Milano (città) - Osservatorio mercato immobiliare - Parte XIII

Stato
Chiusa ad ulteriori risposte.
Ma infatti varrebbe lo stesso discorso per Torino, se avesse dinamiche di prezzo simili.

Limite mio, ma non posso considerare una scelta influenzata o meno da status pregio se questa dipende dalle dinamiche del mercato.

Nota bene però che quando dico “puzza sotto il naso” non do un giudizio di valore, posto che tutti hanno la puzza sotto il naso rispetto a qualcun/qualcos’altro, sarei ipocrita a negarlo. il punto era semplicemente giustificare o meno certi prezzi rispetto all’”utilità” della zona: e concordo con Flavio Ezio che certi prezzi, soprattutto in semicentro (e soprattutto nel semicentro brutto, che a milano abbonda) sono ingiustificabili.

Salvo casi particolari, quei prezzi riflettono in generale la disponibilità a pagare una premialità maggiore.
Se è, riassumendo, uguale, il discorso dovrebbe valere sempre, sia col mercato che tira, sia quando non tira.

Perché se a mercato scarico allo uno scegliesse il semicentro, sarebbe la dimostrazione che è solo questione di prezzi.


ps: Il confronto con le piccole cittadine non regge perché parliamo di quartieri di milano che offrono, appunto, la comodità di stare a milano, che è appunto il primo plus che si paga.

Questa è una provocazione che reitero perché N utenti nei vari volumi hanno sostenuto che le cittadine di provincia non avessero nessun servizio inferiore a Milano. Se così fosse, cosa ci sarebbe di più "status" se non pagare anche il doppio per essere AMILANO?

E' chiaramente una provocazione, proprio per esaltare come essere AMILANO ha un costo, costo che si stratifica in base ai differenti contesti.

Chiudo con:
Mi spiego meglio: non hai lo status né la bellezza del centro e non hai praticamente nessuna comodità in più rispetto alla prima periferia. Quindi, di nuovo, perché pagare quel sovraprezzo? (oggi magari può avere senso perché il gap si è ridotto, ma appunto fino a pochi anni fa era ingiustificabile)

Qui il tema è che la città s'è allargata. Premesso che nelle brevi distanze si può pure avere una zona migliore/più nuova: l'esempio Sud con la zona IULM è ottimo in questo senso. Il discorso prezzi però è a mio avviso figlio dell'istantanea che aveva rialzato zone come p.le Lodi o Romolo, mentre non aveva ancora impattato molto le zone appena fuori, che però si sono presto adeguate.

Sul discorso bellezza. Capisco il punto, ma non concordo. Certo, ci sono vie e zone normalissime, ma nel semicentro abbiamo: Isola/Garibaldi, Sarpi, Corso Buenos Aires, i Navigli, CityLife, Wagner, Porta Romana e 5 giornate-Tricolore, zone che volente o nolente sono spesso turistiche.
Ora, trovo normalissimo che vivere a 2 min a piedi da luogo turistico paghi un premium rispetto a viverci a 10 min di metro.

Poi personalmente vivo a San Cristoforo, trovo il quartiere bellissimo e a misura d'uomo. Non farei a cambio con Porta Romana, dove ho vissuto, proprio per il delta costo.
La M2 a Sud è davvero cortissima, ma in periferie più remote le differenze secondo me si vedono. Penso a Cimiano-Crescenzago, penso a Porto di mare-Rogoredo, Bonola-San Leonardo e simili.
Luoghi normalissimi che non disprezzo affatto, ma a costo di ripetermi, ci sarà un motivo se i turisti vanno in quelli sopra e non in questi ultimi. E sto motivo, si paga, a volte caro, a volte meno.
 
Milanesi propensi al trasferimento: "Ciao ciao cara metropoli. Andiamo a vivere in campagna"

Fuga dalla città. Già imminente per il 15% dei milanesi, possibilità per un prossimo futuro per oltre il 50%. È stata presentata ieri a Palazzo Lombardia l’indagine sulla percezione delle aree rurali delle province di Pavia, Mantova e Cremona da parte dei residenti dell’area metropolitana milanese, realizzata da The European House - Ambrosetti, commissionata dai Gal (Gruppi azione locale) di Pavia, Cremona e Mantova, punto di partenza di “Dimore e Borghi“, progetto dei Gal Risorsa Lomellina, Oltrepò Pavese e Terre del Po, per valorizzare la vivibilità e le opportunità offerte dalle aree delle tre province lombarde.

"Il 15% degli intervistati – spiega Pio Parma, senior consultant di TEH Ambrosetti – dichiara di essere intenzionato a trasferirsi in una zona rurale, mentre il 51,7% afferma che valuterà questa opzione in futuro: la possibilità di (ri)programmare parte della propria vita in una zona rurale è manifestata soprattutto da chi è nel pieno della propria attività lavorativa (60,8% nella fascia 45-54 anni) o prossimo alla pensione (50,6% nella fascia 55-64 anni). L’indagine e l’analisi sul posizionamento strategico dei territori rurali forniscono quindi una chiara indicazione sulla direzione da seguire nella definizione della governance dei tre Gal e nelle priorità per future iniziative di comunicazione volte a migliorare sempre più le condizioni di vivibilità e ad attrarre un bacino significativo di potenziali nuovi residenti". L’offerta dei servizi di base – come i presidi socio-sanitari, le farmacie e i servizi di assistenza alla persona - sono ritenuti, da oltre il 60% del campione una priorità per la vita in un’area a vocazione rurale, insieme ad altri fattori della vita quotidiana tra cui la disponibilità di centri commerciali, efficaci reti di connettività e presenza di trasporti pubblici e la banda larga. Influisce anche la garanzia di un ambiente “sicuro” (per 7 rispondenti su 10) e la disponibilità di spazi aggregativi, socio-ricreativi e culturali (per il 44% dei rispondenti). "Solo una nuova crescita insediativa - commenta Luca Sormani, direttore generale del Gal Risorsa Lomellina - potrà riempire gli spazi che l’abbandono dei nostri borghi ha lasciato deserti, aumentando in tal modo la domanda di beni e servizi che potranno essere soddisfatti localmente e attivando un circolo virtuoso che coinvolga l’edilizia, il commercio e i servizi di base".

"In questi territori, caratterizzati dal settore primario - sottolinea l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia, Alessandro Beduschi - la riscoperta di una diversa occasione di vita non lontana dalla metropoli consente di avere un’opzione di fare scelte differenti in una realtà che fa delle eccellenze agricole una delle sue caratteristiche più eclatanti". "C’è un forte ritorno alle origini - aggiunge l’assessore regionale al Turismo, Barbara Mazzali - a qualcosa di vero e autentico, e le nostre campagne lombarde hanno proprio questo sapore".
 

questi articoli escono fuori da una vita, non gli darei troppo peso. Certo, se qualche comune "di campagna" iniziasse a puntare du intrastrutture di rete (fibra), mezzi pubblici decenti e servizi relativi, potrebbe vedere un inversione del trend di spopolamento. Ma sarebbero casi sporadici, e molto dipendenti dalla geografia: ok lontano dalla città, ma deve essere non troppo lontano dai servizi essenziali: gli ospedali, ad esempio, ormai sono rimasti solo nei grossi centri. Già in città di provincia "minori" non hanno più neanche i punti nascita
 
questi articoli escono fuori da una vita, non gli darei troppo peso. Certo, se qualche comune "di campagna" iniziasse a puntare du intrastrutture di rete (fibra), mezzi pubblici decenti e servizi relativi, potrebbe vedere un inversione del trend di spopolamento. Ma sarebbero casi sporadici, e molto dipendenti dalla geografia: ok lontano dalla città, ma deve essere non troppo lontano dai servizi essenziali: gli ospedali, ad esempio, ormai sono rimasti solo nei grossi centri. Già in città di provincia "minori" non hanno più neanche i punti nascita
Escono da una vita perchè è da una vita che i milanesi se ne vanno via da milano, mantiene gli stessi abitanti di tanti anni fa solo perchè aumentano gli stranieri.


Al 1° gennaio 2020, raggiungendo il picco di 1,41 milioni di persone. Di seguito, l’impatto della crisi sanitaria e le conseguenti disposizioni che hanno ridotto la mobilità sul territorio italiano e dall’Estero hanno arrestato la crescita della popolazione di Milano per un paio d’anni. I dati (ancora provvisori) aggiornati al 1° gennaio 2023 mettono in luce una ripresa del numero di residenti, pari a circa 1 milione 354 mila

Il capoluogo lombardo è caratterizzato da una consistente presenza della popolazione straniera (dal 2011 al 2023 l’incidenza dei cittadini stranieri sul totale residenti è cresciuta dal 14,1% nel 2011 al 18,9% nel 2023) e, nel 2022, un nato ogni 5 nel comune ha cittadinanza non italiana. (1) Secondo i dati di bilancio della popolazione residente nel comune di Milano, dal 2001 al 2022 il saldo naturale è sempre stato negativo, registrando un picco nel 2020.

Ricorda di citare la fonte: www.yournextmilano.it
 

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L'andare in zone rurale va bene fino a quando non devi pendolare su Milano
Perché poi la realtà è questa

Tra i dannati della Milano-Mortara, la linea ferroviaria peggiore della Lombardia: «Viaggiare qui è una punizione»
Non per tutti è così, ma certo se vai a vivere a Mortara(città a me cara in quanto ha dato i natali al mio amato cane) te la cerchi.
Sei quasi in piemonte...
Londra e Parigi sono meglio per chi abita nella Mortara parigina o londinese? Secondo me no...
 
Milanesi propensi al trasferimento: "Ciao ciao cara metropoli. Andiamo a vivere in campagna"

Fuga dalla città. Già imminente per il 15% dei milanesi, possibilità per un prossimo futuro per oltre il 50%. È stata presentata ieri a Palazzo Lombardia l’indagine sulla percezione delle aree rurali delle province di Pavia, Mantova e Cremona da parte dei residenti dell’area metropolitana milanese, realizzata da The European House - Ambrosetti, commissionata dai Gal (Gruppi azione locale) di Pavia, Cremona e Mantova, punto di partenza di “Dimore e Borghi“, progetto dei Gal Risorsa Lomellina, Oltrepò Pavese e Terre del Po, per valorizzare la vivibilità e le opportunità offerte dalle aree delle tre province lombarde.

"Il 15% degli intervistati – spiega Pio Parma, senior consultant di TEH Ambrosetti – dichiara di essere intenzionato a trasferirsi in una zona rurale, mentre il 51,7% afferma che valuterà questa opzione in futuro: la possibilità di (ri)programmare parte della propria vita in una zona rurale è manifestata soprattutto da chi è nel pieno della propria attività lavorativa (60,8% nella fascia 45-54 anni) o prossimo alla pensione (50,6% nella fascia 55-64 anni). L’indagine e l’analisi sul posizionamento strategico dei territori rurali forniscono quindi una chiara indicazione sulla direzione da seguire nella definizione della governance dei tre Gal e nelle priorità per future iniziative di comunicazione volte a migliorare sempre più le condizioni di vivibilità e ad attrarre un bacino significativo di potenziali nuovi residenti". L’offerta dei servizi di base – come i presidi socio-sanitari, le farmacie e i servizi di assistenza alla persona - sono ritenuti, da oltre il 60% del campione una priorità per la vita in un’area a vocazione rurale, insieme ad altri fattori della vita quotidiana tra cui la disponibilità di centri commerciali, efficaci reti di connettività e presenza di trasporti pubblici e la banda larga. Influisce anche la garanzia di un ambiente “sicuro” (per 7 rispondenti su 10) e la disponibilità di spazi aggregativi, socio-ricreativi e culturali (per il 44% dei rispondenti). "Solo una nuova crescita insediativa - commenta Luca Sormani, direttore generale del Gal Risorsa Lomellina - potrà riempire gli spazi che l’abbandono dei nostri borghi ha lasciato deserti, aumentando in tal modo la domanda di beni e servizi che potranno essere soddisfatti localmente e attivando un circolo virtuoso che coinvolga l’edilizia, il commercio e i servizi di base".

"In questi territori, caratterizzati dal settore primario - sottolinea l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia, Alessandro Beduschi - la riscoperta di una diversa occasione di vita non lontana dalla metropoli consente di avere un’opzione di fare scelte differenti in una realtà che fa delle eccellenze agricole una delle sue caratteristiche più eclatanti". "C’è un forte ritorno alle origini - aggiunge l’assessore regionale al Turismo, Barbara Mazzali - a qualcosa di vero e autentico, e le nostre campagne lombarde hanno proprio questo sapore".

Ora, capisco che sia pagato dalle 3 province di cui sopra, ma se uno vuole la campagna c'è l'ottimo lodigiano senza andare a vivere in posti lontani :D
A scanso di equivoci. Non ho nulla contro ste zone, ma pendolare da Mantova è una mazzata epocale. Cremona è dura, fuori cremona è una mazzata. Si salva l'area nord, più vicina.
Pavia è provincia molto grande, metà anche vicina a Milano, l'altra metà rientra in "mazzata".

In generale è chiaramente articolo di parte. Basta passare dal Sud Milano per accorgersi che la campagna è letteralmente attaccata alla città. Dalla Barona in 40-50 min a piedi ti trovi in mezzo ai campi.
 
Più che ritorno alle origini e a qualcosa di vero e autentico mi pare una scelta forzata perchè molti non riescono a permettersi la città...

Ma è normale che sia così in un contesto attrattivo.

La città non se la possono permettere perché banalmente sono troppi a volersela permettere, allora giustamente guardano fuori.
 
passato giusto ieri sul vialone della stazione centrale, dove c'è una sede di Wework. I portici sono uno stillicidio di vetrine vuote con scritto vendesi...
 
ehm... quelli di wework erano gli unici locali utilizzati. Tutto il resto, che non è di wework, è vuoto...
 
Milanesi propensi al trasferimento: "Ciao ciao cara metropoli. Andiamo a vivere in campagna"

Fuga dalla città. Già imminente per il 15% dei milanesi, possibilità per un prossimo futuro per oltre il 50%. È stata presentata ieri a Palazzo Lombardia l’indagine sulla percezione delle aree rurali delle province di Pavia, Mantova e Cremona da parte dei residenti dell’area metropolitana milanese, realizzata da The European House - Ambrosetti, commissionata dai Gal (Gruppi azione locale) di Pavia, Cremona e Mantova, punto di partenza di “Dimore e Borghi“, progetto dei Gal Risorsa Lomellina, Oltrepò Pavese e Terre del Po, per valorizzare la vivibilità e le opportunità offerte dalle aree delle tre province lombarde.

"Il 15% degli intervistati – spiega Pio Parma, senior consultant di TEH Ambrosetti – dichiara di essere intenzionato a trasferirsi in una zona rurale, mentre il 51,7% afferma che valuterà questa opzione in futuro: la possibilità di (ri)programmare parte della propria vita in una zona rurale è manifestata soprattutto da chi è nel pieno della propria attività lavorativa (60,8% nella fascia 45-54 anni) o prossimo alla pensione (50,6% nella fascia 55-64 anni).

Oste, com'è il vino?

Voglio vederlo il milanese a vivere nella bassa cremonese in mezzo al nulla cosmico. La realtà è spopolamento e sempre più stranieri.

Aik
 

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Milano +28,1% in 10 anni media prezzi case da studio Tecnocasa.
 

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peccato che UBS è in leggero conflitto di interesse.....a Milano i prezzi sono folli se rapportati agli stipendi, i numeri non mentono,mai.
Stessa roba a Londra, Parigi, Tokyo, New York, Shanghai, Hong Kong.
È la dinamica delle grandi città baby, e tu non ci puoi fare nulla.
 
Stato
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