Pd, le nuove correnti del partito

ceck78

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Giovani Turchi? Addio. Dalemiani? Preistorici. Le nuove anime dem sono 2.0. Dai catoblepisti di Barca ai fighetti alla Renzi. Passando per i governisti di Epifani ai dissidenti alla Civati. Ecco gli identikit.

Fighetti, indignados, catoblepici e occupy. Professionisti della dissidenza e governisti a tutti i costi. Archiviati i tempi di Giovani Turchi e dalemiani, bersaniani e bindiani, veltroniani-fioroniani-lettiani, un nuovo correntismo s'avanza nel Pd. Tweet dopo tweet.

I FIGHETTI. Il fighetto dem è categoria di ultima generazione. Letta l'ha buttata lì: «Basta fare i fighetti, cercare l’applauso individuale con un tweet o su Facebook non basta più».
Ma in verità, prima del premier purosangue dem, era stato il leghista Roberto Maroni a tacciare di fighettismo un noto leader del Pd. Era il 19 maggio, via Twitter: «'Sbagliato parlare di rottamazione'. Renzi ci ripensa: patetico, ora che è stato rottamato lui e la sua politica da fighetti».
Il fighetto è spigliato, battutista, alfabeta digitale, animale da talk show. Critica il governo e le larghe intese, ammicca online alla dissidenza, prende le distanze come e quando può.
Renzi, per i colonnelli del Pd preoccupati dalla sua ascesa, risponde all'identikit. Con lui pure la governatrice del Friuli Venezia Giulia Deborah Serracchiani.

L'ALA DISSIDENTE. Poi ci sono Giuseppe Civati, leader della dissidenza sinistra al sinistro Pd, uno dei pochi a non aver votato la fiducia al governo Letta, Laura Puppato e Felice Casson, dichiaratori professionisti di dissidenza. E infine Matteo Orfini, che non è propriamente un esperto di cose digitali né un presenzialista online, ma nelle direzioni nessuno dissente come dissente lui.

GLI INDIGNADOS. Seguono a stretto tweet gli indignados del Pd. Sono quelli che hanno votato la fiducia al governo Letta ma non perdono occasione per indignarsi per la scabrosa alleanza con Berlusconi, scritta sul cadavere (politico) di Romano Prodi.
Quelli che dicono cose del tipo: «Mi sembra che si voglia fare una pulizia etnica nei nostri confronti». La paternità della dichiarazione va a Sandro Gozi, prodiano di ferro, imbufalito per la «lottizzazione» delle nomine che lo aveva escluso dalla presidenza della commissione Affari europei cui aspirava.
Indignada in servizio permanente è anche la collega prodiana Sandra Zampa, che ancora, in uno sforzo triste solitario y final, è alla ricerca dei 101 traditori che affossarono il Professore al Quirinale.
Ma indignado è pure il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che non siede in parlamento ma non perde occasione per sparare contro il suo partito.

GLI #OCCUPY. Più giù degli indignandos, tra la «gggente» e «sui territori», ci sono gli occupy: ignoti ai più ma presentissimi nella Twitter sfera, hanno occupato più volte le sedi del partito per protestare contro l'allenza con il malefico Caimano.

I CATOBLEPISTI. A destra di indignados e occupy, ci sono i catoblepisti, i fologorati sulla via di Damasco dall'ex ministro Fabrizio Barca, ora militante (militante?) del Pd. I catoblepisti leggono volentieri documenti da 140 mila pagine e puntano a cambiare il Pd con la mobilitazione cognitiva. Niente Facebook, fa troppo Dc. Solo Twitter.

I GOVERNISTI. Infine ci sono i governisti a tutti i costi. Letta - va da sé - Epifani, Franceschini e di recente anche Bersani pur di non darla vinta a Renzi e in attesa che trovi un candidato per la sua corrente al congresso. Esemplare di governista senza se e senza ma è Francesco Boccia, blindatore di grandi alleanze anche a costo di definire «elicotteri» gli F35, e gli Speranza sempre pronti a bacchettare i tweet di lotta e di governo e ad assicurare che no, il Pdl bluffa, questo «Pdl non ci piace», non «può continuare così», ma «il governo non rischia».

Domenica, 28 Luglio 2013

Pd, le nuove correnti del partito - POLITICA

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massimo84

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alle elezioni però tutti assieme mi raccomando
la poltrone non deve sfuggire
si litiga sempre dopo.