le banche stanno rovinando il mercato

Willy Saxon

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"Banche, un italiano su due non si fida più"

Il clamoroso risultato di una ricerca condotta da Nielsen Cra-Pme per Corriere Economia. Piaccioni gli istituti locali, prevale il senso di abbandono. Il 49% degli utenti, ben 23 miloni di persone, boccia le aziende di credito: non spiegano i rischi, informano male e propongoni prodotti insicuri.

fonte: Morningstar


la prima cosa che ho pensato è che si stanno rovinando con le proprie mani......
poi ho detto: ma qual'è l'alternativa?????????
non esiste. è un mercato creato da loro (banche e assicurazioni) dove il cliente non conta niente, anzi è da spremere e buttare.

quali alternative abbiamo??? (parlo della maggior parte dei clienti che non hanno una bassissima cultura finanziaria, non di noi che frequentiamo il Fol.....)
 
SONDAGGIO Il clamoroso risultato di una ricerca condotta da Nielsen Cra-Pms per «Corriere Economia». Piacciono gli istituti locali, prevale un senso di abbandono


Banche, un italiano su due non si fida più

Il 49% degli utenti, ben 23 milioni di persone, boccia le aziende di credito: non spiegano i rischi, informano male e propongono prodotti insicuri


Chi si fida delle banche? Il 10% della popolazione adulta. Un dato in discesa repentina: era il 13% in ottobre. Chi si fida poco o niente? Il 49% degli italiani maggiorenni, ovvero un esercito di oltre 23 milioni di persone. Quattro mesi fa solo il 43% si dichiarava «banca-scettico». Il restante 41% non mostra fiducia né sfiducia. Come dire: sta a guardare. Una pattuglia silente in diminuzione, però: ad ottobre i «non so» erano al 44%. Il cambiamento indica maggior coscienza nel rapporto banca-cittadino. E minore acquiescenza, visto che il 3% che manca confluisce nel fronte degli sfiduciati. Questi i risultati di OCRA - l’Osservatorio di AcNielsen CRA e Pms sulla fiducia verso il mondo bancario - condotto in gennaio per Corriere Economia su un campione che rappresenta i 47 milioni di italiani con più di 18 anni di età. Il primo di una serie di Osservatori che le due società faranno per indagare il rapporto fra gli italiani e il mondo finanziario e che verranno pubblicati mensilmente da Corriere Economia .
«In complesso, quanto si fida del sistema bancario italiano?». Era questa la domanda rivolta agli intervistati. Le risposte lasciano pochi dubbi. La percezione degli istituti di credito s’è fatta nei risparmiatori più negativa, rispetto ai già deludenti dati di ottobre. Segno che il caso Parmalat sta pesando, forse in maniera più forte del previsto.
La sfiducia sale, la fiducia scende. E gli italiani mostrano di volere una banca diversa: una banca «buona», che offra prodotti sicuri, che informi sui rischi degli investimenti, che curi davvero gli interessi dei suoi clienti e che operi in modo tradizionale: perché quelle via Internet sono considerate meno affidabili.
Basta dare un’occhiata alle risposte nel dettaglio al questionario per capire che è questo il quadro: non roseo. Peggiore di quattro mesi fa non soltanto nel termometro della fiducia, ma anche in quello del giudizio sul sistema.
Erano tre le risposte possibili: poco o per niente d’accordo, né in accordo né in disaccordo, molto-abbastanza d’accordo. Vediamo, divisi per categoria, i risultati. Anticipando che, delle 16 domande poste, non ce n’è una la cui risposta sia favorevole alla galassia degli istituti di credito.

INVESTIMENTI - Qui la volontà dei risparmiatori è molto chiara. Sei intervistati su dieci, il 57%, si dicono molto-abbastanza d’accordo sul fatto che «le banche dovrebbero proporre ai clienti di investire solo su aziende che presentano sufficienti garanzie». La stessa fetta di persone, più o meno - il 59% - è poco-per niente d’accordo sull’affermazione: «Le banche spiegano sempre i rischi degli investimenti ai loro clienti». E più della metà del campione - il 55% - è poco o per niente convinto del fatto che «le banche propongono investimenti ai propri clienti verificandone sempre la sicurezza».
Queste due ultime percentuali, in particolare, sono salite molto negli ultimi quattro mesi: erano il 54% e il 49%. E s’impennano se consideriamo la sottocategoria degli «investitori»: rispettivamente, le risposte «poco-per niente d’accordo» toccano il 67% e il 64%. Segno che i due terzi di chi acquista titoli o prodotti finanziari non si sente tutelato. Soltanto il 7% degli intervistati si dice «molto-abbastanza d’accordo» sul fatto che le banche curino sempre gli interessi dei propri clienti (era l’8% in ottobre). Per 61 italiani su cento - ed è la percentuale più alta di tutto il questionario - questo è «poco-per niente vero».

CONTO CORRENTE - Anche sul fronte dei depositi non mancano le conferme di un rapporto banca-cittadino che fa acqua. L’informazione, infatti, è ritenuta scarsa. Soltanto due italiani su dieci, il 22%, si dicono «molto-abbastanza d’accordo» sull’affermazione: «Le banche informano i clienti sulle variazioni del conto corrente». Quattro intervistati su dieci (40%) sono categorici: si dicono «poco-per niente d’accordo». Evidentemente non paga la scelta di considerare la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale come unica informazione che il mondo bancario debba dare al mercato quando abbassa i tassi attivi o aumenta i canoni del conto corrente.
Per di più il 47% del campione, quasi la metà, considera «poco-per niente» chiare le informazioni generali date sul conto corrente.

CONTROLLI - Severi i giudizi anche sugli enti di vigilanza. Non è specificato, ma si tratta di Consob e Banca d’Italia. Per il 56% del campione, più della metà degli italiani, cioè, «i sistemi di controllo sulle banche da parte delle istituzioni sono poco o per niente efficaci». Le polemiche di inizio anno, evidentemente, hanno lasciato il segno, visto che in ottobre questa quota era molto più bassa: 43%. È una critica che si aggiunge a un giudizio pesantissimo sull’attenzione al correntista.

LOCALISMI - Dal sondaggio emerge inoltre una voglia di banca locale che si scontra con il fenomeno delle fusioni. Un italiano su tre, il 31%, concorda su questo: «È sempre più difficile vedere banche con il nome della propria città, provincia o regione». È una quota che sale al 39% nella sottocategoria degli investitori. E sempre quasi un terzo del campione, il 30 per cento, crede poco-per niente che «le banche nazionali siano attente alle esigenze dei clienti quanto quelle provinciali o regionali». Un invito al ripensamento ai colossi del credito. Ai quali il 55% del campione suggerisce di «sostenere maggiormente le piccole e medie aziende del territorio».

AFFIDABILITA’ - A proposito di partner bancari ai quali concedere fiducia: questa indagine sfata un mito, che le banche via Internet siano ormai considerate affidabili quanto quelle tradizionali. Non la pensa così, infatti, il 43% della popolazione, e il dato sale al 46% fra i cittadini bancarizzati (con un conto corrente aperto) e addirittura al 49% fra gli investitori.

ETICA - Chiudiamo infine con una nota sulla responsabilità sociale. Un italiano su due, il 48%, pensa che le banche dovrebbero sostenere iniziative volte a questo. È significativo che la percentuale salga di ben 15 punti fra gli investitori, toccando il 63%: segno che questo atteggiamento è considerato premiante ai fini della Borsa.

Alessandra Puato - Corriere.it
 
Considerazioni:
1- ho a che fare con le banche OGNI SANTO GIORNO per motivi personali e di lavoro.
2- a sentire in giro amici,parenti, ecc confermo il crollo di fiducia del sondaggio.
3- IO NON HO LA BENCHE' MINIMA FIDUCIA NELLE BANCHE.Questo non tanto per presunta malafede ma, per lo+, perchè vedo una fortissima incompetenza delle persone che ci lavorano.A tale riguardo è incontestabile il fatto che molti antichi privilegi acquisiti dalla categoria dei bancari hanno,nel tempo, contribuito ad un basso livello di professionalità ed efficienza.
4- I dirigenti delle banche italiane sono dei ragionieretti da quattro schèi.Moooolto peggio dei loro dipendenti.
5- Le alternative iniziano ad esserci e,nel giro di poco tempo, faranno un sol boccone delle ns banche.
6- il confronto dei dati forniti da un sondaggio sulla fiducia dei risparmiatori fatto prima di parmalat & C. e subito dopo lo scoppio dello scandalo ha pochissimo senso.E' un pò come chiedere agli abitanti di Hiroshima cosa pensano riguardo l'utilità di avere enormi armamenti nel 1943 e richiederglielo (a quei pochi poveretti che sono rimasti....) il giorno dopo lo scoppio della bomba....
7- ci credete se vi dico che da Unicredit, Banca Intesa, BPM sono andato 2 gg fa per chiedere il prospetto completo delle condizioni applicate sul c/c dell'azienda per cui lavoro (SpA mica un singolo pezzente risparmiatore...) e tutti questi non mi hanno saputo dare nulla!!!!VERGOGNA!!!Ho dovuto insistere come un pazzo e loro che mi rispondevano altéri, con un mezzo sorrisetto come per dire "ma questo cosa crede?".
DA ME NON AVRANNO MAI TREGUA!!!
CREDONO CHE I RISPARMIATORI CEDANO PERCHE' ESAUSTI A FORZA DI CHIEDERE INFORMAZIONI E TRASPARENZA E NON OTTENERE MAI NULLA.
IO NON MOLLO!
dovranno passare sul mio cadavere!!!
MALEDETTI!!!
MI FANNO AMMATTIRE OGNI GIORNO!!!
 
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