Matrix Revolutions

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Dulcinea

Inoublieusement...
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Sebbene anche quest'ultimo capitolo della saga sia lontano dalla perfezione del primo, l'ho trovato più "umano", e meno chiassoso, del secondo capitolo. Meno effetti speciali e più parole. Finalmente molti tasselli incomprensibili, hanno trovato la giusta collocazione nel "sistema". E poi i soliti riferimenti Zen, sentimentali (karma... amore) e profetici (è imbarazzante la scena di Neo a braccia aperte come in croce). La sequenza finale del combattimento, da sola vale la spesa del biglietto :)

Evito di dare il voto al film, ormai io lo vedo con gli occhi del cuore eheheh. E' l'idea che mi affascina e mi toglie l'obiettività. E come dice il Merovingio "io trovo il metodo di comportamento degli innamorati molto simile alla demenza". Ed io sono innamorata... di Matrix ;)
 
Scritto da Dulcinea

..."io trovo il metodo di comportamento degli innamorati molto simile alla demenza".
Ed io sono innamorata... di Matrix ;)

Quanto alla follia, sono impareggiabile.

Penso di avere quindi qualche chance
con questo dolce musetto da Audrey.

Allego quale referenza una mia foto:

039_36860.jpg


Horace
 
Re: Re: Matrix Revolutions

Scritto da Horace
Quanto alla follia, sono impareggiabile.

Penso di avere quindi qualche chance
con questo dolce musetto da Audrey.

Allego quale referenza una mia foto:

039_36860.jpg


Horace


ehm.....

yesssssssssssssssssssssssssssssss :)


(Orazio???)
 
Re: Re: Re: Matrix Revolutions

Scritto da Dulcinea

ehm.....

yesssssssssssssssssssssssssssssss :)


(Orazio???)


Sono svenuto dall'emozione di quel sì.....:)

Per te potrei essere Orazio o Keanu....chiunque tu voglia :)

Horace


p.s. - chiedo scusa per aver deviato il tema del thread
 
Re: Re: Re: Re: Matrix Revolutions

Scritto da Horace

...
Per te potrei essere Orazio o Keanu....chiunque tu voglia :)



p.s. - chiedo scusa per aver deviato il tema del thread

Ne terrò conto Horace... della serie "sono come tu mi vuoi".
Sono lusingata, fra l'altro, che tu abbia scelto in fretta e furia un nick per parlarmi :)

Ma io lo sapevo già: Ne ero sicura, Ernest, che ci saremmo intesi…Dal primissimo giorno che ti ho fiutato nell’aria. Ho pensato: che persona interessante, così insolita, così…beh, così diversa ;)

Dulcinea e/o.....

p.s. non scusarti per aver deviato il tema del thread. Tanto il film piacerà solo a chi ama Matrix. E poi molti trovano affascinanti questi siparietti :);)
 
La morale di Matrix

Salve, sono Giovanni, ma preferisco essere chiamato Eriugena e molti mi chiamano così. Sono qui di passaggio, come tutti del resto, e pertanto vi intratterrò ben poco, sperando di non tediarvi troppo. Trovo singolare che questo film non abbia suscitato animate discussioni tra voi. In fondo il tema del film è straordinariamente vicino al nome di questo forum. Si tratta, infatti, della sostanza della realtà e delle conseguenze sull’etica che una diversa visione comporta.
L’incontro è qualcosa di reale, apparentemente contrapposto alla virtualità del forum. Ho sostenuto qualche secolo fa che, per la verità, l’unica realtà è la sostanza e che questa è assolutamente incorporea, poiché perfettamente coincidente con i concetti della mente. Non è una novità, già Platone aveva rilevato questo problema nella Repubblica, e c’è un filo robusto che unisce il mito della caverna, alle mie tesi, alla fisica quantistica e a Matrix.
Ma la ragione per cui sono intervenuto qui, in questo thread, è data dall’interrogativo che esso mi ha suscitato e che attiene all’etica. Come già notò Cartesio, chi ci può dire se siamo svegli o stiamo sognando? E se nel sogno compiamo atti che sono contrari alla nostra etica, siamo responsabili di quegli atti o no? Tornando a Matrix, se il virtuale è la nostra realtà, abbiamo la possibilità di costruire un’etica? Non è affatto escluso che sia effettivamente così, che cioè la realtà sia insensata al di fuori di noi. E’ quello che sostengono molti filosofi e fisici contemporanei. Ma se è così, abbiamo la possibilità di distinguere davvero tra realtà e virtualità? L’atto compiuto in sogno è meno reale di quello compiuto nella realtà, se non sappiamo e non possiamo distinguere tra sogno e realtà? Il sogno d’amore è meno reale dell’amore o è fatto della stessa sostanza?
Un filosofo della morale contemporaneo, Julia Driver, in un interessante saggio su Matrix, sostiene che non possiamo compiere alcuna distinzione se non arbitrariamente. E’ illecito considerare lo status morale dei programmi che compongono i personaggi di Matrix inferiore a quello degli umani, anche se fosse possibile distinguere tra i due. A maggior ragione l’illecito è evidente se non possiamo distinguere. La nostra esistenza si svolge in una dimensione che a noi appare reale, esattamente come ai personaggi di Matrix. Ma non c’è nulla che ci conforti sull’esistenza del mondo esterno se non una percezione di esso che è un sogno, un’illusione, o al massimo la visione di ombre sulla parete di una caverna.
Il siparietto amoroso che si è svolto in questo thread è delizioso. Una dichiarazione d’amore per un personaggio, il suo détournement virtuale per mezzo di un parziale disvelamento, la sua virtuale accettazione, prontamente ricambiata tra batticuori e riconoscimento dell’unicità dell’altro (il che è proprio dell’amore). Siparietti e thread così ce ne sono a bizzeffe nei fora, ma questo assume un significato particolare nel thread dedicato a Matrix.
E allora mi domando, esso è virtuale o reale? Ovviamente non sto chiedendo se Horace e Dulcinea si incontrano realmente – il che potrebbe anche essere -, ma se è possibile distinguere tra l’incontro virtuale e quello reale da punto di vista etico, al di là delle intenzioni effettive dei protagonisti. Così come mi chiedo se è possibile distinguere tra gli incontri nel forum e quelli nella realtà. Solo questo ci consentirebbe di costruire una morale universale.
Una carezza virtuale è meno coinvolgente da un punto di vista etico di una reale? E se questo è il problema, è davvero possibile distinguere tra reale e virtuale? Incontriamoci, è doppio o unico?
Ma se non è possibile distinguere se non compiendo un atto arbitrario, perché nel mondo virtuale si sentono meno vincoli morali rispetto al mondo reale? Forse il presupposto è che qui i nick non abbiano uno status morale al pari dei nomi, proprio come avviene per i programmi di Matrix. Ma è come nascondersi dietro ad un dito. L’ineffabilità della nostra sostanza è resa reale proprio dal nomen. Qui dentro non è diverso rispetto al nick. Distinguere il trattamento delle denominazioni a seconda dell’ambiente è in fondo un esercizio di ipocrisia. Non ne deduciamo che non è possibile costruire una morale solo come mera normativa della convenienza personale, cui vogliamo dare un attributo universale per nascondere a noi stessi il peso dell’egoismo che questo comporta?

Giovanni
 
davvero un ottimo intervento

Caro Giovanni,

il caro è particolarmente sentito per la simpatia che mi ispira epidermicamente la scelta del tuo nickname, premetto che non ho visto alcun episodio della serie Matrix, non conosco quindi il contesto specifico, ma penso che il rapporto reale/virtuale oggi ingigantito o semplicemente attualizzato dallo strumento telematico rimanga sostanzialmente sempre il medesimo, specie nella responsabilità, ossia il contorno etico che manifestiamo nei rapporti sociali vis-à-vis piuttosto che dietro un impersonale monitor.

Premetto inoltre che dietro il nick Dulcinea si nasconde una mia vecchia amica, vecchia nel senso di durata dell’amicizia, lei è in effetti molto più vecchia (sic!), per cui il siparietto estemporaneo era solo un reciproco scherzo anche se resta simbolico, come giustamente asserisci, di una vasta prassi “di acchiappo” da forum.

Esempio, questo, quanto mai calzante per verificare se vi siano differenze morali, e di conseguenza differenze nell’eticità dei comportamenti tra relazioni fisiche o mediate da Internet.
Se vuoi avere un mio modestissimo parere, etica e morale, pur non potendo essere, mai, universali se non nel basilare ceppo primario naturalistico, restano soggettivamente invariate nel reale e nel virtuale.

I medesimi sublimi o sconci comportamenti che rileviamo nella vita di tutti i giorni si riproducono identici nei comportamenti che leggiamo, o esprimiamo, in un forum o in una chat, col solo aggravio, nel mondo virtuale, di una certa dose di vigliaccheria che deriva per taluni dall’anonimato.
E questo vale per l'oggi come dodici secoli fa, ai tuoi tempi.

Il mio profondo radicato umanesimo, condito da un sempre dubbioso razionalismo popperiano, non riesce a distinguere modi, strumenti, finalità di atteggiamenti se sono in un salotto, in ufficio o davanti allo schermo.
Amo, litigo, mi confronto, spiego, imparo nello stesso modo, anche se la conoscenza fisica dell'interlocutore aggiunge evidentemente sempre qualcosa o molto se si entra nella sfera affettiva.

Così penso per quanti vogliano fregiarsi del nomen di donne e uomini, di persone dotate di una coscienza sufficientemente critica e perciò libera e perciò responsabile.

Il resto, in tutte le sue espressioni senza distinguo, fa parte della società malata nella quale viviamo.
Con le ovvie conseguenze del caso.

Un saluto

Horace
 
Re: La morale di Matrix

Scritto da eriugena
Salve, sono Giovanni, ma preferisco essere chiamato Eriugena e molti mi chiamano così. Sono qui di passaggio, come tutti del resto, e pertanto vi intratterrò ben poco, sperando di non tediarvi troppo. Trovo singolare che questo film non abbia suscitato animate discussioni tra voi. In fondo il tema del film è straordinariamente vicino al nome di questo forum. Si tratta, infatti, della sostanza della realtà e delle conseguenze sull’etica che una diversa visione comporta.
..............
L’atto compiuto in sogno è meno reale di quello compiuto nella realtà, se non sappiamo e non possiamo distinguere tra sogno e realtà? Il sogno d’amore è meno reale dell’amore o è fatto della stessa sostanza?
..............
Giovanni

...................

Mi viene in mente solo questa frase, che risponde solo parzialmente alle molte domande che ti/ci poni: "Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni". Ma si rischia di non riconoscere la veglia e il sonno, di fare confusione fra il giorno e la notte, se si sogna troppo ad occhi aperti.

Dovrò rileggere il tuo intervento. Non pensavo di provocare riflessioni tanto profonde. In fondo, molti diranno, si tratta solo di un film. Costruito per incassare, faranno eco altri spettatori di palato fino. Ma sono contenta che si possa "vederlo" con altri occhi :)
Io amo l'idea di Matrix, e le immagini in questo film - così onirico - che altro sono se non sogni...

Buona serata Eriugena :)

Dulcinea



p.s. Orazio!!!!!!!!! come puoi dire che sono più vecchia (sic)? Che impunito... e tu non penserai di assomigliare a Keanu? lo dico nel caso molti nick femminili si illudessero eheheheh ;)
 
Ciao Giovanni, trovo molto interessanti i quesiti che ti poni e ci poni, sostanzialmente anch'io penso che il così detto mondo reale, quello virtuale, il sogno la fantasia siano parte importante di noi in cui ciascuno di essi gioca ruoli determinanti condizionando il nostro vivere. Tra le altre cose, delle quali forse torneremo a parlare sono particolarmente interessato al filo che unisce, come dici tu, il mito della caverna alla fisica quantistica e a Matrix. Cosa intendi dire?
FR
PS Ne approfitto per salutare anche Horace:) la cui prosa inconfondibile mi pare di riconoscere...
 
Dopo aver espresso la mia modesta opinione su uno dei quesiti posti da Eriugena, vorrei tornare sull'essenza delle conoscenze che si producono in Rete incollando un vecchio scritto:

Ho conosciuto più persone nuove attraverso la rete, da un anno in qua, che in qualsiasi altro modo. Alcuni di questi incontri si sono trasformati in vere amicizie.

Incontriamo una persona che non possiamo vedere né toccare. Prima di vederla fisicamente ne conosciamo i pensieri, il carattere, il temperamento.
Nasce un rapporto, un reciproco interesse, uno scambio di pensieri e di emozioni; cresce il desiderio di incontrarsi; e un giorno, finalmente, ci si vede.
La domanda rituale è «quanto sono diverso da come mi immaginavi?»

Insomma il cammino è al contrario di quello abituale: conosciamo prima l’anima, poi il corpo.

Non è vero che se prima ci si vede, e poi ci si parla, ci si conosce meglio. Spesso l’incontro fisico è deviante; nasconde o rallenta l’incontro con l’anima e con la mente.
La vicinanza fisica non è necessariamente dialogo e comprensione; può addirittura diventare un ostacolo.

Succedono, in rete, cose curiose e interessanti.
Ci sono persone che nei loro messaggi hanno parlato di sé con grande sincerità, condividendo emozioni, confessando dubbi e sentimenti che probabilmente esiterebbero ad esprimere se fossimo fisicamente nella stessa stanza.
L’assenza del corpo fisico tante volte non allontana, ma avvicina; come se spogliarsi delle difese nel mondo apparentemente astratto delle parole fosse meno imbarazzante, meno rischioso di quando ci si guarda negli occhi.

C’è una specie di magia in questo incontro di anime libere, che solo dopo si incarnano.
Quando incontriamo fisicamente la persona ne abbiamo già un’immagine interiore; il nostro modo di percepirla è diverso, perché nel momento in cui vediamo il “fuori”sappiamo già qualcosa del “dentro”.

Non voglio dire che incontrarsi prima in rete sia sempre meglio che incontrarsi prima di persona.
Qualche volta l’esperienza è più vera e più ricca; qualche volta no.
Ma non è un modo debole o poco umano di incontrarsi, come pensa chi non ha pratica della rete.

Senza dubbio è un’esperienza nuova e interessante.
È straordinario quanto una persona possa rivelare di sé con il suo modo di esprimersi, di reagire, di dialogare o di tacere.
È affascinante scoprire carattere, stile, personalità di qualcuno che non abbiamo mai visto; e poi verificare, quando ci si incontra, quanto la nostra immagine corrispondeva alla realtà.
Di solito, non si sbaglia.

L’aspetto fisico talvolta può sorprenderci, ma quasi sempre il carattere e la personalità sono proprio come li avevamo percepiti.
Mi sembra che questo percorso sia un salutare rimedio a una certa tendenza a dare troppa importanza alle apparenze.
Un po’ per il culto esagerato e diffuso dell’aspetto fisico, un po’ per l’effetto della televisione, viviamo in una cultura dell’immagine; si rischia spesso di pensare che una persona sia ciò che sembra, che l’apparenza fisica, perfino il modo di vestire o di addobbarsi, siano l’identità.

Forse un giorno la rete perderà la sua magia.
Forse quando avremo larghezze di banda infinitamente superiori a quelle di oggi ci incontreremo in video; l’apparenza riprenderà il dominio, in forma anche più perversa, perché un’immagine trasmessa è necessariamente qualcosa di più costruito di una presenza fisica tangibile.
Ma finché continueremo a incontrarci per mezzo di parole e pensieri, potremo disporre di questo percorso straordinario, conoscere prima l’anima, poi il corpo.
E anche poi scegliere, secondo il caso, che cosa preferiamo dirci di persona o per telefono e che cosa invece scriverci.

Questa non è una cosa del tutto nuova.
La storia è piena di amici e di amanti che pur vedendosi spesso si mandavano lettere e messaggi.
Quante volte due innamorati, anche se si vedono tutti i giorni, sentono il bisogno di scambiarsi foglietti e bigliettini?
Ma l’abitudine di scrivere stava scomparendo, in un mondo pieno di telefoni e cellulari.
Con la rete l’abbiamo riscoperta.

Spesso scriviamo cose semplici, anche sciocche; scherziamo o parliamo di nulla. Che male c’è?
E’ un modo per unire le nostre anime, condividere pensieri, che ha un valore in sé, anche indipendentemente dai contenuti.
Probabilmente è questo il motivo principale per cui mi piace essere in rete: è un modo in più per essere umani.

Horace

p.s. - un saluto a FR e un Bleah!, di cuore, a Dulcinea.
 
Nel Web, gli individui comunicano opponendo il corpo al testo, in una polarizzazione che da un lato vede il reale e la fisicità e dall’altro il virtuale e la Rete. Nell’ambito del reale, il corpo è l’asse portante dell’interazione. Nel virtuale, è il testo l’asse portante: si è ciò che si digita, si diviene entità digitali. Generalmente, infatti, le interazioni in internet avvengono tramite il testo, e quindi l’identità del singolo utente è- oltre che mutevole e poco verificabile- più libera e flessibile, meglio gestibile in ogni situazione. Grazie alle parole scritte, le persone acquistano una nuova identità e questa permette di gestire il rapporto tra il sé e il mondo connesso in rete. Negli anni cinquanta il sociologo David Riesman parlava di isolamento sociale. Oggi in rete potremmo dire che in qualche modo siamo tutti una <<Folla solitaria>> le ragione che spingono le persone a cercare qui nuovi rapporti sono tante. Sempre di più, internet, sembra il luogo dove molti si immergono ( me compresa) per esaudire i desideri rimasti irrisolti nella vita reale. Il desiderio, innato nell’uomo, di non vivere isolato ha trovato uno sbocco nel web, dove anche i più insicuri riescono a lasciarsi andare e a trovare interlocutori con cui condividere i momenti di debolezza e solitudine. Nel mondo on-line si riesce a intrattenere conversazioni anche molto intime dopo poco tempo che ci si frequenta. Il rapporto nasce velocemente e senza troppi ostacoli, perché l’anonimato e l’invisibilità rendono inutili i comportamenti inibitori. Nella vita reale la diffidenza e la paura fanno chiudere le persone in loro stesse. Si teme di esprimere il proprio sé, di rivelarsi troppo; nel mondo virtuale si riesce a superare questa reticenza, i rapporti possono svilupparsi in maniera più fluida e scorrevole, agevolati dall’assenza di un riscontro sensoriale. Si ha cosi un’esplosione di emozioni che crea molte illusioni, dimenticando che si è nel regno della simulazione. In un ambiente fortemente condizionato dalla non visibilità, si sono inserite forme di consapevolezza che hanno permesso a tutti i chatters, coloro che cercano un incontro, di superare il senso dell’inganno che si prova quando non si possono verificare le informazioni e continuare cosi che le interazioni al di là degli aspetti che rimangono nel dubbio. In linea di principio, in rete, la fiducia non esiste, ma è negoziabile nel tempo. All’inizio si basa sulla fede: si prende per vero ciò che è detto e lo si comincia a verificare nel corso delle conversazioni, con saltuarie domande volte a smascherare eventuali inganni. L’anonimato agevola l’allentamento dei meccanismi di autocontrollo dei comportamenti, aiuta a considerare relativamente innocuo anche il nostro interlocutore. Si tenta ad abbellire virtualmente il proprio sé, anche se tutto è basato solo su ciò che si scrive.Si possono riempire intere pagine a descrivere se stessi in maniera profonda, cosa che nella realtà risulterebbe alquanto singolare. L’abbassamento dell’autocontrollo emozionale favorisce un rapido sviluppo di forme di intimità e confidenza che nel mondo reale sono sempre più difficili da ottenere. Si bruciano le tappe della conoscenza sino a sfociare in situazioni in cui le persone coinvolte possono ricercare piaceri puramente fisici mediante l’uso di termini ed espressioni di carattere sessuale; oppure atteggiamenti arroganti, offensivi maleducati e ostili verso gli altri. Il tempo scorre molto più velocemente nella rete, ma anche nella mente dei navigatori, che dopo qualche ora di conversazione si illudono di conoscere in modo relativamente completo l’interlocutore con cui si crede di avere un alto numero di cose in comune. Trascorso un breve periodo, si può pensare che l’altro sia importante per il proprio equilibrio. Ma perché le persone si affidano al mondo virtuale delle <<Chiacchiere in rete>>? Tra le voci emblematiche che sembra facciano più presa sulla decisione di accedere a un nuovo mondo: la fuga dalla vita quotidiana, l’elaborazione di un lutto, la ricerca di un partner.



Ram




P.S. Horace ha un profumo che conosco:)
 
Scritto da Rosaram

..........

Ram

P.S. Horace ha un profumo che conosco:)


Oh perbacco! Eppure, giuro, mi sono lavato accuratamente....:)

Dato che come ben sai ti adoro, cara Annuccia, potremmo qui produrre insieme un altro siparietto amoroso, indistinto tra realtà e virtualità.
O.K.?

Un bacione

Horace

:):):)
 
Scritto da Horace
Oh perbacco! Eppure, giuro, mi sono lavato accuratamente....:)

Dato che come ben sai ti adoro, cara Annuccia, potremmo qui produrre insieme un altro siparietto amoroso, indistinto tra realtà e virtualità.
O.K.?

Un bacione

Horace

:):):)

Beh, io ho ancora una cosa che ti appartiene:)




Ram
 
Scritto da Rosaram

Beh, io ho ancora una cosa che ti appartiene:)

Ram


Oh!, mia adorata,

non farmi ricordare, te ne prego, che miseri pegni d'amore sono soltanto stato capace di elargire, anche se in verità mantengono almeno il mio profumo....

....il tuo risiedendo stabilmente non nell'olfatto ma nel mio cuore...

:):):)
 
Giace, in fondo a una mia borsa, come una reliquia consacrata sull'altare del nostro incontro;)



Ram
 
Mia cara Annuccia,
ad uso esclusivo dei tanti "guardoni" locali, che ne dici di fare una caccia al tesoro sulla "reliquia" che tieni in borsa?

Cosa sarà mai? Un paio di slip, di boxer?
O peggio ancora un tanga leopardato?

Mantiene il mio profumo: una pipa?
Una cravatta? Una scarpa? Un cappello?

Diamo il via alla caccia!
Seppellendo così, contemporaneamente, il tema del thread...
...che vandali :)

:):):)
 
Okok. A chi indovina cosa regaliamo??:)




Ram
 
Scritto da Rosaram

Okok. A chi indovina cosa regaliamo??:)

Ram


Cosa ne dici di quel video-hard con noi due protagonisti?


:):):)


tuo Horace :)
 
Ahahahahahaha, okok:)




Ram
 
Caro Horace,
condivido buona parte delle osservazioni che fai in entrambi i tuoi post. Ti confesserò che neanche io ho visto tutti i film, ma ho seguito il dibattito che ne è scaturito e che ha coinvolto alcuni filosofi soprattutto dopo il primo film. Matrix ha il merito di aver portato al grande pubblico interrogativi che difficilmente varcano la soglia della ristretta cerchia degli specialisti e delle persone molto curiose. Quanta coscienza dei problemi ne possa venire fuori è un mistero, ovviamente. Però se qualcuno che ha visto ed apprezzato il film, e magari non ne comprende appieno la ragione, domani si troverà di fronte a tesi originali, almeno non cadrà dalle nuvole.
Certamente internet rappresenta una grande opportunità, visto che per starci dentro devi sviluppare qualità che la vista nasconde e che qui, invece, risaltano. Come dice Saint Exupery, l’essenziale è invisibile agli occhi. Se per sviluppare queste qualità devi approfondire la conoscenza, sei costretto ad essere più umano, il che non guasta affatto. Il dialogo dal lato dell’anima porta con maggiore facilità alla scoperta delle affinità tra le persone. Occorre però una particolare delicatezza, perché è alto il rischio di farsi e di fare del male. Mettere al primo posto la mente e l’anima nelle relazioni le rende più attraenti, più creative ma anche più delicate. Qui le convenzioni sociali contano poco, conta molto di più il dialogo e l’affinità. In questo modo, come sottolinei tu, nell’incontro si può vedere con altri occhi ciò che la vista avrebbe nascosto. E se la dittatura della vista porta alla menzogna esistenziale, il primato dell’anima la smaschera.
E’ la nostra coscienza di essere in un ambiente virtuale che ce lo fa riconoscere come tale. Allo stesso modo noi riconosciamo un bosco, una casa o un ospedale. Sul piano etico gli ambienti non cambiano la natura degli eventi che si svolgono al suo interno. Un amore, un delitto, un gesto, sono tali in qualunque luogo, compreso quindi il virtuale. A maggior ragione, poi, se la distinzione tra reale e virtuale è frutto della nostra mente e non di una presunta oggettività. Al pari dei protagonisti di Matrix noi abbiamo coscienza di essere reali, e questa coscienza ci è rafforzata dall’evidenza della virtualità di questo luogo. Ma è proprio così? Siamo davvero reali oppure questa realtà è a sua volta frutto di coscienza?
Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, significa che non ci è lecito separare i sogni da noi, perché essi sono noi. Il realismo è un falso storico, come il tempo e lo spazio. Gli oggetti che ci circondano sono solidi solo nella nostra mente, al loro interno essi sono vuoti. Noi stessi, la nostra identità è frutto di coscienza. Qualcuno, in un tempo in cui non avevamo coscienza, ci ha dato un nome e una data. Questi non sono frutto della nostra esperienza, com’è noto. Crescendo, siamo stati rafforzati continuamente nella convinzione dell’identità ed a nostra volta abbiamo convinto gli altri della coincidenza di quel nome e di quella data con il nostro essere. L’identità è un dato acquisito, sul quale c’è poco da discutere. Però essa si fonda sulla coscienza, individuale e sociale, al pari di ogni altra conoscenza. Il tavolo è tale perché quella forma è riconosciuta da tutti come appartenente ad un tavolo, non per la presunta tavolità di cui sarebbe composto. La nostra realtà è un atto della coscienza e niente altro.
Vorrei spiegarmi con un esempio. Horace sa chi era Giovanni Scoto Eriugena, ma la maggior parte degli abitanti di questo pianeta non ne ha mai sentito parlare. Io so di non essere Giovanni Scoto Eriugena, però in questo ambiente virtuale ne ho assunto le sembianze. E’ un gioco riconosciuto da tutti come tale. Come tutti noi, anche io sono stato abituato sin da piccolo a identificare me stesso in un nome e una data, oltre che in un corpo che vedo allo specchio. Tutti quelli che mi conoscono sanno della mia identità, e mi riconoscono in quanto tale. Per gli altri sono un perfetto sconosciuto, al pari di Scoto Eriugena. Adesso, mettiamo che da piccolo invece della mia identità mi avessero detto che io sono davvero Scoto Eriugena, nato in Irlanda all’incirca nell’815. Magari inventandosi una data ed un luogo determinati. Io oggi sarei convinto di essere tale, se il mio contesto mi avesse sempre riconosciuto in tal senso. Potrei anche essere un pazzo convinto di essere Scoto Eriugena. Mi presento qui ed in altri luoghi virtuali e reali esponendo la mia convinzione. Horace dirà che sono matto, perché sa chi è il vero Scoto Eriugena, ma molti altri, la maggior parte, non ne ha mai sentito parlare e, se non sentisse Horace, mi prenderebbe sul serio. In tutto il mondo saranno dieci milioni di persone ad essere ottimisti, che conoscono il nome dello scolastico irlandese. Gli altri sei miliardi e ducentonovanta milioni non ne sanno niente. Ho quindi buone possibilità di essere davvero preso per Eriugena se in qualche modo nascondo la data di nascita, ma a questo proposito mi viene in mente il piccolo buddha, ritenuto la reincarnazione del maestro.
Leggo furiosamente il De Praedestinatione decine di volte finché non sono in grado di riscriverlo come mio. Se Horace riesce ad allarmare il CIM che manda i portantini a prendermi, mi convincerei che essi sono gli sgherri di Gotescalco da Fulda che vogliono imprigionarmi per le mie idee sulla predestinazione invise alla Chiesa e che Carlo, questa volta , non mi ha potuto salvare.
In realtà è più semplice far tacere Horace e la sua pretesa di verità opposta alla mia. Come? Semplice, se ho accesso ad uno strumento mediatico abbastanza potente. Horace non avrebbe accesso ad esso e potrebbe dire la sua verità a poche centinaia o migliaia di persone ignare, mentre io potrei dire la mia verità a decine di milioni di persone. La verità di Horace sarebbe nascosta ed apparirebbe la mia verità e cioè che io sono Scoto Eriugena. Il meccanismo è il medesimo di quello che avviene realmente con l’identità: è la convinzione individuale diffusa socialmente che la rende reale.
Allo stesso modo si creano le verità in questa società. Negli anni cinquanta autorevoli studi dimostrarono che il piombo nella benzina non era dannoso per la salute e così per decenni siamo stati avvelenati pesantemente, finché alla fine non è più stato necessario usarlo per migliorare la resa delle benzine. Il fluoro fa malissimo alla salute ed oggi in molti paesi del mondo è severamente vietato. Per decenni, però, ci hanno convinto che esso fosse utilissimo per prevenire la carie e qualcuno su questa menzogna ha guadagnato molto. Il fluoro è un residuo della lavorazione dell’alluminio e smaltirlo è difficile e costoso. In questo modo un costo si è trasformato in un ricavo in danno della salute di milioni di persone.
Qual è la conclusione di questo discorso? Che il reale ed il virtuale sono determinati allo stesso modo dalla coscienza, e che l’unica differenza è la mia consapevolezza di non essere Giovanni Scoto. Allo stesso modo opera la nostra convinzione che questo ambiente sia virtuale e l’altro reale. Ma questo è esattamente il contenuto della filosofia di Scoto Eriugena, e ciò comporta che in questo momento io sono Scoto Eriugena.
Proprio qui sta il punto. La mia coscienza è essenziale per la comprensione di questo mondo, del mondo in cui vivo. Non ho alcuna certezza che esso non sia virtuale al pari di Matrix. Non solo la certezza ma neppure una ragionevole probabilità. Il mondo è semplicemente inconoscibile, e gli oggetti che appaiono solidi e ben piantati in terra alla nostra vista ed al tatto, osservandoli bene si rivelano essere completamente vuoti, date le distanze siderali che intercorrono tra gli atomi e gli elettroni che li compongono, ed è impossibile distinguere una particella del mio dito da quella del tasto su cui batte.
Come ebbi modo di scrivere nel De Divisione Naturae , è l’anima umana ad essere responsabile di tutto ciò che esiste al di sotto del mondo intelligibile a partire dal suo stesso corpo. “Il Corpo, più esattamente, si dice quanto che quantità , perché quegli accidenti che si dicono naturali, quando si considerano naturalmente in sé stessi, sono incorporei ed indivisibili”. Potrà sembrare strano l’uso del termine “quanto” mille e cento anni prima di Plank, ma tant’è. D’altra parte sull’ineffabilità della materia sosteniamo la medesima tesi. Come sai queste mie tesi mi valsero l’accusa di panteismo e la condanna che seguì nel 1225, in quanto fonte dell’errore di Amalrico di Bène. Ho scritto tanto e non ho ancora risposto a FR se non per indicare una strana relazione tra Eriugena e Plank. Su Matrix e Platone ha scritto un bel saggio John Partridge, Plato’s cave and the Matrix, iun cui dimostra in maniera convincente che Matrix è la caverna di Platone. Magari ne parliamo un’altra volta.
Scusatemi la prolissità.

Giovanni

P.S.: Caro Horace, noto una rimarchevole abilità nel creare siparietti fascinosi. Frutto dell’immagine di Neo o di frequentazioni goldoniane?
P.S.2: Provo ad indovinare: Un mouse digitale multiuso?
 
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