Petrolio di record in record - allarme bollette

_maramau_

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Agenzia: PMF
Data: 25.04.2006-10.07
Tipo: SCB
Oggetto: Petrolio: Iran pronto ad aprire a investimenti esteri (DJ)
DOHA (MF-DJ)--L'Iran guarda con favore all'apertura del proprio mercato
energetico agli investitori esteri.

Il ministro del Petrolio iraniano, Vaziri Hamaneh, ha spiegato che
intende rivedere le regole restrittive in base alle quali compagnie
petrolifere straniere possono investire nel Paese asiatico e sviluppare le
imponenti risorse energetiche. Nella sua prima intervista dalla sua nomina
alla guida del Ministero del Petrolio, a dicembre, Vaziri ha spiegato alla
Dow Jones Newswires che la minaccia di sanzioni economiche per le
ambizioni nucleari non terranno gli investitori lontani dall'Iran, ma
potrebbero tuttavia avere pesanti implicazioni per la sicurezza delle
forniture energetiche.

Le societa' estere criticano le restrizioni legislative agli
investimenti in Iran e si sono preoccupate ancora di piu' dopo la nomina
del presidente Ahmadinejad perche' temono che con la sua politica possa
favorire le societa' nazionali. ''Le multinazionali straniere hanno grande
esperienza e per questo dobbiamo trovare un modo per lavorare insieme'' ha
affermato Vaziri, spiegando che l'Iran ''incoraggera' gli stranieri a
entrare nei nostri progetti''. Colossi petroliferi del calibro di Royal
Dutch Shell, Total ed Eni hanno gia' una forte presenza in Iran, mentre
societa' asiatiche come la giapponese Inpex guardano con attenzione alle
abbondanti risorse del Paese.
red/ren
(segue)


MF-DJ NEWS
2510:06 apr 200
 
grafico....
 

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Agenzia: PMF
Data: 25.04.2006-10.51
Tipo: SCB
Oggetto: Petrolio: Iran pronto ad aprire a investimenti esteri -2-
Kazem Vaziri Hamaneh ritiene che la minaccia di sanzioni all'Iran possa
cambiare completamente lo scenario internazionale. ''Se le voci su sanzioni
sono semplicemente retoriche, possono giusto aumentare il prezzo del
petrolio - spiega il ministro del Petrolio - ma se venissero applicate,
costituirebbero una grande preoccupazione per tutti i produttori, che
capirebbero quanto in realta' siano vulnerabili''.

Gli investitori esteri puntano ad accordi sulla produzione che
consentirebbero di rilevare quote azionarie nei giacimenti e nei progetti,
ma questi accordi hanno suscitato forti critiche in Iran. ''Dobbiamo tenere
in considerazione che c'e' ancora una certa opposizione nel Paese'' ha
affermato Vaziri, spiegando che le frange estreme in Parlamento si
oppongono strenuamente al coinvolgimento di stranieri nel settore
energetico. Negli ultimi giorni, i media iraniani hanno affermato che il
coinvolgimenti di alcuni gruppi, come la tedesca Linde, la francese
Technip e la coreana Hyundai, nel settore petrolchimico potrebbe essere
minacciato a favore delle societa' locali.

L'Iran ha il 12% delle riserve petrolifere globali e, dopo la Russia, le
maggiori riserve di gas al mondo, ma ha bisogno di investimenti esteri per
circa 50 mld di dollari nei prossimi 10 anni per raggiungere i target di
produzione di energia. Vaziri ha spiegato che realisticamente l'Iran e' in
grado di incrementare la sua produzione di circa 500.000 barili al giorno
nei prossimi quattro anni, sotto le attuali previsioni. Il secondo
produttore Opec, infatti, ha attualmente una capacita' produttiva di circa
4,1 mln di barili al giorno e il predecessore di Vaziri stimava che i 5
mln di barili potessero essere raggiunti entro la fine del decennio.

''Il declino naturale della nostra produzione di greggio e' annualmente
tra il 6% e il 7% - spiega Vaziri alla Dow Jones Newswires - per
raggiungere 5 mln di barili al giorno, dobbiamo invertire immediatamente
la tendenza, e lo possiamo fare, ma devo ammettere che 4,6 mln e' un
target piu' realistico''.
red/ren
(fine)


MF-DJ NEWS
2510:49 apr 200
 
almeno per ora la corsa si è fermata
 

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PETROLIO: SCENDE CON PAROLE BUSH, MA RESTA TIMORE IRAN/ANSA
(ANSA) - ROMA, 25 apr - Le parole pronunciate dal presidente Usa George W. Bush frenano le quotazioni petrolifere, che scendono sotto la soglia dei 73 dollari, archiviando la seduta londinese in calo di 7 cents a 72,93 dollari al barile, e quella newyorkese dello 0,6% a 72,90. Ma non durerà a lungo, almeno secondo gli analisti, secondo i quali il discorso del presidente non avrà un effetto prolungato: dall'Iran continuano infatti a giungere messaggi che lasciano intendere il possibile utilizzo dell'arma del greggio in caso di sanzioni. E a questo si aggiunge l'evacuazione parziale decisa oggi da Exxon di terminale petrolifero in Nigeria per paura di nuovi attacchi. La ricetta proposta da Bush per calmierare i prezzi della benzina negli Usa è solo "una brillante mossa politica: la sospensione dei rifornimenti alle riserve strategiche nazionali, infatti, non porterà nessuna differenza in termini di prezzo della benzina visto che le riserve sono quasi piene", afferma un analista, ricordando che le riserve statunitensi erano a quota 700 milioni di barili prima degli uragani Katrina e Rita, che hanno costretto l'amministrazione di Washington ad intaccarle. Ad oggi le riserve sono inferiori di 13 milioni di barili rispetto al periodo immediatamente precedente agli uragani. "L'annuncio dello stop di rifornimenti alle scorte è senza senso, perché sono piene al 98%", sottolinea James Ritterbusch, presidente della Ritterbush & Associates. Sulle quotazioni - spiegano gli analisti - resta la minaccia iraniana, che rischia di far impennare il prezzo del greggio fino a nuovi record. Ad agitare il mercato è infatti il timore che l'Iran decida di usare il greggio come arma di difesa, rallentando le proprie esportazioni, se l'Onu dovesse imporre delle sanzioni. Inoltre il mercato reputa non rassicuranti le affermazioni dell'ayatollah Ali Khameini, secondo il quale Teheran è pronto a condividere il proprio know how sul nucleare con altri Paesi. Proprio le tensioni fra Occidente ed Iran hanno consentito nei giorni scorsi al greggio di mettere a segno nuovi record storici sia a Londra che a New York. Al fronte iraniano si aggiunge poi, alimentando le preoccupazioni del mercato, l'acuirsi degli scontri in Nigeria, dove gli attacchi ad impianti petroliferi si moltiplicano. Proprio oggi la Exxon, per paura di un agguato, ha deciso di far evacuare parzialmente una delle sue installazioni nel Paese. (ANSA).
 
USA: flettono le scorte strategiche di petrolio nell'ultima settimana

Il Dipartimento per l'Energia statunitense ha rilasciato il consueto aggiornamento settimanale relativo al livello delle scorte strategiche di greggio. Le scorte di petrolio scendono di 200 mila barili a quota 345 mln di barili.
Flettono anche le scorte di benzine -1,9 mln di barili, mentre quelle di distillati salgono di circa 1 mln di barili.
 

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Petrolio scende sotto i 72 dollari al barile al Nymex

Prosegue il raffreddamento del prezzo del greggio il cui future scende di circa 20 cents rispetto al close della vigilia in area 71.70 dollari al barile al New York Mercantile Exchange. Flessione anche per il Brent crude scadenza giugno che scambia in area 72 dollari.
 
Petrolio in calo a 71 dollari al mercato di New York
(ANSA) - ROMA, 27 APR - Nuovi rincari per i prezzi dei carburanti con la benzina che, nei distributori della Erg, va sopra quota 1,364 euro al litro. Vale a dire oltre 2.640 lire del vecchio conio mentre il gasolio vola a 1,234 euro, a un passo dal record storico di 1,235 toccato il 5 ottobre 2005. La compagnia ha infatti annunciato da domani un rincaro di 0,015 euro al litro che portera' la verde a 1,364 euro al litro. Intanto il petrolio apre in calo dell'1,1% a 71,15 dollari al barile a New York.
 

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Chevron: gli utili crescono del 49%
I ricavi del colosso petrolifero in crescita del 31%
(ANSA)-ROMA, 28 APR- Il gruppo petrolifero Usa Chevron, 2/o al mondo nel comparto dopo Exxon Mobil, nel primo trimestre ha avuto utili netti per 4 mld di dollari. La cifra significa 1,8 dollari per azione, in crescita del 49% rispetto ai 2,68 miliardi (1,28 dollari) del pari periodo dell' esercizio precedente. Al tempo stesso i ricavi sono saliti del 31% a 54,6 miliardi di dollari.
 
fi go questo tu 3d personaleeeeeeeeeeeeee!!! :D:D:D:D :p :p :p

saluti
 
Agenzia: PMF Data: 28.04.2006-16.58 Tipo: POLITICA

Oggetto: Iran: per Elbaradei non ha adempiuto obblighi richiesti da Onu

VIENNA (MF-DJ)--L'Iran ha con successo arricchito l'uranio e continua a
farlo non ottemperando alle richieste del Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite.

Lo apprende la Dow Jones Newswires dal rapporto che il direttore
dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, Mohamed Elbaradei, ha
preparato in conformita' a quanto richiesto dall'istituzione
internazionale dal quale si evince anche che la questione sulla possibile
fabbricazione di armi nucleari da parte dell'Iran non e' risolta.
red/est/zav
(fine)


MF-DJ NEWS
2816:56 apr 200
 

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Kenya-Cina: accordo petrolifero
Nell'ambito della visita a Nairobi del presidente Hu Jintao
(ANSA) - NAIROBI, 28 APR - Un'intesa per la concessione alla Cina di operare una serie di prospezioni petrolifere in Kenya e' stato raggiunto oggi. Non sono stati diffusi particolari sull'accordo, concluso nel corso della visita a Nairobi del presidente cinese Hu Jintao, ma si ritiene che le operazioni si svolgeranno al largo della costa keniana, poco a nord di Mombasa. Intese sono state anche siglate per rafforzare la cooperazione nei settori di agricoltura, energia, medicina e tecnologia.
 
per maramau visto l'esperienza che hai nel settore cosa ne pensi di sars ,raccoglie troppi consensi ,è un affare come dicono tutti nel breve eni si riprende
 
Col petrolio a 100$,
inflazione europea al 3,5%

Gli analisti di Goldman Sachs delineano le possibili conseguenze che un'impennata del prezzo del greggio fino a 100 dollari al barile avrebbe su Eurolandia. Nel biennio 2006-2007, il Pil lascerebbe sul terreno l'1% di crescita.
Se la Cina rallenta frena anche il petrolio



MILANO. Il Pil lascerebbe sul terreno l’1% di crescita in due anni, mentre il tasso di inflazione potrebbe tranquillamente toccare picchi del 3,5% verso fine anno. Sono queste le conseguenze principali che avrebbe sull’economia di Eurolandia un’ipotetica impennata del prezzo del greggio fino a 100 dollari al barile. Lo scenario è stato ricostruito dagli esperti di Goldman Sachs, nell’ipotesi in cui il prezzo del greggio raggiungesse questi livelli già la prossima estate.
Ma partiamo dagli effetti sulla crescita. Secondo gli esperti della banca d’affari americana gli effetti più significativi si farebbero sentire quest’anno, quando è previsto che il Pil salirà del 2,4%. Con un prezzo del greggio a 100 dollari – dicono - non si arriverebbe neppure al 2% (- 0,5% a +1,9% per la precisione). Un po’ meno forte sarebbe l’impatto sull’anno prossimo, quando l’impennata del petrolio toglierebbe

alla crescita uno 0,4%. Considerato però che nel 2007, gli analisti mettono in conto una crescita dell’1,7% si arriverebbe così ad un risicato +1,3%.
Significativi anche gli effetti sul tasso di inflazione. Goldman Sachs stima che il greggio a 100 dollari al barile porterebbe un incremento medio del tasso di inflazione per il biennio 2006-2007 dello 0,75% (le stime al momento sono per un’inflazione per entrambi gli anni al 2%). Ma non è escluso – dicono – che, un prezzo del petrolio così alto, seppure per un breve periodo, a fine anno l’indice dei prezzi al consumo possa raggiungere il 3,5%.




(28 aprile 2006)
 
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L' emiro a rischio di sboom

geo business scenari la bolla borsistica nei paesi arabi minaccia il sistema finanziario

Gli anni Novanta assistettero al crollo finanziario delle tigri (nazioni emergenti) asiatiche. Questo decennio vedrà il crollo delle tigri arabe, un effetto perverso dell' attuale rincaro del petrolio. Parola dell' esperto americano Edward Chancellor, che ha trovato nelle Borse del Medio Oriente una bolla più esplosiva di quella che travolse Wall Street sei anni fa. Qualche dato. Rispetto al normale, riferisce Chancellor, il Golfo persico ha un eccesso di liquidità di 300 miliardi di petrodollari. Dal gennaio 2002 al dicembre scorso, la Borsa egiziana è salita del 1.100%, quella di Dubai del 630% e quella saudita del 600%. E la loro capitalizzazione è due o tre volte il prodotto interno lordo, mentre alla vigilia del crac del 2000 quella di Wall Street era una volta e mezzo. E così via. Chancellor ricorda che nel mondo arabo al rincaro del petrolio hanno sempre fatto seguito una caduta dei prezzi e una recessione, e rileva che qualche mercato sta già scricchiolando: da inizio anno, quello di Dubai è sceso per esempio del 40%. Ma l' esperto teme che questa volta le conseguenze della bolla saranno politiche, non solo economiche: "Alcuni giovani agenti di Borsa di oggi potrebbero diventare i terroristi di domani". Forse Chancellor è troppo pessimista, forse il crollo delle tigri arabe è più lontano di quanto non creda, forse non ci sarà, si verificherà solo una flessione. Ma è vero che le tigri cedono all' ebbrezza mentre il resto del mondo cerca fonti d' energia alternative al petrolio. L' altro cow boy. A proposito di petrolio. La Exxon è per le multinazionali l' equivalente degli Usa per gli Stati di tutto il mondo: la società regina, una superpotenza che nel 2005 fece i massimi profitti della storia imprenditoriale, 36 miliardi di dollari. E ha appena scelto come presidente un clone di George W. Bush: un texano di 54 anni, dalla andatura e la mascella volitive, un manager rude, tanto a suo agio a cavallo con il lazo in mano quanto in auto con il volante. Si chiama Rex Tillerson, è alla Exxon da oltre trent' anni e la reggerà almeno per dieci. Il guaio è che, come George W., Rex non è un riformista e ha incrollabili convinzioni. Che il petrolio, il gas naturale e il carbone continueranno a fornire oltre l' 80% dell' energia mondiale fino al 2030 2040. Che investire nelle fonti alternative, come fanno la British petroleum e la Royal Dutch Shell, è uno spreco di capitale. Che l' America dipenderà sempre dal greggio straniero. Che l' effetto serra e l' inquinamento ambientale sono dei miti. C' è il pericolo che con Bush, la cui elezione fu finanziata dai petrolieri, Tillerson formi un' accoppiata foriera di nuovi problemi energetici ed ecologici per il mondo. Libiam nei lieti calici. Ci sono voluti vent' anni, ma alla fine gli Usa e la Ue si sono messi d' accordo e il vino scorrerà a fiumi da una sponda all' altra dell' Atlantico. Gli Usa leveranno alcune restrizioni all' import dalla Ue e non useranno nomi europei per i loro vini all' export come Champagne e Porto. La Ue accetterà dagli Usa vini prodotti in barili di acciaio con scaglie di quercia e uve prodotte in vigneti irrigati. In caso di dispute, nessuno potrà ricorrere all' Organizzazione mondiale dei commerci. Non che l' accordo abbia soddisfatto tutti gli europei: i vini "a scaglie e irrigati", hanno protestato alcuni, non sono vini. Ma il mercato americano è troppo importante per la Ue, recepisce il 40% delle sue esportazioni per un totale di oltre 2 miliardi e 600 milioni di dollari. Sarà un vantaggio soprattutto per l' Italia, la "number one" negli Usa. In cambio, berremo più vini californiani, alcuni dei quali, bisogna dire, eccellenti.
 
Bolivia, nazionalizzati idrocarburi
Presidente rivendica diritto popoli a controllare risorse
(ANSA) - LA PAZ, 1 MAG - Il presidente boliviano Morales ha firmato un decreto con il quale ha nazionalizzato in via definitiva il settore degli idrocarburi. Lo ha reso noto l'Agenzia boliviana di informazioni, precisando che ''la storica cerimonia'' e' avvenuta nelle installazioni di giacimento petrolifero di San Alberto. Nel corso del suo intervento, Morales ha rivendicato ''il diritto di tutti i popoli di controllare le proprie risorse naturali''.
 
GIà A 73,40 :wall:
 

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che c'è maramauuuuuuuuuuu?? erchè :wall:?
 
Agenzia: PMF
Data: 02.05.2006-13.09
Tipo: MET
Oggetto: Petrolio: Ue, crescita a rischio se permangono prezzi attuali
BRUXELLES (MF-DJ)--Allarme della Commissione Ue sui rischi del
caro-greggio sulla crescita economica.

''Il livello attuale dei prezzi potrebbe frenare la crescita economica
nei prossimi mesi se si manterranno su tali valutazioni e si
accompagneranno a un deterioramento della situazione monetaria o degli
investimenti speculativi'' ha spiegato l'esecutivo di Bruxelles,
aggiungendo che e' necessaria la cooperazione fra i singoli Stati per
ridurre i consumi.

''Il coordinamento di queste misure a livello europeo potrebbe essere
utile per evitare potenziali incompatibilita' o distorsioni del mercato''
afferma l'Ue, ricordando che la legislazione europea ''autorizza la
Commissione a fissare un obiettivo di riduzione del consumo di prodotti
petroliferi fino al 10% del consumo abituale''.

Dopo la riunionedei rappresentanti riuniti nel Gruppo europeo di
approvvigionamento petrolifero, la Commissione Ue ha inoltre annunciato
che le scorte strategiche di petrolio in Europa corrispondono a 117 giorni
di consumo. Il tetto minimo obbligatorio per le riserve e' pari a 90
giorni.
red/ren
(fine)


MF-DJ NEWS
0213:07 mag 200
 
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