all’anno Mille si raggiunse la piena definizione di quell’idea, che poi trovò uno sponsor d’eccezione: Dante.

Locke – "Saggio sull’intelletto umano"

Grande spirito illuminista e liberale, il filosofo inglese vissuto alla fine del Seicento rivendicò in questo saggio l’origine empirica delle idee . Tutti sanno che venendo al mondo abbiamo una serie di conoscenze innate, ma sono poi le esperienze che ci formano. La nostra conoscenza deriva dalla capacità di analizzare le idee che le sensazioni ci forniscono e che le nostre riflessioni elaborano. Locke si dedicò a studiare questi processi ed è considerato per questo il fondatore dell’empirismo inglese. Era un uomo tollerante, aborriva i fanatismi e gli integralismi, sentiva che il fanatismo religioso avrebbe distrutto la ragione umana, portava ancora sulla pelle gli orrori delle guerre di religione. Le idee di Locke ebbero in America una portata rivoluzionaria e furono inserite nella Costituzione USA.

Lucrezio- "La natura delle cose"

Quello che potrebbe essere definito, se una classifica fosse possibile, uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, non ha lasciato alcuna traccia di sé; non si sa chi era, né quando e dove è nato, né quando e dove è morto, e di lui restano solo accenni incerti ( di Cicerone ) o tendenziosi ( di San Girolamo). Lucrezio è stato deliberatamente cancellato dalla cultura romana tardo-repubblicana, poi dall’Impero e infine dal Cristianesimo ; e il suo straordinario poema, che è anche un testo di filosofia, è stato riscoperto e apprezzato solo dal XV secolo. Il motivo di questa inesorabile censura puo’ essere indicato nel tentativo controcorrente di Lucrezio di anticipare di venti secoli la fortuna delle teorie atomistiche e di diffondere le travolgenti verità di Epicuro, ma questo non spiega tutto. Resta il mistero, che aggiunge fascino e pietà alla grandezza di Lucrezio.

Machiavelli – "Il principe"

Un libretto di poche decine di pagine, con idee molto personali ma decisamente innovative, sul principato, sull’arte di mantenere il potere e sui rischi di perderlo, ha fatto , di un uomo fallito nella vita , uno dei grandi maestri ispiratori dei potenti di tutti i tempi e anche il più rappresentativo degli italiani, a parte Dante. Machiavelli è stato il primo a precisare con una mirabile tensione dialettica la distinzione fra etica e politica. La sua opera era dissacrante, “immmorale” ed “empia”, e così fu messa all’indice dalla Chiesa pochi anni dopo la morte dell’autore ; ma intanto i primi a farla circolare e ad applicarla erano i cardinali . E’ rimasta , dopo i trionfi del XVI e del XVII secolo, come l’analisi più lucida che sia stata mai fatta sulla ragion di stato, che giustifica i mezzi con gli scopi ; e “machiavellismo” è diventato sinonimo di astuzia e raggiro. Ma questo, Machiavelli davvero non se lo meritava.

Maeterlinck - "La vita delle termiti"

Il libro dimostra una verità stupefacente: che l’unità organica di un termitaio è simile a quella del corpo umano. Maurice Maeterlinck non sapeva niente di insetti e formiche, faceva il poeta, il drammaturgo e il saggista e copiò tutto quanto riguardava le termiti da uno sconosciuto naturalista sudafricano, Eugène Marais. Era così digiuno di scienza che usò perfino la terminologia inventata da Marais, convinto, nella sua ignoranza, che si trattasse del linguaggio scientifico corrente. Eppure fu talmente bravo che il libro è rimasto un modello di divulgazione scientifica e all’autore fu assegnato il premio Nobel. Sarebbe dunque dimostrato quello che già molti uomini politici testimoniano e cioè che non è tanto importante conoscere veramente le cose quanto saperle raccontare.

Mann – "Morte a Venezia"

Venezia è collegabile a Costantinopoli, per i suoi secolari traffici con l’Oriente e in particolare con l’impero bizantino. Thomas Mann la collegò invece a Atene e agli dei della Grecia e fece irrompere Dioniso in riva al Canal Grande. La città lagunare è il vero protagonista di questo libro. L’altro è il professor Aschenbach, che sulle orme di Platone stabilisce un rapporto oscuro, quasi equivoco, con il bel giovane polacco Tadzio. Lo stile, sovraccarico di preziosismi, è perfettamente adeguato alla trama e la conseguenza inevitabile della atmosfera di decadenza, nella quale il professor Aschenbach sprofonda, è la morte . Thomas Mann deve a questa sua breve opera , e al film che ne ha tratto Luchino Visconti, la sua fama in Italia, che già “ I Buddenbrook” gli avevano assicurato meritatamente altrove.

Marco Aurelio - "I ricordi"

Fra una guerra e l’altra e gli impegni immani di governo, l’imperatore ( secondo secolo d. C.) si ritagliava un po’ di tempo solo per sé Teneva un diario segreto, al quale confidava le sue private riflessioni sulla morte, sulle vicende degli uomini e sui propri doveri. Non pensava che qualcuno poi l’avrebbe letto e non gli dette alcuna organicità ; lo stile , necessariamente scabro, qua e là incespica ; qualche volta la pagina si interrompe bruscamente perché un dovere improvviso chiama l’imperatore. Questo è forse uno dei libri più utili e profondi che gli uomini possano leggere perchè nasce dal contrasto fra le grandi e avanzate idee di un uomo che si considerava cittadino del mondo e le scelte dure e implacabili alla quali era chiamato dalle sue gravi responsabilità. Marc’Aurelio cercò ogni giorno di rispondere a questo dilemma secondo la propria coscienza. Il libro lo testimonia.

Marx e Engels – "Manifesto del Partito Comunista"

Prima erano i comunisti, ora sono i capitalisti a dare ragione a Marx quando diceva che l’economia è alla base di tutto , che il mondo andava verso la globalizzazione e che il lavoro salariato è estraneo all’uomo. Quando i comunisti parlavano dell’importanza decisiva dell’economia, tutti, con i religiosi in prima fila, li accusavano di essere materialisti volgari e di non avere alcuna sensibilità per le altezze dello spirito. Ora son tutti lì a giocare in Borsa. E quando la Confindustria parla di mobilità e flessibilità, sembra di leggere le pagine di Marx sulla alienazione. Con il “ Manifesto”, lo spettro del comunismo ha cominciato ad aggirarsi per l’Europa: evidentemente questo spettro si aggira ancora, nonostante le catastrofi del socialismo reale. Leggere il “ Manifesto”, che pure è stato scritto 154 anni fa, aiuta a capire perché.

Molière - "Tartufo"

Il malato immaginario, l’avaro, il misantropo, don Giovanni, sono figure che il grande autore teatrale francese ha scolpito con tale potenza da farne personaggi capaci di entrare come luoghi comuni nel linguaggio ; ma nessun’opera come “Tartufo” ( 1664), ha suscitato tanto scandalo da essere proibita e scomunicata. Tartufo sembra un sant’uomo, umile e profondamente devoto, ma, con la sua tenebrosa malizia e i suoi ipocriti raggiri, tenta di portare alla rovina il buon borghese che lo ha eletto a direttore spiriturale. Molière scrisse la sua commedia non solo a condanna della generale ipocrisia, ma come un preciso atto d’accusa contro la nuova morale dei gesuiti che già Pascal aveva bollato a fuoco con le “Provinciali”. I gesuiti reagirono e invocarono i fulmini della Chiesa. Ma ormai “ tartufo” era , per citare lo Zingarelli, «chi, sotto un apparenza di onestà e di sentimenti devoti, nasconde viltà, immoralità e cinismo».

Montaigne – "Saggi"

E’ l’opera di tutta una vita, che il filosofo francese fece crescere giorno per giorno come una sorta di diario spiriturale, nella quiete della sua stanza e nella tranquillità delle sue ampie terre, avendo come unici interlocutori i grandi classici: Plutarco, Seneca, Lucrezio. Quelle assidue presenze spingono Montaigne a liberarsi dalle piccole meschinità quotidiane e da ogni forma di dogmatismo e ad affrontare con assoluta libertà d’analisi i fatti e i problemi più disparati così come poteva vederli un uomo fortunato del Cinquecento. Montaigne ebbe una vita serena perché quanto aveva ereditato gli permise di essere totalmente libero , di mostrarsi sincero e anche spregiudicato. La acutezza e la sensibilità di queste pagine , anche se sono state scritte più di quattro secoli fa in un mondo tanto diverso, ci toccano oggi in modo particolare.

Montesquieu - "Lo spirito delle leggi"

Questo libro è fra quelli che hanno avuto un’influenza determinante sulla nostra società . Scritto a metà del Settecento, mentre stavano per uscire i primi volumi della grande Encyclopédie , alla quale lo stesso Montesquieu collaborò, dimostrava che le leggi sono originate da cause naturali e da situazioni umane e che devono conformarsi alla realtà della vita , non viceversa . Esaminando con serenità scientifica le varie forme di governo ( monarchia, dispotismo, democrazia) Montesquieu dimostrò chiaramente la sua avversione a ogni tirannide e fissò per primo, come garanzia di libertà e di equilibrio, il principio della netta divisione e della piena autonomia dei poteri ( legislativo, esecutivo, giudiziario) che è alla base dello Stato moderno.
 

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Newton - "I princìpi matematici della filosofia della natura"

Ogni tanto si sente parlare della legge di gravitazione universale, ma nessuno sa esattamente che cosa sia. E’ dunque il caso di farsela spiegare da chi la scoprì ( 1687) come forza di reciproca attrazione inversamente dipendente dalla distanza fra i corpi e dipendente dalla loro massa. Da questa derivano tutte le leggi della meccanica celeste ( il movimento dei pianeti, il fenomeno delle comete, la teoria delle maree) e il concetto di peso. Negli ultimi tre secoli molti concetti sono stati ridotti nei limiti di applicabilità enunciati dalla meccanica relativistica, ma Newton è tuttora e unanimemente considerato come la figura centrale della scienza occidentale dalla fine del Seicento ai nostri giorni.

Nietzsche "Così parlò Zarathustra"

Con una interpretazione molto personale di quello che pensava il fondatore della religione iranica, vissuto quasi tremila anni fa, il filosofo tedesco ( seconda metà dell’Ottocento ) scrisse in realtà quello che pensava lui e non c’ è da stupirsi che i nazisti, e anche qualcuno tra i fascisti più buffi, lo abbiano preso a modello, forzando e piegando a esigenze molto pratiche quelle che erano solo indagini teoriche. In questo libro, infatti, Nietzche mostra, nelle sue conclusioni sulla volontà di potenza e sulla dimensione del “superuomo”, un profondo disprezzo per la morale dell’uguaglianza e per la carità cristiana. Nietzche soffrì di gravi problemi di salute e finì nella follia. I suoi scritti pubblicati postumi furono deliberatamente falsificati da una sorella molto invadente e furono proprio questi a piacere di più ai nazisti.

Omero - "Iliade"

Nonostante i danni irreparabili che a questo poema hanno inferto nelle scuole la traduzione di Vincenzo Monti e le lezioni di molti pessimi professori ( per fortuna ce ne sono stati anche di eccellenti) , “l’Iliade” resta nella memoria degli adulti con la perenne nostalgia di una poesia perfetta, scaturita dalla primavera del mondo, come la più generosa eroica umana ed esaltante storia che ci sia. E’ difficile non capire la condizione di morte che lega Achille a Ettore ed è proprio nell’Iliade che Omero definisce simile a quella delle foglie la stirpe degli uomini che “nasce e scompare”. Si puo’ gustare Omero con la sua ferocia e tenerezza soltanto se si sa misurare il varco di cento generazioni che ci separano da lui e se si rinuncia alla ridicola pretesa di esprimere giudizi su uomini vissuti in condizioni e con mentalità tanto diverse da quelle del nostro tempo.

Omero - "Odissea"

L’Odissea non è soltanto un poema, è un’enciclopedia. E’ il frutto di un sapere e di molteplici esperienze che non potevano appartenere a uno solo. Ma il personaggio Ulisse come ora noi lo vediamo è molto più idealizzato di quello creato da Omero . E’stato Dante a dare un contributo decisivo alla sua crescita, come l’uomo che con il suo “folle volo” cerca “virtute e conoscenza”.In realtà Ulisse, proprio perché ha visto tanto mondo , desidera solo la sua proprietà e la sua casa. E proprio perché è astuto e curioso, sa che tutto il resto è precario e transitorio. Il suo viaggio è un ritorno, non un’andata. In tremila anni di educatori e moralisti che ci hanno impartito paternali, Omero, il primo e il più grande, ha descritto nel poema un uomo così com’è, con le sue grandezze e le sue miserie, non come vorremmo e come sarebbe opportuno che fosse. E Ulisse stesso dice a Polifemo di chiamarsi “ Nessuno” , cioè tutti.

Ortega Y Gasset - "Splendore e miseria della traduzione"

Alcuni brevi saggi, tesi dimostrare gli ostacoli che si incontrano nel tradurre, danno al filosofo spagnolo l’occasione per affermare le possibilità che l’uomo ha con il sostegno della cultura e in particolare della storia. A quanto ci risulta, la natura ragiunge il suo livello più evoluto nel cervello umano. Tutti gli animali, uomini compresi, sono programmati in modo da riprodursi. In base alla programmazione ( o istinto), mangiano, bevono, dormono, hanno rapporti sessuali. Ma il cervello ha una capacità particolare di progettare, di distinguere quel che conviene o no, e dunque arriva a congetturare le ipotesi, cioè le intenzioni di cambiare la realtà. Fra quello che si ha e quello che si vorrebbe, si apre lo spazio per l’utopia: è la strada della sconfitta e dell’ infelicità. Più il cervello è sviluppato , più l’animale è infelice. L’uomo parte sempre verso il fallimento.

Paolo - "Le lettere"

Il fondatore del cristianesimo ebbe due nomi che corrispondevano a due anime, Saul persecutore dei cristiani folgorato sulla via di Damasco, e Paolo, intellettuale capace di gettare le basi, di pensiero e d’azione, di una religione che avrebbe trasformato il mondo . Ma ebbe anche due cittadinanze, come ebreo e come romano, e fu missionario fra due culture, quella ebraica e quella greca. Le sue 14 lettere sono un documento insuperabile di letteratura teologica e il suo pensiero è un vero e proprio anello di congiunzione fra l’insegnamento di Gesù , le tradizioni misteriche orientali e la filosofia ellenistica. Adattò tutto quel materiale immenso ai bisogni e alle speranze dei popoli confluiti nell’impero romano. Forse nessuno come Paolo ha avuto tanta importanza nella storia dell’Occidente. Viaggiò più di Alessandro Magno e conquistò più uomini.

Pascal - "Lettere provinciali"

A metà del Seicento una disputa religiosa turbò la Francia. Contro la corruzione del clero e i compromessi mondani dei gesuiti si affermò dentro il cattolicesimo un movimento di grande rigore morale , il Giansenismo, che ebbe il suo centro nell’ abbazia di Port-Royal . Richiamando la Chiesa alla purezza delle origini, sosteneva che Dio dava la grazia secondo i suoi impenetrabili disegni e non per intercessione dei suoi ministri. Naturalmente i gesuiti reagirono e fecero condannare come eretici i giansenisti . Allora l’élite intellettuale francese prese le loro difese e un celebre scienziato, Pascal, scrisse queste lettere, nelle quali , fingendo di essere un piccolo provinciale dotato solo di buon senso, distrusse inesorabilmente con la sua tagliente forza polemica tutti i sofismi dei gesuiti. Poi il re fece distruggere l’abbazia di Port-Royal.

Platone - "I dialoghi"

Nessun autore moderno, se si esclude forse Voltaire , ha uno stile pungente come Platone. Socrate non lasciò nulla di scritto, ma Platone lo fece per lui, dimostrando che la fortuna dei maestri dipende dai discepoli. Nei” Dialoghi” , che sono efficaci come brillanti servizi di cronaca , egli dimostrò di essere non soltanto il costruttore di un edificio filosofico destinato a durare millenni , ma anche un grande drammaturgo e un grande scrittore. Come giornalista sarebbe stato imbattibile. Come politico no: da Siracusa fu cacciato e venduto come schiavo. Ebbe nemici anche come filosofo: quando i cristiani credettero di poter fare a meno di lui e della filosofia, Giustiniano soppresse la sua Accademia ( 529 d.c.) Però, per quanto egli fosse vissuto al tempo degli dei falsi e bugiardi, nemmeno Dante osò mescolarlo fra i dannati. Si limitò a lasciarlo in una sorta di limbo, nel nobile castello del quarto canto, privato della vista di Dio.

Proust- "Alla ricerca del tempo perduto"

La memoria ci aiuta a scoprire la realtà e a capire il senso della vita e del tempo. Agli inizi del secolo scorso, un giovane di buona famiglia abituato alla vita mondana della aristocratica società parigina e sempre al bivio fra delicata sensibilità estetica e salute malferma trovò nel passato una singolare forma di compagnia, disegnando in un vasto ciclo narrativo il più straordinario affresco dell’epoca , indagata con una particolarissima capacità psicologica e descritta con lo stile più raffinato che mai la letteratura francese abbia espresso. Il già celebre André Gide, poi premio Nobel, che lesse il primo libro per l’editore Gallimard, lo ritenne impubblicabile e Proust dovette stamparlo a proprie spese. Poi Gide chiese scusa, ma ormai Proust stava morendo.

Rousseau - "Il contratto sociale"

Rousseau fu molto contestato ai suoi tempi e anche oggi la sua opera è assai criticata, tuttavia sono innegabili la sua influenza sulla evoluzione della filosofia del diritto e il suo ruolo nell’ élite intellettuale che portò la Francia alla Rivoluzione. Il potere, secondo lui, non è delegabile : deve essere esercitato dall’assemblea dei membri di una comunità , in modo che ciascuno, subordinandosi alla volontà generale di propria volontà, non perda la propria libertà. Su questo contratto spontaneo si fonda la dottrina dello Stato. Secondo Rousseau, nello stato di natura l’uomo ha qualità sempre positive, che l’educazione deve solo sviluppare, non fuorviare. Nacque così il mito del “buon selvaggio” che ai nostri giorni è oggetto di molta ironia.

Saffo – "Le poesie"

E’ difficile per noi capire che tipo di amore, tra brucianti passioni e gelosie, unisse le fanciulle alla corte di Saffo. E’ un mondo troppo lontano . E invece quello che Saffo ha scritto è incredibilmente attuale, come se i sentimenti facessero talmente parte dei caratteri fondamentali della nostra natura da risultare immutati dopo cento generazioni. Quel che è certo, è che mai nessun poeta ha avuto la dolcezza di accenti, e la capacità di esprimere uno stato d’animo fra desiderio e memoria , come le ha avute la nobile ragazza di Lesbo. Ma forse la suggestione e l’efficacia di Saffo risaltano anche perché di lei sono rimasti pochi versi isolati, a volte una sola parola folgorante , e tutto il resto è andato perduto.
 

watson

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Sartre - "L’essere e il nulla"

Il libro di testo dell’esistenzialismo, una miscela che esplode tra l’angoscia di un Kierkegaard epurato dalle sue inquietudini religiose e la divina serenità di un Epicuro spodestato dalle sue certezze. Sartre scrisse il libro durante la seconda guerra mondiale, quando fu chiaro che ogni filosofia totalizzante dimenticava la specificità dell’individuo e la sua problematicità . L’uomo è libertà e scelta e proprio per questo è inevitabilmente preda dell’ angoscia. Anni dopo Sartre tentò di conciliare questa sua teoria con il marxismo e criticò quelli che distorcevano il pensiero di Marx fino a una totalizzazione negatrice della libertà . Fu un grande amico dell’allora leader del partito comunista italiano Palmiro Togliatti e alla sua morte gli dedicò uno scritto memorabile.

de Saussure - "Corso di linguistica generale"

E’ il libro che ha posto le basi della moderna scienza linguistica. Non è stato scritto da Saussure, ma dagli allievi che hanno ricostruito il suo pensiero attraverso gli appunti di scuola. Ha introdotto alcune coordinate teoriche, come, per esempio, i concetti di sincronia ( lo stato della lingua in un momento deteminato ) e diacronia (lo sviluppo dei fatti linguistici nel tempo ), di “langue” ( il sistema dei segni convenzionalmente adottato ) e “parole” ( l’atto individuale immesso nel codice fino a farlo evolvere). Il libro è indispensabile per ogni persona colta che voglia comprendere come la lingua si sviluppa e quali sono le leggi nascoste che la regolano.

Shakespeare - "Amleto"

Quella polvere indecifrabile che fu Shakespeare, da una distanza di secoli ancora viene a porci una inquietante domanda: Che cosa mai possiamo avere in comune, noi che ci agitiamo fra compact disk, automobili e portatili, con un principe di Danimarca, che vive le notti del Medioevo nel cupo castello di Elsinore, che incontra sugli spalti lo spettro del padre assassinato dalla madre Geltrude, che si tortura per la tresca di lei con l’amante divenuto padrone del regno, che si finge pazzo e che infine dopo molte esitazioni uccide l’usurpatore, ma muore anche lui mentre Geltrude beve il veleno ? Niente abbiamo in comune, eppure noi tutti sentiamo con disagio che Amleto batte insistente alla soglia del nostro subconscio ; e ci assillano gli stessi tempi inquieti e le troppe cose sinistre che sono sulla terra e nel cielo.

Shakespeare - "Macbeth"

Macbeth è un guerriero nobile e generoso ma la bramosia del potere lo spinge, inaridendo in lui «il latte della bontà umana» , al delitto , al rimorso e alla morte. La violenza implacabile del destino, la paura e l’angoscia, in un estremo Nord buio come l’inferno, dominano questo che è stato definito il dramma più potente di Shakespeare. E’ stato detto che dopo Eschilo la poesia tragica non ha composto niente di più grande né di più terribile. La vita stessa è vista qui dal drammaturgo «come una favola raccontata da un ******, piena di rumore e di furore, che non significa nulla». E tuttavia alla fine della lettura non resta un senso d’orrore ma di pietà. Sembra che anche nella infamia Macbeth mantenga la sua nobiltà.

Smith - "Ricerca sulla ricchezza delle nazioni"

Quando ancora l’agricoltura era il settore fondamentale della produzione e la rendita era soprattutto terriera , il filosofo scozzese scrisse questo libro che è considerato il primo (e fondamentale) trattato organico di economia politica. Smith distinse ( eravamo quasi alla fine del Settecento) i tre fattori della produzione ( lavoro, capitale, terra ) e i corrispondenti tipi di guadagno e dimostrò che la ricchezza delle nazioni dipende dalla percentuale dei lavoratori produttivi sul totale della popolazione e dalla produttività di ciascun lavoratore. Era contro l’intervento statale nel mercato, ma quando la Compagnia delle Indie orientali si affermò come un dominio monopolistico, ne chiese il controllo pubblico.

Sofocle - "Edipo Re"

Uno dei temi con il significato più profondo di tutta la tragedia greca è il mito di Edipo, che una sorte capricciosa e oscura condanna a essere assassino innocente del padre, sposo inconsapevole della madre e padre ignaro dei suoi fratelli. Un critico d’eccezione, Aristotele , disse che "Edipo re” è il capolavoro di Sofocle. La figura di Edipo è affascinante anche perché questo mortale, che è l’unico in grado di svelare l’enigma della Sfinge e che per la sua sapienza crede di poter irridere agli dei e ai vaticini , non vede quello che accade a lui e non ne sa il perchè. Quando infine, vinto dall’orrore, si trafigge gli occhi con due fibbie, non fa altro che sottolineare la propria infinita cecità di uomo di fronte al caso e al destino.

Stendhal – "La certosa di Parma"

Un giovane sempre impigliato in ardenti passioni finisce per impegnarsi nella carriera ecclesiastica e diventare un predicatore molto conformista così come la passione per l’avventura e il miraggio della gloria si esauriscono nella routine della vita di tutti i giorni. In questo capolavoro dell’Ottocento, Stendhal trasfuse i suoi ideali di vita e le immancabili delusioni che ne seguirono.”La certosa di Parma” fu quasi ignorato ai suoi tempi. Balzac fu uno dei pochi a capirlo. Disse che qui «il sublime si sprigiona di capitolo in capitolo». Oggi tutti concordano nel definirlo uno dei libri chiave di tutta la letteratura.

Strabone - "Geografia"

E’ il compendio più vasto e dettagliato che l’antichità greca ci abbia lasciato e ci è giunto pressochè intatto. Strabone lo compose all’inizio della nostra era e, quando non aveva una conoscenza diretta dei paesi trattati , citò altri autori e ebbe l’umiltà e l’accortezza di precisarne i nomi . Così abbiamo potuto conoscere anche i risultati complessivi delle ricerche degli antichi, i quali erano molto più informati di quanto si creda. Eratostene, per esempio, era convinto che la Terra fosse rotonda e che avesse una circonferenza di circa 40 mila chilometri ( per l’esattezza, ne misura 9 in più ). Strabone descrisse con precisione talvolta impressionante gran parte dell’Europa , dell’Asia e dell‘Africa settentrionale. Trasse dai pitagorici e da Eratostene la convinzione che agli antipodi dell’India, nell’immenso oceano , ci fosse, per legge di simmetria, un continente. Infatti c’era e si chiamò America.

Swift - "I viaggi di Gulliver"

Ci voleva l’ottusità, la perfidia e il calcolo di molte generazioni di inglesi per confinare questo testo nella letteratura per banbini. Ma forse è meglio così, che i ragazzi imparino fino da piccoli a dissacrare i padri. Il libro di Swift non è zuccheroso, come “ Cuore” e nemmeno drammatico come “ Pinocchio”, è una pungente, sarcastica, sfrenata requisitoria contro l’ipocrisia, il conformismo e la stupidità del genere umano. Swift la scrisse per bollare a fuoco le classi dirigenti dell’Inghilterra del Settecento ma in realtà voleva vendicarsi dell’ immenso e oscuro torto che egli sentiva di aver subìto venendo al mondo. Da giovane, quando andava ancora a scuola, Swift si rifiutò di seguire le lezioni di Logica: era un presagio del suo destino di scrittore.

Tacito – "Annali e Storie"

Due opere in una , che abbraccia il periodo dal 14 al 96 d.C. , uno dei più intensi della storia dell’impero . Tacito è con Sallustio uno degli storici romani che, con qualche eccezione, mostri maggiore spirito critico e indipendenza dal potere, per di più ha uno stile estremamente efficace e inconfondibilmente asciutto tanto che “tacitiano” ha assunto il significato di “conciso”. Tuttavia siamo lontani dalla grandezza di Tucidide ( per la ricerca ) e di Erodoto ( per lo stile ), anche se la capacità di mostrare ammirazione per i nemici e la difffidenza verso la “pax romana” ce lo rendono simpatico. Si sforzò di fare opera di storico in modo obbiettivo, “sine ira et studio”, tuttavia i suoi legami con il Senato, che non era certo un covo di campioni sensibili al progresso, sono troppo scoperti.

Tocqueville - "La democrazia in America"

Grande storico e uomo politico, Tocqueville analizzò in questo famoso libro la democrazia americana e la indicò come il modello di tutte le società. Secondo lui, la rivoluzione democratica aveva livellato in America ogni differenza di posizione sociale ( si dimenticò dei diseredati, dei neri e degli indiani, ma bisogna ricordarsi che allora, agli inizi dell’Ottocento, in Europa c’erano solo monarchie, stati autoritari , impressionanti differenze di classe; e la Legge non era “uguale per tutti” : l’America appariva giustamente come il regno della libertà) . Previde per il XX secolo il bipolarismo fra Stati Uniti e Russia e la degenerazione dispotica della democrazia con l’ “ onnipotenza della maggioranza”.

Tolstoi - - "Guerra e pace"

Un romanzo fiume, un grande affresco della Russia ai tempi di Napoleone, un’epopea di guerre e d’amori con una impressionante quantità di personaggi , di caratteri, di situazioni. Nessuno ormai ha ancora il coraggio di leggere una storia sterminata, che si estende per quattro volumi di ottocento pagine l’uno . Eppure i nostri antenati, che passavano le serate sulle pagine di Tolstoi invece che davanti alla TV per vedere il Costanzo show, sono da invidiare. I nobili Bolkonskij e Rostov, Natascia Rostòva , il generalisimo Kutuzov , il soldato Karataev non si dimenticano facilmente perchè sono i personaggi di una vicenda che si ripete ancora e si ripeterà sempre.

Tucidide – "La guerra del Peloponneso"

Se Erodoto è stato il padre della storia, Tucidide è quello che ha saputo farne una scienza. Ha studiato e si è documentato con assoluta imparzialità e grande diligenza , non affidandosi alle voci, ma sempre cercando e controllando i fatti. Era convinto che, grazie al suo lavoro , gli uomini avrebbero imparato a vivere meglio, perchè la storia avrebbe fatto loro da maestra : «I fatti torneranno a ripetersi con modalità simili. Dunque il mio lavoro non è rivolto a un pubblico contemporaneo, ma è scritto per l’eternità». Contemporaneo di Pericle , fissò in un discorso del grande statista le regole per organizzare la società in un modo che allora era completamente nuovo ( lo chiamarono democrazia). E dette degli anni dei quali fu testimone la stessa interpretazione che ne diamo noi, dopo millenni: nessuno è mai stato capace di tanto.

Vico – "Scienza nuova"

Il metodo della scienza nuova come scienza della storia nasce dall’incontro tra filologia e filosofia. Questo incontro fu il filo conduttore di tutta l’ appassionata ricerca del Vico. La sua opera fu apprezzata all’inizio solo per la teoria dei corsi e ricorsi storici, secondo la quale la storia non procede per lineare sviluppo, ma a spirale, e così i popoli, dal punto più alto del loro sviluppo, ricadono nella mediocrità e nell’ignoranza. Ma poi Vìco è stato riscoperto come uno dei pensatori più completi e innovativi che siano vissuti ( e sono molti) fra Seicento e Settecento ed è uno dei pochi italiani che hanno scritto opere tradotte in tutte le maggiori lingue dell’Occidente.

Voltaire – "Dizionario filosofico portatile"

Il più irriverente, sarcastico e litigioso fra i grandi intellettuali francesi che con la loro attività prodigiosa ( Voltaire in particolare fu filosofo, scrittore, drammaturgo e soprattutto formidabile polemista ) dettero slancio all’Illuminismo e fornirono alla borghesia in ascesa gli stumenti culturali per abbattere, con la Rivoluzione, l’Ancien régime. La sua critica corrosiva, della quale il “ Dizionario” resta un esempio memorabile, colpì i benpensanti, i reazionari e il clero in modo tale da suscitargli contro le ire di mezzo mondo civile. La Chiesa non lo perdonò nemmeno dopo morto e non volle dargli sepoltura in un cimitero cristiano, ma il suo corpo, durante la Rivoluzione, fu trasportato a furor di popolo nel Panthéon parigino.

Weber – "L’etica protestante e lo spirito del capitalismo"

Illustre docente di economia politica, Weber scrisse, all’alba del Novecento, questo celebre libro che fu considerato come il Vangelo della borghesia. Ufficialmente la Chiesa cattolica ha sempre guardato al denaro come uno strumento demoniaco e all’usura come l’anticamera della perdizione, ma per i protestanti, e i calvinisti in patricolare, una vita ascetica e un impegno rigoroso negli affari sono una esecuzione della volontà divina , in quanto portano a una valorizzazione del capitale e così arricchiscono la vita propria e degli altri. Successo commerciale e profitto sono la mèta della vita . Il capitalista che si attiene a un rigoroso codice etico è un prediletto del Signore . Weber, che era di origini ugonotte, sosteneva che è stato proprio l’ascetismo dei calvinisti a influire in modo decisivo sulla nascita del capitalismo moderno. Ed è vero, per la Germania . Per l’Italia , si avanza qualche dubbio...

Whitman - "Foglie d’erba"

Una famiglia disgraziata e poverissima , un padre grande lavoratore ma assai sfortunato ,una madre semianalfabeta e otto fratelli, due dei quali minorati ,uno morto in manicomio, avrebbero segnato tragicamente la psiche di molti ragazzi : invece insegnarono al giovane Whitman la tenacia, l’impegno democratico, la tolleranza , l’amore per il prossimo. Anche da vecchio ebbe commosse parole di riconoscenza per i genitori e per i fratelli, nessuno escluso . Potè frequentare solo le elementari, a dieci anni dovette andare a lavorare prima cone apprendista tipografo , poi come manovale, e da grande fu operaio, carpentiere e infine cronista di un giornale di provincia. Non aveva soldi per i libri ma li prendeva in prestito nelle biblioteche circolanti. Diventò una leggenda, il più celebrato dei poeti americani. Il suo “ Foglie d’erba” è un inno all’America, alla democrazia, alla vita.

Yourcenar – "Memorie di Adriano"

Soggiornando a lungo, subito dopo la seconda guerra mondiale, tra i ruderi della Villa Adriana, ai piedi di Tivoli, una giovane donna ( la Yourcenar aveva da poco superato i 40 anni quando scrisse il libro) cercò di ricostruire la personalità di uno dei più grandi e colti imperatori romani ; e ci riuscì , tanto che ormai non si riesce più a distinguere quanto appartiene ad Adriano e quanto a lei. E’dura pensare a un romano antico , per quanto colto, che parla francese. Una ricostruzione del genere scritta in prima persona e attribuita al personaggio stesso – sono parole della scrittrice - sfiora sotto certi aspetti il romanzo e sotto altri la poesia. Tuttavia il suo valore umano risulta singolarmente arricchito dalla fedeltà ai fatti. Fu un’epoca straordinaria e Adriano fu un uomo proporzionato all’epoca.
 

watson

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La diffusione della cultura continua a essere nel XV secolo affidata prevalentemente alla trasmissione orale per gran parte di essa, mentre la cultura dotta e specialistica si affida al libro manoscritto e all'epistolografia. Uso della scrittura fanno i mercanti e le amministrazioni, dando luogo a una produzione finalizzata a obiettivi pratici. Seguendo un processo di arricchimento e di alfabetizzazione iniziato già fin dal XIII secolo, nel XV secolo e specialmente nella ricca Italia del centro e del nord, centri di produzione libraria sono innanzitutto le città universitarie. Le necessità di dover riprodurre i testi, soprattutto quelli su cui poter studiare ma anche quelli di devozione e di evasione, ha fatto sorgere botteghe scrittorie, in cui i codici sono riprodotti per la diffusione. Addetti alla scrittura trovano posto presso i notabili e le amministrazioni.
 

watson

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Fino al XV secolo il libro signorile è considerato un bene, più che un oggetto per la lettura. Nel medioevo, con il contrarsi dell'alfabetismo, il libro diventa custode di un contenuto accessibile a pochi, misterico. Caricato di nuovi significati dal cristianesimo, si impone con l'autorità del testo. Si trasforma in oggetto d'apparato, arricchito di ordini decorativi, magari scritto con inchiostro d'oro o d'argento, su pergamene tinte di porpora, rilevato con piatti d'avorio o di metalli preziosi tempestati di gemme. Il libro è posseduto da re e signori, più dediti all'uso delle armi che alla lettura (l'analfabetismo dilaga tra i ceti dominanti), la cui pratica è riservata a pochi dotti, o a qualche rara dama. Il libro raggiunge qualità grafica e artistica, come la Bibbia di Carlo il Calvo: simbolo di prestigio, di lusso, da offrire alla meraviglia. O serve a celebrare avvenimenti particolari, come il cosiddetto Evangelio di Godescalco, commissionato da Carlo Magno e dalla moglie Ildegarda per ricordare il giorno battesimale del loro figlio Carlomanno. Ricevuto in dono o donato, può servire a rinsaldare relazioni diplomatiche, favorire mediazioni ecc. (come nel caso della Bibbia di Viviano).
 

watson

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Parigi, Bibliothèque Nationale, cod. Lat.I,folgio 423v: L'abate Vivian di Tours consegna al re Carlo il Calvo (840-877) la Bibbia, successivamente chiamata "Bibbia Vivian, un capolavoro dell'arte carolingia;miniatura della dedica (IX secolo).



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watson

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A partire dal XIII secolo è l'uso del libro come oggetto di svago - oltre che di devozione con le varie bibbie e i "libri d'ore" (i libri di predicazione dei laici) -. Dovuta talvolta a mani di virtuosi della miniatura come i fratelli Limbourg, Jan Van Eyck, Jean Fouquet, Jean Bourdichon, strepitosa è la decorazione di questi libri, con le loro scene di dedica in cui gli stessi re compaiono raffigurati, le loro immagini di sequenze cristologiche, di storie di santi, di penitenze devozionali, di tornei e battaglie, di amori cortesi, di cavalcate e di feste, di letture domestiche e di intrattenimenti musicali. Fiori frutti uccelli farfalle sono disposti lungo i bordi decorativi, ispirati a una natura oscillante tra verosimiglianza e artificio.