La RAI paga la tengente?

lion

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un argomento, ripreso dal forum principale, che merita di essere segnalato e commentato nelle officine:

"E’ una interpellanza che (purtroppo) non sarà mai discussa: intanto perché nel frattempo è intervenuto lo scioglimento delle Camere ma soprattutto per l’imbarazzo che avrebbe colto il ministro delle comunicazioni nel fornire una risposta. Il responsabile della divisione abbonamenti della Rai-tv, avv. Stanislao Argenti – riferisce l’on. Marco Taradash nella sua interpellanza – ha scritto ai rivenditori di apparecchi televisivi per ricordare che, <>. In parole povere, sulla base non di una legge ma di un accordo privato, il commerciante che denuncia alla Rai le generalità dell’acquirente di un apparecchio televisivo si becca una tangente pari a poco meno del 40% del canone di abbonamento! Molteplici, delicate e per qualche verso anche gravi sono le questioni sollevate dall’interpellanza di Taradash alla luce di questo sconcertante avvertimento.
Intanto, la violazione della legge 31 dicembre 1996, n. 675, vale a dire le norme a tutela della privacy. La collaborazione tra la Rai e i rivenditori di apparecchi radiotelevisivi implica un trattamento dei dati personali degli acquirenti da cui, per giunta, scaturirebbe un lucro monetario a favore dei commercianti, “il che determinerebbe una sorta di vendita a titolo oneroso delle informazioni rientranti nell'ambito di quelle tutelate dalla legge 675”. E allora: gli acquirenti di apparecchi tv sono adeguatamente informati delle finalità del trattamento dei loro dati? E ancora: sanno gli stessi acquirenti che, se si tratta di un nuovo abbonamento, il rivenditore percepisce una somma di danaro – una mazzetta, insomma – che costituisce una delle finalità (se non la finalità) perseguite dal trattamento dei loroi dati personali?
Poi le precise caratteristiche giuridiche di questo sorprendente “rapporto di collaborazione”. Quali sono le singole clausole di questo contratto assolutamente atipico? E sulla base di quale disposizione di legge viene corrisposta una prestazione di danaro (danaro pubblico, dei singoli cittadini-abbonati) per il trattamento dei dati personali da parte di un soggetto privato, e ciò a totale carico di un ente che gestisce un servizio pubblico? Attenzione, ché la legge sulla privacy prevede sanzioni penali a carico di chiunque proceda – per trarre un profitto, per sé o per altri – a trattamento, diffusione e comunicazione dei dati personali in violazione delle norme stabilite dalla legge.
Infine – last but not least – il costo per la Rai di quest’opera di sostanziale spionaggio. Se andate a scorrere il sito internet http://www.abbonamenti.rai.it/ potrete leggere che “un adeguamento tanto rapido e continuo” alla sfida tecnologica e al mercato “richiede un serio sforzo finanziario: per questo lo Stato chiede agli italiani di pagare ogni anno un’imposta, il canone di abbonamento alla tv, che consente al servizio pubblico di non ridurre la sua capacità di offerta e adeguamento tecnologico e culturale”. Ora, considerando che l’importo dell’abbonamento è di 179mila lire, la mazzetta di 70mila corrisposta come “premio di collaborazione” incide, con riferimento al primo anno, per circa il 40% sull’introito che dovrebbe andare alla Rai. Non si tratta forse di un onere (a carico del bilancio di un ente pubblico) stornato a beneficio di soggetti privati esercenti un’attività commerciale, e quindi di un onere che sottrae risorse pubbliche alle finalità per le quali di assume (vedi sito internet) che debbano essere impiegate?

Fonte http://www.dsonline.it"
 
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