Ponte sullo Stretto Via libera a Impregilo

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Firmato il contratto per l'opera più discussa, senza aspettare il Tar né le elezioni. Per azzerarlo bisognerà pagare. Protestano Wwf e Verdi

Luther Blisset

La senatrice dei Verdi Anna Donati parla di «forzatura pre-elettorale ». E non ha tutti i torti, visto che sull'assegnazione della gara di appalto per il Ponte sullo Stretto alla Impregilo pende un ricorso al Tar del Lazio per presunte irregolarità. Il tribunale amministrativo nei giorni scorsi ha sì respinto la richiesta di sospensiva da parte della Astaldi, ma il prossimo 21 giugno, quando entrerà nel merito della vertenza (si parla di «anomalo ribasso» del 12 per cento su un valore complessivo dell'opera di circa 4 miliardi di euro), potrebbe dare ragione alla concorrente diretta della società di Cesare Romiti e annullare la gara. Ma la Stretto di Messina Spa aveva evidentemente fretta di firmare il contratto e così, ieri, a due settimane dal voto, ha dato il via libera ufficiale alla realizzazione del progetto, che dovrà essere presentato entro dieci mesi. «Correttezza e prudenza - accusa la Donati - avrebbe voluto che si fosse atteso il risultato elettorale del prossimo 10 aprile, poiché, come è noto, in caso di vittoria dell'Unione, l'iter dell'opera sarà sospeso». Protesta anche il Wwf che nei giorni scorsi - insieme alle trentamila persone scese in piazza a Messina contro il Ponte - aveva chiesto una moratoria sulla megaopera: «La firma del contratto - dice anche Stefano Lenzi, dirigente dell'associazione ambientalista - sembra dettata da frenesie e timori politici legati alle elezioni del 10 aprile. Oltretutto il contratto è stato firmato mentre sono ancora in corso studi ambientali, è aperta una procedura di infrazione dell'Unione europea e sono pendenti ben due inchieste giudiziare da parte della procura di Roma, una sulle infiltrazioni della mafia e un'altra sulle procedure di valutazione di impatto ambientale. E comunque vada, qualora dopo il 10 aprile si dovesse cambiare idea, si espone lo Stato a un pesante risarcimento nei confronti della Impregilo ». La Stretto Spa replica negando che siano previste penali «prima dell'approvazione del progetto definitivo e successivamente del progetto esecutivo». «Al General contractor - spiega l'amministratore delegato, Pietro Ciucci - spetterebbe il pagamento delle prestazioni correttamente eseguite nonché il rimborso delle eventuali ulteriori spese sostenute purché giustificate e ritenute congrue dalla Stretto di Messina. Dopo l'apertura dei cantieri - prosegue Ciucci - la penale che lo Stretto di Messina dovrebbe pagare, in caso di interruzione dei lavori del ponte sempre per cause non attribuibili al contraente contraente generale, è del 10 per cento sulla parte non ancora realizzata dell'opera e fino ai 4 quinti del valore del contratto. Vale a dire che tenuto conto del valore complessivo del contratto, 3,9 miliardi di euro, la penale massima sarebbe di circa 300 milioni di euro». In ogni caso, è anche l'opinione di Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, «sarebbe stato meglio attendere le indicazioni del nuovo governo, anziché accelerare inutilmente e dannosamente i tempi. E' un contratto elettorale - accusa -. Ora non ci rimane altro che sperare in un governo che abbia più a cuore le sorti dei trasporti nel nostro Paese e dunque cancelli il ponte sullo Stretto dalla lista delle opere prioritarie». Il centrodestra intanto gioisce. Per Maurizio Gasparri, An, «la firma del contratto è la migliore risposta a chi ci accusa di non parlare per il sud». E per il leader dell'Mpa, Raffaele Lombardo, neo alleato della Lega, è «un altro impegno concreto a favore del Sud mantenuto dal presidente Berlusconi ».
 
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