no fusion no parti......e ispettori isvap

charlie munger

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23 maggio 2006

Il dossier Verona-Cattolica rischia lo stop
Emergono dubbi sulle sinergie industriali

I risultati delle prime simulazioni non sarebbero incoraggianti. E dagli investitori arrivano
reazioni fredde.MaCamadini e Fratta Pasini intendono proseguire. Innomedella veronesità

Il progetto di aggregazione tra il Banco popolare di Verona e Novara e la Cattolica Assicurazioni rischia di arenarsi. Secondo quanto Finanza&Mercati ha appreso da fonti vicine al dossier, l'idea di creare un polo bancassicurativo veronese sta incontrando qualche difficoltà a causa delle modeste sinergie industriali finora riscontrate nelle simulazioni elaborate dagli esperti delle due società. Sembra che il rischio di perdere le partnership tra la Cattolica e molte banche locali non sarebbe adeguatamente compensato dall'eventuale incremento dei ricavi derivanti dalla possibilità di cross-selling da parte della nuova entità. A questo si aggiungerebbe, poi, un certo nervosismo per l'ispezione avviata dall'Isvap. L'autorità di vigilanza sulle assicurazioni sta conducendo un'indagine sull'entità delle riserve tecniche del ramo responsabilità civile generale. Né sarebbero mancate osservazioni critiche sulle modalità con cui è stata gestita la campagna acquisti della compagnia guidata dall'amministratore delegato Ezio Paolo Reggia. Infine, la ratio dell'operazione non ha suscitato reazione calorose da parte degli investitori istituzionali della Popolare di Verona. Al contrario, l'ipotesi di aggregazione riscuote il consenso dei grandi soci e soprattutto delle istituzioni locali, oltre che il convinto supporto dei presidenti delle due cooperative. Tanto Carlo Fratta Pasini del Bpvn quanto Giuseppe Camadini della Cattolica puntano a rafforzare il nucleo dei soci veronesi. Quest'ultimo non è un dettaglio da sottovalutare per comprendere le mosse di Fratta Pasini. Dopo l'aggregazione con la Novara, più di un'ipotesi di aggregazione con altre Popolari è morta sul nascere. A Verona non gradivano l'idea di pagare con carta - accettando quindi un'implicita diluizione del capitale e dei soci - mentre le controparti non erano disponibili a una vendita tout court.
 
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