lattoferrina... e le big pharma muoiono :D

davidean

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fammi capire, esiste un mix di integratori liberamente disponibili, poco costosi ed efficaci per ridurre i morti del 90%?

e tutto ciò è scientificamente provato?

i test di lattoferrina e vitamine varie sono pubblici no?

ricordo inoltre che negli anni passati calcolavano quanta gente moriva perchè non curata per vari motivi... applicando quelle stime alle attuali condizioni, di mancate visite, mancati esami, mancati interventi... quanti sono morti per es. di infarto perchè non hanno fatto esami in tempo? ovviamente catalogati come morti covid perchè oggi come si mette piede in ospedale si prende il covid....
 

Spaceman Spiff 2.0

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i test di lattoferrina e vitamine varie sono pubblici no?

ricordo inoltre che negli anni passati calcolavano quanta gente moriva perchè non curata per vari motivi... applicando quelle stime alle attuali condizioni, di mancate visite, mancati esami, mancati interventi... quanti sono morti per es. di infarto perchè non hanno fatto esami in tempo? ovviamente catalogati come morti covid perchè oggi come si mette piede in ospedale si prende il covid....

se sono pubblici avrai certamente un link

lo posti che così almeno provo (da ignorante) a farmi un'idea
 

davidean

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da approfondire anche il fatto che i contagi in italia siano aumentati esponenzialmente a fine ottobre, quando oramai erano passati gli effetti dell'esposizione al sole...
 

Spaceman Spiff 2.0

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Hai un link?
Cosa vuol dire che hanno replicato?

vuol dire quello che han dichiarato quelli del GOM di Reggio Calabria, ti metto anche il link

"Il trattamento ha attratto interesse anche negli Stati Uniti, ma in Italia è ancora tutto bloccato. "A livello nazionale siamo un po' fermi. Abbiamo chiesto uno studio sperimentale all'Aifa e per due volte l'Aifa ci ha chiesto ulteriore integrazione. Siamo fermi ma il nostro studio sta per essere replicato negli Stati Uniti, adesso stanno per partire con uno studio sperimentale e c'è l'intento di estendere questo studio a livello internazionale".

Coronavirus, da Reggio Calabria una terapia che fa ben sperare - Il Sole 24 ORE

poi il nulla, sarà un complotto :o
 

davidean

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teleborsa.it ed il giornale.it

tutto a posto

esticazzi.it non c'è? :D

ma secondo te le sperimentazioni le hanno eseguite nella redazione dei giornali oppure queste testate riportano studi effettuati da personale qualificato, citato nell'articolo?

Università di Roma La Sapienza e Tor Vergata

primario di Pneumologia dell'Ospedale di Codogno, Francesco Tursi

Accademia di Ecografia Toracica (AdET)

Accademia di Medicina di Torino

Prof. Giancarlo Isaia, Specialista in Endocrinologia, Medicina Interna e Medicina Nucleare del Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Torino

Antonio D’Avolio, Professore di Farmacologia all'Università di Torino
 

rainbowdandy

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vuol dire quello che han dichiarato quelli del GOM di Reggio Calabria, ti metto anche il link

"Il trattamento ha attratto interesse anche negli Stati Uniti, ma in Italia è ancora tutto bloccato. "A livello nazionale siamo un po' fermi. Abbiamo chiesto uno studio sperimentale all'Aifa e per due volte l'Aifa ci ha chiesto ulteriore integrazione. Siamo fermi ma il nostro studio sta per essere replicato negli Stati Uniti, adesso stanno per partire con uno studio sperimentale e c'è l'intento di estendere questo studio a livello internazionale".

Coronavirus, da Reggio Calabria una terapia che fa ben sperare - Il Sole 24 ORE

poi il nulla, sarà un complotto :o

E quindi? Questo sarebbe tuo argomento?
Sai già a prescindere che non funziona prima delle sperimentazioni?
Qua leggo che la hanno scartata non perché è una bufala ma perché ci sono opzioni terapeutiche già disponibili.tu che sei così documentato mi spieghi quali sono queste opzioni terapeutiche nei casi in cui potrebbe intervenire adenosina?

GRANDE OSPEDALE METROPOLITANO - BIANCHI MELACRINO MORELLI - REGGIO CALABRIA - News
Qua trovi la spiegazione sul perché lo volevano fare all’estero. Come al solito meglio una parola in meno che una di troppo.
 
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ma secondo te le sperimentazioni le hanno eseguite nella redazione dei giornali oppure queste testate riportano studi effettuati da personale qualificato, citato nell'articolo?

Università di Roma La Sapienza e Tor Vergata

primario di Pneumologia dell'Ospedale di Codogno, Francesco Tursi

Accademia di Ecografia Toracica (AdET)

Accademia di Medicina di Torino

Prof. Giancarlo Isaia, Specialista in Endocrinologia, Medicina Interna e Medicina Nucleare del Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Torino

Antonio D’Avolio, Professore di Farmacologia all'Università di Torino

E quindi? Questo sarebbe tuo argomento?
Sai già a prescindere che non funziona prima delle sperimentazioni?
Qua leggo che la hanno scartata non perché è una bufala ma perché ci sono opzioni terapeutiche già disponibili.tu che sei così documentato mi spieghi quali sono queste opzioni terapeutiche nei casi in cui potrebbe intervenire adenosina?

GRANDE OSPEDALE METROPOLITANO - BIANCHI MELACRINO MORELLI - REGGIO CALABRIA - News
Qua trovi la spiegazione sul perché lo volevano fare all’estero. Come al solito meglio una parola in meno che una di troppo.

rispondo ad entrambi

basta leggere gli articoli per capire che le terapie sono in sperimentazione, probabilmente assieme ad altre decine

nessuno ha affossato nulla

non è che perché lo decidete voi, devono essere le migliori opzioni in circolazione e se non entrano stabilmente nei protocolli di cura è per un complotto di bigpharma

evidentemente alla prova dei fatti, per un motivo o per l'altro, non si stanno dimostrando rivoluzionarie come sperato
 

alex77

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fammi capire, esiste un mix di integratori liberamente disponibili, poco costosi ed efficaci per ridurre i morti del 90%?

e tutto ciò è scientificamente provato?

non esiste nulla di miracoloso ma una buona integrazione ,in particolare a certi soggetti carenti, può aiutare a mantenere in forma il sistema immunitario e diminuire la PROBABILITA' di contrarre la malattia in forma severa

soprattutto per gli anziani LATTOFERRINA, vit. C , D , ZINCO e gruppo B possono aiutare
 

Spaceman Spiff 2.0

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non esiste nulla di miracoloso ma una buona integrazione ,in particolare a certi soggetti carenti, può aiutare a mantenere in forma il sistema immunitario e diminuire la PROBABILITA' di contrarre la malattia in forma severa

soprattutto per gli anziani LATTOFERRINA, vit. C , D , ZINCO e gruppo B possono aiutare

qui c'è qualcuno che ha scritto "salvare un 90%"

mi sembrano parole in libertà
 

orson69

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non esiste nulla di miracoloso ma una buona integrazione ,in particolare a certi soggetti carenti, può aiutare a mantenere in forma il sistema immunitario e diminuire la PROBABILITA' di contrarre la malattia in forma severa

soprattutto per gli anziani LATTOFERRINA, vit. C , D , ZINCO e gruppo B possono aiutare

Credo che nessuno discuta questo (anche se bisogna poi stare attenti agli eccessi di dosaggi), ma del fatto che questo rappresenti un'alternativa ai vaccini.

Come dire che l'alternativa agli antibiotici sia la maglietta della salute
 

davidean

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qui c'è qualcuno che ha scritto "salvare un 90%"

mi sembrano parole in libertà

sono mie stime basate su quanto dichiarato da quei ricercatori, posso sbagliare certo, ma intanto il paese con più vaccinati al mondo è quello con più contagi e effetti collaterali... e questo è SICURO
 

rainbowdandy

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evidentemente alla prova dei fatti, per un motivo o per l'altro, non si stanno dimostrando rivoluzionarie come sperato

ma quali fatti. Qui non c'è nessuna prova dei fatti siccome hanno bloccato la sperimentazione semplicemente dicendo che ci sono altre opzioni già disponibili (quali? visto che lo studio é su pazienti in condizioni critiche e muoiono ogni giorno centinaia e centinaia di persone). Lascia perdere big pharma.
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Qua trovi la spiegazione sul perché lo volevano fare all’estero. Come al solito meglio una parola in meno che una di troppo.

Ti riposto il motivo per cui doveva essere fatto all'estero visto che ti senti tanto fi...go facendo osservazioni superficiali su articoli vecchi.

"Lo studio su vasta scala probabilmente all'estero dove ci sono più casi" (l'articolo che hai commentato tu era di Aprile-Maggio e in Italia non c'erano più casi per cui era chiaro che la sperimentazione doveva essere portata avanti all'estero).

Speriamo che vada tutto bene con il vaccino... Qua mi pare che ci sia gente a cui piace fare all in su un'unica strategia.
Se per caso andasse male o meno bene con il vaccino non ci sarebbe alcuna strategia alternativa a lockdown e vaccino. Ah si c'e' quella di aprire e vedere chi non muore.
 
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rainbowdandy

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L'Opinione delle Liberta

in dai primi mesi della pandemia, quando i pazienti morivano come mosche e si riusciva a farci ben poco, il professor Pierpaolo Correale, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia del Grande ospedale metropolitano (GOM) di Reggio Calabria, studiava un sistema per sconfiggere anche i casi più gravi di polmonite da Covid basandosi su studi compiuti negli anni in cui aveva lavorato negli Usa e ripensando ad una molecola che produce il nostro stesso organismo, l’adenosina. Con il supporto del collega, il professor Sebastiano Macheda, direttore della Terapia intensiva ed Anestesia dello stesso ospedale, hanno messo a punto lo strumento necessario per somministrare l’adenosina ai pazienti anche gravissimi. Una sorta di aerosol più efficace, perché il farmaco arrivi direttamente ai polmoni.

Come è arrivato a pensare all’adenosina?

Facciamo una premessa. Dal 1993 al 1998 ho vissuto negli Stati Uniti inviato dall’Università di Napoli. Il primo anno lavoravo al National Institute of allergy and infectious diseases (Niaid) con il professor Michail Sitkovsky, uno dei più grandi esperti al mondo di infiammazioni e di recettori come la adenosina nel processo di infiammazione. Studiavamo le cellule che quando muoiono liberano ATP e questo uccide le cellule vicine. Nel frattempo, sono diventato oncologo, ma sono sempre rimasto un immunologo. Quando c’è un danno di qualunque tipo, infettivologico, batterico, chimico, fisico, le cellule muoiono. All’interno delle cellule c’è l’ATP che è fondamentalmente fonte di energia. Quando le cellule muoiono, c’è una liberazione massiva di questo ATP che va nelle cellule vicine e innesta immediatamente l’infiammazione. Siccome ATP è una molecola molto pericolosa dev’essere immediatamente degradata e quindi ci sono degli enzimi che sono sulle cellule infiammatorie che degradano l’ATP e le trasforma in adenosina. Questa adenosina fa esattamente l’opposto, è un meccanismo fisiologico, spegne l’infiammazione subito. Da un messaggio di riparazione. Comincia a riparare il tessuto, si forma la fibrina, la struttura. Poi c’è un altro passaggio, un messaggio di “non ripetizione”, stimola cioè il sistema immunitario a reagire.

Quindi quest’azione “riparatoria” dell'adenosina si può utilizzare anche per altre patologie? Per quali pazienti?

Avviene naturalmente, è il motivo per cui si chiude una ferita e perché comincia questo processo di adenosina, ma in mezzo ci sono ovviamente altri mediatori, io ho semplificato. Ma l’ATP comincia e l'adenosina finisce. Questo è il meccanismo.

Che cosa accade nei polmoni?

Nel polmone questa cosa non succede, perché se c’è una liberazione massiva di ATP, il più potente inibitore, quello che impedisce la formazione di adenosina, la degradazione dell’ATP, è l’ossigeno. Nel polmone c’è fisiologicamente l’ossigeno. Figuriamoci se noi glielo diamo dall’esterno. Non solo non si forma adenosina, quindi non si ferma l’infiammazione ma aumenta la produzione di ATP, quindi c’è un’onda citotossica che si manifesta attraverso la cascata citochimica, la liberazione massiva. Ora a prescindere da qualunque sia la causa della polmonite legata a Covid, perché ci sono varie ipotesi, la cosa più probabile è che sia post ischemica, le cellule polmonari muoiono perché non arriva l’ossigeno, per l’ischemia. Immediatamente liberano ATP e comincia il processo infiammatorio. Succede che se il processo infiammatorio è massivo si innesca la cascata citotossica, infatti qualcuno prova a fermarla con il Tocilizumab, con il cortisone, tutti metodi che conosciamo che non sempre ce la fanno. Quindi noi abbiamo pensato che, visto che l’adenosina non si forma naturalmente, proviamo a darla noi dall’esterno.

Come?

Con il dottor Sebastiano Macheda, primario della Rianimazione, abbiamo pensato che, sebbene l’adenosina abbia altre utilizzazioni mediche in forma endovenosa, noi non possiamo darla così perché agisce sul battito cardiaco, sulla pressione, quindi possiamo darla con l’aerosol per farla rimanere solo sul polmone. Così il dottor Macheda ha ideato questa tecnica per cui l’adenosina viene introdotta in un aerogen, una specie di aerosol, che nebulizza l’adenosina e permette la somministrazione solo per via endobronchiale. Ci siamo trovati in un momento di emergenza assoluta, i pazienti morivano, non solo da noi ma ovunque, era davvero sconfortante e drammatico. Così abbiamo chiesto l’autorizzazione per agire off-label. Così abbiamo testato subito questo sistema sui primi quattro pazienti che erano in rianimazione in quel momento.

Chi vi ha autorizzato?

Off-label autorizza il Comitato etico e l’Azienda per ogni singolo paziente, con il consenso informato. Si viene autorizzati ad utilizzare il farmaco fuori dalle indicazioni straordinarie.

Cosa è successo a questi pazienti?

Immediatamente nei primi giorni tre dei quattro pazienti sono stati estubati e addirittura uno dei quattro lo abbiamo trovato che mangiava un croissant a letto. Immaginiamo che era prossimo alla morte. Così abbiamo riportato la stessa tecnica ai pazienti già gravi che si sapeva sarebbero andati in rianimazione a livello di malattie infettive. Su questi dieci pazienti tutti, in 48 ore, avevano risolto il problema respiratorio e, dopo una settimana, la polmonite era completamente risolta.

Voi medici, lei e il dottor Macheda, dinanzi a questa situazione come avete reagito, come vi siete sentiti?

Eravamo scioccati. Tutto è accaduto in aprile, ad una velocità incredibile. Quasi noi stessi non ci credevamo. Vedere i pazienti che stavano per morire e poi dopo una settimana vederli cambiare completamente faccia, andarsene a casa, senza nemmeno capire loro stessi che cosa gli era successo. È stato forte.

Che differenza di tempo c’è fra la cura con l’adenosina e la cura adottata attualmente secondo le linee guida per il Covid durante il ricovero in ospedale?

Gli altri farmaci delle linee guida sono l’eparina e il cortisone. Il cortisone se funziona ci mette 7/10 giorni, si inizia a dare segni di miglioramento, ma bisogna aspettare prima che si fermi l’infiammazione, poi che si ripari il tessuto, perché si deve scambiare l’ossigeno. Il tempo di ricovero e guarigione rimane di 30/40 giorni. Il paziente che va con polmonite virale in ospedale sta ricoverato a lungo. Mentre il paziente curato con adenosina entro 48 ore era fuori dall’ossigeno, misurando gli indici di saturazione, entro una settimana erano completamente negativi al virus e fuori dall’ospedale.

Cosa è successo dopo?

Ho contattato subito il mio mentore negli Usa, il professor Sitkovsky, che a sua volta si è rivolto ai colleghi della Miami University. Hanno allestito una task force e insieme abbiamo preparato un protocollo parallelo identico da presentare alla Food and drug administration (Fda), l’equivalente americana della nostra Aifa (Agenzia italiana del farmaco), per fare una sperimentazione parallela che si chiama “Artic”, dopo questa sperimentazione si sarebbe allargata a tutto il mondo. Bisognava evidenziare i risultati clinici della sperimentazione per dimostrare che ciò che avevamo fatto fosse riproducibile altrove.

I vostri colleghi alla Fda americana e voi vi siete presentati all’Aifa.

Era già maggio/giugno. Siamo andati in Aifa, ci hanno chiesto delle informazioni aggiuntive e noi le abbiamo prodotte. Loro ci hanno detto che in Calabria però non avevamo più pazienti, non c’era più epidemia e quindi su chi avremmo continuato a fare lo studio? Così abbiamo rallentato. Ma noi abbiamo continuato a studiare, abbiamo rinforzato il gruppo, ci siamo tenuti in contatto con gli americani. Da loro la situazione è stata molto diversa, hanno dovuto combattere anche loro con l’Fda. Abbiamo anche scoperto che l’adenosina in altri campi era stata testata per via aerosol e quasi tutti gli studi erano stati fatti dall’Università di Miami. Per cui loro hanno avuto accesso a quei dati e grazie a questo hanno trattato dei pazienti ed hanno ottenuto gli stessi nostri risultati.

Però poi l’epidemia è ripartita, si chiama “seconda ondata”.

Infatti, quando è ripartita l’epidemia siamo stati aggrediti in maniera molto più rapida con una confusione estrema nel trattamento. Chi faceva antibiotici, chi l’eparina e chi no, chi cortisonici di tutti i tipi, che poi la terapia non è il cortisone ma desametasone, solo un tipo particolare di cortisonico ad uso antinfiammatorio.

Lei è d’accordo che si utilizzino gli antibiotici nella cura, all’inizio, per il Covid?

Non hanno alcun senso gli antibiotici. La scelta dell’antibiotico è solo se c’è una sovrainfezione, ma quello è un giudizio del medico, ma non agisce per nulla sul virus. Anzi si crea solo farmacoresistenza e basta.

La risposta dell’Aifa infine non è stata favorevole nonostante tutti i vostri sforzi.

Abbiamo terminato il protocollo e fatto tutto quello che ci chiedeva Aifa. Siamo riusciti ad aggiungere circa cinquanta articoli clinici, dimostrando lo studio della tossicità e la totale innocuità della adenosina, perché è stata testata su pazienti cardiopatici, su bambini, su volontari sani. Effetti collaterali nessuno perché non viene assorbita, svolge la sua azione solo nei polmoni. Ma il 24 dicembre mattina anche durante le vacanze di Natale, dopo aver lavorato giorno e notte, con un team di quindici persone, compreso virologi e farmacologi, perché è una cosa molto complessa, abbiamo ricevuto la risposta: “In considerazione di un rapporto rischio/beneficio non definibile poiché mancano studi precedenti; si ritiene che a fronte dell’attuale disponibilità di alcune opzioni terapeutiche di provata efficacia lo studio proposto non possa essere autorizzato”.


Neanche la più piccola controindicazione con l’adenosina?

Nei casi che abbiamo trovato noi per una osservazione in Fase 1, quattordici casi non sono pochi per valutare la tossicità, posso dire che questa è zero. Ci sono effetti collaterali solo nei pazienti che hanno asma allergico, ma c’è una broncocostrizione che dura esattamente 20 secondi, appena si toglie il farmaco tutto torna normale, per il resto non ci sono controindicazioni.

Ci si potrebbe curare anche a casa o bisognerebbe ricoverarsi necessariamente in ospedale con la terapia da adenosina?

Prima la sperimentazione, poi probabilmente ci si potrà curare anche a casa. Quando saremo sicuri su grandi numeri che non c’è tossicità e che un sistema aerosol alternativo all’aerogen funziona, si potrà fare. Uno dei pazienti americani si è curato a casa.

Stiamo per vivere la “terza ondata” dell’epidemia, rischiamo che i vaccini numericamente non siano sufficienti e quindi sarebbe bene sapere se una terapia con l’adenosina potrebbe essere una cura alternativa al vaccino.

Adenosina e vaccino agiscono in due momenti molto diversi. L’adenosina è un’arma di sicurezza nei pazienti che nonostante tutto hanno preso il virus e in maniera grave. Il vaccino serve per impedire l’attecchimento della malattia e la diffusione del virus. Sono due obiettivi diversi che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro e non si danno fastidio tra loro.
 

rainbowdandy

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prima di sparare sentenze ad min..kiam meglio documentarsi.
 

jurassic88

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in dai primi mesi della pandemia, quando i pazienti morivano come mosche e si riusciva a farci ben poco, il professor Pierpaolo Correale, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia del Grande ospedale metropolitano (GOM) di Reggio Calabria, studiava un sistema per sconfiggere anche i casi più gravi di polmonite da Covid basandosi su studi compiuti negli anni in cui aveva lavorato negli Usa e ripensando ad una molecola che produce il nostro stesso organismo, l’adenosina. Con il supporto del collega, il professor Sebastiano Macheda, direttore della Terapia intensiva ed Anestesia dello stesso ospedale, hanno messo a punto lo strumento necessario per somministrare l’adenosina ai pazienti anche gravissimi. Una sorta di aerosol più efficace, perché il farmaco arrivi direttamente ai polmoni.

Come è arrivato a pensare all’adenosina?

Facciamo una premessa. Dal 1993 al 1998 ho vissuto negli Stati Uniti inviato dall’Università di Napoli. Il primo anno lavoravo al National Institute of allergy and infectious diseases (Niaid) con il professor Michail Sitkovsky, uno dei più grandi esperti al mondo di infiammazioni e di recettori come la adenosina nel processo di infiammazione. Studiavamo le cellule che quando muoiono liberano ATP e questo uccide le cellule vicine. Nel frattempo, sono diventato oncologo, ma sono sempre rimasto un immunologo. Quando c’è un danno di qualunque tipo, infettivologico, batterico, chimico, fisico, le cellule muoiono. All’interno delle cellule c’è l’ATP che è fondamentalmente fonte di energia. Quando le cellule muoiono, c’è una liberazione massiva di questo ATP che va nelle cellule vicine e innesta immediatamente l’infiammazione. Siccome ATP è una molecola molto pericolosa dev’essere immediatamente degradata e quindi ci sono degli enzimi che sono sulle cellule infiammatorie che degradano l’ATP e le trasforma in adenosina. Questa adenosina fa esattamente l’opposto, è un meccanismo fisiologico, spegne l’infiammazione subito. Da un messaggio di riparazione. Comincia a riparare il tessuto, si forma la fibrina, la struttura. Poi c’è un altro passaggio, un messaggio di “non ripetizione”, stimola cioè il sistema immunitario a reagire.

Quindi quest’azione “riparatoria” dell'adenosina si può utilizzare anche per altre patologie? Per quali pazienti?

Avviene naturalmente, è il motivo per cui si chiude una ferita e perché comincia questo processo di adenosina, ma in mezzo ci sono ovviamente altri mediatori, io ho semplificato. Ma l’ATP comincia e l'adenosina finisce. Questo è il meccanismo.

Che cosa accade nei polmoni?

Nel polmone questa cosa non succede, perché se c’è una liberazione massiva di ATP, il più potente inibitore, quello che impedisce la formazione di adenosina, la degradazione dell’ATP, è l’ossigeno. Nel polmone c’è fisiologicamente l’ossigeno. Figuriamoci se noi glielo diamo dall’esterno. Non solo non si forma adenosina, quindi non si ferma l’infiammazione ma aumenta la produzione di ATP, quindi c’è un’onda citotossica che si manifesta attraverso la cascata citochimica, la liberazione massiva. Ora a prescindere da qualunque sia la causa della polmonite legata a Covid, perché ci sono varie ipotesi, la cosa più probabile è che sia post ischemica, le cellule polmonari muoiono perché non arriva l’ossigeno, per l’ischemia. Immediatamente liberano ATP e comincia il processo infiammatorio. Succede che se il processo infiammatorio è massivo si innesca la cascata citotossica, infatti qualcuno prova a fermarla con il Tocilizumab, con il cortisone, tutti metodi che conosciamo che non sempre ce la fanno. Quindi noi abbiamo pensato che, visto che l’adenosina non si forma naturalmente, proviamo a darla noi dall’esterno.

Come?

Con il dottor Sebastiano Macheda, primario della Rianimazione, abbiamo pensato che, sebbene l’adenosina abbia altre utilizzazioni mediche in forma endovenosa, noi non possiamo darla così perché agisce sul battito cardiaco, sulla pressione, quindi possiamo darla con l’aerosol per farla rimanere solo sul polmone. Così il dottor Macheda ha ideato questa tecnica per cui l’adenosina viene introdotta in un aerogen, una specie di aerosol, che nebulizza l’adenosina e permette la somministrazione solo per via endobronchiale. Ci siamo trovati in un momento di emergenza assoluta, i pazienti morivano, non solo da noi ma ovunque, era davvero sconfortante e drammatico. Così abbiamo chiesto l’autorizzazione per agire off-label. Così abbiamo testato subito questo sistema sui primi quattro pazienti che erano in rianimazione in quel momento.

Chi vi ha autorizzato?

Off-label autorizza il Comitato etico e l’Azienda per ogni singolo paziente, con il consenso informato. Si viene autorizzati ad utilizzare il farmaco fuori dalle indicazioni straordinarie.

Cosa è successo a questi pazienti?

Immediatamente nei primi giorni tre dei quattro pazienti sono stati estubati e addirittura uno dei quattro lo abbiamo trovato che mangiava un croissant a letto. Immaginiamo che era prossimo alla morte. Così abbiamo riportato la stessa tecnica ai pazienti già gravi che si sapeva sarebbero andati in rianimazione a livello di malattie infettive. Su questi dieci pazienti tutti, in 48 ore, avevano risolto il problema respiratorio e, dopo una settimana, la polmonite era completamente risolta.

Voi medici, lei e il dottor Macheda, dinanzi a questa situazione come avete reagito, come vi siete sentiti?

Eravamo scioccati. Tutto è accaduto in aprile, ad una velocità incredibile. Quasi noi stessi non ci credevamo. Vedere i pazienti che stavano per morire e poi dopo una settimana vederli cambiare completamente faccia, andarsene a casa, senza nemmeno capire loro stessi che cosa gli era successo. È stato forte.

Che differenza di tempo c’è fra la cura con l’adenosina e la cura adottata attualmente secondo le linee guida per il Covid durante il ricovero in ospedale?

Gli altri farmaci delle linee guida sono l’eparina e il cortisone. Il cortisone se funziona ci mette 7/10 giorni, si inizia a dare segni di miglioramento, ma bisogna aspettare prima che si fermi l’infiammazione, poi che si ripari il tessuto, perché si deve scambiare l’ossigeno. Il tempo di ricovero e guarigione rimane di 30/40 giorni. Il paziente che va con polmonite virale in ospedale sta ricoverato a lungo. Mentre il paziente curato con adenosina entro 48 ore era fuori dall’ossigeno, misurando gli indici di saturazione, entro una settimana erano completamente negativi al virus e fuori dall’ospedale.

Cosa è successo dopo?

Ho contattato subito il mio mentore negli Usa, il professor Sitkovsky, che a sua volta si è rivolto ai colleghi della Miami University. Hanno allestito una task force e insieme abbiamo preparato un protocollo parallelo identico da presentare alla Food and drug administration (Fda), l’equivalente americana della nostra Aifa (Agenzia italiana del farmaco), per fare una sperimentazione parallela che si chiama “Artic”, dopo questa sperimentazione si sarebbe allargata a tutto il mondo. Bisognava evidenziare i risultati clinici della sperimentazione per dimostrare che ciò che avevamo fatto fosse riproducibile altrove.

I vostri colleghi alla Fda americana e voi vi siete presentati all’Aifa.

Era già maggio/giugno. Siamo andati in Aifa, ci hanno chiesto delle informazioni aggiuntive e noi le abbiamo prodotte. Loro ci hanno detto che in Calabria però non avevamo più pazienti, non c’era più epidemia e quindi su chi avremmo continuato a fare lo studio? Così abbiamo rallentato. Ma noi abbiamo continuato a studiare, abbiamo rinforzato il gruppo, ci siamo tenuti in contatto con gli americani. Da loro la situazione è stata molto diversa, hanno dovuto combattere anche loro con l’Fda. Abbiamo anche scoperto che l’adenosina in altri campi era stata testata per via aerosol e quasi tutti gli studi erano stati fatti dall’Università di Miami. Per cui loro hanno avuto accesso a quei dati e grazie a questo hanno trattato dei pazienti ed hanno ottenuto gli stessi nostri risultati.

Però poi l’epidemia è ripartita, si chiama “seconda ondata”.

Infatti, quando è ripartita l’epidemia siamo stati aggrediti in maniera molto più rapida con una confusione estrema nel trattamento. Chi faceva antibiotici, chi l’eparina e chi no, chi cortisonici di tutti i tipi, che poi la terapia non è il cortisone ma desametasone, solo un tipo particolare di cortisonico ad uso antinfiammatorio.

Lei è d’accordo che si utilizzino gli antibiotici nella cura, all’inizio, per il Covid?

Non hanno alcun senso gli antibiotici. La scelta dell’antibiotico è solo se c’è una sovrainfezione, ma quello è un giudizio del medico, ma non agisce per nulla sul virus. Anzi si crea solo farmacoresistenza e basta.

La risposta dell’Aifa infine non è stata favorevole nonostante tutti i vostri sforzi.

Abbiamo terminato il protocollo e fatto tutto quello che ci chiedeva Aifa. Siamo riusciti ad aggiungere circa cinquanta articoli clinici, dimostrando lo studio della tossicità e la totale innocuità della adenosina, perché è stata testata su pazienti cardiopatici, su bambini, su volontari sani. Effetti collaterali nessuno perché non viene assorbita, svolge la sua azione solo nei polmoni. Ma il 24 dicembre mattina anche durante le vacanze di Natale, dopo aver lavorato giorno e notte, con un team di quindici persone, compreso virologi e farmacologi, perché è una cosa molto complessa, abbiamo ricevuto la risposta: “In considerazione di un rapporto rischio/beneficio non definibile poiché mancano studi precedenti; si ritiene che a fronte dell’attuale disponibilità di alcune opzioni terapeutiche di provata efficacia lo studio proposto non possa essere autorizzato”.


Neanche la più piccola controindicazione con l’adenosina?

Nei casi che abbiamo trovato noi per una osservazione in Fase 1, quattordici casi non sono pochi per valutare la tossicità, posso dire che questa è zero. Ci sono effetti collaterali solo nei pazienti che hanno asma allergico, ma c’è una broncocostrizione che dura esattamente 20 secondi, appena si toglie il farmaco tutto torna normale, per il resto non ci sono controindicazioni.

Ci si potrebbe curare anche a casa o bisognerebbe ricoverarsi necessariamente in ospedale con la terapia da adenosina?

Prima la sperimentazione, poi probabilmente ci si potrà curare anche a casa. Quando saremo sicuri su grandi numeri che non c’è tossicità e che un sistema aerosol alternativo all’aerogen funziona, si potrà fare. Uno dei pazienti americani si è curato a casa.

Stiamo per vivere la “terza ondata” dell’epidemia, rischiamo che i vaccini numericamente non siano sufficienti e quindi sarebbe bene sapere se una terapia con l’adenosina potrebbe essere una cura alternativa al vaccino.

Adenosina e vaccino agiscono in due momenti molto diversi. L’adenosina è un’arma di sicurezza nei pazienti che nonostante tutto hanno preso il virus e in maniera grave. Il vaccino serve per impedire l’attecchimento della malattia e la diffusione del virus. Sono due obiettivi diversi che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro e non si danno fastidio tra loro.

Questo articolo dovrebbe essere su tutte le prime pagine dei giornali.
Inquietante il mondo in cui viviamo
 

Spaceman Spiff 2.0

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ma quali fatti. Qui non c'è nessuna prova dei fatti siccome hanno bloccato la sperimentazione semplicemente dicendo che ci sono altre opzioni già disponibili (quali? visto che lo studio é su pazienti in condizioni critiche e muoiono ogni giorno centinaia e centinaia di persone). Lascia perdere big pharma.
GRANDE OSPEDALE METROPOLITANO - BIANCHI MELACRINO MORELLI - REGGIO CALABRIA - News
Qua trovi la spiegazione sul perché lo volevano fare all’estero. Come al solito meglio una parola in meno che una di troppo.

Ti riposto il motivo per cui doveva essere fatto all'estero visto che ti senti tanto fi...go facendo osservazioni superficiali su articoli vecchi.

"Lo studio su vasta scala probabilmente all'estero dove ci sono più casi" (l'articolo che hai commentato tu era di Aprile-Maggio e in Italia non c'erano più casi per cui era chiaro che la sperimentazione doveva essere portata avanti all'estero).

Speriamo che vada tutto bene con il vaccino... Qua mi pare che ci sia gente a cui piace fare all in su un'unica strategia.
Se per caso andasse male o meno bene con il vaccino non ci sarebbe alcuna strategia alternativa a lockdown e vaccino. Ah si c'e' quella di aprire e vedere chi non muore.

Io non mi sento figo, semplicemente mi sono rotto le balle di tutte queste teorie del complotto una dietro l'altra

Hanno sperimentato all'estero

Risultati?

Funziona meglio di altre terapie? Bene, adottiamola, altrimenti si passa ad altro

Normalmente si dovrebbe procedere così
 

soda caustica

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L'Opinione delle Liberta

in dai primi mesi della pandemia, quando i pazienti morivano come mosche e si riusciva a farci ben poco, il professor Pierpaolo Correale, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia del Grande ospedale metropolitano (GOM) di Reggio Calabria, studiava un sistema per sconfiggere anche i casi più gravi di polmonite da Covid basandosi su studi compiuti negli anni in cui aveva lavorato negli Usa e ripensando ad una molecola che produce il nostro stesso organismo, l’adenosina. Con il supporto del collega, il professor Sebastiano Macheda, direttore della Terapia intensiva ed Anestesia dello stesso ospedale, hanno messo a punto lo strumento necessario per somministrare l’adenosina ai pazienti anche gravissimi. Una sorta di aerosol più efficace, perché il farmaco arrivi direttamente ai polmoni.

Come è arrivato a pensare all’adenosina?

Facciamo una premessa. Dal 1993 al 1998 ho vissuto negli Stati Uniti inviato dall’Università di Napoli. Il primo anno lavoravo al National Institute of allergy and infectious diseases (Niaid) con il professor Michail Sitkovsky, uno dei più grandi esperti al mondo di infiammazioni e di recettori come la adenosina nel processo di infiammazione. Studiavamo le cellule che quando muoiono liberano ATP e questo uccide le cellule vicine. Nel frattempo, sono diventato oncologo, ma sono sempre rimasto un immunologo. Quando c’è un danno di qualunque tipo, infettivologico, batterico, chimico, fisico, le cellule muoiono. All’interno delle cellule c’è l’ATP che è fondamentalmente fonte di energia. Quando le cellule muoiono, c’è una liberazione massiva di questo ATP che va nelle cellule vicine e innesta immediatamente l’infiammazione. Siccome ATP è una molecola molto pericolosa dev’essere immediatamente degradata e quindi ci sono degli enzimi che sono sulle cellule infiammatorie che degradano l’ATP e le trasforma in adenosina. Questa adenosina fa esattamente l’opposto, è un meccanismo fisiologico, spegne l’infiammazione subito. Da un messaggio di riparazione. Comincia a riparare il tessuto, si forma la fibrina, la struttura. Poi c’è un altro passaggio, un messaggio di “non ripetizione”, stimola cioè il sistema immunitario a reagire.

Quindi quest’azione “riparatoria” dell'adenosina si può utilizzare anche per altre patologie? Per quali pazienti?

Avviene naturalmente, è il motivo per cui si chiude una ferita e perché comincia questo processo di adenosina, ma in mezzo ci sono ovviamente altri mediatori, io ho semplificato. Ma l’ATP comincia e l'adenosina finisce. Questo è il meccanismo.

Che cosa accade nei polmoni?

Nel polmone questa cosa non succede, perché se c’è una liberazione massiva di ATP, il più potente inibitore, quello che impedisce la formazione di adenosina, la degradazione dell’ATP, è l’ossigeno. Nel polmone c’è fisiologicamente l’ossigeno. Figuriamoci se noi glielo diamo dall’esterno. Non solo non si forma adenosina, quindi non si ferma l’infiammazione ma aumenta la produzione di ATP, quindi c’è un’onda citotossica che si manifesta attraverso la cascata citochimica, la liberazione massiva. Ora a prescindere da qualunque sia la causa della polmonite legata a Covid, perché ci sono varie ipotesi, la cosa più probabile è che sia post ischemica, le cellule polmonari muoiono perché non arriva l’ossigeno, per l’ischemia. Immediatamente liberano ATP e comincia il processo infiammatorio. Succede che se il processo infiammatorio è massivo si innesca la cascata citotossica, infatti qualcuno prova a fermarla con il Tocilizumab, con il cortisone, tutti metodi che conosciamo che non sempre ce la fanno. Quindi noi abbiamo pensato che, visto che l’adenosina non si forma naturalmente, proviamo a darla noi dall’esterno.

Come?

Con il dottor Sebastiano Macheda, primario della Rianimazione, abbiamo pensato che, sebbene l’adenosina abbia altre utilizzazioni mediche in forma endovenosa, noi non possiamo darla così perché agisce sul battito cardiaco, sulla pressione, quindi possiamo darla con l’aerosol per farla rimanere solo sul polmone. Così il dottor Macheda ha ideato questa tecnica per cui l’adenosina viene introdotta in un aerogen, una specie di aerosol, che nebulizza l’adenosina e permette la somministrazione solo per via endobronchiale. Ci siamo trovati in un momento di emergenza assoluta, i pazienti morivano, non solo da noi ma ovunque, era davvero sconfortante e drammatico. Così abbiamo chiesto l’autorizzazione per agire off-label. Così abbiamo testato subito questo sistema sui primi quattro pazienti che erano in rianimazione in quel momento.

Chi vi ha autorizzato?

Off-label autorizza il Comitato etico e l’Azienda per ogni singolo paziente, con il consenso informato. Si viene autorizzati ad utilizzare il farmaco fuori dalle indicazioni straordinarie.

Cosa è successo a questi pazienti?

Immediatamente nei primi giorni tre dei quattro pazienti sono stati estubati e addirittura uno dei quattro lo abbiamo trovato che mangiava un croissant a letto. Immaginiamo che era prossimo alla morte. Così abbiamo riportato la stessa tecnica ai pazienti già gravi che si sapeva sarebbero andati in rianimazione a livello di malattie infettive. Su questi dieci pazienti tutti, in 48 ore, avevano risolto il problema respiratorio e, dopo una settimana, la polmonite era completamente risolta.

Voi medici, lei e il dottor Macheda, dinanzi a questa situazione come avete reagito, come vi siete sentiti?

Eravamo scioccati. Tutto è accaduto in aprile, ad una velocità incredibile. Quasi noi stessi non ci credevamo. Vedere i pazienti che stavano per morire e poi dopo una settimana vederli cambiare completamente faccia, andarsene a casa, senza nemmeno capire loro stessi che cosa gli era successo. È stato forte.

Che differenza di tempo c’è fra la cura con l’adenosina e la cura adottata attualmente secondo le linee guida per il Covid durante il ricovero in ospedale?

Gli altri farmaci delle linee guida sono l’eparina e il cortisone. Il cortisone se funziona ci mette 7/10 giorni, si inizia a dare segni di miglioramento, ma bisogna aspettare prima che si fermi l’infiammazione, poi che si ripari il tessuto, perché si deve scambiare l’ossigeno. Il tempo di ricovero e guarigione rimane di 30/40 giorni. Il paziente che va con polmonite virale in ospedale sta ricoverato a lungo. Mentre il paziente curato con adenosina entro 48 ore era fuori dall’ossigeno, misurando gli indici di saturazione, entro una settimana erano completamente negativi al virus e fuori dall’ospedale.

Cosa è successo dopo?

Ho contattato subito il mio mentore negli Usa, il professor Sitkovsky, che a sua volta si è rivolto ai colleghi della Miami University. Hanno allestito una task force e insieme abbiamo preparato un protocollo parallelo identico da presentare alla Food and drug administration (Fda), l’equivalente americana della nostra Aifa (Agenzia italiana del farmaco), per fare una sperimentazione parallela che si chiama “Artic”, dopo questa sperimentazione si sarebbe allargata a tutto il mondo. Bisognava evidenziare i risultati clinici della sperimentazione per dimostrare che ciò che avevamo fatto fosse riproducibile altrove.

I vostri colleghi alla Fda americana e voi vi siete presentati all’Aifa.

Era già maggio/giugno. Siamo andati in Aifa, ci hanno chiesto delle informazioni aggiuntive e noi le abbiamo prodotte. Loro ci hanno detto che in Calabria però non avevamo più pazienti, non c’era più epidemia e quindi su chi avremmo continuato a fare lo studio? Così abbiamo rallentato. Ma noi abbiamo continuato a studiare, abbiamo rinforzato il gruppo, ci siamo tenuti in contatto con gli americani. Da loro la situazione è stata molto diversa, hanno dovuto combattere anche loro con l’Fda. Abbiamo anche scoperto che l’adenosina in altri campi era stata testata per via aerosol e quasi tutti gli studi erano stati fatti dall’Università di Miami. Per cui loro hanno avuto accesso a quei dati e grazie a questo hanno trattato dei pazienti ed hanno ottenuto gli stessi nostri risultati.

Però poi l’epidemia è ripartita, si chiama “seconda ondata”.

Infatti, quando è ripartita l’epidemia siamo stati aggrediti in maniera molto più rapida con una confusione estrema nel trattamento. Chi faceva antibiotici, chi l’eparina e chi no, chi cortisonici di tutti i tipi, che poi la terapia non è il cortisone ma desametasone, solo un tipo particolare di cortisonico ad uso antinfiammatorio.

Lei è d’accordo che si utilizzino gli antibiotici nella cura, all’inizio, per il Covid?

Non hanno alcun senso gli antibiotici. La scelta dell’antibiotico è solo se c’è una sovrainfezione, ma quello è un giudizio del medico, ma non agisce per nulla sul virus. Anzi si crea solo farmacoresistenza e basta.

La risposta dell’Aifa infine non è stata favorevole nonostante tutti i vostri sforzi.

Abbiamo terminato il protocollo e fatto tutto quello che ci chiedeva Aifa. Siamo riusciti ad aggiungere circa cinquanta articoli clinici, dimostrando lo studio della tossicità e la totale innocuità della adenosina, perché è stata testata su pazienti cardiopatici, su bambini, su volontari sani. Effetti collaterali nessuno perché non viene assorbita, svolge la sua azione solo nei polmoni. Ma il 24 dicembre mattina anche durante le vacanze di Natale, dopo aver lavorato giorno e notte, con un team di quindici persone, compreso virologi e farmacologi, perché è una cosa molto complessa, abbiamo ricevuto la risposta: “In considerazione di un rapporto rischio/beneficio non definibile poiché mancano studi precedenti; si ritiene che a fronte dell’attuale disponibilità di alcune opzioni terapeutiche di provata efficacia lo studio proposto non possa essere autorizzato”.


Neanche la più piccola controindicazione con l’adenosina?

Nei casi che abbiamo trovato noi per una osservazione in Fase 1, quattordici casi non sono pochi per valutare la tossicità, posso dire che questa è zero. Ci sono effetti collaterali solo nei pazienti che hanno asma allergico, ma c’è una broncocostrizione che dura esattamente 20 secondi, appena si toglie il farmaco tutto torna normale, per il resto non ci sono controindicazioni.

Ci si potrebbe curare anche a casa o bisognerebbe ricoverarsi necessariamente in ospedale con la terapia da adenosina?

Prima la sperimentazione, poi probabilmente ci si potrà curare anche a casa. Quando saremo sicuri su grandi numeri che non c’è tossicità e che un sistema aerosol alternativo all’aerogen funziona, si potrà fare. Uno dei pazienti americani si è curato a casa.

Stiamo per vivere la “terza ondata” dell’epidemia, rischiamo che i vaccini numericamente non siano sufficienti e quindi sarebbe bene sapere se una terapia con l’adenosina potrebbe essere una cura alternativa al vaccino.

Adenosina e vaccino agiscono in due momenti molto diversi. L’adenosina è un’arma di sicurezza nei pazienti che nonostante tutto hanno preso il virus e in maniera grave. Il vaccino serve per impedire l’attecchimento della malattia e la diffusione del virus. Sono due obiettivi diversi che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro e non si danno fastidio tra loro.

se ne sa più nulla? a me sembra incredibile.