PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA: prossima voragine finanziaria

  • Ecco la 56° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

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FaGal

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EUROPARLAMENTO

Bocciato il ponte di Messina
Il progetto cancellato dalla lista delle trenta grandi opere infrastrutturali

Con 231 voti a favore, 198 contrari e 17 astenuti l'europarlamento ieri ha deciso di depennare il ponte sullo Stretto di Messina dalla lista dei 30 progetti prioritari (Ten) per dotare l'Unione allargata di adeguati reti di trasporto transeuropee. Il testo approvato dall'assemblea ritiene «necessario affettuare un'ulteriore valutazione ambientale strategica nonchè un'analisi dei costi-benefici sul piano socio-economico». Per il siluramento del progetto si sono pronunciati socialisti, verdi e comunisti, metà dei radicali e i liberali con la sola eccezione, tra gli italiani, di Paolo Costa. Bocciata anche la proposta di inserire una variante occidentale al corridoio 5. (Lione-Torino-Venezia-Trieste-Lubiana-Budapest-Kiev) con l'aggiunta della Torino-Marsiglia via il tunnel del Monginevro. È invece passato a larghissima maggioranza (308 voti a favore e 70 contrari) l'emendamento per riempire il "buco" di 20 km nella Venezia-Lubiana con l'aggiunta della tratta Venezia-Ronchi sud-Divaca (anche se non è detto che il voto di ieri basterà a convincere il Governo sloveno a colmare la lacuna che gli è utile per favorire lo sviluppo del suo porto di Capodistria a danno di Trieste). Con quorum analogo ha ricevuto la benedizione di Strasburgo anche il corridoio 8, Bari-Durazzo-Varna, che invece non era riuscita a entrare nella lista dei Trenta in quanto attraversa Albania e Macedonia, due paesi che non sono membri dell'Unione e per ora nemmeno candidati. Promosse anche le autostrade del mare nel versante Sud-Est. «La bocciatura del Ponte sullo stretto è un giudizio senza appello sulla improponibilità economica e sulla insostenibilità ambientale di un progetto velleitario, costoso e sostanzialmente inutile nonostante i tentativi del governo Berlusconi di farlo passare come urgente e irrinunciabile per il Mezzogiorno» ha dichiarato l'eurodeputato Claudio Fava a nome del gruppo dei Ds. «È una grande notizia perchè viene cancellato un progetto insostenibile dal punto di vista ambientale, ingiustificato dal punto di vista dei flussi di traffico e scandaloso per le enormi risorse finanziarie che avrebbe sottratto a investimenti più urgenti» ha rincarato per i Verdi Monica Frassoni. «Ha prevalso la cieca logica antagonista piuttosto che il gioco di squadra in Europa» il commento deluso di Giorgio Lisi (Fi). A Bruxelles per partecipare al Consiglio Competitività il ministro dell'Industria Antonio Marzano ha gettato acqua sul fuoco: «La decisione non è così definitiva, ora bisognerà che l'europarlamento negozi con il Consiglio per arrivare, mi auguro, a una conclusione positiva. Il Governo è comunque determinato a fare il ponte». Marzano non ha mancato di «constatare con dispiacere che, per iniziativa di italiani, non si sia fatto l'interesse dell'Italia». Il ministro per le politiche comunitarie Rocco Buttiglione ieri ha immediatamente preso contatto con i colleghi del Consiglio dei ministri Ue: «Si cerca di ostacolare un'opera fondamentale per collegare, lungo l'asse Berlino-Monaco-Palermo, la Sicilia con le aree più ricche e vitali d'Europa. Resto comunque convinto che il Consiglio difenderà la lista dei 30 mantenendo la priorità assegnata al Ponte». In effetti anche secondo la Commissione Ue l'abrogazione dei progetti dalla lista non è accettabile se lo Stato interessato non è d'accordo. Già oggi sulla vicenda si riunirà a Bruxelles il Coreper, il comitato dei rappresentanti permamenti dei 15. Lunedì la presidenza di turno irlandese dovrebbe rendere nota la propria posizione. Il tempo stringe perchè l'europarlamento in maggio chiuderà i battenti per le elezioni e nessuno vuole rimandare alle calende greche la realizzazione delle grandi reti. La situazione però a questo punto è molto confusa. Da una parte c'è infatti l'inserimento del ponte di Messina nella lista dei 30 con decisione presa a suo tempo all'unanimità dal gruppo Van Miert, poi approvata dalla Commissione Ue e quindi adottata all'unanimità dal Consiglio dei ministri dei Trasporti Ue il 5 dicembre scorso sulla base di un accordo politico. Che andrebbe formalizzato a fine mese per passare alla seconda lettura parlamentare in aprile e quindi chiudere il cerchio prima dell'estate. Dall'altra c'è il conflitto apertosi tra Consiglio, Commissione ed europarlamento. Se non sarà superato al più presto e in seconda lettura si arriverà a una nuova bocciatura, si finirà in conciliazione, cioè si slitterà a settembre. A quel punto ci saranno tre mesi per decidere ma in concreto si finirà per perdere un anno.

http://www.sole24ore.com/fc?cmd=art&artId=386344&chId=30&artType=Articolo&back=0


infrastrutture

Ma il Governo ribatte: avanti tutta con la gara


di Giorgio Santilli


La notizia della bocciatura del Ponte sullo Stretto a Strasburgo ha fatto gridare alla vittoria gli ambientalisti italiani e una parte dell'opposizione ulivista, che ha visto nella posizione di Strasburgo una sconfitta della politica infrastrutturale del Governo Berlusconi e della sua opera-simbolo più controversa. Da questo partito anti-Ponte - che comprende anche Antonio Di Pietro ed esponenti ds come Luciano Violante o della Margherita come Ermete Realacci - ieri sono arrivate anche richieste di ritiro del progetto dalla lista della «legge obiettivo», come nelle dichiarazioni della verde Anna Donati. Su una posizione assai lontana da queste è, invece, Romano Prodi, che, come presidente della Commissione Ue, ha ricordato di aver inserito per primo il Ponte nella lista delle opere prioritarie. Tirano dritti per la loro strada il ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, e la società concessionaria dell'opera, la Stretto di Messina. La parola d'ordine per il Governo è "avanti tutta con la gara". Lunardi sostiene che la votazione di Strasburgo «non incrina minimamente la decisione assunta dal Governo italiano di realizzare il Ponte». E il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, fa capire che la battaglia in sede Ue non è conclusa: «Da contatti immediatamente avviati» - ha detto il Ministro - il Consiglio Ue dei Trasporti «rimarrà fermo sulla decisione presa nel dicembre scorso, accettando semmai di integrare la lista dei progetti prioritari con alcuni di quelli proposti oggi dal Parlamento». L'amministratore delegato di Stretto, Pietro Ciucci, conferma la volontà di andare avanti. Lo stralcio del Ponte dai Ten europei - dice - qualora fosse confermata dal Consiglio Ue, comporterebbe unicamente la perdita del contributo del 10% dell'Unione europea. Contributo che il piano economico-finanziario non ha mai contemplato, né nelle prime bozze di quindici mesi fa, né nella versione ufficiale, allegata alla convenzione firmata tra la società e il Ministero delle Infrastrutture e approvata da un decreto Tremonti-Lunardi. «Certamente - dice Ciucci - il contributo Ue avrebbe consentito di ridurre o le tariffe o il rischio imprenditoriale, contenendo il periodo di ammortamento e riducendo il ricorso al mercato dei capitali. Tuttavia, il piano economico-finanziario è in perfetto equilibrio anche senza il contributo e noi andremo avanti con la gara, anche perché i tempi ci sono imposti dal contratto con il Governo italiano. Resta il rammarico per una battaglia, fatta da parlamentari italiani a Strasburgo, per penalizzare un progetto italiano». Proprio sul bando di gara, una prima decisione potrebbe essere presa dal consiglio di amministrazione della società nella riunione del 24 marzo che vede, all'ordine del giorno, anche l'approvazione del bilancio. «Il bando sarà approvato comunque prima di Pasqua», dice Ciucci, mettendo in conto un altro, contenuto slittamento rispetto al termine preventivato prima a fine gennaio e poi a fine febbraio. Da quanto risulta a «Il Sole-24 Ore», a bloccare il via libera alla gara da quattro miliardi per il general contractor unico, è la mancata registrazione, da parte della Corte dei conti, della convenzione tra la società e il ministero delle Infrastrutture. Una registrazione che potrebbe arrivare a giorni e che è slittata finora per il passaggio, voluto dal ministero dell'Economia, di un atto aggiuntivo alla convenzione stessa. L'atto è stato firmato il 27 febbraio scorso: mette nero su bianco che per l'approvazione di modifiche al piano economico-finanziario, sarà necessario adottare la stessa procedura adottata per la convenzione, con un decreto interministeriale Economia-Infrastrutture. Giulio Tremonti ha voluto evitare in questo modo che si potesse modificare il piano economico e la convenzione Lunardi-Ciucci senza passare per il ministero dell'Economia. Questo ha fatto slittare i tempi di registrazione alla Corte dei conti e, conseguentemente, il via libera della società al bando di gara. GIORGIO SANTILLI

Venerdí 12 Marzo 2004

http://www.sole24ore.com/fc?cmd=art&codid=22.0.1683648926&chId=30

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ue rivede verdetto integrandolo e da via libera

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Fermare il Ponte? Costa 300 milioni


Interrompere i lavori di costruzione del Ponte di Messina costerà una penale pari al 10% dell'importo relativo alla parte non realizzata, fino ad un massimo di quattro quinti del valore del contratto. Lo ha spiegato l'ad della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci: «Ipotizzando uno stop un minuto dopo l'avvio dei lavori, sarebbero 300 milioni». Nella fase attuale di progettazione, la società può recedere dal contratto, pagando solo il lavoro eseguito. Si tratta comunque, ha detto Ciucci, di «cifre contenute». Per l’ad la firma del contratto con Impregilo dovrebbe avvenire «tra dicembre e gennaio». Apertura dei cantieri: fine 2006.
la stampa 23 us
 
I pm : perizia ambientale per il Ponte sullo Stretto
La stampa 5 01 06



La procura di Roma ha disposto una consulenza sull’impatto ambientale del Ponte sullo stretto. La consulenza verificherà l'attendibilità della denuncia del Wwf alla Commissione europea, che nei mesi scorsi ha attivato un’istruttoria, secondo la quale la costruzione di uno dei piloni principali provocherebbe un inquinamento della flora e della fauna circostante. L'esito della consulenza è atteso nei prossimi giorni. Nell'ambito della stessa inchiesta tre componenti della commissione di valutazione impatto ambientale, risultano indagati per le ipotesi di falso in atto pubblico, abuso d'ufficio e falso per soppressione.
 
FaGal ha scritto:
Fermare il Ponte? Costa 300 milioni


Interrompere i lavori di costruzione del Ponte di Messina costerà una penale pari al 10% dell'importo relativo alla parte non realizzata, fino ad un massimo di quattro quinti del valore del contratto. Lo ha spiegato l'ad della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci: «Ipotizzando uno stop un minuto dopo l'avvio dei lavori, sarebbero 300 milioni». Nella fase attuale di progettazione, la società può recedere dal contratto, pagando solo il lavoro eseguito. Si tratta comunque, ha detto Ciucci, di «cifre contenute». Per l’ad la firma del contratto con Impregilo dovrebbe avvenire «tra dicembre e gennaio». Apertura dei cantieri: fine 2006.
la stampa 23 us
Contratto Stretto Messina-Impregilo
Valore 3,9 mld, 5 anni per realizzare l'opera
(ANSA) - MILANO, 27 MAR - Firmato il contratto tra Stretto di Messina e Impregilo, capogruppo mandataria del raggruppamento di imprese impegnate nell'opera. Il contratto e' del valore di 3,9 miliardi di euro e prevede dieci mesi per la progettazione definitiva ed esecutiva e 5 anni per la realizzazione dell'opera. Il Contraente generale si avvarra' inoltre delle societa' danesi e canadesi Cowi A/S, Sund & Baelt A/S e Buckland & Taylor Ltd come soggetti incaricati della progettazione.
 
Ponte Stretto, se si fermano i lavori
scatta una maxi-penale da 300 milioni Siglato l’accordo con Impregilo Il ruolo di Letta e le accuse dei Verdi
ROMA - La prevista cerimonia a bordo dell’Amerigo Vespucci, in navigazione sullo Stretto, è stata messa da parte. Per annunciare la firma del contratto tra la Società Stretto di Messina e Impregilo, vincitrice della gara del Ponte sullo Stretto, ieri c’è stato solo un breve comunicato stampa. Una scelta del presidente Pietro Ciucci, proprio per evitare strumentalizzazioni da una parte e polemiche dall’altra. Dopo la recente sentenza del Tar Lazio, che ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata dall’altro concorrente (Astaldi), Impregilo ha reclamato l’adempimento degli impegni. E se a Ciucci rimaneva qualche dubbio circa il fatto che fosse opportuno firmare un contratto così impegnativo a fine governo, a scioglierlo ci ha pensato il sottosegretario Gianni Letta (e qualche abboccamento a sinistra). Il gesto non è piaciuto a Anna Donati (Verdi): la firma «forza la mano a pochi giorni dalle elezioni politiche» poiché, «in caso di vittoria dell'Unione, l'iter sarà sospeso». E poi è «un regalo a Impregilo» perché «per il futuro governo sarà più costoso e complesso smontare il contratto». Sul punto la Società ha precisato che soltanto a contratti approvati spetteranno a Impregilo 66 milioni per il definitivo e 56 per l’esecutivo. Se invece il contratto venisse sciolto a cantieri aperti, la penale sarebbe al massimo 300 milioni di euro. Antonella Baccaro
corriere
 
Stretto Messina, per contratto penale solo dopo cantieri aperti
giovedì, 18 maggio 2006 1.54

ROMA, 18 maggio (Reuters) - Il contratto stipulato dalla società Stretto di Messina e il contraente generale, una cordata di imprese guidata da Impregilo <IPGI.MI>, prevede penali a carico di Stretto di Messina per l'interruzione dei lavori solo dopo l'apertura dei cantieri e per un esborso massimo stimabile in 300 milioni di euro. Non è invece prevista alcuna penale per il recesso dal contratto per la mancata approvazione del progetto definitivo o del successivo progetto esecutivo.

Con il contratto, firmato il 27 marzo, la società Stretto di Messina ha affidato al raggruppamento di imprese guidato da Impregilo <IPGI.MI> il ruolo di contraente generale dell'opera per la progettazione definitiva, esecutiva e per la realizzazione del Ponte.

NESSUNA PENALE SE NON VIENE APPROVATO PROGETTO DEFINITIVO

Non è prevista alcuna penale, nell'ipotesi di recesso dal contratto per mancata approvazione da parte della società Stretto di Messina e/o del Cipe del progetto definitivo e successivamente del progetto esecutivo per cause non imputabili al Contraente Generale. Quest'ultimo può pretendere il pagamento delle opere eseguite, il rimborso delle spese sostenute ritenute congrue. In particolare per il contratto, il corrispettivo per la progettazione definitiva è di 66 milioni di euro e per il progetto esecutivo 56 milioni.

Nessuna penale se il recesso da parte dello Stretto di Messina avviene se ci fossero modifiche sostanziali del progetto definitivo o esecutivo non coerenti con l'offerta presentata, in ordine all'opera, ai tempi ed ai costi.

PENALI FINO A MAX 300 MLN SOLO DOPO APERTURA CANTIERI

L'eventualità che la società Stretto di Messina sopporti delle penali è limitata quindi al caso in cui i cantieri siano già stati aperti e in cui i lavori siano interrotti per cause non attribuibili al contraente generale. In quel caso la penale è del 10% sulla parte non ancora realizzata dell'opera e fino ai 4/5 del valore del contratto. Considerato che il valore del contratto è di 3,9 miliardi di euro, in quel caso la penale massima sarebbe di 300 milioni di euro circa.
 
Chi parlava adesso di penale, o è "ignorante" su come si fanno i contratti....
o è semplicemente bugiardo

gioia23
 
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ROMA - C’erano una volta le «grandi opere». Erano più di 200 ...
ROMA - C’erano una volta le «grandi opere». Erano più di 200 e l’ex premier Silvio Berlusconi ci riempì una lavagna in una storica puntata di «Porta a Porta». Era il 2000: «Voglio trasformare l'Italia in un grande cantiere» disse. Poi arrivarono le opere «strategiche e prioritarie», una prima scrematura effettuata considerando le risorse realmente disponibili. E infine si giunse a puntare su sei opere «epocali»: dal Mose, realizzato al 20%, al Ponte sullo Stretto, ancora oggi alla fase di progetto. Ieri Romano Prodi ha messo una pietra sopra il capitolo «grandoperistico», lo ha fatto nel discorso con cui ha chiesto la fiducia al Senato: «Effettueremo compatibilmente con le risorse disponibili investimenti infrastrutturali mirati - ha spiegato -, in una logica di sistema integrato, piuttosto che di singole grandi opere». Tradotto: si parte dal disegno di una grande rete di collegamenti Nord-Sud, Est-Ovest, inserito in un contesto europeo, poi, all’interno di questa griglia si posizionano eventuali grandi progetti. In tutti i casi, recita il programma dell’Unione, con un occhio al caso della Tav della Val di Susa, «l’individuazione delle priorità infrastrutturali deve avvenire alla luce delle risultanze della valutazione ambientale strategica» e «valorizzando il coinvolgimento dei cittadini».
Insomma se il premier incaricato andasse oggi in tv su quella lavagna non ci traccerebbe più dei punti, in corrispondenza delle grandi opere, ma delle linee a indicare le direttrici principali d’interconnessione. «Abbiamo deciso di ritornare allo strumento del "Piano dei trasporti e della logistica" che il centrodestra aveva abbandonato a favore di un elenco di grandi opere incardinato nella Legge Obiettivo» spiega Cesare De Piccoli, poche ore dopo il suo giuramento da viceministro dei Trasporti. Sì, ma le risorse? «Ecco, questo è il punto. Secondo noi sono meno di quelle che lo scorso governo ha quantificato. Perché non basta approvare una lista di opere al Cipe (Comitato interministeriale di programmazione economica), bisogna reperire i soldi».
Il riferimento è al fatto che dei 70 miliardi di euro di opere approvate dal Cipe grazie alla Legge Obiettivo, ideata dall’ex ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, sono arrivati alla fase dell’appalto interventi per 51,2 miliardi. Quanto alle opere cantierate siamo solo al 25% del piano che Berlusconi aveva promesso nel «Contratto con gli italiani». Ma che ne sarà ora delle «grandi opere» già finanziate e in parte avviate? «Si va avanti - dice De Piccoli -, non pensiamo mica di fermare l’Alta Velocità, la Salerno-Reggio Calabria o la Variante di Valico, che peraltro hanno avuto inizio sotto i nostri governi».
Un discorso a parte meritano le grandi infrastrutture come il Mose e il Ponte sullo Stretto. Sul primo, il sistema di paratie mobili contro l’alta acqua a Venezia, pendono già i dubbi manifestati dal sindaco Massimo Cacciari che vorrebbe rivedere il progetto, accampando alti costi di gestione. Il Ponte, invece, è stato la prima infrastruttura «impallinata» dal neoministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. A placare gli animi ieri è intervenuto il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani: «Un ponte è solo un ponte - ha detto -, se val la pena farlo lo si fa. Non è che su questa questione ci si divide tra riformisti e radicali». Prudente anche il responsabile delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro: «Questioni così importanti vanno affrontate prima nel Consiglio dei ministri e poi nelle commissioni parlamentari».
Antonella Baccaro corriere
 
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I VENDITORI DEL PONTE CHE NON C'È - I PIAZZISTI DEL PONTE CHE NON C'È "NON DATE RETTA A ROMA, SI FARÀ"
 

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