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Guida all'Analisi Tecnica by Maurizio Milano (Sella.it)

GUIDA ALL'ANALISI TECNICA
Principi Fondamentali

A cura di Maurizio Milano – Ufficio Analisi Tecnica con la collaborazione di Computel

Mentre il mondo universitario continua, in larga parte, a "snobbarla", l’analisi tecnica sta godendo di una popolarità crescente presso il pubblico dei risparmiatori.

Negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Giappone e negli altri Paesi più avanzati, da svariati decenni l’analisi tecnica costituisce un riferimento irrinunciabile per investitori e trader.

Essa fornisce una metodologia d’analisi e d’investimento, regole di trading e di money management, livelli d’entrata e d’uscita dal mercato, aiuta a "cavalcare" i trend e ad anticiparne i possibili punti di svolta. Conoscere le basi dell’analisi tecnica non significa divenire automaticamente un buon analista, poiché la teoria va calata nella realtà, attraverso un’interpretazione supportata dall’esperienza e dalla prudenza. Il mercato è sempre il migliore maestro, purché si abbia l’umiltà, la pazienza e la tenacia sufficienti per accettarne le lezioni!
Si tratta si un processo di trial-and-error, di tentativi ed errori, che rendono l’analisi tecnica più un’arte che non una scienza esatta. Un buon analista tecnico non è però necessariamente un valido trader: quest’ultimo abbisogna di una dote in più - la disciplina – per applicare con metodo e sangue freddo le indicazioni operative fornite dall’analisi.

In sintesi, conoscenza dell’analisi tecnica e disciplina costituiscono i due requisiti essenziali per un investitore ed un trader di successo. Il nostro obiettivo è di aiutarvi per la prima parte, in altre parole per l’apprendimento dell’analisi, mentre la seconda parte del lavoro, la più importante, è compito vostro!

Soltanto un lavoro personale, svolto con costanza ed equilibrio, può consentire di arrivare all’obiettivo. Non è facile – come tutte le cose serie e di valore – ma i risultati giustificano lo sforzo.

Buona lettura e proficuo lavoro a tutti!


Analisi Fondamentale

L’Analisi Fondamentale cerca di individuare il "giusto prezzo" di un’azione, una valuta, un indice, ecc. ricorrendo allo studio dei dati di bilancio, delle dinamiche economiche, dell’evoluzione dei tassi di interesse, della bilancia dei pagamenti, ecc.
In altre parole si parte dalle cause per prevedere gli effetti, cioè l’evoluzione dei prezzi. Quando il prezzo corrente è inferiore al prezzo teorico si procede all’acquisto; quando il prezzo teorico è raggiunto si vende. Purtroppo è molto difficile "pesare" correttamente tutti i fattori rilevanti se non si dispone d’adeguata econometria. Per di più, il rischio è di concludere la propria analisi quando il movimento di prezzo è già terminato. Il problema maggiore è che quest’approccio presuppone un mercato razionale ed efficiente, mentre spesso sono le emozioni e le "voci" a muovere i prezzi. In genere l’analisi fondamentale è valida per interpretare movimenti di lungo periodo (diversi mesi o alcuni anni), mentre le variazioni di breve periodo (intra-day o, in ogni caso, tali da non superare il mese) sfuggono al suo ambito.
E’ in ogni modo importante conoscere il calendario dei dati fondamentali i quali escono nel corso della settimana.
Nel caso in cui il mercato sta attendendo un dato particolarmente importante è necessario esserne consapevoli per evitare brutte sorprese. Nell’interpretazione dei dati fondamentali bisogna ricordare che il mercato tende sempre ad anticipare, cosicché spesso accade che quando sono pubblicati dei dati buoni il titolo scenda, perché era già salito in precedenza proprio nell’attesa di tali dati.
Viceversa, quando un titolo scende molto nell’attesa di dati negativi, la loro pubblicazione è spesso occasione per un rimbalzo del titolo stesso.
"Buy on rumours, sell on facts", in altre parole comprare quando inizia a circolare attesa per notizie buone, vendere quando tali attese diventano concrete e di pubblico dominio.


Analisi Tecnica. L’Analisi Tecnica ha un approccio più "umile" che quella fondamentale, e si dichiara del tutto incapace di individuare il "giusto prezzo" di una qualsivoglia attività finanziaria. Per di più, non considera il mercato come un meccanismo perfettamente razionale ed efficiente, ma ritiene che i fattori emotivi quali l’avidità, la paura, la speranza siano comunque sempre presenti sia nella domanda che nell’offerta, perché il mercato è fatto di esseri umani che tendono a ripetere nel tempo comportamenti simili. Per un analista tecnico non è quindi importante capire il "perché" di un certo movimento di mercato, e neppure se sia "razionale" o meno: in tale ottica nessuno può affermare che un prezzo sia "troppo" alto o "troppo" basso, perché il valore di un'azione può rimanere su livelli poco razionali anche per un periodo lungo di tempo – lungo a sufficienza per provocare grosse perdite a chi si fosse illuso di essere il solo a conoscere il prezzo "reale", "giusto". L’unico obiettivo è cercare di essere dalla parte giusta nel momento corretto per minimizzare le perdite e massimizzare gli utili. L’analisi tecnica consente di individuare dei livelli d’entrata e d’uscita dal mercato attraenti sotto il profilo del "risk-reward" (rischio - beneficio), fornendo anche il momento preciso per operare, in altre parole il "timing".

Spesso gli analisti tecnici sono in conflitto con quelli fondamentali. Tuttavia i due approcci possono essere usati in modo complementare. Mentre l’analista fondamentale individua azioni o attività finanziarie che dovrebbero essere profittevoli nel lungo periodo, l’analista tecnico può fornire delle indicazioni sul momento più corretto per entrare sul mercato – il "timing" – nonché un obiettivo di prezzo per chiudere la posizione, auspicabilmente con un "take profit" (ovvero in utile) ma talvolta con uno "stop loss" (ovvero in perdita).Per l’operatività intra-day ed inferiore ad un mese, sembra preferibile utilizzare solamente l’analisi tecnica perché movimenti di mercato così brevi e veloci non sono determinati da fattori fondamentali.


I tre pilastri dell’Analisi Tecnica

I presupposti teorici dell’analisi tecnica sono tre:
- i prezzi "scontano" tutto
- il mercato si muove in "trend"
- la storia si ripete

Il presupposto di fondo è che il prezzo, risultante dall’interazione tra domanda ed offerta, riflette tutte le informazioni disponibili sul mercato, anche quelle in possesso soltanto di un ristretto gruppo di persone. Per questo motivo, l’analista tecnico "puro" evita di considerare i dati fondamentali, non perché li ritenga poco importanti ma semplicemente perché, se tali, saranno già riflessi nei prezzi.

Il mercato non si muove in modo del tutto casuale o erratico ma segue delle tendenze, dei "trend". Un trend si presuppone intatto fintantoché non dia dei chiari segnali d’esaurimento o d’inversione. L’obiettivo dell’analista tecnico è individuare il trend in essere per assumere posizioni nella direzione del trend stesso, senza avere la pretesa di acquistare ai minimi o di vendere ai massimi, ma accontentandosi di "cavalcare" una parte almeno della tendenza in atto.

La storia tende a ripersi perché gli "attori" sono sempre gli stessi, ossia esseri umani che vogliono guadagnare, hanno paura di perdere, muovendosi come un pendolo tra l’entusiasmo e la paura. Perciò il passato può dare delle utili indicazioni anche per l’avvenire. Analizzando i grafici di serie storiche si possono individuare dei "patterns", in altre parole delle figure che tendono a risolversi con maggior probabilità in una direzione precisa, aiutando quindi l’analista tecnico a formulare delle previsioni statisticamente fondate. L’obiettivo non è di "indovinare" sempre, ma di prevedere correttamente sette volte su 10, e in ogni modo di fornire delle indicazioni operative per gestire con un metodo razionale e disciplinato anche le situazioni di mercato più difficili e pericolose.


Costruire un grafico. Per lavorare con l’Analisi Tecnica è necessario disporre di una serie storica di prezzi (e, quando disponibili, volumi) dei singoli titoli (indici, valute, ecc.) che si ottiene registrando quotidianamente - e per il periodo più lungo possibile - le quotazioni assunte da quel determinato titolo, riportando sull’asse delle ascisse lo scorrere del tempo e su quello delle ordinate il prezzo. Le unità di misura del tempo e dei prezzi non sono ovviamente confrontabili e ciò introduce un forte elemento di discrezionalità nella scelta della scala da utilizzare: il grafico sarà quindi più o meno ripido, più o meno appiattito secondo le scelte effettuate. Tuttavia, utilizzando sempre la stessa proporzione si può ottenere per lo meno il risultato di poter confrontare nel tempo l'andamento dei prezzi. In genere, utilizzando i programmi d’elaborazione dei grafici disponibili, come Metastock, Reuters Graphics, Bloomberg, ecc., il software rappresenta le serie storiche nel tempo seguendo dei parametri pre-impostati. Un secondo problema di scelta riguarda l’utilizzo o meno di una scala aritmetica. Tale scala attribuisce la stessa distanza ad eguali variazioni "assolute" dei prezzi. Se il prezzo di un titolo passa da 50 a 100 euro e, qualche tempo dopo, da 500 a 550 euro, l’ampiezza dei due incrementi – sempre di 50 euro – sarà identica nella scala delle ordinate.
Tuttavia, i due incrementi sono molto differenti in termini "sostanziali": il primo è un aumento del 100%, il secondo soltanto del 10%. Ciò rende molto difficile analizzare un’attività finanziaria che presenti nel tempo un'escursione molto ampia.

Un modo per risolvere il problema è passare alla scala logaritmica. Tale scala attribuisce la stessa distanza ad eguali variazioni percentuali: in tal caso, un aumento da 500 a 550 corrisponde ad una variazione da 50 a 55, in altre parole un aumento del 10% in entrambi i casi.

Esistono vari criteri per riprodurre sotto forma di grafico le diverse serie storiche. Di seguito saranno riportati i principali.


1) Grafico Lineare (Line Chart)

E’ costruito unendo con una linea continua i prezzi di chiusura delle singole giornate. Si ritiene che il prezzo di chiusura sia quello più indicativo perché rappresenta il prezzo "finale" su cui il mercato converge. Il limite di tale approccio è che si perdono almeno due informazioni molto importanti: l’escursione giornaliera (che dà rilevanti indicazioni sulla volatilità); la direzione assunta dalla giornata (livello della chiusura rispetto all’apertura).
In genere è utilizzato da chi vuole dare particolare rilievo al solo prezzo di chiusura, oppure quando si dispone di un valore unico come ad esempio accade per i Fondi Comuni d’Investimento.
 
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2) Grafico a Barre (Bar Chart)

Questo grafico tiene in considerazione i prezzi dell’intera seduta. Si ottiene creando una barra verticale, che rappresenta l’escursione tra il minimo e il massimo della giornata, ed evidenziando con un segmento orizzontale sulla sinistra il prezzo d’apertura, e con uno sulla destra il valore di chiusura. Rispetto al grafico lineare consente di analizzare l’escursione della giornata (e quindi la volatilità) e la direzione assunta. I grafici a barre possono essere utilizzati anche per periodi più lunghi della giornata (la settimana, il mese, ecc.) oppure per periodi molto brevi (1 ora, cinque minuti): per i grafici intra-day bisogna perciò scomporre la giornata in tanti periodi per ognuno dei quali si rileva "apertura", valore minimo, massimo e "chiusura".
Il grafico a barre è molto valido, ma utilizzabile solo in presenza di banche dati storiche che riportano tutti i prezzi della giornata e non solo quelli di chiusura. Ad esempio, per l’esame delle quotazioni dei Fondi Comuni esso non è indicato.
 
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3) Grafico a Candele (Candlesticks)

Rappresenta una tipologia grafica che si è diffusa negli ultimi tempi, ma che ha origini molto antiche. Esso, infatti, era utilizzato dagli antichi commercianti giapponesi che se ne servivano per prevedere le evoluzioni future del prezzo del riso (primo esempio d’analisi tecnica!).
E’ conosciuta negli Stati Uniti da circa trent’anni e soltanto dalla metà degli anni ’90 nel nostro Paese. Nel grafico a candele, come in quello a barre, sono tenuti in considerazione i prezzi dell’intera giornata registrandone l’escursione tra il massimo e il minimo con una barra verticale.
Esso si differenzia però dal grafico a barre in quanto i prezzi d’apertura e chiusura non sono semplicemente segnalati con una barretta orizzontale, ma sono uniti tra loro da un rettangolo (il "corpo" della candela o "body") più o meno lungo, di colore nero quando il prezzo di chiusura è inferiore al prezzo d’apertura e di colore bianco nel caso contrario (prezzo di chiusura superiore al prezzo d’apertura).
Con il grafico a candele si può quindi velocemente verificare se durante la giornata il titolo è salito (candela bianca) o se è sceso (candela nera).Quanto più il corpo della candela è lungo tanto maggiore sarà la forza del movimento. Le linee sopra e sotto il corpo si chiamano "shadows" (ombre): la loro lunghezza rispetto al corpo dà un’idea dell’indecisione del mercato. Quando una o entrambe sono assenti la giornata ha forte connotato direzionale.

Esaminando due o tre candele successive si possono individuare delle figure o "patterns" che danno delle indicazioni preziose sul movimento.
 
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4) Grafico a Punto & Figura (Point & Figure)

Questo grafico, molto utilizzato dagli analisti statunitensi, permette di individuare l’andamento del titolo eliminando la fissità della sequenza temporale e filtrando piccoli movimenti che, pur non alterando le tendenze di fondo, ne rendono più difficile l’interpretazione. Individuata un’unità d’escursione (il cosiddetto "box") si procede a riportare sul grafico un simbolo (punto o croce) nella colonna di punti o di croci a seconda che il prezzo del titolo stia scendendo (se ci troviamo in una fase ribassista) o salendo (se ci troviamo in una fase rialzista) di quella determinata unità d’escursione. Quanto più è grande il "box", tanto più il grafico sarà "ripulito" dai movimenti minori: la scelta del "giusto" box dipende dall’esperienza e dal tipo d’operatività – con orizzonte temporale più o meno lungo – che s’intende adottare. La peculiarità di questo tipo di grafico è che per dare inizio ad una colonna di croci, se fino ad ora si stavano tracciando dei punti, il titolo deve registrare un rialzo di due o tre unità d’escursione secondo i parametri prefissati. Per invertire il trend in essere occorre in altre parole una variazione di un’entità consistente, chiamata "reversal". Il reversal si può fissare uguale a due, tre, "enne" volte il box: anche la scelta del reversal, come quella del box, è soggettiva e dipende dall’esperienza e dall’operatività. Ad esempio, per chi fa trading intra-day sul FIB30, il box potrebbe essere uguale a 100 punti, ed il reversal uguale a tre volte il box, in altre parole di 300 punti.
Tale scelta porta ad avere degli stop loss di 300 punti circa. Tuttavia l’entità del box – e del corrispondente reversal – non può essere una variabile indipendente dalla volatilità del mercato e dalla propensione al rischio del trader.
Se il mercato è molto volatile, con escursioni giornaliere medie del 2-3% e se il trader "sopporta" stop loss più ampi, il box potrebbe essere, ad esempio, di 200 punti ed il reversal di 600. (per il FIB30).
Tali livelli sono soltanto degli esempi: ogni trader deve scegliere quelli più confacenti alla propria operatività.
In linea di massima si può affermare che al crescere del box sono eliminati gli elementi di disturbo, correndo però il rischio di "filtrare" eccessivamente il mercato.
Lo stesso discorso vale per il reversal: se è piccolo, si rischia di avere dei falsi segnali che non rappresentano delle vere inversioni di trend; ma se è troppo grande si rischia di avere un segnale di inversione ritardato, quando il mercato ha già fatto parecchia strada.

Prendiamo com’esemplo il titolo Rolo: ipotizziamo che oggi quoti 20 Euro e fissiamo l’unità d’escursione a 0,5 Euro e l’entità dell’inversione in due unità d’escursione (2 x 0,5 Euro = 1Euro).
Il titolo si sta muovendo in una fase ribassista quindi stiamo registrando sul grafico una colonna di punti.
Quando Rolo passerà da 20 a 19,5 Euro (scendendo di 0,5 Euro), tracceremo un altro punto; per dare inizio ad una colonna di croci dobbiamo aspettare che Rolo salga dall’ultimo punto registrato di 2 x 0,5 Euro.
Inizieremo, quindi, a tracciare la colonna delle croci solo se da 19,5 Euro (ultima quotazione) si porterà a 20,5 Euro.
 
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Esistono anche altri tipi di grafici, meno usati, quali ad esempio Candlevolume, Equivolume, Kagi, Renko, Three Line Break che possono essere visualizzati ed analizzati utilizzando, ad esempio, il programma Metastock.
Il grafico con le potenzialità d’analisi maggiori rimane in ogni caso il grafico a candele, perché include tutte le informazioni rilevanti (apertura, chiusura, minimo, massimo) e consente di percepire visivamente la tendenza del mercato.


Supporti e Resistenze

Esaminando un grafico qualsiasi, si possono individuare dei livelli particolarmente critici, dove il mercato sembra esitare. Su tali livelli la domanda e l’offerta si affrontano fino a quando una delle due riesce a spuntarla.

Un livello si definisce di "Supporto" quando la domanda è particolarmente forte ed i venditori non riescono a sovrastarla. Un livello di supporto è tanto più forte quanto più sono le volte che è stato testato senza essere rotto. Sicuramente un minimo storico rappresenta un livello chiave di supporto.

Un livello si definisce di "Resistenza" quando l’offerta è particolarmente forte e gli acquirenti non riescono ad imporsi. Un livello di resistenza è tanto più forte quanto più sono le volte che è stato testato senza essere rotto. Sicuramente un massimo storico rappresenta un livello chiave di resistenza. Se un livello di supporto è rotto, diventa un livello di resistenza.

Se un livello di resistenza è rotto, diviene un livello di supporto. Questo perché il mercato si ricorda i livelli passati: i venditori e gli acquirenti posizionano i loro ordini di vendita e d’acquisto in corrispondenza dei livelli tecnici, rendendoli quindi particolarmente importanti.

Si parla di livelli di supporto e resistenza "statici" quando corrispondono ad un punto preciso e costante nel tempo, come i massimi ed i minimi precedenti (non solo "assoluti" ma anche "relativi").Si parla di livelli di supporto e resistenza "dinamici" nel caso di una "trend-line" o della "linea del canale".
 
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Trend

Uno dei pilastri dell’analisi tecnica è il concetto secondo cui il mercato non si muove in modo del tutto erratico ed imprevedibile (teoria del "random walk") ma segue delle tendenze, che possono essere individuate dall’analista.

Charles Dow (l’ideatore del celebre indice azionario americano, il Dow Jones), è stato un pioniere in questo campo poiché già alla fine dell’Ottocento aveva studiato l’andamento dei prezzi giungendo a formulare una teoria che costituisce ancora oggi una parte importante dell’analisi tecnica.
Dow era partito osservando l’andamento delle maree, intuendo delle interessanti analogie con quello dei prezzi in un mercato libero.
Così come la marea avanza, retrocede, per poi spingersi ancora più in avanti, in un processo di continuo avanzamento fino ad un punto in cui il processo s’inverte, anche il mercato si muove con un andamento simile. Abbiamo delle fasi di trend crescente, caratterizzate da massimi e minimi crescenti, e delle fasi di trend decrescente, caratterizzate da massimi e minimi decrescenti.
Secondo Dow esistono tre tipi principali di trend:
- il "major" trend, ovvero il trend principale (che dura alcuni anni)
- il "medium" trend, ovvero il trend intermedio (che dura alcuni mesi)
- il "minor" trend", ovvero il trend minore (che dura alcune settimane).Il major trend è assimilabile alla marea, il medium trend alle onde, il minor trend ai frangenti delle onde. E’ quindi evidente come non esista un solo tipo di trend ma differenti trend (uno dentro l’altro come le scatole cinesi) secondo l’orizzonte temporale osservato. Si potrebbe completare l’analisi di Dow dicendo che il major trend, il medium trend, il minor trend sono di durata variabile secondo il tipo di operatività scelta. Per chi fa trading intra-day sul FIB30, il major trend può essere quello risultante dal grafico giornaliero, il medium trend quello del grafico orario ed il minor trend quello del grafico a 5 minuti. L’investitore deve andare nella direzione del trend principale relativo all’orizzonte prescelto, resistendo alla tentazione di andare controcorrente per giocare sui piccoli rimbalzi e/o correzioni

Graficamente il trend viene evidenziato congiungendo due o più livelli di minimo crescenti (trend rialzista) oppure due o più livelli di massimo decrescente (trend ribassista) con una linea retta detta "trend-line".
Una trend-line è tanto più forte e significativa quanto più dura nel tempo e quanto più numerosi sono i punti di contatto.
 
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Un trend si presuppone intatto fintantoché non dia dei chiari segnali di esaurimento o di inversione (la rottura della trend line è il segnale più chiaro). La trend line rialzista individua dei livelli di supporto via via più alti, mentre la trend line ribassista individua dei livelli di resistenza via via più bassi. Si parla in tal caso di supporti e resistenze "dinamici". Guardando il grafico sopra si può facilmente capire l’importanza dei supporti e delle resistenze dinamiche. Le frecce rosse, infatti, evidenziano il punto in cui la trend line ribassista ha respinto i prezzi "resistendo" al rialzo. In questa zona l’offerta (vendita) esercita una pressione tale sui prezzi da superare la domanda (acquisto) respingendone, quindi, la crescita. Nel punto segnato in verde la trend line ribassista ha ceduto, è stata rotta la resistenza e, infatti, da quel punto ha cominciato a crearsi un trend orientato verso l’alto con una nuova trend line, questa volta rialzista, che nei punti indicati dalle frecce blu ha "supportato" i prezzi. In altri termini, in questi punti è la domanda ad essere più forte dell’offerta, così da determinare un rimbalzo dei prezzi. Nell’esempio sopra, quindi, la trend line ribassista rappresenta una resistenza dinamica, quella rialzista un supporto dinamico. E’ importante rilevare come la rottura di una trend line, pur segnando la fine – o almeno una pausa – del trend in atto, non implica automaticamente l’inversione del trend. Dopo un trend, rialzista o ribassista che sia, potrebbe iniziare, infatti, una fase di congestione, un movimento laterale, in genere caratterizzato da bassi volumi. Oltre a tracciare la trend line, rialzista o ribassista che sia, è opportuno tracciare anche la sua parallela, detta "linea del canale", in modo da contenere il movimento dei prezzi all’interno di un canale. La linea del canale rappresenta una resistenza dinamica in un trend rialzista ed un supporto dinamico in un trend ribassista. Una sua rottura rappresenta un segnale d’accelerazione del trend dominante. Spesso si traccia una nuova linea parallela in modo da raddoppiare l’ampiezza del canale originario. Si può in ogni caso tracciare una nuova trend line più inclinata che quell’originaria. Un canale rappresenta un trend forte e sostenibile quando ha una buona inclinazione ed è abbastanza largo (è quindi accompagnato da volumi consistenti): canali fortemente inclinati e molto stretti rappresentano in genere accelerazioni destinate ad esaurirsi in tempi brevi, passibili di correzioni violente. Viceversa, un canale poco inclinato è segno di un trend poco deciso e che può invertirsi facilmente. E’ fondamentale comprendere se il mercato è in una fase "trending" (rialzista o ribassista) oppure in una fase "trading" (movimento laterale), e non è sempre così facile capirlo: una rottura di una trend line rialzista potrebbe essere una semplice correzione o l’inizio di una pausa nel movimento principale, ma potrebbe essere anche l’inizio di un trend ribassista.
L’operatività nelle fasi trending è completamente diversa dall’operatività nelle fasi trading.

Se il mercato è in trend positivo l’obiettivo è di cavalcare il trend con posizioni "lunghe" (si dice che bisogna "comprare la forza): in tal caso ogni nuovo rialzo è un segnale di acquisto ed ogni storno un’occasione per aumentare le proprie posizioni.
Tale strategia, detta pyramiding, consiste nell’accumulazione graduale di posizioni nella direzione del trend ed è cosa ben diversa dal "mediare in perdita", ovvero dall’aumentare l’esposizione su un titolo che sta scendendo ed è in perdita potenziale per abbassarne il prezzo di carico.
Il pyramiding è un "mediare in utile" cavalcando il trend, mentre "mediare in perdita" significa andare contro il trend.

Se il mercato è in un trend negativo, bisogna liquidare le posizioni lunghe ed andare "corti" (ad esempio acquistando put options oppure vendendo il future): ogni rialzo è un’occasione di vendita (per incrementare le posizioni “short”) ed ogni nuovo ribasso è una conferma del trend ed un invito a vendere (si dice che bisogna "vendere la debolezza").

Se il mercato è senza direzionalità, in congestione laterale, bisogna cercare di "giocare" il range, acquistando nella parte bassa – il 25% inferiore - (acquistando la debolezza) e vendendo nella parte alta – il 25% superiore - (vendendo la forza).
Se la fase di congestione si protrae per un lungo periodo questa operatività può essere molto vantaggiosa. Bisogna però ricordare che operare in tali fasi di mercato richiede ancora più esperienza che nelle fasi trending, perché più numerosi sono i falsi segnali.

Quando i prezzi usciranno dalla fase di congestione – meglio se con volumi alti – potrà iniziare un nuovo trend, quindi bisognerà immediatamente chiudere le posizioni in essere e girarsi nella nuova direzione.
 
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Volumi & Open Interest

Nei mercati dove i volumi sono disponibili (non lo sono, purtroppo, nel mercato dei cambi, perché è over- the- counter, ovvero si tratta di un mercato non regolamentato), l’analisi del loro livello e della loro dinamica si rivela particolarmente importante nei momenti in cui si verifica la rottura di particolari livelli (supporti o resistenze, sia statici che dinamici).
Se questi eventi avvengono con volumi in crescita si ha una conferma del segnale generato, se viceversa si verificano con volumi in calo il segnale generato è molto debole.

In generale si ha una conferma del movimento in atto nel momento in cui si verifica una concordanza tra volumi e andamento dei prezzi.
Nel trend rialzista si hanno volumi concordanti quando al crescere dei prezzi crescono anche i volumi, si hanno, viceversa, volumi concordanti nel trend ribassista quando i volumi crescono al calare dei prezzi. Un trend rialzista inizia a dare i primi segnali di debolezza quando i volumi iniziano a diminuire.
Allo stesso modo un trend ribassista è vicino all’esaurimento quando i volumi diventano molto bassi.
Per passare da un trend ribassista ad uno rialzista è necessario che la rottura della trendline ribassista ed il conseguente movimento rialzista avvenga con volumi in forte aumento, altrimenti si corre il rischio di un falso segnale.
Per invertire un trend ribassista ed iniziare una nuova fase rialzista, i volumi sono determinanti.
Mentre, infatti, i prezzi possono scendere per la semplice assenza dei compratori, è impossibile che riescano a risalire in assenza di forti compratori.
E’ come se il grafico fosse sottoposto ad una sorta di "legge di gravità": si può scendere per inerzia, ma per salire occorre una forte spinta.
In genere i volumi sono contenuti anche durante le fasi laterali, in cui il mercato si muove in una banda orizzontale senza avere la forza di uscire. Quando i prezzi usciranno dalla fase di congestione, soltanto la presenza di volumi elevati potrà confermare validamente l’inizio di una nuova fase direzionale del mercato.
Le fasi di congestione sono chiamate di accumulazione quando preludono alla ripresa (o al formarsi) di un trend rialzista, mentre sono dette di distribuzione quando preludono alla continuazione (o al formarsi) di un trend ribassista.

Nel mercato dei derivati si guarda molto al numero di contratti aperti, il cosiddetto open interest: l’interpretazione di tale indicatore è del tutto analoga all’interpretazione dei volumi.
Infatti, un trend rialzista deve essere sostenuto da livelli di open interest crescenti, confermando lo spessore del mercato.
Un livello basso e calante di open interest è un segnale di disinteresse per il mercato. Bisogna comunque ricordare che i contratti futures e options lavorano su diverse scadenze, perciò i bassi livelli di open interest sulle scadenze più lontane sono del tutto fisiologici.

Sono comunque da evitare scadenze con livelli bassi di open interest perché gli spread denaro-lettera saranno maggiori e l’andamento dei prezzi più erratico.
Generalmente gli scambi sul mercato dei derivati si concentrano sulla scadenza più vicina per passare alla scadenza successiva nei giorni immediatamente precedenti l’expiry date, cioè il giorno di scadenza (è il cosiddetto roll-over).


Figure di continuazione

Le figure di continuazione costituiscono una semplice "pausa" del trend dominante, dove il mercato prende fiato per poi continuare la sua corsa con nuovo slancio.
In genere tali formazioni grafiche sono accompagnate da volumi bassi e livelli di volatilità inferiori a quelli tipici delle fasi trending. Quando una figura di continuazione viene rotta, nella direzione del trend generalmente, è necessario che i volumi siano crescenti, in modo da confermare la bontà del segnale.

Le principali figure di continuazione sono le seguenti:
i Rettangoli
i Triangoli (sia triangoli isosceli, ovvero "simmetrici", che triangoli rettangoli "ascendenti" e "discendenti")
i Wedges, o "cunei"
le Flags, o "bandiere"
i Pennants o "gagliardetti"

RETTANGOLI
Come dice il nome, la formazione a rettangolo si verifica quando i prezzi risultano "ingabbiati" tra due rette parallele, di cui quella superiore individua un livello di resistenza statica, e quella inferiore un livello di supporto statico.
I volumi sono più bassi che durante le fasi trending (sono però superiori che nelle altre figure di continuazione, soprattutto quando il "rettangolo" è abbastanza "spesso") confermando che il mercato sta semplicemente facendo una sosta.
In altre parole, si tratta di un’area di congestione, di trading range, in cui il mercato sta accumulando potenziale per poi riprendere, una volta uscito dalla congestione, nella direzione precedente.

Talvolta le formazioni a rettangolo durano anche alcuni mesi, a differenza delle altre figure di continuazione che si risolvono in tempi più brevi. Finché dura la fase di congestione, si potrebbe cercare di acquistare nella parte bassa e rivendere nella parte alta, con stop loss molto stretto (ovvero appena fuori dal rettangolo).
La rottura, confermata da volumi sostenuti, è un segnale operativo molto importante: bisogna perciò prendere posizione nella direzione della rottura stessa.
I rettangoli vengono anche detti "zone di accumulazione" o "zone di distribuzione", a seconda che preludano ad una ripresa del trend rialzista o ribassista.
Al crescere della lunghezza del rettangolo (ovvero del tempo che dura la congestione) e della sua larghezza (ovvero dello "spessore" dell’attività nella fase di congestione) tanto più forte dovrebbe essere il movimento che ne consegue: un primo obiettivo di prezzo si può ottenere proiettando l’altezza del rettangolo dal punto di rottura.

TRIANGOLI
Esistono tre tipologie di triangoli:
- il triangolo isoscele, o "simmetrico"
- il triangolo rettangolo "ascendente"
- il triangolo rettangolo "discendente".

Il triangolo "simmetrico" è costituito da due trendline - i lati del triangolo - convergenti. In altre parole, esso delimita una formazione grafica caratterizzata da minimi crescenti e da massimi decrescenti. Tale situazione conferma l’assenza di direzionalità precisa, in quanto mancano le condizioni proprie delle fasi trending, ovvero minimi e massimi crescenti (up-trend) oppure minimi e massimi decrescenti (down-trend). Il triangolo rappresenta perciò una pausa nel trend, caratterizzata da volumi decisamente bassi – molto inferiori a quelli della formazione a rettangolo – e da volatilità decisamente limitata.
Le "onde" che si formano all’interno del triangolo sono di ampiezza via via inferiore.
Perché tale figura conservi una validità previsiva è necessario che la rottura del triangolo avvenga tra la metà ed i tre quarti del triangolo stesso.
Una rottura in prossimità dell’apice non ha alcuna validità: è ovvio, infatti, che prima o poi il grafico uscirà – per motivi geometrici – da una formazione a triangolo!

La formazione a triangolo consente anche di individuare un obiettivo di prezzo. Nel caso in cui la rottura avvenga nella zona significativa, con volumi sostenuti, il trend di fondo dovrebbe riprendere, con un primo obiettivo di prezzo individuato proiettando dal punto di rottura la lunghezza della "base" del triangolo.
Quindi, quanto più esteso era il movimento quando la figura ha iniziato a formarsi, tanto più ambizioso sarà l’obiettivo.
Una seconda tecnica consiste nel tracciare una retta parallela al lato inferiore del triangolo a partire dal vertice superiore della base del triangolo stesso: il livello di tale retta, al di sopra del punto di rottura costituisce un primo obiettivo di prezzo.
Nel caso in cui la rottura avvenga al ribasso, bisognerà tracciare una retta parallela al lato superiore del triangolo a partire dal vertice inferiore della base del triangolo stesso.

Alcune volte, dopo la rottura avviene un pull back, ovvero un movimento di ritorno, verso il triangolo: è necessario che i volumi siano molto bassi in tale fase, e che risalgano quando il movimento riprende nella direzione della rottura, cioè del trend dominante.

La formazione a triangolo è molto frequente e si risolve in tempi più brevi della formazione a rettangolo.

Il triangolo rettangolo ascendente è caratterizzato da minimi crescenti e da massimi allo stesso livello, indicando perciò una maggiore forza dei compratori.
E’ una figura di continuazione rialzista, perciò la si incontra generalmente negli up-trend.
L’interpretazione di tale figura e il calcolo degli obiettivi di prezzo è identica a quanto detto circa il triangolo simmetrico.

Il triangolo rettangolo discendente è caratterizzato da massimi decrescenti e da minimi allo stesso livello, indicando perciò una maggiore forza dei venditori.
E’ una figura di continuazione ribassista, perciò la si incontra generalmente nei down-trend.
L’interpretazione di tale figura e il calcolo degli obiettivi di prezzo è identica a quanto detto circa il triangolo simmetrico.

WEDGES
Il wedge, o "cuneo", è un triangolo irregolare, i cui due lati (le trendlines) convergono con pendenze differenti, assumendo perciò la forma di un cuneo.

Come la formazione a triangolo è caratterizzato da una diminuzione dei volumi che segnala una sosta del trend.
La sua inclinazione è generalmente opposta alla direzione del trend stesso: quindi una formazione a cuneo discendente (è detto falling wedge) in un trend positivo ha implicazioni rialziste, mentre un cuneo ascendente (è detto rising wedge) in un trend negativo ha implicazioni ribassiste.
L’inclinazione opposta al trend accomuna i wedges ad un’altra figura di continuazione, le "bandiere" o "flags", e costituisce un’importante differenza rispetto ai triangoli ascendenti e discendenti.
Per il resto le caratteristiche delle formazioni a cuneo sono simili ai triangoli simmetrici, con un’importante differenza: in genere, i cunei ritracciano una percentuale più ampia del movimento precedente (almeno i due terzi) rispetto ai triangoli simmetrici.

FLAGS e PENNANTS
Sia le formazioni "a bandiera" (flag) che le formazioni "a gagliardetto" (pennant) sono abbastanza frequenti sui grafici.

Entrambe si presentano verso la fine, almeno temporanea, di un trend, e sono quindi molto utili per ipotizzarne l’esaurimento. Come tutte le figure di continuazione, rappresentano delle semplici "soste" del mercato, accompagnate da bassi volumi.
In genere queste figure si esauriscono in un tempo inferiore ai triangoli, specialmente in un downtrend.
In genere sono precedute da un forte movimento, pressoché verticale, che disegna come un’asta (di qui l’analogia con le bandiere ed i gagliardetti).
Dopo questo scatto, il mercato deve riprendere fiato per alcune sedute, per poi riprendere nella stessa direzione. E’ essenziale che la rottura della formazione avvenga con volumi sostenuti, soprattutto in un up-trend.

Le formazioni a bandiera hanno la forma di un parallelogramma, con inclinazione opposta alla direzione del trend).
Si tratta perciò di una breve correzione, cioè di un trend di ordine inferiore (più breve) opposto al trend principale.
Che sia un trend vero e proprio è confermato dal fatto che i massimi ed i minimi sono entrambi crescenti o decrescenti. (esattamente come i wedges).

I pennants sono di forma triangolare (come il triangolo simmetrico), di dimensione piccola rispetto alla lunghezza dell’asta. I volumi sono in genere molto bassi.

Sia le flags che i pennants forniscono degli obiettivi di prezzo.
Entrambe appaiono, in genere, verso la metà di un movimento, perciò si può individuare agevolmente un target di prezzo. Sono figure molto frequenti sul mercato dei futures.
 
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Figure di inversione

Dopo aver individuato il trend principale all’interno del quale il titolo si sta muovendo e tenendo sempre a mente che non bisogna mai operare contro il trend principale se non in un’ottica fortemente speculativa e di breve periodo, si può cercare di individuare se sul grafico si stanno creando delle figure tali da far presagire un’inversione del trend.
Per potere parlare di figure di inversione è quindi necessario che esista un trend da invertire, e bisogna aspettare il loro completamento per avere un segnale affidabile.
Nel caso una figura di inversione venga negata, in genere il mercato interpreta tale segnale come una forte conferma della continuazione del trend in essere.
Esistono due figure di inversione particolarmente importanti e conosciute: il "testa e spalle" ed il doppio o triplo massimo/minimo.

TESTA E SPALLE
Una tra le più importanti figure d'inversione è il cosiddetto "testa e spalle" (head and shoulders).
E’ caratterizzata da una prima fase di rialzo con forti volumi seguita da una correzione al ribasso accompagnata da bassi volumi, a costituire la "spalla sinistra".
La seconda fase è un nuovo rialzo superiore al precedente come prezzi, ma accompagnato da volumi inferiori.
A questo nuovo rialzo segue ancora una correzione che va a terminare all’incirca in corrispondenza della base della spalla sinistra: si è creata, ora, la "testa".
La terza fase è un ultimo rialzo, più basso del precedente sia in termini di prezzi che di volumi cui segue una nuova correzione: questa è la "spalla destra".
Tracciando una linea che unisce il punto da cui la spalla sinistra inizia a formare la testa con il punto in cui si inizia a formare la spalla destra si ottiene la cosiddetta neck line (linea del collo).
Questa diventa molto importante nel momento in cui avviene la correzione ribassista della spalla destra.
Se, infatti, la correzione non si arresta sulla neck line, ma la rompe e con volumi in aumento la figura del "testa e spalle" è completata ed il titolo (o indice, valuta, ecc.) comincerà a muoversi al ribasso.
Generalmente prima di iniziare il ribasso vero e proprio i prezzi subiscono una piccola reazione rialzista che può portarli nuovamente alla neck line: è il cosiddetto pull back, il movimento di ritorno alla neck line, che dovrebbe avvenire con volumi bassi. Questo pull back rappresenta l’ultima possibilità per uscire dal mercato e, quando accade, non va assolutamente persa, perché difficilmente il mercato concederà una seconda possibilità.
La neck line, trasformata in resistenza, respingerà il rialzo dando origine al vero e proprio movimento ribassista accompagnato da volumi forti.
 
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Una peculiarità molto importante del "testa e spalle" è la possibilità di determinare il prezzo obiettivo del movimento ribassista. Un primo obiettivo è la distanza tra il punto più alto della testa e la neck line, tracciato dal punto di rottura della neck line stessa: questo è un obiettivo "minimo". Spesso il movimento continua percorrendo ancora una distanza uguale alla distanza tra il punto massimo della spalla destra e la neck line.
 
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...Reversal Head & Shoulder

Se ci si trova in presenza di una figura come quella sopra descritta, ma speculare, si ha un "testa e spalle rovesciato" (reverse head-and-shoulders), che costituisce un segnale fortemente rialzista.
Il testa e spalle è una figura di inversione di medio-lungo periodo, che impiega numerosi mesi (talvolta anni!) per completarsi.
 
DOPPIO E TRIPLO MASSIMO/MINIMO
Altre figure d'inversione primaria sono rappresentate dal "doppio o triplo massimo" e dal "doppio o triplo minimo".

Queste rappresentano rispettivamente delle figure ribassiste e rialziste.

Per doppio o triplo massimo s'intende quella condizione in cui il titolo raggiunge un determinato prezzo per due o tre volte senza però riuscire a superarlo, per poi ridiscendere verso la base del movimento, rompendola al ribasso con volumi forti.
Si determina come un tetto rappresentato da una resistenza statica caratterizzato dall’indebolimento della forza rialzista che porta ad un ripiegamento verso il basso dei prezzi.
Nel tentare di rompere questa resistenza il titolo subirà delle reazioni ribassiste che porteranno alla determinazione, nel caso della figura del doppio massimo, di una configurazione a M, nel caso di un triplo massimo ad una specie di zigzag laterale.
Naturalmente non è necessario che il titolo si fermi proprio sul prezzo del primo massimo, può superarlo leggermente o fermarsi leggermente al di sotto.

Come per il "testa e spalle" vanno tenuti presenti i volumi che in genere in corrispondenza del secondo o terzo massimo sono inferiori rispetto al raggiungimento del primo. Bisogna sottolineare come sia prematuro ed erroneo parlare di "doppio o triplo massimo" ogni qualvolta il prezzo si fermi in corrispondenza di un massimo precedente, perché questo fenomeno si ripete spesso in un trend rialzista.
E’ invece necessaria la rottura della base della figura (la base della "M") per parlare correttamente di formazione di doppio – o triplo – massimo.
Anche per questa figura è possibile determinare l’obiettivo calcolabile come distanza tra i massimi e i ripiegamenti. Stesso discorso, ma con obiettivo rialzista, vale per la figura di Doppio – o Triplo – Minimo.
 
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Indicatori principali

L’analisi di un mercato, un settore, un titolo o qualsivoglia attività finanziaria parte sempre dai prezzi, che rappresentano la risultante dell’incontro tra la domanda e l’offerta.
L’analista cerca di individuare i vari trend in essere sui differenti orizzonti temporali, partendo dall’orizzonte più lungo (su grafici mensili e settimanali) e scendendo ad orizzonti sempre più brevi (su grafici giornalieri, orari, a 5 minuti, ecc.), individuando i vari livelli di supporto e resistenza, l’esistenza di figure di continuazione o inversione del trend e patterns particolari sul grafico a candele.
Soltanto dopo avere effettuato questa prima, necessaria analisi, si potranno cercare delle conferme ricorrendo ad altri indicatori.
Tra i più usati dagli analisti vi sono le medie mobili, il RSI, lo Stocastico, il MACD, il ROC.

Aldilà delle differenze, si tratta comunque d’indicatori di momentum, che rivelano cioè la forza di un movimento.
Se analizziamo un qualsiasi trend rialzista possiamo notare come ci sono delle fasi in cui i prezzi crescono a tassi crescenti (la concavità del grafico è rivolta verso l’alto) e delle fasi, pur crescenti, nelle quali la crescita avviene a tassi decrescenti (la concavità è verso il basso). Usando il linguaggio dell’analisi matematica possiamo affermare che in entrambe le fasi, la derivata prima è positiva (i prezzi salgono) ma nella prima fase la derivata seconda è positiva (la dinamica di salita è forte, in accelerazione) mentre nella seconda fase la derivata seconda è negativa (la dinamica è più debole, in decelerazione).
Lo stesso discorso si può fare per un trend ribassista. Se i prezzi scendono la derivata prima è sempre negativa, ma la discesa può avvenire in modo veloce, con tassi crescenti (concavità verso il basso o derivata seconda negativa) oppure con tassi decrescenti, più lentamente (concavità verso l’alto o derivata seconda positiva).
Volendo fare un’analogia con la fisica, potremmo parlare di "velocità" del mercato come del rapporto tra lo spazio percorso – ovvero la variazione di prezzo – ed il tempo impiegato a percorrerlo.
Anche il mercato è sottoposto ad "accelerazioni" e "decelerazioni", che in termini analitici sono la derivata prima della "velocità" rispetto al tempo (ovvero la derivata seconda della variazione dei prezzi rispetto al tempo). Un movimento è poi più o meno significativo, a parità d’altri fattori, secondo i volumi che lo sostengono (i volumi "moltiplicati" per la "velocità" dei prezzi, in altre parole la massa moltiplicata per la velocità - per continuare l’analogia con la fisica - definiscono per l’appunto la quantità di moto, o momentum).

Queste considerazioni sono fondamentali per comprendere la "dinamica" del mercato.
E’ molto raro che un forte trend positivo si trasformi immediatamente in un forte trend negativo (o viceversa).Quasi sempre ci sono delle avvisaglie, interpretabili come perdita di momentum, in altre parole perdita di spinta, di forza. Le variazioni nella dinamica del trend vanno attentamente controllate perché possono aiutare a completare il quadro dell’analisi.

In tale ottica, i vari indicatori disponibili (RSI, MACD, ROC, ecc.) servono ad analizzare il momentum, la forza della dinamica dei prezzi.
Alcuni indicatori sono detti anche "oscillatori" perché sono costruiti in modo che non possono uscire da due bande (0 e 1, oppure 0 e 100).

La parte "bassa" dell’oscillatore – da 0 fino a 20 o 30 – è la zona detta di "ipervenduto", mentre la parte "alta" dell’oscillatore – da 100 fino a 70 o 80 – è la zona detta di "ipercomprato". Quasi sempre l’utilizzo di questa terminologia trae in inganno molti risparmiatori e spesso anche molti "addetti ai lavori".
Quando il mercato si muove in una fase di congestione laterale, l’operatività usuale è di acquistare nella parte bassa per poi rivendere nella parte alta.
In tale contesto gli oscillatori funzionano molto bene: la zona di "ipervenduto" segnala livelli d’acquisto (quando l’oscillatore ritorna verso l’alto) mentre le zona di "ipercomprato" segnala livelli di vendita (quando l’oscillatore ritorna verso il basso).
Tuttavia, quando il mercato è in trend, tale utilizzo degli oscillatori porta a pessimi risultati.
Se, per esempio, parte un trend rialzista molto forte, è probabile che gli oscillatori vadano presto in "ipercomprato", e spesso si sente affermare che sarebbe auspicabile una correzione per consentire al mercato di "scaricare" gli oscillatori.
Niente di più falso: la presenza degli oscillatori nella fascia di "ipercomprato" in un forte trend rialzista è una conferma e non già una smentita della forza del trend.
Un segnale preoccupante, invece, è proprio la fuoriuscita dalla zona di "ipercomprato", perché potrebbe anticipare una correzione al ribasso.
Lo stesso discorso, mutatis mutandis, vale per un trend ribassista.

Un altro uso degli oscillatori consiste nell’individuare eventuali "divergenze" rispetto al trend.
Se, ad esempio, il trend è al rialzo e gli oscillatori stanno uscendo dalla zona di "ipercomprato" – e quindi sono inclinati negativamente – siamo in presenza di una "divergenza ribassista": il trend sta perdendo momentum, il rischio di correzioni è alto.
Se il trend è al ribasso e gli oscillatori stanno uscendo dalla zona di "ipervenduto" – e quindi sono inclinati positivamente – siamo in presenza di una "divergenza rialzista": il trend sta perdendo momentum, forse il movimento al ribasso è in fase d’esaurimento.

E’ opportuno utilizzare un numero limitato d’oscillatori, al massimo 3 o 4: quando tutti sono concordi tra loro – e con l’analisi dei prezzi a monte – aumentano le probabilità che l’analisi sia corretta.
Bisogna poi evitare di andare, di volta in volta, alla ricerca di un indicatore che ci dica quello che vorremmo sentirci dire.
Gli indicatori segnalano sempre il momentum del mercato nell’orizzonte temporale definito.
Quindi è del tutto verosimile che i segnali siano diversi se spostiamo l’analisi su orizzonti temporali di riferimento differenti, poiché in tal caso stiamo analizzando dei trend d’ordine differente.
Se, ad esempio, il trend di "lungo" è positivo mentre quello di "breve" è negativo, molto probabilmente tale divergenza si rifletterà sugli oscillatori riferiti a cicli temporali differenti, ottenendo così indicazioni contraddittorie. E’ perciò necessario "tarare" l’orizzonte temporale degli oscillatori utilizzati in modo coerente tra loro, con il trend che si sta analizzando e con l’operatività che s’intende porre in essere.

Indicatori principali:
- Medie Mobili
- RSI
- MACD
- Stocastico
- Momentum o ROC
 
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Medie Mobili

Tra gli indicatori più popolari ed efficaci si annoverano senza dubbio le Medie Mobili. Scopo fondamentale delle medie mobili è quello di ridurre al minimo le fluttuazioni dei prezzi dei titoli al fine di depurare le quotazioni dalle distorsioni derivanti dal nervosismo dei mercati (il cosiddetto "rumore" del grafico), rendendo la tendenza più regolare e, quindi, di più chiara interpretazione.

Esistono varie tipologie di medie mobili: la media mobile semplice, la media mobile ponderata, la media mobile esponenziale.

La media mobile semplice è quella meno complicata da calcolare. Si sommano i prezzi di chiusura di un numero "n" di giorni e si divide il risultato per il numero dei giorni stessi. Questo è uno strumento molto semplice da calcolare e utilizzare che presenta però il lieve inconveniente di tenere in uguale considerazione le quotazioni più remote e quelle più recenti.
E’ quindi data la stessa importanza a ciò che è successo ieri ed a ciò che è accaduto tempo addietro.

La media mobile ponderata si differenzia dalla semplice in quanto presenta la caratteristica di tenere in maggior rilievo i valori recenti rispetto ai remoti. Essa si calcola attribuendo una peso via via maggiore ai prezzi più recenti.

Terzo tipo di media è l'esponenziale: essa assume lo stesso significato della media ponderata in quanto la sua funzione è essenzialmente quella di dare un maggior peso ai prezzi più recenti. Questo tipo di media è la più complessa da calcolare.

Sebbene la media semplice sia la meno complessa, si è rivelata la più attendibile.

Nel grafico sottostante possiamo vedere tracciate le tre medie di cui abbiamo parlato. Come si può verificare, le tre medie si comportano in maniera similare. Delle tre la ponderata si dimostra la più sensibile, mentre la semplice si muove in maniera meno nervosa.
 
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In precedenza è stato evidenziato come le medie siano degli strumenti che meglio ci permettono di identificare la tendenza di un titolo in quanto depurano i prezzi dal nervosismo del mercato, fungendo nello stesso tempo da supporto e resistenza dinamica. L’utilizzo delle medie è estremamente semplice: viene, infatti, generato un segnale d’acquisto nel momento in cui i prezzi del titolo sfondano al rialzo la linea della media mobile; viene, viceversa, generato un segnale di vendita quando la linea della media viene perforata dall’alto verso il basso.

Nel grafico allegato si può notare come, oltre ad aver generato degli ottimi segnali di intervento, la media abbia anche costituito un forte supporto per i prezzi tra fine novembre ed i primi di dicembre.

In sintesi, se il titolo si trova ad essere "sostenuto" dall’andamento della media ci troviamo in una fase rialzista con la media che funge da supporto dinamico. Se, viceversa, il titolo si trova ad essere "respinto" dall’andamento della media, ci troviamo in una fase ribassista con la media che funge da resistenza dinamica. Se si utilizzano le medie ponderata ed esponenziale si può ottenere una conferma o un’anticipazione del segnale nel momento in cui cambiano direzione.

Vista la semplicità d’interpretazione delle medie, la bravura dell’analista sta nel decidere, in base alla sua esperienza ed alle sue conoscenze qual è la media più adatta da utilizzare in quel determinato momento di mercato. Ci sono certamente delle regole generali, ma l’esperienza e la sperimentazione sono molto importanti.
La cosa più importante da decidere è la "velocità" della media (il "dominio", in altre parole il periodo di tempo su cui è calcolata). Se ne prendiamo una veloce genererà molti segnali d’intervento che aumentano le probabilità d’errore. Il vantaggio di queste medie brevi è che sono molto repentine nell’interpretare ogni minima variazione di tendenza. Se vogliamo lavorare con maggiore tranquillità, dovremo rivolgerci all’utilizzo di medie più lunghe che, però, hanno lo svantaggio di ritardare gli interventi. A parità d’altri fattori il dominio della media mobile dovrebbe essere tanto più lungo quanto più è alta la volatilità dell’attività finanziaria analizzata, al fine di ridurre il numero di falsi segnali. Il tutto, quindi, dipende dalla velocità con cui vogliamo operare e dal rapporto profitto/rischio.

Un buon compromesso consiste nell’utilizzare due medie semplici, una più "veloce" ed una più "lenta": in tal modo, quando la media più veloce taglia dal basso verso l’alto quella più lenta si ha un segnale d’acquisto; quando, invece, la media più veloce taglia dall’alto verso il basso quella più lenta si ha un segnale di vendita.
Le medie mobili sono uno strumento trend following che funziona bene quando la tendenza del mercato è chiaramente rialzista o ribassista. Non si possono invece utilizzare le medie mobili quando il mercato è in una fase laterale perché darebbero luogo a continui incroci fra di loro e con il grafico dei prezzi generando confusione e falsi segnali. I sistemi automatici di programma trading basati sulle medie mobili funzionano, infatti, molto bene nelle fasi di mercato trending ma danno pessimi risultati nelle fasi trading, perché portano a concentrare gli acquisti nella parte alta della banda di congestione e le vendite in quella bassa. (con un effetto "ping-pong" poco piacevole per il trader!).

Per quanto riguarda la scelta del dominio, in linea di massima si può seguire lo schema seguente:
per interventi di brevissimo, tra 5 e 13 periodi;
per interventi di breve, tra 14 e 25 periodi;
per interventi di medio, tra 26 e 49 periodi;
per interventi di medio-lungo, tra 50 e 120 periodi;
per interventi di lungo, tra 121 e 300 periodi.

Particolarmente importanti nel mercato borsistico sono la media mobile a 200 giorni (per individuare il trend di lungo periodo dell’indice e dei singoli titoli) e quella a 65 giorni (per il mercato dei future).
 
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RSI

RSI

L’RSI (Relative Strength Index), Indice di Forza Relativa, elaborato da J.W. Wilder nel 1978, è estremamente popolare, soprattutto tra i traders sul mercato dei futures.

E’ calcolato con la seguente formula:

RSI= 100-100/(1+RS)
RS = MI/MD
MI = media degli incrementi su "n" giorni
MD = media dei decrementi su "n" giorni

Assume valore uguale a zero quando la media degli incrementi, nel periodo considerato, è eguale a zero; assume valore uguale a 100 quando la media dei decrementi è uguale a zero.
Quindi il suo valore può variare soltanto all’interno dell’intervallo 0-100: per tale motivo si dice che l’RSI è un oscillatore.
La scelta del numero dei giorni può variare: spesso vengono utilizzati 14 giorni, che era il periodo scelto da Wilder.
Al crescere del numero dei giorni diminuisce la reattività dell’oscillatore (diminuiscono anche, ovviamente, i falsi segnali).
Come per tutti gli indicatori, la scelta del dominio dipende dal tipo di operatività che si intende porre in essere: tanto più l’operatività è "veloce" e di breve periodo, tanto più breve sarà il dominio utilizzato.
Ovviamente, l’RSI può essere utilizzata anche per il trading infra-giornaliero: in tal caso, il dominio non sarà calcolato sui giorni ma sulle ore.

L’utilizzo dell’RSI è uguale a quello degli altri indicatori di momentum.

Nelle fasi di mercato trading, fornisce un segnale di vendita quando è nella zona di ipercomprato (sopra 70) e ne fuoriesce mentre i prezzi stanno ancora salendo (divergenza ribassista).
Fornisce invece un segnale di acquisto quando è nella zona di ipervenduto (sotto 30) e ne fuoriesce mentre i prezzi stanno ancora scendendo (divergenza rialzista).

Nelle fasi di mercato trending, il fatto che l’RSI sia in forte "ipercomprato" in un mercato rialzista o in forte "ipervenduto" in un mercato ribassista è una conferma – e non una smentita, come spesso si sente dire – della forza del trend in essere.
Quando l’RSI uscirà da queste fasce estreme (meglio se generando una divergenza rispetto all’andamento dei prezzi) sarà un segnale di perdita di momentum del trend, anticipando quindi una probabile correzione.
 
MACD e divergenze (1/2)

MACD

Il MACD (Moving Average Convergence/Divergence) – il cui inventore è G. Apple - è un indicatore di momentum, costruito utilizzando due medie mobili di velocità differente.
Il presupposto alla base di tale strumento è che la distanza tra la media più veloce e quella più lenta aumenta quando la tendenza del mercato è ben definita, segnalando un’accelerazione del movimento e confermandone la forza, per restringersi invece nelle fasi di decelerazione. Quando poi il mercato entra in una fase di congestione, i continui incroci tra le due medie fanno sì che la differenza diventi molto piccola, passando continuamente da valori positivi a valori negativi.
In altre parole, vale lo stesso discorso fatto per l’RSI e i vari indicatori di momentum: prima di tutto bisogna capire se siamo in una fase trending oppure trading (v. Indicatori principali).

Il MACD rappresenta la differenza tra una media mobile esponenziale a 26 giorni ed una media esponenziale a 12 giorni ("signal line").
Una media mobile esponenziale a 9 giorni, chiamata "trigger line", viene utilizzata per generare segnali di acquisto o di vendita, secondo la solita regola dell’incrocio tra medie: quando quella più veloce (la signal line) taglia dal basso verso l’alto quella più lenta si ha un segnale di acquisto; quando quella più veloce taglia dall’alto verso il basso quella più lenta si ha un segnale di vendita.
 
MACD e divergenze (2/2)

Un altro segnale operativo è anche il passaggio attraverso la linea dello zero, ovviamente in senso rialzista quando il MACD ritorna su valori positivi ed in senso ribassista quando diventa negativo.
Non essendo un oscillatore, il MACD non fornisce zone fisse di "ipercomprato" o di "ipervenduto": in ogni caso livelli di MACD molto lontani dallo zero (rispetto alle estensioni massime del passato) possono individuare dei livelli di "ipercomprato" o "ipervenduto", che vanno interpretati nel senso ricordato nell’introduzione.

Come per gli altri indicatori, possono essere individuate delle divergenze, rialziste o ribassiste, quando il MACD ha un’inclinazione opposta a quella del grafico dei prezzi.
Come per gli altri indicatori, la significatività delle divergenze è tanto maggiore quanto più avvengono su livelli "estremi" di "ipercomprato" o di "ipervenduto".
 
STOCHASTIC

STOCASTICO

Il nome di questo oscillatore – Stocastico - può fare pensare ai processi stocastici studiati dalla statistica, ma in realtà non ha niente a che vedere con tutto ciò.
Questo oscillatore, ideato da G. Lane, misura la posizione relativa della chiusura rispetto all’intervallo di escursione.
Il presupposto teorico è il seguente: nelle fasi di mercato rialziste, il prezzo di chiusura tende ad essere molto vicino al prezzo massimo della giornata; nella fasi di mercato ribassiste, il prezzo di chiusura tende ad essere molto vicino al prezzo minimo della giornata.

E’ costituito da 2 linee, indicate con la lettera %K e %D. Le formule per il calcolo sono le seguenti:
%K = 100((C-Ln)/(Hn-Ln))
C = prezzo chiusura più recente
Ln = prezzo più basso nel corso degli ultimi "n" giorni
Hn= prezzo massimo registrato negli ultimi "n" giorni
Spesso si utilizza n=5 giorni
%D= 100(S3/s3)
S3= somma dei 3 giorni di (C-Ln)
s3= somma dei 3 giorni di (Hn-Ln).

Quindi la linea %D è la versione smussata a tre giorni (tre è il numero più utilizzato) della linea %K. L’effetto di questa media è di smussare le escursioni di K.

Le linee %K e %D oscillano nell’intervallo 0-100; la parte bassa (0-20) è detta fascia di "ipervenduto", mentre la parte alta (80-100) è detta fascia di "ipercomprato".
L’interpretazione dei segnali operativi di tale oscillatore nelle fasi di mercato trending o trading è identica a quella descritta per l’RSI alla quale si rimanda.

Un segnale aggiuntivo è dato dall’incrocio tra le due linee: quando la linea %K (più veloce) taglia dal basso verso l’alto la linea %D (più lenta) si ha un segnale di acquisto; quando la linea %K taglia dall’alto verso il basso la line %D si ha un segnale di vendita.
Il segnale è ancora più significativo se l’incrocio avviene, rispettivamente, nella fascia di "ipervenduto" o di "ipercomprato".
Un utilizzo interessante dello stocastico è l’applicazione al grafico settimanale per individuare il trend di medio periodo del mercato.

Esiste anche una versione "rallentata" dello stocastico (slow stochastics), ormai preferita dalla maggior parte dei trader perché riduce i falsi segnali.

Consiste nel sostituire la linea %K con la linea %D e la linea %D con la sua media mobile a tre giorni.
In altre parole, la nuova linea %K corrisponde alla vecchia linea %D, e la nuova linea %D è la media mobile a tre giorni della vecchia %D. Si ottiene così un effetto di smussamento e di rallentamento dei segnali offerti, per renderli
più significativi (al costo, ovviamente, di ottenerli un po’ più tardi).
 
MOMENTUM (ROC)

MOMENTUM

Come abbiamo visto nell’introduzione, tutti gli Indicatori (RSI, MACD, Stocastico, ecc.) misurano il momentum, ovvero la forza del movimento dei prezzi.
Esiste poi un indicatore che è chiamato proprio Momentum, perché la sua costruzione dà una misura dell’inclinazione del grafico, ovvero della sua direzionalità e dell’accelerazione-decelerazione del movimento in atto.

Il Momentum misura l’entità del cambiamento nei prezzi di un titolo in un determinato periodo di tempo.
La formula per calcolare questo indicatore è la seguente:

M=(Chiusura-Chiusura di n-periodi fa)

n=10 giorni fa (molto spesso si utilizza questo periodo, però nulla vieta che venga modificato a seconda dell’operatività.
Siccome poi il Momentum può essere utilizzato anche per l’infra-day invece dei giorni si possono utilizzare le ore o i minuti).

La posizione sopra o sotto la linea dello zero segnalano la positività o negatività del trend sul periodo considerato.
Molto importante sarà perciò l’attraversamento di tale linea, perché segnala un’inversione del trend.
Quando il mercato è in una fase di congestione laterale – fase trading – l’oscillatore graviterà attorno alla linea dello zero generando continuamente falsi segnali. Vale a questo proposito quanto ricordato nell’introduzione (v. Indicatori principali): è indispensabile capire se la fase in atto è trending oppure trading ed agire di conseguenza.
Il Momentum non è un oscillatore, perché non esistono limiti teorici superiori o inferiori, e quindi non esistono neppure fasce precise di "ipercomprato" e di "ipervenduto".

L’utilizzo di questo tipo di oscillatore comporta dei problemi di "scala": siccome misura una differenza in valore assoluto, e non in percentuale, rende impossibile confronti tra i valori del Momentum relativi a titoli diversi, e persino dello stesso titolo in periodi in cui la quotazione diverge sensibilmente.

Per ovviare al problema di scala esiste un semplice espediente, che consiste nel ricorrere non già alla differenza bensì al rapporto tra il prezzo di chiusura di oggi e quello di "n" giorni (o periodi) precedenti.
In questo modo si misurano differenze percentuali e non assolute, consentendo di utilizzare lo strumento per titoli od indici con valori completamente differenti tra loro.
Questo oscillatore si chiama ROC (Rate of change) ed oscilla attorno ad 1: valori sopra 1 segnalano un trend positivo nel periodo considerato; valori inferiori ad 1 segnalano un trend negativo. L’utilizzo del ROC è in tutto e per tutto analogo al Momentum.
 
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