L'Europa è una banda di criminali e aguzzini al soldo della finanza speculativa.

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Grecia di nuovo canarino nella miniera. Varoufakis spiega cosa c’è davvero dietro la febbre dei trader per i suoi asset.


23/05/2019 16:41 di Laura Naka Antonelli


“In poche parole, il paese si è trasformato dall’essere il ground zero della crisi dell’Eurozona e, allo stesso tempo, il migliore esempio della cattiva gestione da parte di Bruxelles.




Grecia canarino nella miniera? Sì, per l’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, che avverte in un articolo scritto per il sito Project Syndicate come potrebbe essere di nuovo Atene a suonare il campanello di allarme di una nuova crisi dell’Eurozona.





Canarino nella miniera, si ricordi, è quella metafora che prende spunto dalla storia dei canarini che venivano utilizzati dai minatori per individuare eventuali fughe di gas presenti sottoterra.



La morte di questi canarini era un segnale di fuga e invitava tutti i presenti a fuggire a gambe levate.



Tornando alla Grecia, e al perché Yanis Varoufakis utilizzi questa metafora, c’è da dire che, in apparenza, le cose vanno bene. Per essere più precisi, vanno bene soprattutto per chi ha deciso in questi ultimi anni di scommettere sul paese, tristemente noto per essere stato vittima illustre della crisi dei debiti sovrani e, anche, delle politiche di austerity (leggi lacrime e sangue) lanciate da Bruxelles.



“Il paese dell’Eurozona diventato sinonimo di insolvenza sta dimostrando oggi di essere un vero e proprio tesoro – scrive Vaoufakis – Quei trader che hanno acquistato gli asset greci qualche anno fa hanno un buon motivo per festeggiare, visto che hanno incassato guadagni che nessun altro mercato avrebbe potuto garantire”.



L’esempio più calzante riguarda proprio quegli asset che si riferiscono ai debiti sovrani e che, nel caso della Grecia, nonostante le misure adottate dal governo Tsipras in ossequio all’Ue, dovrebbero rendere più cauti gli investitori. E invece no: i titoli di stato ellenici hanno vinto la sfida.



Basti pensare che chi avesse acquistato un Bund tedesco nel 2013 oggi vanterebbe un guadagno pari ad appena +7%, mentre chi avesse deciso di puntare su un bond greco all’apice della crisi dei debiti, nel 2012, si ritroverebbe ad avere incassato il 231%.


Nel riportare queste cifre, tuttavia, Yanis Varoufakis – attuale numero uno del movimento politico transnazionale Diem25, che di recente ha suonato le campane a morto per il capitalismo – non intravede ragioni per esultare. Tutt’altro.

“Così come accade spesso, si tratta probabilmente di una opportunità troppo bella per essere vera“. Non solo.



E’ possibile che proprio questa febbre sia il preludio di una nuova fase di caos finanziario.



“Due mesi fa, il prezzo di quei titoli di stato a 10 anni che sono stati emessi dalla Grecia per la prima volta dal bailout del 2010, è balzato per sette sedute consecutive, salendo del 2,8% in una settimana, e facendo meglio di qualsiasi altro bond governativo emesso al mondo – ricorda l’ex ministro delle finanze –


Quel rally dei bond ha avuto un effetto psicologico trainante, tanto che la borsa di Atene (riferimento all’ Athens Stock Exchange) è volata negli ultimi mesi del 26%, a fronte dell’emorragia di capitali che ha colpito diversi asset finanziari europei”.



Ma, come la realtà ha dimostrato più di una volta, l’euforia che si respira nel mondo dell’alta finanza non è sinonimo di stabilità dell’economia.


Dunque, chi volesse brindare al rally dei bond e delle azioni della Grecia commetterebbe un grave errore.


“Come è possibile che la borsa di Atene salga così tanto, in un contesto in cui le aziende fanno fronte a tasse punitive, in cui le banche sono sepolte sotto una montagna di crediti deteriorati, il calo del tasso di disoccupazione riflette soltanto i fenomeni dell’emigrazione e della precarietà, gli investimenti pubblici sono negativi su base netta e gli investimenti privati nella produzione di prodotti di scambio ad alto valore aggiunto sono assenti?”, si chiede Varoufakis, docente di economia all’Università di Atene.



Quando poi si parla di rally dei corsi dei titoli azionari e dei bond greci, a cosa si fa riferimento, per l’esattezza?


“Se si considera la bassa capitalizzazione dell’azionario della Grecia, pari ad appena 52 miliardi di euro, si comprende come il modesto flusso di capitali in entrata successivo al rally dei bond sia stato capace di far salire la Borsa del 26%.

Tuttavia, a dispetto di questo balzo, il mercato rimane inferiore di ben l’81% rispetto ai livelli testati nel 2009. Per quanto riguarda il rally dei titoli di stato, inoltre, il paradosso sparisce immediatamente una volta che ricordiamo come i primi due bailout a favore del paese abbiano trasferito il peso del debito pubblico della Grecia direttamente sulle spalle dei contribuenti europei, spostandolo dal settore privato del paese.


“Con l’85% dei debiti greci al di fuori dei mercati, i rimborsi posticipati fino a dopo il 2030e altri prestiti ufficiali da 30 miliardi di euro concessi al governo di Atene, gli investitori possono concentrarsi sulla piccola fetta di debito pubblico che rimane nelle mani dei privati”, spiega Varoufakis, ch fa notare anche che, almeno fino a quando Tsipras & Co. continueranno a fare i compiti assegnati dall’Ue, i trader non rischieranno di soffrire ingenti perdite sui bond di Atene, visto che questi “vengono emessi a tassi di interesse superiori al 3%, a fronte dei rendimenti dei Bund tedeschi”, che oscillano attorno allo zero.



Molti analisti bullish fanno notare inoltre che la maturity media del debito è pari a 26 anni, in forte contrasto rispetto ai 7 anni di quella dei debiti di Italia e Spagna e dei 10 anni, in media, del Portogallo. Proprio tale stacco permette ai trader di scommettere sul lungo arco temporale di cui l’economia greca disporrebbe per segnare una buona ripresa”.


Peccato, per l’economista, che non si vada sotto la superficie, per esaminare l’aspetto più profondo che la maggior parte degli analisti continua a snobbare. Aspetto rappresentato dalle “condizioni insostenibili di austerity che i creditori della Grecia (la famosa troika – Bce, Ue e FMI) hanno imposto” a fronte di quella lunga maturity dei bond sovrani. Tra queste, “il raggiungimento di un avanzo primario permanente (esclusi i rimborsi dei debiti) pari al 2,2%-3,5% del Pil, entro il 2060, che costringe “le aziende elleniche a versare allo stato, in media, il 75% dei loro utili (inclusi i contributi previdenziali)”.



Una percentuale monstre, rispetto, per esempio, “al carico fiscale della Bulgaria, che non supera il 22%”.


“In poche parole, la Grecia si è trasformata dall’essere il ground zero della crisi dell’Eurozona e, allo stesso tempo, il migliore esempio della cattiva gestione da parte di Bruxelles, all’esempio perfetto di come l’esuberanza finanziaria possa continuare a crescere alle spalle di un’economia in miseria”.


E “ciò che preoccupa di più di questa discrepanza è il fatto che i trader che stanno accumulando guadagni non sbagliano affatto a posizionarsi sugli asset di un paese che sta invece scivolando” di nuovo nel burrone.


D’altronde, l’ottica di diversi trader – ricorda Yanis Varoufakis – è di breve termine e, nel caso della Grecia, a scommettere sulla sua carta sono soprattutto gli investitori che puntanosui facili guadagni, sulle operazioni di natura speculativa, i cosiddetti squali della finanza, insomma.


L’ex ministro definisce tra l’altro gli speculatori che stanno scommettendo sulla Grecia avvoltoi che si stanno cibando di un cadavere:


“Non c’è traccia invece di quegli investitori che scommettono nel lungo termine in modo paziente, prevedendo una ripresa dell’economia”.


La conclusione è tragica: “in un mondo in cui la differenza tra la realtà economica e i guadagni finanziari cresce, si ripresenta il chiaro pericolo che il paese (la Grecia) stia lasciando presagire una nuova fase di crisi globale”.
 
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