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Lezione Argentina

In un libro di Paul Blustein autori e attori del crack che ha travolto il paese

Nel libro che Paul Blustein, esperto giornalista economico e veterano del 'Washington Post', ha appena pubblicato, 'And the Money Kept Rolling in (and out)', si racconta il recente collasso economico dell'Argentina e, con grande perizia, si indaga su quella che è senza dubbio la scena di un crimine economico. Lo scenario è piuttosto familiare: un 'mercato emergente', con tutti i vanti di un mercato moderno e gestito secondo le più recenti nozioni di economia imposte da Washington e salutate a gran voce da Wall Street, implode all'improvviso in una catastrofica spirale di caos economico e disordine politico. Ne conseguono grandi sofferenze umane e di ogni altro genere.

Tuttavia gli investigatori economici come Blustein sanno che, fatta eccezione per il costo di vite umane, questa storia nasconde più di quanto riveli e che sia il crimine sia i colpevoli di questa vicenda non sono quelli che sembrerebbero essere a prima vista. Diventa subito evidente, per esempio, che la ricca ed elaborata facciata istituzionale del governo argentino nasconde dietro di sé uno Stato debole che non riesce ad assolvere adeguatamente quei compiti che sono indispensabili ad assicurare la stabilità e il successo economico. Sì, in Argentina esistono gli equivalenti del Sec, dell'Irs, enti che controllano la valuta, regolano le banche, controllano la spesa pubblica. In pratica, però, queste istituzioni si sono rivelate misere e inadeguate. L'aver ignorato questa realtà è stato uno dei molti errori fatali che hanno portato alla crisi.

Il lavoro forense di Blustein svela anche una costante dei crack finanziari: la vittima ha spesso una vita economica segreta. L'Argentina ha dimostrato di non essere quello studente modello che gli stranieri influenti elogiavano con entusiasmo per il suo aderire ai principi del Washington Consensus, la dottrina economica diventata di moda negli anni '90. L'Argentina ha seguito il Consensus e ha tolto i paletti agli investimenti e al commercio estero. Ha anche privatizzato gran parte delle aziende statali inefficienti e corrotte, anche se è ormai noto che l'ha fatto in modo corrotto e inefficiente.

Il più grosso problema dell'Argentina, comunque, è l'aver violato due principi fondamentali del Consensus: la necessità di avere un basso deficit e la necessità di mantenere il valore della valuta a un livello tale da incentivare e favorire le esportazioni. Il presidente Menem e il ministro Domingo Cavallo hanno invece varato una legge che prometteva che ogni 'peso' sarebbe stato equivalente a un dollaro americano. Per sempre.
In principio, questa regola ha funzionato e ha aiutato a soffocare l'inflazione che aveva a lungo danneggiato il Paese. Alla fine è diventata però un'asfissiante costrizione che si è dimostrata dispendiosa e insostenibile. Il governo ha anche promesso di tenere a freno la spesa pubblica, evitando così deficit che avrebbero potuto minare la sua capacità di mantenere la promessa di 'dollarizzazione'. Ma i deficit sono rimasti elevati. Con il deteriorarsi della situazione e per la paura di danneggiare la propria reputazione a livello internazionale, lo 'studente modello' ha iniziato a barare. La finanza creativa ha reso i registri economici del Paese sempre più difficili da interpretare e ha fatto sì che la leggenda del Paese di successo continuasse. Il governo argentino non è stato il solo ad avere interesse a tenere viva questa favola. Blustein racconta l'interessante storia di come le banche che investono a Wall Street abbiano realizzato enormi profitti negoziando titoli argentini mentre i loro 'obiettivi' uffici studi continuavano a pubblicare resoconti che rassicuravano gli investitori - inclusi molti italiani - in merito al fatto che l'Argentina fosse una scommessa lucrativa e relativamente sicura.

Eppure, per molti osservatori - argentini compresi - il principale colpevole di questa tragedia è il Fondo monetario internazionale (Fmi). Secondo gran parte dell'opinione pubblica, infatti, l'Fmi è un'istituzione potente e irresponsabile che fa offerte ai Paesi ricchi e ai loro banchieri forzando i Paesi meno sviluppati ad adottare misure di austerità economica 'taglia unica' che inevitabilmente finiscono per danneggiarli.
'And the Money Kept Rolling in (and out)' mostra in modo convincente come questa interpretazione sia, almeno in questo caso, sbagliata: è stata l'Argentina a manovrare astutamente l'Fmi affinché gli concedesse grossi aiuti finanziari che l'Fmi sapeva non avrebbero comunque risolto i problemi del paese e non l'avrebbe salvato dal tracollo. Basandosi su centinaia di interviste rilasciate dai maggiori decisionisti di Washington, New York e altrove, Blustein dimostra che questo crack è stato deciso a Buenos Aires e a Wall Street, non a Washington. Le politiche che portarono al tracollo dell'Argentina non furono imposte dall'Fmi e non seguirono una ricetta rigida. In questo caso l'Fmi ha dimostrato una straordinaria flessibilità. Alla fine è diventato un debole che ha mancato di autorità e potere politico, soldi e idee per poter fare la differenza. In questo contesto i suoi leader hanno scelto di non provocare danni e di non fare mosse che avrebbero precipitato una crisi che molti, all'interno dell'Fmi e anche altrove, ritenevano inevitabile.

L'insegnamento più importante che si trae dal libro di Blustein è forse che l'allineamento perverso di incentivi e fallimenti istituzionali, che hanno portato a una simile tragedia, sono ancora oggi al loro posto. Quando nel 1994 ci fu la crisi in Messico, Michael Camdessus, allora capo dell'Fmi, disse che si trattava della prima crisi finanziaria del XXI secolo. Aveva ragione e, sfortunatamente, quella dell'Argentina non sarà l'ultima. Oggi il denaro continua ad arrivare a industrie e Paesi i cui manager, 'cheerleaders and enablers', si comportano in modo losco e ambiguo, lo stesso che ha determinato lo scenario economico argentino.

*direttore della rivista 'Foreign Policy' traduzione di Rosalba Fruscalzo

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In verità, vi parlai del libro quando citai un blog di Roubini (dal suo sito http://www.rgemonitor.com/ traggo sempre le notizie che posto sull'argentina ma non solo perchè è un sito di aggiornamento globale su news macroeconomiche; http://www.lavoce.info/authors/view.php?cms_pk=833&aut_pk=179 trovate chi è ) riportando quest'articolo
http://www.roubiniglobal.com/archives/2005/03/the_end_of_arge.html


http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/1586482459/104-4244170-4239939?v=glance
qua trovate il libro
 
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