L'idolo della sinistra

Balabiott78

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Nell'articolo manca anche tutta la parte riguardante l'Europa con il mitico cambio 1936,27 che ha distrutto tutto :clap::clap:

IL NORD FESTEGGIA | L'intraprendente

Eterno Dc, ha svenduto l'Iri, è l'uomo della Cina in Italia e con la sinistra ha affossato le imprese a colpi di tasse e sindacalizzazione. Prodi lascia la «politica». Alleluia


“La mia partita è finita. Ora lascino anche altri”. Il Corriere l’ha titolata così, la missiva in cui Romani Prodi dichiara ufficialmente il proprio disarmo (quello che finché non lo vedi non ci credi, perché un conto sono le chiacchiere di facciata, un altro è recidere i fili del potere che, lontano dalle copertine mediatiche, portano direttamente a casa tua). Il Nord esulta. Respirate. Stappate, saltate, gioite, smettere di respirare, sfondate il divano a colpi di festeggiamenti. Romano Prodi abbandona, dice, la politica. Il Nord esulta. Se poi quegli altri, i suoi compari di merende da una trentina d’anni, anzi più, inchiodati ai palazzi romani volessero seguire il suo invito-esempio, noi lo dichiariamo: questa volta siamo d’accordo con lui. Puntiamo tutto sul Mortadella, il Professore ha ragione, dice il vero e senza bisogno di alcuna seduta spiritica. Prodi lascia. Non vogliatecene, le ripetizioni sono imposte dall’eccitazione. Non si riesce a smettere di sospirare la frase, batterla sui tasti la rende più vera e ve la proponiamo una, due, dieci volte.

«Ribadisco che ho definitivamente lasciato la vita politica italiana. Ad essa riconosco di avermi concesso esperienze fondamentali e non poche soddisfazioni personali, che spero abbiano offerto un positivo contributo al Paese». E al Premier rispondiamo, perché lo spirito di gioco impone si batta il campo sino all’ultimo, per lealtà. Quindi lealmente non lasciamo cadano nel vuote le sue parole, neppure quelle dell’uomo che l’abito buono l’ha riposto. Un «contributo al Paese» lo ha lasciato Prodi. È sul «positivo» che le mani si fanno tremanti. Perché ha lottato le aziende, da presidente dell’Iri ha svenduto patrimoni nazionali. L’indebitamento dell’istituto pare che dall”82 all”89 (regno prodiano) sia balzato da 7.349 a 20.873 miliardi. Legato a doppia mandata con Carlo De Benedetti (proprietario del gruppo Repubblica e L’Espresso), che spesso ha giovato delle privatizzazioni del Romano, anche rivendendo le imprese a gruppi stranieri o allo Stato stesso (già, nulla è impossibile), mentre il suo conflitto di interessi con “Nonisma”, società di consulenza passò come quisquilia. Ma queste sono storie vecchie, zeppe di dettagli che, volendo, sono facili da ricucire. Il Nord esulta perché Prodi è stato uno dei politici più statalisti, incapaci di incentivare e produrre ricchezza. Un’ombra che ha sempre vissuto, pretendendo l’Italia facesse altrettanto, sui patrimoni italiani. Ha insultato metà nazione, sempre, ostinatamente. “Anche i ricchi piangeranno”, come non ricordare quel manifesto che durante la sua campagna elettorale campeggiavano sui muri delle città. Non erano suoi, vero. Di un partito alleato, vero. Non li ha mai rinnegati con forza. Quello fu l’anno in cui a tre mesi dalle elezioni buona parte dei grandi capitali fuggirono all’estero. ProdiIl coraggio con cui poi parlò alle flotte di operai che festeggiavano una non-vittoria (l’ingovernabilità trionfò ieri come oggi. E la legge elettorale è cattiva ma non è stato buono a cambiarla manco lui), conscio di aver fabbricato un impoverimento violento della nazione, non ce la spieghiamo ancora. Gli investimenti che fuggono sono imprese e posti di lavoro bruciati. E non ci crediamo che questi conti non li sappia fare, uno che è definito l’uomo della “Cina in Italia”, che a questa apre le porte perché ci freghino patrimoni, ricchezza e aziende. Non ci crede neanche lui, infatti tendenzialmente tace, quando butta male. Ha guardato al Settentrione come a un portafogli zeppo, cui succhiare risorse, bloccando l’impresa. E sindacati, costo del lavoro, arretratezza, tasse e ancora tasse. Il dramma del 2013, insomma, è di casa anche e soprattutto nella sua (in)capacità di governare. Dice di aver migliorato «sensibilmente il prestigio internazionale» del Belpaese. Speriamo ne sia convinto. Prodi lascia. Il Nord esulta e ringrazia.
 
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