Niente fondi per la nuova cura

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IL CASO
Sclerosi multipla, stop a Zamboni
Niente fondi per la nuova cura
Dopo due anni di attesa l'Aism nega il finanziamento per la ricerca del professore. L'associazione nazionale: «Troppi rischi per la sperimentazione»


Il professor Paolo Zamboni, docente a Ferrara

BOLOGNA - Ha aspettato la risposta per due anni. Convinto che i suoi «Brave dreams», i sogni coraggiosi a cui ha intitolato la sua ricerca e che hanno come testimonial Nicoletta Mantovani, potessero trovare un riconoscimento ufficiale (e i finanziamenti) da parte dell’Aism, l’associazione italiana sclerosi multipla. E invece l’altro giorno al professor Paolo Zamboni, il medico chirurgo che avrebbe trovato una correlazione tra la nuova patologia venosa da lui scoperta (la Ccsvi), cioè l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale, e la sclerosi multipla, è arrivato un sonoro «no». Messo nero su bianco in un comunicato pubblicato sul sito dell’Aism, che in due giorni ha già fatto il giro dei forum dedicati alla sclerosi multipla.

«Aism ancora una volta — scrive il presidente nazionale Agostino d’Ercole — sceglie con serietà di tutelare il diritto delle persone a curarsi in piena sicurezza, senza rischiare in alcun modo di compromettere ulteriormente una vita già impegnata ogni giorno a lottare contro una malattia come la sclerosi. La ricerca scientifica è e dev’essere sempre al servizio della salute e della qualità della vita di ogni persona, beni troppo preziosi per essere messi a rischio. E se certi studi sono prematuri, allora bisogna saper aspettare».

Per l’Aism, quindi, lo studio di Zamboni è «prematuro». «Nella decisione sul finanziamento a questo studio — dice d’Ercole — l’Aism ha seguito la prassi scientifica consolidata in campo nazionale e internazionale, affidando la propria scelta al parere di valutatori scientifici (referee) indipendenti e tutelati dall’anonimato, e al proprio comitato scientifico».

Sono tre in sostanza le motivazioni della bocciatura dell’Aism: «Non c’è evidenza scientifica sul nesso causale tra l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale e la sclerosi multipla tale da giustificare uno studio interventistico; non è giustificato condurre una sperimentazione clinica su un gran numero di persone senza aver condotto preliminarmente sperimentazioni con un numero più limitato di soggetti; non è giustificato sottoporre un gran numero di persone ai possibili rischi di esposizione alle radiazioni di procedure invasive».

«Mi sembra una decisione più politica che scientifica — ribatte il professor Paolo Zamboni —: a me sono stati inviati i pareri dei revisori nel dettaglio e nessuno dice all’Aism di non finanziare lo studio, da tutti considerato ben strutturato». Ma quel che convince ancor meno Zamboni è che l’Aism dica che non sono stati fatti gli studi-pilota su piccoli numeri. «Noi di studi-pilota ne abbiamo fatti due: uno su 75 pazienti a Bologna e Ferrara, uno su 24 persone in cui è stata coinvolta anche New York. La cosa assurda è che noi per realizzare quelle ricerche avevamo chiesto le risorse proprio all’Aism...».

In ogni caso Zamboni va avanti: ha il sostegno della Fondazione Carisbo che ci ha messo 200 mila euro, quello di altre fondazioni, oltre all’aiuto di catene di solidarietà. «E proprio qualche giorno prima di Natale — spiega — l’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha votato all’unanimità un ordine del giorno in cui la Regione garantisce la copertura della sperimentazione, se le altre Regioni coinvolte nello studio si accollano le spese ospedaliere dei pazienti».

Sono 700 le persone già in lista d’attesa per l’intervento. E alcune di loro ieri sul web criticavano la decisione dell’Aism. «È una doccia fredda per tutti coloro che credono a una ricerca pura, non influenzata dalle case farmaceutiche». E ancora: «Da un’analisi preliminare emerge un possibile conflitto d’interessi da parte di alcuni componenti del comitato scientifico dell’Aism: si tratta di una decisione oscurantista non in linea con gli esiti degli studi diagnostici del 2011».

Sclerosi multipla, stop a Zamboni Niente fondi per la nuova cura - Corriere di Bologna
 
Non conosco il tema, per fortuna. Però mi dispiace molto. In caso questa sperimentazione avesse speranze di successo, mi auguro che si trovino in ogni caso i fondi necessari.
 
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