polizze come scommesse

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10 maggio 2003 (borsa&finanza)
«La polizza diventa vera scommessa»

Le rilevazioni di Pollini (Aequos) mostrano che piacciono di più le index-cedola. Ma cè più rischio

Continuano a piacere le index linked. I dati raccolti nei primi tre mesi del 2003 mostrano una crescita del 24% rispetto al primo trimestre del 2002. Da gennaio ad aprile questi prodotti hanno attratto risparmi per 3 miliardi e l’80% di questo ammontare è stata raccolto dalle banche. Ma quali sono le caratteristiche dei nuovi prodotti che le società propongono? Cher cosa bisogna considerare quando si sottoscrive una polizza? E quali sono i costi medi? Borsa & Finanza lo ha chiesto a Sergio Pollini, responsabile della banca dati prodotti Aequos di Iama consulting, che coordina un team di sette persone che seguono attentamente il mercato dei prodotti assicurativi. Il gruppo ha recentemente realizzato un quaderno sui prodotti unit e index garantiti seguito da Silvana Giorgi.
Dottor Pollini, cosa è emerso sul fronte index linked dal vostro studio? Quali sono i contratti preferiti?
Queste polizze si distinguono per le prestazioni a scadenza. Ci sono index che assicurano il capitale e altre che alla stessa data riconoscono anche un rendimento minimo. Vi sono poi prodotti che offrono garanzie anche nel corso della vita del contratto, liquidando cedole fisse o variabili periodiche. I prodotti con cedola sembrano i più diffusi e i preferiti dai risparmiatori. Anche se le cedole variabili, come del resto la prestazione a scadenza, assomigliano sempre di più a una vera e propria scommessa a causa dei complicati metodi di indicizzazione utilizzati e della volatilità dei mercati finanziari.
Ma come scegliere?
Nel decidere quale contratto sottoscrivere starei attento ai costi impliciti, ma soprattutto alla scadenza. Contratti più brevi giustificano caricamenti più alti, perché il rischio di perdere in caso di uscita anticipata è più basso. Le polizze che legano il loro andamento a un paniere di titoli, che secondo le nostre rilevazioni rappresentano il 35% del totale delle nuove emissioni, sembrano invece più rischiose di quelle legate a un paniere di indici, che sono il 60 per cento
E i costi medi quali sono?
Si tratta principalmente di costi impliciti che vengono recuperati se il contratto è portato a scadenza. L’ammontare medio di questi caricamenti si aggira intorno al 7 per cento. Sono previste, inoltre, anche se raramente spese di gestione annua che variano dallo 0,4% all’1,2 per cento. A queste si aggiungono costi di emissione tra 5 e 50 euro e penalità all’uscita anticipata, presenti nella maggior parte dei contratti.
In pratica, chi liquida anticipatamente non solo può perdere parte del capitale, perché l’obbligazione vale meno del prezzo d’emissione, ma deve pagare anche pegno.
Chi sottoscrive una index linked deve essere consapevole che conviene portare la polizza a scadenza per evitare perdite. Meglio quindi non comprarla se si pensa di dover disporre della liquidità prima di quella data.
E la componente assicurativa?
Ormai si tratta di una caratteristica residuale. A volte anche nel caso morte la prestazione è calcolata considerando il valore dell’obbligazione sottostante mentre, nell’eventualità migliore, viene riconosciuto poco più del capitale iniziale. Anche in questo caso quindi la fine del contratto può essere penalizzante.
 
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