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Manovra, arriva riforma pro-Pir dopo danno M5S-Lega. Cade riferimento venture capital
26/11/2019 11:34 di Laura Naka Antonelli

Arriva finalmente la riforma per il rilancio dei Pir: tra le novità, la caduta di alcuni vincoli, in primis il riferimento al venture capital.
Risurrezione possibile? Un primo passo per restituire smalto a un’industria che era partita con il botto ai tempi del governo di Matteo Renzi e poi impietosamente arrestatasi nel corso di quest’anno, è stato compiuto. La commissione Finanze alla Camera ha detto infatti sì al rilancio dei Pir, introducendo, tra le altre cose, la possibilità per le Casse previdenziali e i fondi pensione di investire in più di un piano, fermo restando sempre, comunque, il limite del 10% del patrimonio.

Come riporta oggi il Sole 24 Ore, inoltre, dopo le indiscrezioni che esso stesso aveva anticipato nell’edizione di domenica, la revisione dei piani individuali di risparmio implica che una parte contenuta degli investimenti (il 5% della quota del 30% destinata all’economia reale) sarà dirottata a favore delle piccolissime imprese. Sparisce invece il riferimento al venture capital.
Lo stravolgimento dei Pir era avvenuto con il governo M5S-Lega, portando diversi esponenti del settore dei servizi finanziari a lanciare l’avvertimento su una normativa che avrebbe zavorrato il settore: così come, di fatto, è avvenuto.

L’esecutivo della coppia Di Maio-Salvini aveva introdotto l’obbligo per i pir di investire il 3,5% in società Pmi quotate (come quelle presenti nel mercato Aim) e non quotate e un altro 3,5% sui fondi di venture capital.
Le disposizioni erano state considerate troppo rigide dai gestori, tant’è che, una volta insediatosi il governo M5S-PD, la speranza era stata riposta tutta nella possibilità che il ministro dell’economia Roberto Gualtieri agisse per ovviare ai forti deflussi che hanno caratterizzato il mercato da inizio anno.
I problemi per questi strumenti sono iniziati il 1° gennaio di quest’anno, a causa del blocco delle emissioni. La legge di bilancio per il 2019 che era stata varata dall’esecutivo giallo-verde non aveva infatti, inizialmente, neanche esplicitato i decreti atttuativi, che sono arrivati soltanto ad aprile, paralizzando così il mercato.
Non disponendo dei decreti attuativi, i gestori non hanno potuto fare nuove proposte ai clienti per la sottoscrizione di nuovi PIR.
La situazione non è poi migliorata con il decreto del 30 aprile 2019 che ha varato alcune novità, tra cui, per l’appunto, il via al vincolo del 3,5% delle somme destinate all’investimento su PMI quotate all’AIM e un altro 3,5% in venture capital. Obiettivo: dare maggiore impulso allo sviluppo delle imprese di piccole dimensioni o di recente costituzione.
Lo stesso Financial Times aveva fatto notare in un articolo che “i fondi PIR avevano sofferto una emorragia, su base netta, per sette mesi consecutivi, per un valore di quasi 1 miliardo di euro, nel periodo compreso tra febbraio e agosto, rispetto ai flussi in entrata di 4 miliardi che avevano caratterizzato l’anno precedente”. E la crisi era stata tale “che grandi nomi del calibro di JPMorgan Asset Management e Invesco avevano chiuso del tutto i loro fondi PIR”.
Mediobanca, poi, in un rapporto pubblicato all’inizio dello scorso ottobre, aveva praticamente chiesto che le cose tornassero come prima, come insomma nella disciplina varata dal governo Renzi. Un tale ritorno avrebbe secondo gli analisti di Piazzetta Cuccia potuto “frenare i riscatti, consentendo all’industria di lanciare nuovi pir e ricominciare ad allocare risorse sulle pmi”.
In occasione di quella nota, Banca Mediolanum era stata identificata come il principale potenziale beneficiario del dietrofront. Proprio Banca Mediolanum si era confermata l’operatore che aveva avuto più successo, salendo fino a una quota pari al 21,4% fino alla fine del 2018, a partire dal 2017. Tanto che lo stesso allora l’ex premier Matteo Renzi si era complimentato con l’istituto.
A quei tempi, la normativa implicava che i fondi Pir investissero almeno il 70% del portafoglio in strumenti finanziari (azioni o bond) emessi da aziende italiane o presenti in modo stabile in Italia.
Inoltre, almeno il 21% del patrimonio dei pir, così stabiliva la normativa, avrebbe dovuto essere impiegato in azioni o bond di piccole e medie imprese. Il motivo per cui il decreto del M5S-Lega aveva messo in crisi il settore era stato spiegato in modo esauriente, in un’intervista rilasciata a settembre al Sole 24 Ore, dallo stesso presidente di Assogestioni Tommaso Corcos.
Corcos aveva chiaramente detto che “l’inserimento di asset illiquidi nel portafoglio dei fondi aperti” avrebbe potuto “creare grandi problemi di gestione”, facendo notare come i recenti negativi accadimenti che avevavo interessato alcune importanti società del risparmio gestito ne fossero l’esempio significativo“.
Quale tipo di revisione la Commissione finanze ha così approvato nelle ultime ore? Il Sole 24 Ore spiega:
“Per i piani di risparmio sottoscritti dal prossimo 1° gennaio il 30% del 70% dell’investimento complessivo dovrà essere indirizzato all’economia reale. E il 5% di questa quota sarà riservato a piccole e piccolissime imprese diverse da quelle inserite dell’indice Ftse Mib e Ftse Mib della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati”.
Così a tal proposito Sestino Giacomoni, membro del Coordinamento di presidenza di Forza Italia e Vicepresidente della commissione Finanze, in una nota:

“Le mie previsioni, supportate dalle esperienze degli altri Paesi, sono che in 10 anni potranno essere raccolti dai Pir ed indirizzati nell’economia reale ed in particolare al finanziamento delle Pmi oltre 150 miliardi di euro di risparmi privati”.

Per capire esattamente quale modifica sia stata apportata alle novità che erano state introdotte dal governo gialloverde, si legga l’emendamento all’articolo 13 del decreto che è stato per l’appunto approvato, e che prevede che “in ciascun anno solare di durata del piano, per almeno i due terzi dell’anno stesso, le somme o i valori destinati nel piano di risparmio a lungo termine devono essere investiti per almeno il 70 per cento del valore complessivo, direttamente o indirettamente, in strumenti finanziari, anche non negoziati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese residenti nel territorio dello Stato (…) o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabili organizzazioni nel territorio dello Stato”.
Il testo continua, puntualizzando che “la predetta quota del 70 per cento deve essere investita per almeno il 25 per cento del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati, e per almeno un ulteriore 5 per cento del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB e FTSE MID della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati”.
Così il Giornale parlando della novità emersa ieri in Commissione Finanze.:
“L’emendamento Giacomoni elimina i vincoli che costringevano casse previdenziali e fondi di investimento a detenere un solo Pir ciascuno (come le persone fisiche per le quali, però, il divieto resta) permettendo a questi soggetti di sottoscrivere più di un piano nel limite del 10% del patrimonio. Un’altra modifica specifica riguarda il fatto che almeno il 5% della quota del 30% destinata ad investimenti in economia reale deve essere indirizzato a strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib e Ftse Mid della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati, cioè a piccole e piccolissime imprese. Non si esplicita più, infine, la quota obbligatoria del 5% in venture capital. Grazie alle modifiche il mercato di questi strumenti dovrebbe riprendersi dopo che nel primo semestre 2019 si è registrato un calo di 350 milioni di euro”.
 

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Buongiorno Unicomistero.

Solo ora, purtroppo, mi sono accorto di questo 3d.

Puoi completarlo e dirmi quali sono i nuovi Pir? Quali sono i migliori? Dove di possono comperare? Grazie per l'aiuto-