lo scoperto di conto corrente si paga fino al recesso

FaGal

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9 febbraio 2003
Cassazione: pagamento dello scoperto fino al momento del recesso.

Il saldo del conto corrente può salvare il fideiussore
Corte di cassazione, Sezione prima civile, sentenza del 7 novembre 2003 n. 16705


IL CASO

Il fideiussore può essere chiamato a pagare lo scoperto di conto corrente al momento del suo recesso se con versamenti successivi questo è stato azzerato e tuttavia il debito si è manifestato nuovamente al momento della chiusura del conto?


LA DECISIONE

La Cassazione risponde affermativamente.

Il garante di una società ha proposto opposizione all'ingiunzione emessa a favore di una banca di pagare il saldo negativo di un conto corrente intestato alla debitrice principale. In primo e in secondo grado il privato ha avuto torto. La Corte di appello ha ritenuto che il credito della banca si riferiva a obbligazioni sorte anteriormente al momento in cui il garante aveva manifestato la sua volontà di recedere dal rapporto di fideiussione e che, alla data del recesso del fideiussore, il debito per scoperto di conto corrente era di importo superiore a quello per il quale era stato poi emesso il decreto ingiuntivo. Il privato voleva, invece, che si tenesse conto del fatto che con versamenti successivi lo scoperto di conto corrente era stato azzerato.

La Corte di appello ha anche rigettato la tesi per cui la banca avrebbe dovuto ridurre il credito al debitore principale a seguito del recesso del garante.

Il privato ha fatto, dunque, ricorso per Cassazione.

In questa sede il garante ha chiesto di valutare il fatto che il saldo passivo del conto corrente al tempo del recesso del fideiussore era stato successivamente azzerato e si era poi riprodotto solo per effetto di ulteriori operazioni poste in essere dalla società correntista quando la garanzia fideiussoria non era ormai più operante.

Il garante ha sostenuto che, in attuazione del principio di correttezza e buona fede, la banca non avrebbe dovuto continuare a concedere fido alla correntista per più di un anno dopo il venir meno della fideiussione e l'azzeramento del precedente passivo.

La Cassazione è stata di contrario avviso.

Innanzitutto il recesso del fideiussore dalla garanzia prestata per i debiti di un terzo, derivanti da un rapporto di apertura di credito bancario in conto corrente destinato a prolungarsi ulteriormente nel tempo, produce l'effetto di circoscrivere l'obbligazione del garante al saldo del debito esistente al momento in cui il recesso medesimo è diventato efficace.

L'obbligo del garante è limitato al pagamento di tale saldo anche qualora il debito dell'accreditato, al momento in cui la successiva chiusura del conto rende la garanzia attuale ed esigibile, risulti aumentato in dipendenza di operazioni posteriori.

Quindi, in via generale conta il saldo al giorno del recesso del garante. L'aumento del passivo al momento della chiusura del conto non può imputarsi al garante.

Tuttavia, per determinare l'entità dell'obbligazione principale bisogna guardare al saldo esistente al momento della chiusura del rapporto di apertura di credito. Se il saldo alla chiusura del conto è inferiore a quello esistente al momento del recesso, si verifica una corrispondente riduzione dell'obbligazione del garante, in applicazione della regola sancita dall'articolo 1941, 1° comma, codice civile, per cui la fideiussione non può eccedere l'ammontare dell'obbligazione garantita.

Quindi la banca può chiedere al garante il pagamento del saldo passivo, purché non superi lo scoperto del conto corrente garantito alla data della revoca della fideiussione.

Inoltre non è vero, secondo la Cassazione, che la banca, in ossequio al principio di buona fede, preso atto del recesso del fideiussiore, debba sempre automaticamente revocare l'apertura di credito o pretendere un'adeguata integrazione delle garanzie da cui questa era assistita.

La banca deve osservare il principio di correttezza anche nei confronti del debitore principale.

Nei riguardi di quest'ultimo, si legge nella sentenza, una repentina revoca dell'apertura di credito potrebbe non essere giustificata dal mero fatto che un fideiussore sia receduto dalla garanzia precedentemente prestata.


GLI EFFETTI PRATICI

Il recesso del fideiussore dalla garanzia prestata per i debiti di un terzo, derivanti da un rapporto di apertura di credito bancario in conto corrente, destinato a prolungarsi ulteriormente nel tempo, produce l'effetto di limitare l'obbligazione accessoria al saldo del debito esistente al momento in cui il recesso è diventato efficace. L'obbligo del garante è limitato al pagamento di tale saldo anche qualora il debito dell'accreditato, al momento della successiva chiusura del conto, risulti aumentato per operazioni posteriori.

Con riferimento alle operazioni successive al recesso dalla fideiussione compiute fino al momento della chiusura del conto si deve tenere conto sia dei versamenti (che riducono il passivo) sia dei prelevamenti (che aumentano il passivo).

Solo se il saldo esistente alla chiusura del rapporto di apertura di credito è inferiore a quello esistente al momento del recesso del fideiussore si verifica una corrispondente riduzione dell'obbligazione fideiussoria, in applicazione della regola per cui la fideiussione non può eccedere l'ammontare dell'obbligazione garantita.

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/io090204fi.html
 
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