Linvestitore e l'efficienza del mercato (II)

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L'nvestitore e l'efficienza del mercato (II)

Ripropongo questo Topic,
ripulito dagli argomenti non utili.





Si articolerà in 4 parti:

- l'inganno
- la disillusione
- la realtà
- conclusioni
 
Ultima modifica:
l'inganno

Le teorie su cui si è fondato l'approccio al mercato dell'investitore, vengono dagli studi iniziati negli anni 60, di carattere statistico,
tutti conosciamo Sharpe e Markovitz.

Questi matematici hanno in pratica stabilito un riferimento statistico di efficienza,
che è il benchmark di efficienza del mercato;
diremo che il mercato ha una sua efficienza, e fare meglio del mercato non è cosa alla portata di tutti.
E questo è sacrosanto.


Quello che nasce è un comportamento dell'investitore che io nel 2000, o forse nel 2001, in questo forum (qualcuno se lo ricorderà) definivo: Romantico,
in contrapposizione a quello Classico, ovvero quello esistente fino ad allora, che vedeva l'approccio al mercato solo da parte dei trader, con l'intenzione mai celata di approfittare del mercato, e quindi batterlo.


Va da se che se il mercato ha una sua efficienza, solo i trader più efficienti del mercato possono batterlo,
la figura nascente dell'investitore di certo non possedeva questa efficienza, pertanto l'approccio possibile era quello di sdraiarsi sull'efficienza del mercato senza tentare di batterla.


La nascita della fabbrica del risparmio gestito sposa questa teoria,
ma come sempre si sa, per vendere un prodotto bisogna che alll'acquirente non vengano evidenziati i limiti ed i difetti, ma magnificati i pregi.

(((per i più tecnici possiamo parlare di Probabilità di Indifferenza;
per vendere il prodotto occorre stare ben sopra la Probabilità di Indifferenza, facendo in modo da far risultare che il Rendimento Atteso sia ben superiore al Valore Equo, e quindi che l'Avversione al Rischio sia battuta da una Funzione di Utilità positiva,
vedremo quanto la realtà sia diversa dai valori spacciati)))



La comunicazione ufficiale in campo medico dice che la probabilità di prendere l'epatite C attraverso un bacio scambiato con un portatore sano è praticamente nulla.

Cosa vuol dire quel Praticamente Nulla ?
Quale Campione Statistico è stato usato, e con quale Intervallo di Confidenza ?



L'investitore già dispone del Risk Free,
investe in qualcosa di rischioso perchè si aspetta un Premio a Rischio.

Gli è stato spiegato che il mercato è più efficiente del Risk Free, e aspettando un determinato periodo, ed accettando un determinato rischio, avrà il suo premio.

Ma quale Campione Statistico è stato usato, e con quale Intervallo di Confidenza ?
Prima del recente crollo dei mercati si usava un campione statistico di 10 anni e una confidenza del 95%, erano dati universalmente riconosciuti, al punto che ben presto nell'enunciare i risultati ci si scordava di fare questi riferimenti statistici.

Tanto tuonò che piovve.

Siamo arrivati al punto che i vari bancari, promotori, consulenti, sono spesso in buona fede, ci credono davvero,
sono convinti,
ancor oggi spesso lo sono.


Ma quel campione e quella confidenza non bastano a Quantizzare il mercato,
il mercato ha più Memoria e più Variabili,

gli anni novanta sono tra i migliori per il mercato, ma se anche prendiamo un quarto di secolo non basta ugualmente,
sarebbe comunque un inganno.
 
la disillusione


Nessuna rivelazione eclatante,
vedo però che i panni non sono ancora stati lavati, e in molti pensano di poter proseguire l'approccio al mercato seguendo canoni teorici simili a quelli usati nel passato prossimo,
ma è un'illusione, si dovrà necessariamente fare un salto di qualità, altrimenti ci si potrà scontrare contro il muro della realtà.




Dicevamo che l'investitore già dispone del Risk Free senza aggiungere rischi tangibili all'investimento,
il Risk Free è il suo Valore Equo,
l'investitore investe in prima istanza per mantenere il suo potere di acquisto,
poi per ottenere un extrarendimento se possibile,
tanto maggiore quanto maggiore è il tempo che è disposto ad aspettare e le perdite momentanee che è disposto a subire.

Per far accettare all'investitore un rischio, occorre che la Funzione di Utilità sia positiva, ovvero si abbia una possibilità tangibile di avere un Valore Atteso superiore al Valore Equo,
altrimenti l'investitore non ha motivo si vincere la sua Avversione al Rischio, e la sua Probabilità di Indifferenza lo porta a non fare l'investimento.


Questo bisogna capire, se non si vuole ingannare l'investitore bisogna garantire il Valore Equo,
se lo si porta a forzare la sua Avversione al Rischio senza potergli garantire il Valore Equo, si esce dalle caratteristiche tipiche dell'investitore e si tradisce la sua fiducia.



L'investitore oggidì ha scarsa propensione al Rischio, non si fida più perchè è stato ingannato, è disilluso,
lo è per motivi intuitivi, ma vedremo che ne ha ben donde.



Molti di voi questa l'anno già vista,
è stata scannerizzata da un testo,
Siegel produce ricerche statistiche per alcune delle principali case USA, e lavora anche per la FED:

1103288742rendimenti171204.jpg


Parla di Rendimenti Reali, ovvero al netto dell'inflazione, ovvero quelli che si confrontano con il Valore Equo dell'investitore.

Non lo fa con 10 o 25 anni di storico, ma con tutto lo storico possibile,
se però parlassimo di 100 anni (la vita del DJ ad esempio) non cambierebbe molto.

Se guardate i max e i min nei vari orizzonti temporali di osservazione, si vede che i max sono sempre maggiori dei min (valori assoluti),
ovvero il mercato da effettivamente la possibilità media di ottenere più del Risk Free.

Ma se si vuole garantire all'investitore il Valore Equo,
ovvero se al termine dell'orizzonte temporale l'investitore si dovrà trovare almeno senza perdite di potere d'acquisto,

vediamo 2 cose interessanti:

1) l'orizzonte temporale dell'investimento azionario è di 20 anni,
al di sotto non c'è garanzia di Valore Equo
(come si vede dopo 5 anni addirittura si rischia di essere sotto di molto).

2) ancora più eclatante, gli investimenti in Obbligazioni, sia a lungo che a breve termine, non garantiscono mai il Valore Equo.

Alla faccia dell'insana abitudine di ridurre l'orizzonte temporale facendo bilanciati con le obbligazioni,
in realtà Markovitz insegno che un buon bilanciato può essere più efficiente in quanto contiene il rischio, ma l'orizzonte temporale è un'altra cosa.



Se qualcuno si vuole divertire a calcolare questi dati nell'ultimo secolo, lo può fare e otterrà riscontri del tutto analoghi.
 
la realtà



L'industria del risparmio gestito continua a vendere l'efficienza del mercato;

ma il mercato non è abbastanza efficiente per garantire in tempi normali le esigenze dell'investitore;

continuare ad ingannare l'investitore potrebbe portare a conseguenze gravose se il mercato nei prossimi anni sarà cattivo,

e sono molti a pensare che sarà cattivo, ma questo non fa parte delle cose da sviscerare quà, sebbene qualche considerazione la potremo fare.





Facciamo quindi le considerazioni.


Cosa cerca l’investitore?
Cerca in prima istanza di non perdere potere di acquisto (inflazione), poi se possibile di perseguire un guadagno oltre l’inflazione.
Quindi ogni investimento che non garantisca a priori il raggiungimento dell’obbiettivo minimo, in realtà non è un investimento, ma una scommessa.

L’investitore accetta rischi ?
Si può accettare rischi per tentare di raggiungere un extrarendimento rispetto all’inflazione, ma entro un determinato tempo vuole raggiungere almeno l’obbiettivo minimo.

Cos’è l’orizzonte temporale dell’investitore?
Questo è facile, è il tempo che l’investitore è disposto ad aspettare prima di riconsiderare il suo investimento,
entro questo tempo si deve concretizzare almeno l’obbiettivo minimo.

Cos’è l’orizzonte temporale di un investimento ?
E’ il Recovery Time, (tempo di recupero) ovvero quel tempo che è statisticamente necessario perché un investimento recuperi almeno il suo valore più l’inflazione dopo la perdita massima (ovvero dopo un massimo importante di mercato cui segue una grossa perdita, quanto tempo ci vuole per recuperare il valore d’acquisto dell’investitore ? )
Pertanto il tempo che l’investitore può aspettare deve corrispondere al Recovery Time dell’investimento.

Qual è il Recovery Time di un investimento azionario ?
20 anni.

Qual è il Recovery Time di un investimento obbligazionario ?
Maggiore di 30 anni.

Quindi gli investimenti bilanciati non diminuiscono l’orizzonte temporale ma lo aumentano.

Si può ingannare l’investitore dicendogli che con un Intervallo di Confidenza del 95% e basandoci sugli ultimi 25 anni di mercato le cose sono migliori ?
Si, finchè le cose vanno bene non se ne accorge,
ma la verità è un’altra, e se sarà vero che stiamo andando verso la Stagflazione come sembra, allora saranno dolori.

Cos’è il rischio che l’investitore è disposto a correre, ovvero la sua propensione al rischio ?
È il Draw Down, ovvero la massima perdita che l’investitore può subire nel tempo stabilito (compresa l’inflazione).
Il DD dell’investitore deve corrispondere al DD dell’investimento.

Un portafoglio Bilanciato rispetto ad uno Azionario non diminuisce l’orizzonte temporale, ma il DD,
un Bilanciato soddisfa la necessità di ridurre il rischio non il tempo.

Ci sono altri rischi ?
Certo, ci sono i rischi di fallimento o di sistema:
- rischio di avere DD maggiore del previsto
- rischio di avere Orizzonte temporale più lungo del previsto
- rischio di non raggiungere l’obbiettivo minimo.

L’investitore in genere è in grado di allungare il tempo, se le cose vanno male,
ma il rischio deve essere tenuto sotto controllo, perché altrimenti può capitare che l’investitore non lo sopporti e liquidi tutto prima del termine del tempo.

Un eventuale consulente è responsabile nell’aver proposto al cliente un investimento non confacente in termini reali di rischio e tempo ?
Si

Un eventuale consulente è responsabile nell’aver proposto al cliente un investimento che fallisce, ovvero un sistema che non ha funzionato ?
No, il consulente che sceglie il giusto investimento coscienziosamente non è responsabile se il sistema fallisce, niente è certo al 100%.
Tuttavia il rischio di sistema deve essere ponderato e controllato.

Gli investitori hanno orizzonte temporale di 20 anni e capacità di sopportare perdite del 50% ?
A meno di investimenti a scopi pensionistici non mi risulta (casi estremi a parte),
pertanto non può essere consigliato ad un investitore l’acquisto di un portafoglio azionario.

Cosa sono i casi estremi ?
Scommettitori, non investitori.

Cos’è il rendimento atteso ?
E’ il premio a rischio che l’investitore vorrebbe dal suo investimento.

E’ lecito che l’investitore si aspetti il rendimento atteso al termine del tempo prefissato ?
E’ lecito attenderlo, ma l’investitore deve essere informato che potrebbe ottenere anche solamente l’obbiettivo minimo.

Come si calcola il rendimento atteso ?
Questo si che si può calcolare basandosi sullo storico e con un Intervallo di Confidenza del 95%,
perché infatti si tratta di un rendimento statisticamente ragionevole,
ben diverso dall’obbiettivo minimo che invece deve essere perseguito e quindi calcolato con le condizioni massimamente sfavorevoli.

E’ possibile quindi soddisfare le esigenze dell’investitore proponendogli l’investimento in Fondi Comuni, o ETF, o altri benchmark di mercato, componendo un portafoglio classico ?
No.

Cosa succede se all’investitore viene spiegato per bene cosa è il mercato ?
Che l’investitore capisce che il mercato non è abbastanza efficiente,
ovvero il premio proposto dal mercato non batte la sua Avversione al Rischio, perché non ha una Funzione di Utilità Positiva, la Probabilità di Indifferenza non viene abbattuta e quindi l’investitore si accontenta di Conto Arancio o compra Immobili.
E fa bene.

Come si può battere la sua Probabilità di Indifferenza ?
Solo proponendogli investimenti più efficienti del mercato.
 
Conclusioni


Facciamo riferimento a questo per la terminologia:

http://www.finanzaonline.com/forum/showthread.php?t=594465





Facciamo una piccola disgressione,

Ci hanno propinato per anni l'Assioma che il mercato è efficiente, e non si può battere,
ma questo non è un Assioma, bensì un Dogma, che ha raccolto molti Proseliti,
ma la fede può distorcere la realtà e farci credere senza avere visto.

Siccome la fede si confà a cose ben più importanti che non alla scienza dei mercati finanziari, noi quì vogliamo fare i Tommaso della situazione e crederci dopo averci messo il naso.


Se il mercato fosse davvero imbattibile, qualcuno ogni tanto lo batterebbe per caso, ma non esisterebbe un'intera comunità che, dotandosi di opportune metodologie, riesca a batterlo in modo continuativo;
invece esiste.


In questo sito potete vedere alcuni indici hedge:

http://www.hedge-index.com/

questi indici sono ricavati facendo la media di un pool di gestori, diverse decine per ogni strategia, che storicamente rappresentano il mercato degli hedge fund.
Si tratta quindi di ritorni reali che il mercato dei fondi hedge ha effettivamente realizzato nel passato.


Andando col mouse sulle varie strategie potete vedere i grafici storici.

2 strategie molto interessanti per il nostro discorso sono la Equity Market Neutral e la Convertible Arbitrage (quale rappresentante delle strategie Arbitrage in generale):

1121584929hedge170705.jpg



Come funzionano ?

Le strategie Arbitrage funzionano sfruttando esattamente il fatto che i mercati non sono perfettamente efficienti,

in pratica cercano tutti i disequilibri che si vengono a creare.

Ci sono 2 tipologie principali:

- la prima è quella che semplicemente sfrutta i mercati a bassa liquidità, come la Convertible,
in questi mercati spesso si creano spread elevati da poter vendere,
ma ovviamente c'è il rischio di sistema dato proprio dal basso spessore del mercato di riferimento,
hanno poi il limite che la massa gestibile è bassa;

- la seconda usa modelli econometrici e insiste sulla necessita che gli squilibri che i modelli visualizzano verranno recuperati,
anche quì c'è rischio di sistema se il mercato dovesse essere percosso da traumi imponderabili.

Queste strategie tuttavia guadagnano, ma per assurdo esse stesse firmano la loro condanna a morte,
infatti andando ad arbitraggiare le disfunzioni del mercato, rendono il mercato più efficiente;
finchè si trattava di uno sfruttamento di nicchia era facile, ma con l'aumento dei volumi di questi ultimi anni i mercati arbitraggiabili sono insufficienti.


Gli Equity Market Neutral invece li possiamo prendere ad esempio per tutte quelle strategie che che fanno vero Hedging e non Arbitraggio,
ovvero anzichè vendere uno spread lo comprano;
queste categorie sono effettivamente quelle che premiano la qualità del gestore, infatti il gestore non fa che comprare un asset che ritiene migliore della media e vendere un asset che ritiene peggiore,
guadagna se è davvero capace di scegliere;
tanto per intenderci coloro che fanno analisi fondamentale trovano in queste strategie il giusto appagamento, perchè annullando il Beta possono evidenziare l'Alpha dei titoli.


Se osservate il grafico dei rendimenti vedete bene come salga con regolarità estrema,
è questa una categoria massimamente efficiente,

e siccome funziona premiando la qualità dei gestori, dimostra implicitamente 2 cose:

- il mercato si può battere;
- i migliori gestori lo battono con continuità.






Il mondo vive le sue mode,
in ogni periodo c'è qualche tormentone, e l'hobby di molti e seguirlo,
finchè non diventa obsoleto e si passa ad un altro.

Il mondo si divide in chi si fa sballottare dalle mode e chi persegue invece i suoi obbiettivi senza farsi condizionare.

Nel mondo finanziario la divisione è chiara da tempo,

C'è il Parco Buoi da una parte e le Mani Forti dall'altra,
il parco buoi è necessario affinchè il mercato sia remunerativo per le mani forti.

Parco Buoi non significa essere piccoli, ma avere un approccio passivo verso il mercato, facendosi sballottare dalla moda del momento, credendo ogni tanto di aver trovato la soluzione, ma inseguendo una soluzione che corre sempre avanti più veloce, senza mai raggiungerla.

Mani Forti non vuol dire essere grandi, ma approcciare il mercato in modo attivo, perseguendo lo scopo con metodo e rigore.


E' inevitabile che il Parco Buoi sia vasto, e le Mani Forti un mercato di nicchia, destinato ai pochi capaci di scegliersi la loro strada.




Ognuno di noi può scegliere da che parte stare.

Far parte delle Mani Forti ovviamente non è facile, ma ci si può provare,
far parte del Parco Buoi invece riesce bene a tutti.
 
veramente molto interessante Alan,
finalmente qualcuno cerca di innalzare il livello
OK! :clap: :clap: OK! :clap: :bow: :bow:
 
up,

per non dimenticare.
 
Eccellente esposizione.Grazie da un poco più che neofita!
 
Ottimo intervento :clap:

E' un'ottima analisi, voglio aggiungere qulche mia considerazione (di natura esclusivamente personale) su uno dei problemi principali dell'investitore...

Come battere l'inflazione ?

Innanzitutto qual'é il livello "reale" di inflazione ?
Il dato Istat è una grandezza statistica (più o meno "manovrato"...) ma che potrebbe non rispecchiare il mio livello di inflazione, dipende da quanto "il mio paniere di beni e servizi" si discosta da quello dell'Istat.

Così, per assurdo, a fronte di una inflazione "Istat" del 2% potrei averne una "personale" dell'1% o del 4%.

A questo punto il "RiskFree" non mi copre dall'inflazione, anzi mi dà l'illusione di guadagnare (nominalmente), quando in realtà sto perdendo (potere d'acquisto). E questo effetto è tanto maggiore quanto più è lungo l'orizzonte di investimento.

Quindi "devo" rischiare qualcosa di più, ma quanto di più?

Qui trova spazio, a mio avviso quella che è la "percezione del rischio" da parte dell'investitore...
nel 1998/1999 la percezione del rischio sulle obbligazioni "Argentina" era praticamente nullo...dopo il default la percezione del rischio è diventata enorme, anzi si è allargata a buona parte del mondo obbligazionario.

nel 1999/2000 la percezione del rischio sulle azioni (in genere) era praticamente nullo...è aumentata a fine 2002/inizio 2003 e sta diminuendo nel corso del 2005...

Quindi probabilmente una soluzione potrebbe essere racchiusa nella regola "disciplina & coerenza", una volta stabilite le modalità di investimento l'investitore dovrebbe assolutamente "obbligarsi" a seguirne "coerentemente" le linee-guida in modo quasi "impersonale" per evitare le distorsioni della realtà dovute alle diverse percezioni della stessa.

Se ho comprato le obbligazioni Argentina da solo, sarò portato a ritenere il default "improvviso ed imprevedibile" ... se mi sono state consigliate sarò portato a ritenere il default "prevedibile e,quindi, evitabile".
E, probabilmente, le mie future decisioni di investimento saranno influenzate non dalla possibilità di un eventuale default ma da quale delle due spiegazioni, soprariportate, mi sono dato.

Mi piacerebbe qualche considerazione in merito...

Saluti
 
pf.fin ha scritto:
Mi piacerebbe qualche considerazione in merito...

Saluti


Considerazioni interessanti ma che credo siano relative ad un'altra sfera di interesse, ovvero a quella parte della consulenza tesa a sviscerare le caratteristiche dell'investitore.

Questo Thread invece verte sulla considerazione che i mercati non siano abbastanza efficienti per soddisfare le esigenze reali dell'investitore e che quindi si debba cercare approcci più efficienti.



Si potrebbe aprire un thread su considerazioni come le tue,
legate alle problematiche della consulenza,
potresti aprirlo tu, dagli interventi che ho letto mi sembri titolato.


Sarebbe bello che ogni tanto qualcuno aprisse temi didattici,
altrimenti questo forum diventa uno scorinamento di informazioni senza costrutto.
 
Buonasera,
ho riletto più volte questo post e spero d'aver compreso bene.
Ora faccio una domanda per metà provocazione.
Mi vien da pensare che qualunque portafogli in qualunque ottica temporale dovrebbe esse costituito da soli fondi con strategie market neutral.
Puoi alan1, o qualcun altro, confermare la mia conclusione?

Bye!
Y2K :D :D :D
 
y2k ha scritto:
Buonasera,
ho riletto più volte questo post e spero d'aver compreso bene.
Ora faccio una domanda per metà provocazione.
Mi vien da pensare che qualunque portafogli in qualunque ottica temporale dovrebbe esse costituito da soli fondi con strategie market neutral.
Puoi alan1, o qualcun altro, confermare la mia conclusione?

Bye!
Y2K :D :D :D


No, ci sono divesri approcci strategici che possono avere una efficienza sufficiente a garantire il ritorno minimo in tempi accettabili.

Su tempi brevi e rischi bassi le strategie più indicate sono MN,

per tempi più lunghi (diciamo 5 anni) e rischi maggiori, ci sono strategie Direzionali/Tattiche che oltre a garantire il ritorno minimo possono ambire a ritorni maggiori.
 
alan1 ha scritto:
No, ci sono divesri approcci strategici che possono avere una efficienza sufficiente a garantire il ritorno minimo in tempi accettabili.

Su tempi brevi e rischi bassi le strategie più indicate sono MN,

per tempi più lunghi (diciamo 5 anni) e rischi maggiori, ci sono strategie Direzionali/Tattiche che oltre a garantire il ritorno minimo possono ambire a ritorni maggiori.

Ti chiedo, se puoi, di essere più preciso su alcuni termini e numeri, utilizzando dati di rendimento, tempo e rischio.
Nello specifico:
Cosa intendi per approccio strategico (si tratta di comprare un gestore che ha/fa l'assetto strategico o di fare l'assetto strategico comprando un insieme di gestori ?)=

Efficienza sufficiente=

Garantire=

Ritorno minimo=

Tempo accettabile relativo a ritorno minimo=

Tempi brevi=

Rischi bassi=

Tempi più lunghi= (già risposto) 5 anni

Rischi maggiori rispetto a rischi bassi=

strategie Direzionali/Tattiche (come sopra: si tratta di comprare un gestore che ha/fa l'assetto Direzionale/Tattico o fare l'assetto comprando un insieme di gestori?)=

garantire ritorno minimo=come sopra

ambire=

Penso di essere in linea con il post.
Sono provocatorio ma avevo preannunciato un intervento di questo tipo.
Lo ritengo utile per arrivere a comprendere e avvalorare appieno le tue affermazioni. :)

Bye!
Y2K :D :D :D
 
y2k ha scritto:
Ti chiedo, se puoi, di essere più preciso su alcuni termini e numeri, utilizzando dati di rendimento, tempo e rischio.
Nello specifico:
.........................................


Sono parecchie domande, risponderò appena ho un'oretta libera tutta insieme :) .
Ritengo che a diverse di queste domande ci siano già risposte in questo thread e in quello linkato che ripropongo:

http://www.finanzaonline.com/forum/showthread.php?t=594465

tuttavia risponderò,
per alcune definizioni aspettati qualche riga di spiegazione,
ad esempio Strategia e Tattica ingenerano molta confusione,
lo spiegai tempo addietro, ma chissà dove.
 
Un'ora non la ho,
fornisco intanto le risposte più veloci.


y2k ha scritto:
1) Efficienza sufficiente=

2) Garantire=

3) Ritorno minimo=

4) Tempo accettabile relativo a ritorno minimo=

5) Tempi brevi=

6) Rischi bassi=

7) Tempi più lunghi= (già risposto) 5 anni

8) Rischi maggiori rispetto a rischi bassi=

9) garantire ritorno minimo=come sopra

10) ambire=


1) Quella necessaria a soddisfare i criteri minimi,
ovvero a battere l'inflazione.

2) Ovviamente non dovevo usare questa parola, succede quando si risponde nei ritagli di tempo e in fretta.
In realtà nell'accezione si può intendere "che ha TOTALE possibilità statistica di poter soddisfare il risultato"

3) Battere l'inflazione

4) non i 20 anni necessari al mercato, ma tempi nell'ordine di 1 anno o 2 (brevi) o 5 anni (lunghi).

5) vedi 4

6) Ovviamente è soggettivo,
tuttavia direi che in caso di allocazione di beni, rischi bassi possano essere intorno al il 5% di DD, si tratta di un rischio compatibile con strategie efficienti MN.

7) Vedi 4

8) Come 6; direi che rischi alti siano già sopra il 10% - 20% di DD,
si tratta di rischi compatibili con strategie efficienti di lungo periodo che puntano a rendimenti ben maggiori dell'inflazione.

9) Risposta estrapolalabile dalle risposte precedenti

10) Mettersi nelle condizioni di poter raggiungere un risultato statisticamente probante.
 
feliceanima ha scritto:
up per non dimenticare


Già,

ho talmente tanto lavoro in questi giorni (ed infatti stò lavorando anche ora) che rischio davvero di dimenticare che devo ancora qualche risposta.
 
y2k ha scritto:
Cosa intendi per approccio strategico (si tratta di comprare un gestore che ha/fa l'assetto strategico o di fare l'assetto strategico comprando un insieme di gestori ?)=



strategie Direzionali/Tattiche (come sopra: si tratta di comprare un gestore che ha/fa l'assetto Direzionale/Tattico o fare l'assetto comprando un insieme di gestori?)=

Bye!
Y2K :D :D :D


Temo che non riuscirò mai a dare una risposta compiuta a questa domanda,

d'altronde sul club ho iniziato tempo fa un thread dal titolo: “Affrontare il Mercato”, su cui ho scritto un bel po’, ma in realtà sono solo all’inizio.
Ci vuole un sacco di tempo per ogni cosa, il mercato non è un soggetto banale che si possa affrontare in poche righe.

Ho pertanto deciso di non affrontare qui l’argomento e rispondere alle domande facendo solo qualche premessa.

L’approccio strategico prevede di preparare tutto il corollario delle cose necessarie a perseguire lo scopo prefisso.
Per fare ciò si possono perseguire più strade.

Una multinazionale può decidere si penetrare un mercato nazionale nuovo con 2 modelli diversi,
-acquistare una società già esistente, e poi la modellarla, integrandola nel suo asset strategico;
-fondare una nuova società usando il proprio know Out.
Utilizzare il proprio know out significa plasmare l’evoluzione,
viceversa dovremo utilizzare un sistema disciplinatorio per adattare alle nostre esigenze ciò che compriamo.

Sono approcci molto diversi, ma perseguono lo stesso scopo, ognuno ha pregi e difetti.


Se vogliamo battere il mercato dobbiamo per forza utilizzare un approccio diverso da quello classico,
comprare ETF per replicare gli indici è un modo per migliorare l’efficienza nell’avvicinare il mercato rispetto ai fondi, ma non potremo battere il mercato.

Abbiamo pertanto 2 strade,
-o utilizziamo gli strumenti disponibili e ci mettiamo il nostro know out, consci del nostro limite ma anche padroni di tutti i processi,
-o disponiamo delle qualità altrui e allora serve una diversificazione qualitativa per evitare che la deriva dei singoli possa inficiare il risultato totale.


Pertanto la risposta cruda alle tue domande è,
“l’uno e l’altro”.
 
Termino lo studio sull'efficienza del mercato vista dall'investitore.



alan1 ha scritto:
Chi vuole approfondire può scaricare questo recente documento di Banca Intermobiliare:

http://www.investireoggi.it/io/canali/AD/index.php?pag_id=97&cat_id=53


Prendendo in prestito un paio di tabelle postate il quel documento,
e considerando che il mercato USA è stato il più performante,

1132918820rendsto251105.jpg


possiamo trarre le seguenti conclusioni statistiche:

1) i rendimenti medi Nominali di un investimento azionario di lungo periodo si attestano sul 7'5%;

2) i rendimenti medi Nominali obbligazionari si attestano sul 5.7%;

3) l'inflazione media si attesta sul 3.2%;

da cui:

4) i rendimenti medi REALI azionari sono pari a 4.3%

5) i rendimenti medi REALI obbligazionari sono pari a 2.6%




Se vogliamo considerare che il mercato globale nel suo insieme è cambiato parecchio dal dopoguerra, possiamo anche fare una ricerca limitata dal dopoguerra ad oggi, scoprendo ad esempio che l'aumento della spesa che i singoli individui hanno prodotto dal dopoguerra,

ha causato un aumento di inflazione, che si attesta al 4.1%

Il rendimento medio REALE di un investimento azionario è stato del 4.6%
il rendimento medio REALE di un investimento obbligazionario è stato del 1.6%


Questi sono i veri rendimenti attesi (reali) di questi investimenti.
(YT ovvero Yield Target )




L'investitore ha 3 esigenze:

I - battere l’inflazione
II - ottenere un rendimento maggiore (aggiungendo un rischio)
III - raggiungere gli obbiettivi in tempi accettabili

I primi 2 obbiettivi sono raggiungibili,
investire nel mercato nel lungo periodo significa riuscire a battere l'inflazione ed anche percepire un premio al rischio.

Il terzo obbiettivo come abbiamo visto non si raggiunge, perchè l'orizzonte temporale minimo è di 20 anni.
 
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