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lovercraft

HOWARD PHILLIPS
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Il settimanale americano Newsweek (comunista) ha dedicato l’articolo di copertina all’elefantino con il titolo: “Why Silvio isn’t smiling (Perchè Silvio non ride più)”.
Se l’elefantino non ride più adesso, gli italiani non ridono più da un pezzo. Almeno lui si è divertito in questi cinque anni.

Newsweek:

“Durante il governo Berlusconi la quarta economia europea è diventata l’anello più debole dell’Europa. Da un già anemico tasso di crescita dell’1,8% del 2001, l’Italia è scesa allo 0% dello scorso anno. Niente!”

“Il Cavaliere non ha fatto nella sostanza nessuno sforzo per introdurre serie riforme per invertire il declino economico dell’Italia. “Durante i suoi cinque anni non sono avvenute né grandi privatizzazioni, né riforme strutturali”, dichiara Boeri della Università Bocconi di Milano, “La sua idea è di aumentare la spesa pubblica e di tagliare le tasse per rivitalizzare la domanda”. Non ha funzionato. Numerosi uomini di business europei sono preoccupati che in futuro l’economia italiana si deteriori al tal punto da costringere l’Italia ad uscire dall’euro”.

“Si consideri la situazione potenziale che Prodi troverà in caso di vittoria. Anche se vincerà con un margine sostanziale, sarà difficile per lui avviare delle riforme economiche. La ragione? Grazie ai cambiamenti apportati alla legge elettorale dal governo Berlusconi, l’Italia è ritornata al vecchio sistema della rappresentanza proporzionale che ha creato coalizioni instabili in passato. “Il Paese sarà molto meno governabile”, dice John Harper del centro di Bologna della John Hopkins University.

“La bilancia commerciale italiana ha superato i 10 miliardi di euro di deficit nel 2005, un risultato dovuto sia all’aumento del costo dell’energia, sia alla crescita del costo del lavoro. Il deficit di bilancio delle nazioni europee non dovrebbe superare il 3% del prodotto interno lordo. Molte nazioni lo hanno superato, ma l’Italia, intorno al 4%, è tra le peggiori”.

“Si confronti la crescita zero dell’Italia con quella delle altre nazioni europee: Spagna 3,4%, U.K. 1,8%, Francia 1,4%”.

Sento un rumore di pentole, di pentole argentine.
Durante questi anni alcuni gruppi, alcune persone, si sono enormemente arricchiti, mentre il Paese si impoveriva e si trova oggi di fronte a un possibile salto nel buio.
Credo che sia corretto che il prossimo Governo istituisca una commissione che verifichi la liceità di questi patrimoni e, in caso contrario, li utilizzi per ridurre il deficit dello Stato.

Tratto dal blog dei Beppe Grillo
 
lovercraft ha scritto:
”.

“Si confronti la crescita zero dell’Italia con quella delle altre nazioni europee: Spagna 3,4%,
/QUOTE]
Mi piace parlare di pochi argomenti per volta. non mi piace la confusione.
Il dato di cui sopra è una delle più grandi stron****
che girano e non lo dice solo Ramirez ma, come riportato da qualcuno
di noi in un post di 1-2 mesi fa, uno dei migliori analisti di Goldman
o di HSBC, non ricordo.
Ora se vogliamo insistere a prenderci per il cu-lo và bene, ma
porca zozza almeno in questo forum cerchiamo di vedere le cose
come realmente stanno...capisco i poveri comuni mortali
che non hanno accesso a dati completi e soprattutto commenti
di analisti...ma almeno qui non bariamo.
Sotto certi punti di vista la Spagna stà peggio di noi...
dati alla mano...
 
ramirez ha scritto:
lovercraft ha scritto:
”.

“Si confronti la crescita zero dell’Italia con quella delle altre nazioni europee: Spagna 3,4%,
/QUOTE]
Mi piace parlare di pochi argomenti per volta. non mi piace la confusione.
Il dato di cui sopra è una delle più grandi stron****
che girano e non lo dice solo Ramirez ma, come riportato da qualcuno
di noi in un post di 1-2 mesi fa, uno dei migliori analisti di Goldman
o di HSBC, non ricordo.
Ora se vogliamo insistere a prenderci per il cu-lo và bene, ma
porca zozza almeno in questo forum cerchiamo di vedere le cose
come realmente stanno...capisco i poveri comuni mortali
che non hanno accesso a dati completi e soprattutto commenti
di analisti...ma almeno qui non bariamo.
Sotto certi punti di vista la Spagna stà peggio di noi...
dati alla mano...

guarda io non contesto i dati
perchè non sono un economista esperto..
(però da lauraeto in economia non mi sembrano così poi strampalati)
dico solo che porto importa quale sia la realtà dei fatti.
ma se un giornale come questo e come altri oramai..
che hanno diffusione larghissima a livello mondiale,
dice *******, l'investitore comune e non solo, a livello mondiale, gli crederà,
inizierà a pretendere + interessi dai prodotti italiani.. innescando così pericolosi meccanismi che conosciamo bene.
 
lovercraft ha scritto:
ramirez ha scritto:
guarda io non contesto i dati
perchè non sono un economista esperto..
(però da lauraeto in economia non mi sembrano così poi strampalati)
dico solo che porto importa quale sia la realtà dei fatti.
ma se un giornale come questo e come altri oramai..
che hanno diffusione larghissima a livello mondiale,
dice *******, l'investitore comune e non solo, a livello mondiale, gli crederà,
inizierà a pretendere + interessi dai prodotti italiani.. innescando così pericolosi meccanismi che conosciamo bene.
D'accordissimo con te sul punto ..a livello mondiale gli crederà..
Questa è (purtroppo l'informazione) vuoi per ignoranza vuoi per
malafede.
Vedi il dato della Spagna è tirato in ballo da tutti i politici di sx
(e mi stà bene...devono dire qualche bugia) ma anche da
analisti famosi (Padoa Schioppa l'altra sera mi pare e cmq altri)
ma è profondamente sbagliato.
Ti dò solo 2 dati per completezza. Bilancia comm.le spagnola
in deficit di 90 mdi di dollari pari al 6-7% del PIL (come gli USA !!!!)
Consumi al + 3/4%.
Ora è chiaro che è una situazione insostenibile (sennò perchè
si continua a chiedere agli Usa di diminuire uno dei suoi twin
deficit?). E' altresì chiaro che se tu importi per 'mangiarti tutto'
in consumi il PIL cresce, ma ti sembra una crescita sana?
Io non dico che il dato del PIL sia una bugia, andrebbe
meglio argomentato...
 
lovercraft ha scritto:
Il settimanale americano Newsweek (comunista) ha dedicato l’articolo di copertina all’elefantino con il titolo: “Why Silvio isn’t smiling (Perchè Silvio non ride più)”.
Se l’elefantino non ride più adesso, gli italiani non ridono più da un pezzo. Almeno lui si è divertito in questi cinque anni.

Newsweek:

“Durante il governo Berlusconi la quarta economia europea è diventata l’anello più debole dell’Europa. Da un già anemico tasso di crescita dell’1,8% del 2001, l’Italia è scesa allo 0% dello scorso anno. Niente!”

Tratto dal blog dei Beppe Grillo
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Piazza Affari: il 2005 è l’anno dei record per gli utili. S&P/Mib al primo posto in Europa per dividendi distribuiti
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Non più tardi di qualche giorno fa l’immagine del nostro Paese è rimbalzata sulle pagine di alcuni autorevoli quotidiani esteri che ponevano l’accento sulla difficile situazione economica dell’Italia, chiamata ad attuare una serie di riforme, al fine di scongiurare il rischio di una scenario che alcuni hanno addirittura paragonato a quello dell’Argentina degli anni ’90. L’economia del Belpaese non gode certo di buona salute e lo dimostrano anche le cifre ufficiali relative al debito pubblico e alla crescita del prodotto interno lordo.
Uno scenario questo che sembra però non trovare riscontro nei numeri riguardanti le principali società quotate in Borsa che mostrano invece di essere in gran forma, continuando a macinare utili sempre più elevati. Da uno studio condotto sulle principali aziende quotate in termini di capitalizzazione, emerge infatti un dato sorprendente, relativamente alla crescita dei profitti. Quanti ritenevano che il 2004 avesse rappresentato l’anno dei record in termini di risultati societari, dovrà ricredersi ora di fronte ad un incremento degli utili cresciuto complessivamente nel 2005 di quasi il 60%, sfiorando quota 40 miliardi di euro in totale.
In cima alla classifica dei big presenti sul listino milanese, compare ancora una volta ENI che oltre ad avere un peso notevole nella composizione del paniere del principale indice, si pone in pole position con profitti che nell’ultimo anno sfiorano la soglia dei 9 miliardi di euro. Segue a ruota Enel con 3,89 miliardi di euro, tallonata da Telecom Italia che grazie ai benefici derivanti dall’integrazione con TIM si guadagna il terzo posto con 3,2 miliardi. La lista prosegue poi con le innumerevoli banche che nel 2005 registrano una corposa crescita degli utili, vivendo davvero una delle stagioni più felici della loro storia.
La presenza di utili record si traduce di conseguenza in una più generosa remunerazione degli azionisti che incassano così dividendi sempre più corposi e anche in questo caso la classifica ripropone al primo posto la società del cane a sei zampe. ENI infatti, con un dividendo di 1,1 euro per il 2005, rispetto alla cedola di 90 centesimi assegnata per l’anno precedente, è tra le aziende che, come Telecom Italia e Lottomatica, decidono di destinare quasi interamente l’utile netto ai loro azionisti.
E se il 2005 è l’anno

dei record in Italia, in termini di utili e dividendi, ancora più interessante è il risultato di uno studio condotto dall’agenzia Standard & Poor’s che assegna all’Italia e in particolare all’indice S&P/Mib, il primo posto in Europa sul fronte del pagamento dei dividendi. secondo quanto rilevato dall’agenzia americana, l’indice domestico dei 40 titoli a maggiore capitalizzazione, è campione in Europa, con il tasso medio di dividendi più elevato, corrispondente ad un pay-out del 3,649%. Una cifra questa che batte il 3,0383% offerto dalle società che compongono l’S&P Europe 350. Segue al secondo posto l’indice inglese con il 3,511% e a poca distanza quello spagnolo, francese e portoghese, lasciando alla Germania solo l’ottava posizione con una media del 2,223%.
L’indice italiano, oltre a posizionarsi al di sopra dei concorrenti europei, compare anche tra i tre mercati che sono stati capaci di mantenere un tasso non inferiore al 3% negli ultimi due anni, con un pay-out complessivo in crescita del 37% dal mese di febbraio del 2004.
Secondo gli analisti di Standard & Poor’s, la più elevata remunerazione offerta in termini di dividendi è una diretta conseguenza della buona composizione del paniere, che riflette anche la buona qualità dei bilanci di ciascuna società che ne fa parte. Dal momento che i portafogli di investimento nel Vecchio continente sembrano orientati verso quelle azioni che offrono interessanti dividendi, in aggiunta alla crescita delle quotazioni, da questo punto di vista il nostro indice sembra favorito, in quanto capace di presentare vantaggio tutt’altro che trascurabili.

Un solo commento. Non mi straccio le vesti all'articolo di Newsweek..
non mi faccio impressionare dall'articolo qui riprodotto
.
Un numero è solo un numero se non sono in grado di
inserirlo in un contesto più ampio...
 
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