Numeri a parte il vero incubo di Bersani non riguarda il “pre” ma il “post”

ceck78

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Già, Prodi. Numeri a parte, infatti, il vero incubo di Bersani non riguarda il “pre” campagna elettorale ma soprattutto il “post”.

La necessità di allearsi dopo le elezioni con Monti potrebbe infatti mettere la coalizione guidata da Bersani oggettivamente in una condizione simile a quella vissuta in passato dai governi di Prodi.

E alla lunga tenere insieme Monti e Vendola – considerando anche che dal 2014 in Italia scatterà il famoso Fiscal compact (che costringerà il governo a qualcosa come circa 45 miliardi di manovra ogni anno) – rischia di essere più complicato e logorante che tenere insieme quella maggioranza che andava da Mastella a Turigliatto.

Bersani è consapevole del rischio, ed è proprio partendo da questo presupposto che il segretario, per evitare che come ai tempi di Prodi sia la sinistra della coalizione a esercitare la sua golden share sul governo, si augura che il centro riesca a raggiungere un risultato che consenta al Pd e alla lista Monti di avere insieme i numeri per essere in qualche modo autosufficienti da Nichi Vendola (e naturalmente dalla linea Camusso).

Un ragionamento, quello di Bersani, condiviso non soltanto da Walter Veltroni, da Enrico Letta e da Giuseppe Fioroni ma che coincide anche con le preoccupazioni di molti investitori stranieri che negli ultimi tempi hanno offerto al segretario numerose aperture di credito ma che non hanno nascosto comunque di temere uno sbilanciamento a sinistra nella coalizione Bersani-Vendola-Camusso.

“Per quanto ci riguarda – dice al Foglio Fabio Fois, Economista per il Sud Europa di Barclays al Foglio – ci aspettiamo che il prossimo Governo continui sulla strada del rigore e delle riforme strutturali, e siamo anche convinti che, dovesse verificarsi il rischio di impasse politica (quale sarebbe ad esempio la costituzione di un Senato con una maggioranza esile) che la disponibilità di Mario Monti a guidare nuovamente il paese sia la migliore garanzia per i mercati che l’Italia non abbandoni il percorso positivo fin qui intrapreso”.

Tradotto significa che anche per alcuni osservatori del mondo della finanza la presenza in campo di Monti è importante non solo perché Monti potrebbe essere tecnicamente ancora il prossimo presidente del Consiglio ma anche perché la sua lista, se dovesse ottenere un buon risultato, avrebbe la possibilità di controbilanciare il peso della sinistra nella prossima coalizione dei progressistisottraendo così di fatto agli eredi di Turigliatto e Bertinotti il diritto di veto nel prossimo esecutivo.

E dunque, certo, Bersani durante la campagna elettorale potrà continuare a dire che nel prossimo governo il centrosinistra sarà coeso e coerente e non si spaccherà perché si esprimerà “a maggioranza qualificata in caso di dissenso su temi rilevanti”.

Ma dall’altro lato il segretario del Pd non potrà che essere giorno dopo giorno sempre più convinto di un fatto elementare: che un centro forte guidato da Monti più che una minaccia costituisce una garanzia di lunga vita per il suo governo.

E per questo, dunque, nei prossimi giorni, non ci sarà da stupirsi se il Pd cambierà strategia nei confronti del Prof. e passerà da una condanna della discesa in campo “moralmente discutibile” di Monti a una sobria legittimazione del ruolo di Monti come capo dei moderati.

Il tutto, naturalmente, per far passare un messaggio chiaro: che Monti e Bersani sono alternativi, sì, ma sono comunque parte di un’alleanza di fatto contro i populisti alla Berlusconi.

Un messaggio su cui Bersani punta molto e che a giudicare dai toni della conferenza stampa di fine anno non mancherà di essere anche uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Mario Monti.

“Il tema di fondo – dice con un sorriso Enrico Letta al Foglio – è che sempre difficile capire qual è la soglia che differenzia un centro non troppo debole e uno troppo forte; ma di sicuro posso dire che un centro non asfittico aiuta il Pd in termini di allargamento della maggioranza.

E lo aiuta per una ragione precisa: perché un centro non debole che si allea con il Pd ci mette al riparo da possibili ricatti futuri”. E ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti, naturalmente, non è puramente casuale.
Perché un bel pezzo di Pd sogna una lista Monti non debole - [ Il Foglio.it › La giornata ]
 
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