ordine di vendita

  • Ecco la 56° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

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tsahal

Am Israel Chai
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vorrei un parere:
ieri mattina(31 luglio) alle 11.00 sono andato in banca e ho dato ordine di vendita su obbligazioni ericsson 2006 al prezzo di 103,80....durante la giornata ho seguito le quotazioni su tradinglab.....ad un certo punto ho visto passare degli acquisti(cioe eseguite) a 103,90....ho chiamato in banca per la conferma dell'eseguito....mi sono sentito rispondere che non erano passate...alle mie rimostranze facendo constatare le informazioni in mio possesso (cioe gli eseguiti a 103,90) mi hanno risposto che quei prezzi non sono attendibili...
cosa devo fare? io nel dubbio ho stampato le schermate con i passaggi di acquisto a 103,90 e il book in cui appare la prima proposta ask a 103,90 quindi le mie non erano presenti...
mi aiutate gentilmente?grazie
 
ciao

stesso problema ripetutamente accaduto a me ...... e non credo che ci sia molto da fare (oltre a protestare molto etc. e comunque ricordare sempre alla banca quale sia il loro livello di inefficienza )

Il problema delle obbligazioni sta nel fatto che quasi tutte sono trattate in mercati non regolamentati (il MOT è una delle poche eccezioni ma se togli le obbl. bancarie non resta molto)

Sono cioè scambiate tramite intermediari(altre banche etc. tipo Caboto ..) ( è una cosa loschissima strutturata per cosche che si spartiscono il mercato)
e ciascuna banca opera con alcuni di questi e non con altri ( con questa storia ti fregano sempre ) quindi anche le quotazioni che puoi vedere per es. sul sito TLX oppure UBS sono solo indicative
perchè ti dicono sempre che la loro controparte è un'altra.

Insomma . ti fregano sempre e ti raccontano un sacco di fregnacce tipo - non ha fatto il prezzo- il quantitativo è piccolo - si è trattato di una momentanea escursione di prezzo .. posso continuare per un pezzo ( a me lo hanno raccontato per un bond KPN quotato all'Euronext un giorno che ne è stato scanbiato il 15% di tutta l'emissione due punti sotto al mio prezzo)

A dire il vero esiste una norma (che ora non trovo ma che .se non sbaglio avevo reperito proprio su FOL) che """"dovrebbe"""" vincolare o impegnare la banca ad effettuare le operazioni garantendo "il miglior prezzo per il cliente"
In parole povere la banca dovrebbe essere tenuta a cercare la controparte che garantisce il miglior prezzo....
Se lo trovo te lo posto sperando che tu lo possa usare almeno per rompergli un poco i marr.....

A me vien da ridere di queste norme.. ( non gli succede nulla con Cirio....)

Mi permetto solo ,in casi simili , di non passargli subito l'ordine se possibile ma di chiedergli PRIMA quanto fa il bond che vuoi trattare sia in denaro che in lettera - cioè NON fargli capire se vuoi vendere o comprare e poi passa l'ordine se è vicino - Non lo posso dimostrare ma sono convinto che spesso la banca ci fa la cresta

bye
 
Trovato !

Da: Rivista di diritto bancario Ottobre 2002 (che ridere )

www.dirittobancario.it



Il servizio di negoziazione e le modalità di esecuzione degli ordini: in particolare il principio della priorità e la best execution rule , di Filippo Sartori (*)

(*) docente incaricato di diritto degli intermediari finanziari, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Trento



Principio cardine in tema di esecuzione degli ordini nell’ambito del servizio di negoziazione è il principio in base al quale gli ordini ricevuti devono essere eseguiti rispettando la priorità di tempo nella loro ricezione. Si tratta di una regola celebrata all’art. 32, comma 1 del Regolamento Consob n. 11522/98, e già prevista all’art. 12, comma 1 della legge n. 1/91.
Tale disposizione, che specifica il contenuto della diligenza nell’ambito del servizio di negoziazione, è posta a presidio della tutela del risparmiatore e dell’integrità del mercato. Infatti, solo dando rilievo all’elemento temporale, ovvero al susseguirsi cronologico degli ordini, si può assicurare la parità di trattamento dei clienti e, di conseguenza, l’efficiente funzionamento del mercato.
La regola richiamata deve essere interpretata alla luce delle concrete modalità tecniche che vengono utilizzate dagli intermediari finanziari per eseguire gli ordini della clientela. Come noto, infatti, dopo il tramonto della borsa delle grida, gli operatori finanziari utilizzano canali di raccolta telematici, sicché risulta più agevole far fronte alle richieste della clientela nel rispetto degli obblighi relativi alla sequenza temporale del ricevimento degli ordini e, si intende, di tempestività nella trasmissione degli stessi.
Il principio del rispetto cronologico di ricevimento degli ordini è dunque intimamente connesso alla regola di cui all’art. 26, comma 1, lett. d) del regolamento n. 11522/98 in base alla quale “gli intermediari autorizzati (…) eseguono con tempestività le disposizioni loro impartite dagli investitori” . Si aggiunga che dal principio in esame discendono una serie di regole quali l’obbligo della registrazione cronologica degli ordini in forma elettronica – c.d. principio della timely and fair allocation.
Sebbene la regola secondo la quale gli intermediari hanno l’obbligo di eseguire gli ordini in modo rispettoso della priorità di tempo nella loro ricezione sia di agevole applicazione alle negoziazioni che si svolgono mediante reti telematiche, l’affermarsi del trading on line e della prassi di alcuni operatori finanziari di fornire il servizio di interconnessione sul mercato (host di borsa) ad altri intermediari ha creato, almeno inizialmente, alcuni problemi tecnici. Infatti, l’esigenza di far fronte alle richieste della clientela nel rispetto degli obblighi di tempestività e cronologicità mal si concilia con la presenza di numerosi canali di raccolta. Sul punto è intervenuta la Consob stabilendo che per assolvere all’obbligazione de qua tutti gli ordini inoltrati (da un intermediario che si avvale del servizio, dalle succursali, dal canale telematico etc.) a un operatore, per la relativa esecuzione sul mercato, devono essere convogliati su un unico “concentratore”, senza alcuna distinzione dei c.d. canali di provenienza e, in seguito, ripartiti tra le diverse interconnessioni possedute dallo stesso operatore (ad esempio, l’interconnessione con il mercato azionario; l’interconnessione con il mercato obbligazionario o dei covered warrant, etc.) secondo il principio del rispetto dell’ordine cronologico di ricezione.
Invero, l’architettura telematica suggerita dalla Commissione ha risolto solo in parte la tensione tra il rispetto delle obbligazioni in esame e l’esigenza di celerità e di tempestività di esecuzione degli ordini. In particolare, quest’esigenza è sentita nell’ambito del servizio di negoziazione via internet. Per rendere, infatti, competitivo un sistema di trading on line è necessario assicurare agli utenti la possibilità di dare esecuzione agli ordini impartiti in pochi secondi. Come è agevole comprendere, l’impostazione della Commissione che impone agli intermediari finanziari di non differenziare tra i diversi canali di provenienza per evitare di pregiudicare il principio in esame comporta un inevitabile rallentamento delle transazioni in rete. Di tal guisa, molti intermediari, che offrono servizi di trading on line, per garantire servizi altamente competitivi hanno “aggirato” l’interpretazione autentica della Consob, istituendo intermediari finanziari ad hoc per la fornitura di servizi di investimento on line dotati di interconnessioni autonome rispetto ai canali tradizionali.
Ciò posto, si deve almeno ricordare che nell’ambito del servizio di negoziazione l’intermediario può sempre rifiutare di dare esecuzione ad un ordine, purché il rifiuto venga prontamente comunicato all’investitore. Tale regola, prevista all’art. 32, comma 2 del Regolamento n. 11522/98, è strettamente connessa alla c.d. suitability rule, e si traduce in un vero e proprio obbligo che grava l’intermediario nel momento in cui l’ordine dato dal cliente non è adeguato per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione.
Inoltre, nel servizio di negoziazione per conto proprio gli intermediari, all’atto della ricezione dell’ordine, devono comunicare il prezzo al quale sono disposti a comprare o vendere gli strumenti oggetto dell’ordine, e devono eseguire l’operazione consensualmente all’assenso dell’investitore (art. 32, comma 5 dello stesso Regolamento). Naturalmente, giacché l’intermediario agisce in qualità di dealer, sul prezzo pattuito non può essere applicata alcuna commissione; il dealer infatti lucra sugli spreads applicati, ovvero sulla differenza tra il prezzo a cui è disposto a vendere e il prezzo a cui è disposto a comprare, “che devono remunerare, oltre ai costi diretti relativi alle transazioni, il rischio di mercato insito nelle posizioni assunte (…)” .
Diversamente nel servizio di negoziazione per conto terzi, fatto salvo il diritto alle commissioni e alle spese sostenute, il prezzo praticato al cliente è solo quello ricevuto o pagato dall’intermediario (art. 32, comma 6). Quando infatti l’intermediario agisce in qualità di broker “è corretto commisurare la remunerazione per il servizio prestato in ragione di una percentuale commissionale da applicarsi sul prezzo pagato o corrisposto per il titolo oggetto della negoziazione” .
Benché le regole richiamate siano particolarmente rilevanti, la disciplina sulle modalità di esecuzione degli ordini ruota principalmente intorno alla nota regola della best execution, in base alla quale l’intermediario ha l’obbligo di compiere ogni ragionevole sforzo affinché l’esecuzione avvenga alle migliori condizioni disponibili sul mercato.
La best execution rule sebbene non specificamente prevista a livello legislativo può essere facilmente ricavata dai principi generali, ed in particolare dal criterio della diligenza-professionalità, e dall’obbligo più specifico che impone all’intermediario di comportarsi nell’interesse del cliente. Peraltro, la regola in esame trova specificazione all’art. 32, comma 3 del regolamento Consob n. 11522/98. La disposizione richiamato stabilisce che “(…) gli intermediari autorizzati eseguono in conto proprio o in conto terzi le negoziazioni alle migliori condizioni possibili con riferimento al momento, alle dimensioni e alla natura delle operazioni stesse”. Inoltre, prosegue la norma, “nell'individuare le migliori condizioni possibili si ha riguardo ai prezzi pagati o ricevuti e agli altri oneri sostenuti direttamente o indirettamente dall'investitore”.
Da un’interpretazione letterale della disposizione richiamata sembrerebbe che le “migliori condizioni” si riferiscano esclusivamente al prezzo pagato dal cliente all’intermediario . Invero, come già la dottrina più attenta aveva sottolineato nel regime vigente la legge Sim, l'ambito d'operatività della best execution rule si estende a tutte le "migliori condizioni" di esecuzione delle operazioni e non si esaurisce nel solo elemento del prezzo o delle spese che il cliente sostiene. Ne consegue che gli intermediari finanziari sono gravati da altri e più stringenti doveri che impongono agli stessi operatori di valutare elementi più complessi quali l'affidabilità della controparte, la velocità e la certezza dell'operazione, eventuali vantaggi che il cliente potrà trarre da future operazioni etc.
In altri termini, la verifica della diligenza dell'intermediario passa attraverso una valutazione globale della qualità dell'operazione e non viene limitata dal riferimento ovvio ma insufficiente del prezzo che l'intermediario spunti.
A tale conclusione l’interprete deve giunger (anche) sulla base di una valutazione comparativa con altre esperienze giuridiche, nel cui ambito la regola in questione è stata creata. In particolare, ci si riferisce al sistema angloamericano. Ad esempio, negli Stati Uniti,
la SEC ha chiarito che oltre a valutare l'elemento prezzo, i broker-dealers devono considerare almeno altri sei fattori quali: “(1) The size of the order; (2) the speed of the execution available on competiting markets; (3) the trading characteristics of the security; (4) the availability of accurate information comparing markets and the technology to process such data; (5) the availability of access to competing markets; and (6) the cost of such acees . L'elencazione suddetta non è esaustiva, tuttavia è sufficiente per comprendere l'ampiezza dell'operatività d’oltre atlantico della dottrina in esame.
Anche a livello europeo, nel silenzio della Direttiva n. 93/22/CEE, il documento CESR si sofferma analiticamente sul punto, evidenziando l’importanza di valutare molteplici fattori, oltre, si intende, al prezzo pagato dal cliente, per considerare rispettata la regola in questione. Così, lo standard comportamentale n. 102 dispone che: “An investment firm must take all care to obtain the best possible result for the customer with reference to price, costs born by the customer, size, nature of the transactions, time reception of order, speed and likelihood of execution and trading venue taking into account the state of the relevant market(s)”. Inoltre, prosegue la disposizione, “The relevant market(s) shall be deemed to be the market(s) offering the most favourable trading conditions also in terms of transparency, liquidity and clearing and settlement arrangements in connection with the envisaged transaction. If the settlement in connection with the envisaged transaction. If the investment firm executes in another trading venue, it must be able to demonstrate to the customer that this was done in accordance with his best interest”.
Come è stato fatto notare dalla più qualificata dottrina, tale impostazione ha il duplice effetto di incrementare il dovere diligenza e di attenuarlo allo stesso tempo. Infatti, da una parte la valutazione dell'intermediario non è limitata (d)al prezzo dell'operazione ma si estende ad altri profili di più complessa e delicata valutazione, dall'altra l'obbligo di spuntare il miglior prezzo viene attenuato in quanto l’intermediario è esente da responsabilità se l'esecuzione dell'operazione ad un prezzo meno favorevole è giustificata da altri elementi, quali ad esempio l'affidabilità della controparte.
Come noto, la regola della best execution oltre a specificare il concetto di diligenza professionale serve un interesse politico molto preciso di cui se ne deve, almeno per brevi cenni, dare atto. Si tratta dell’obiettivo di mantenere nel nostro ordinamento giuridico il principio della concentrazione delle operazioni nei mercati regolamentati, ovvero di assicurare, per quanto possibile, un regime protezionistico al nostro mercato finanziario.
Per comprendere appieno quanto suddetto conviene muovere dalla legge n. 1/91. Nel vigore di tale normativa, per porre fine alla prassi del c.d. “fuori borsa”, che cozzava con le esigenze di trasparenza ed efficienza informativa della Borsa Valori, era stato previsto che le società di intermediazione mobiliare dovessero eseguire “le negoziazioni di valori mobiliari trattati nei mercati regolamentati esclusivamente in detti mercati (…)” (art. 11, comma 1). Sicché gli intermediari erano pressoché obbligati ad eseguire le negoziazioni dei valori mobiliari nei mercati ufficiali.
A partire dalla Direttiva n. 93/22/CEE per assicurare la liberalizzazione dei mercati il principio della concentrazione diviene, almeno sulla carta, l’eccezione (o meglio una facoltà degli Stati membri) e, di contro, il principio della libertà degli scambi la regola.
Come è stato fatto notare da più autori, il legislatore comunitario non ha preso una posizione chiara sul punto, e ciò a causa delle diverse posizioni assunte dagli Stati membri. Il dibattito vedeva, infatti, contrapposti alcuni Stati che sostenevano l’opportunità della concentrazione, in quanto strumento essenziale per garantire l’efficienza informativa dei prezzi e il buon funzionamento dello stesso mercato. Ed altri che ritenevano, invece, che l’integrità dei mercati regolamentati non potesse essere assicurata da un intervento autoritativo del legislatore, ma dovesse essere la naturale conseguenza della capacità dell’impresa-mercato di attrarre gli intermediari, incrementando la propria efficienza.
Invero, dietro questa retorica si celavano delle ragioni politiche diverse. Alcuni Stati con mercati (più) deboli, come l’Italia, vedevano nella concentrazione un utile strumento protezionistico contro l’inevitabile imporsi di mercati più forti ed efficienti. Di contro, altri Stati, come Il Regno Unito, consideravano la concentrazione un ostacolo all’ineluttabile affermarsi dei propri mercati all’interno dell’Unione. Da qui la soluzione di compromesso adottata dal legislatore comunitario e fatta propria dal legislatore italiano, prima con il Decreto Eurosim, poi con il Testo Unico della Finanza, che conferisce alla Consob la “facoltà” di introdurre l’obbligo di concentrazione (art. 25).
La Commissione, quindi, avvalendosi della facoltà riconosciutale introduce un obbligo generale di eseguire o far eseguire “(…) le negoziazioni di strumenti finanziari, diversi dai contratti a premio e da ogni altro strumento finanziario derivato, esclusivamente nei mercati regolamentati” (…) . In altri termini, il principio della concentrazione da mera facoltà-eccezione (ri)diviene regola generale; ed in quanto regola, naturalmente, viene sottoposta a determinate eccezioni.
In particolare, salvo i casi di inapplicabilità (esclusione) dell’obbligo di negoziazione dei mercati regolamentati indicati dall’art. 9 del regolamento Consob n. 11768/98 , tali negoziazioni possono essere eseguite al di fuori di detti mercati a condizione che a) vi sia la preventiva autorizzazione del cliente, e b) che l’esecuzione delle negoziazioni al di fuori dei mercati regolamentati consenta di realizzare un miglior prezzo per il cliente.
Quest’ultima disposizione, quindi, riafferma, se pur appuntandosi esclusivamente e ingiustificatamente sul profilo del prezzo, la regola della best execution. Peraltro, si tratta dell’unica ipotesi in cui la regola sembrerebbe trovare applicazione, se si considera che l’art. 32, comma 4 del regolamento n. 11522/98 dispone che l’obbligo di eseguire le negoziazioni alle migliori condizioni possibili con riferimento al momento, alle dimensioni e alla natura delle operazioni stesse (avendo riguardo ai prezzi pagati o ricevuti e agli altri oneri sostenuti direttamente o indirettamente dall'investitore) si considera soddisfatto “nel caso in cui la negoziazione sia eseguita a) durante l'orario ufficiale di negoziazione, come definito dal regolamento previsto dall'articolo 25, comma 2, del Testo Unico, in un mercato regolamentato; b) al di fuori dell'orario ufficiale di negoziazione, come definito dal regolamento previsto dall'articolo 25, comma 2, del Testo Unico, in un mercato regolamentato o in un sistema di scambi organizzati”.
Ciò posto appare più chiaro quando detto in premessa; ovvero la regola della best execution finisce “per essere più una norma che rafforza la concentrazione delle operazioni sui mercati ufficiali, piuttosto che una norma che va a qualificare in concreto la diligenza richiesta all’intermediario negoziatore”. In altri termini, la Consob per agevolare le negoziazioni sui mercati regolamentati grava gli intermediari che operano over the counter di un dovere di diligenza più stringente, rispetto all’ipotesi in cui gli stessi intermediari operino in un mercato regolamento. E ciò in quanto, per l’appunto, qualora la negoziazione sia eseguita in un mercato regolamentato, la regola della best execution si deve ritenere soddisfatta.
Come è stato fatto notare dalla Commissione , solo durante gli orari di apertura dei mercati regolamentati è possibile identificare il prezzo di quotazione attuale cui commisurare quello al quale l'intermediario intenda negoziare fuori mercato e così stabilire se si tratti o meno di un "miglior prezzo"; in guisa che le negoziazioni eseguite in orari in cui nessuno dei mercati regolamentati sia aperto, la regola della best execution (rectius della price improvement opportunity) non appare applicabile e la negoziazione fuori mercato deve ritenersi consentita nel rispetto del solo requisito consistente nell'autorizzazione specifica del cliente. In verità, la stessa Commissione ha, saggiamente, ricordato che “gli intermediari i quali eseguono operazioni al di fuori dei mercati regolamentati sono pur sempre tenuti all'obbligo di diligenza nella cura degli interessi del cliente (…) e, più in particolare, all'obbligo di eseguire le negoziazioni alle migliori condizioni possibili in relazione al momento, alla natura e alle dimensioni delle operazioni (…). Ragion per cui, operando fuori mercato, l'intermediario dovrà comunque tener conto di tutti gli elementi che possano concorrere ad identificare il prezzo di negoziazione più vantaggioso per il cliente: ivi compreso, ove significativo, l'ultimo prezzo di chiusura fatto registrare sui mercati regolamentati, oppure, ove conosciuto, l'andamento del prezzo dei medesimi strumenti finanziari sui mercati, diversi da quelli iscritti nell'elenco dei mercati regolamentati (…), in quel momento aperti in altri paesi”.
In conclusione, è doveroso interrogarsi circa l’opportunità di continuare ad applicare la regola della best execution, come sinteticamente descritta, anche nell’ambito dei mercati regolamentati, e ciò a prescindere dall’art. 32, comma 4 del regolamento n. 11522/98; a parere di chi scrive, e come messo in luce da più autorevole dottrina, la regola in oggetto costituisce specificazione del più generico obbligo di diligenza nella cura degli interessi del cliente (art. 21, comma 1, lett. a) del TUF). Sicché, non sembra sufficiente una disposizione regolamentare per disapplicare, almeno a tutto campo, un principio celebrato a livello legislativo e consolidato in dottrina e in giurisprudenza. Assunto, infatti, che il concetto di diligenza-professionalità si traduce nell’ambito della prestazione del servizio di negoziazione di strumenti finanziari (anche) nell’obbligo di operare al fine di realizzare le “migliori condizioni” per il cliente, appare legittimo attendersi dall’intermediario professionale, posto di fronte a diverse alternative nell’esecuzione dell’ordine, la scelta migliore per il cliente, attraverso una preventiva valutazione comparativa dell’esecuzione dell’operazione sui diversi mercati (regolamentati e/o regolamentati e non).
Se così è, l’intermediario è diligente nel momento in cui esegue l’operazione per conto del cliente sul mercato che offre le condizioni migliori avendo riguardo a tutti i fattori rilevanti quali, come si è detto a titolo meramente esemplificativo, l'affidabilità della controparte, la velocità e la certezza dell'operazione, i vantaggi che il cliente potrà trarre da future operazioni e, naturalmente, il prezzo pagato o ricevuto e agli altri oneri sostenuti direttamente o indirettamente dall'investitore. Diversamente, l’intermediario è negligente e responsabile dell’eventuale perdita subita dall’investitore.



Giova ricordare che la regola della best execution trova applicazione anche nell’ambito del servizio di gestione di portafoglio di investimento su base individuale. E ciò sia sulla base dei principi generali sia per espresso riferimento normativo (cfr. l’art. 43, comma 4 del Regolamento Consob n. 11522/98).


Pesta , pesta....pestiamo ... pestiamo.. propongo di tenerlo "uppato " - Magari lo legge qualcuno in più e qualcuno in meno sarà predisposto a passare per pollo !!

bye
 
Ultima modifica:
grazie...se possibile upparlo per raccogliere altre testimonianze...;)
 
Scritto da tsahal
vorrei un parere:
ieri mattina(31 luglio) alle 11.00 sono andato in banca e ho dato ordine di vendita su obbligazioni ericsson 2006 al prezzo di 103,80....durante la giornata ho seguito le quotazioni su tradinglab.....ad un certo punto ho visto passare degli acquisti(cioe eseguite) a 103,90....ho chiamato in banca per la conferma dell'eseguito....mi sono sentito rispondere che non erano passate...alle mie rimostranze facendo constatare le informazioni in mio possesso (cioe gli eseguiti a 103,90) mi hanno risposto che quei prezzi non sono attendibili...
cosa devo fare? io nel dubbio ho stampato le schermate con i passaggi di acquisto a 103,90 e il book in cui appare la prima proposta ask a 103,90 quindi le mie non erano presenti...
mi aiutate gentilmente?grazie

Su che mercato hai chiesto venissero messe in vendita??
La tua banca le ha messe su quel mercato??
Oppure non e' ke per qualche recondito (ma regolare motivo)
il tuo ordine sia stato revocato???
Se non e' successo niente riconducibile a quanto sopra detto
puoi sempre richiedere alla borsa copia degli scambi
e con quelli andare in banca ed avere maggiori delucidazioni

ciao
 
La vendita era da eseguirsi solo ed esclusivamente al TLX?
 
ogni banca ha il suo sistema di scambi organizzati...il fatto che
su tlx quel giorno abbiano toccato un prezzo non vuol dire che
la tua banca l'abbia poututo fare allo stesso prezzo...


Praticamente è il market maker che determina il prezzo...
tlx in quel momento offriva quel prezzo e il SSO della tua banca no!


ciao
 
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