Premio Nobel Stigliz: europeisti e forzapiddini hanno spinto l'Italia verso la Cina

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"E' l'Europa che sta spingendo l'Italia ad accettare i soldi cinesi" | L’Huffington Post

"E' l'Europa che sta costringendo l'Italia ad accettare il denaro cinese. Ma, d'altra parte, l'Italia deve stare con gli occhi aperti...". Shock. Qui non è Luigi Di Maio che parla o Matteo Salvini o qualche sovranista arrabbiato con l'Unione Europea. Questo è il ragionamento che fa il premio Nobel per l'Economia Joseph Stiglitz. Lo incontriamo di primo mattino a Bruxelles, prima della presentazione del suo libro 'Rewriting the rules of the European Economy', scritto con la collaborazione di altri economisti e soprattutto con la Feps, la Fondazione per gli studi europei vicina ai socialisti. Come sempre, Stiglitz esce dal selciato praticato dai politici, benché stavolta ci sia proprio vicino: in mattinata presenta il libro con il Commissario europeo per gli Affari Economici Pierre Moscovici. Ma il premio Nobel, che l'anno scorso consigliò all'Italia addirittura di uscire dalla zona euro, continua a sorprendere. "Se l'Italia esce causa una tragedia in Europa, se rimane la causa in Italia...", dice Stiglitz, libero com'è dalle appartenenze. Ossigeno.

E allora, gli parliamo del memorandum che il governo Conte sta per firmare con Pechino tra le polemiche partite da Washington e rimbalzate nelle Cancellerie europee. Stiglitz parte dalle prime ricette di austerity applicate alla Grecia nel 2010: "Alla Grecia furono promessi fondi e crescita. Non sono arrivati né gli uni, né gli altri. Quindi, siccome l'Europa non mette in campo fondi per crescere, un paese che è in stagnazione, recessione, depressione che deve fare? E' l'Europa che sta costringendo l'Italia ad accettare il denaro cinese. Ma, d'altra parte, l'Italia deve stare con gli occhi aperti, individuare i rischi di una trattativa coi cinesi. Alle spalle abbiamo già degli esempi drammatici: lo Sri Lanka e la Malaysia, dove l'aiuto cinese diede luogo a fenomeni di profonda corruzione. Ecco, speriamo che l'Italia abbia imparato da queste lezioni e concordi per bene con Pechino i termini di tutto l'accordo. Roma deve trattare con attenzione".

A pochi mesi dalle europee, Stiglitz sforna questo testo che chiede all'Europa di darsi una mossa, di riformare l'eurozona, di farlo "interpretando i trattati, capisco che è complicato cambiarli - dice - ma si possono interpretare diversamente, è possibile". Anche perché l'Ue è fuori tempo massimo. Si prenda il caso dell'Italexit. Sì, perché Stiglitz non lo considera escluso: per lui è ancora un caso, seppure ipotetico. L'anno scorso aveva suggerito all'Italia di lasciare l'eurozona, oggi resta della stessa idea se le cose non dovessero cambiare nell'Unione.

Anche qui, il Nobel parte dal caso greco. "L'Europa - dice - non vive una condizione molto differente dal 2015, quando si parlava di Grexit. Ma la Grecia è un piccolo paese, se avesse lasciato l'Europa ci sarebbe stato dello scontento, ma l'Ue avrebbe potuto gestire l'addio di Atene. Non è successo. Ma il punto è che questo problema è stato sottovalutato. E se sottovaluti i problemi, si ripresentano come un cancro. E' ciò che stiamo vedendo in Italia oggi. Un'Italexit scuoterebbe l'Ue alle fondamenta. Per questo, ora la domanda è: quando l'Europa e in modo particolare la Germania si sveglieranno e si renderanno conto che hanno davanti una questione esistenziale per l'Eurozona e per l'Ue?".

....

L'Europa è in tempo per salvarsi? "Se l'Italia lasciasse l'Ue, provocherebbe una tragedia. Ma se l'Italia resta nell'Ue con le attuali regole allora la tragedia avviene in casa: in Italia, recessione. Quindi, la mia speranza è che il resto d'Europa e in particolare la Germania si sveglino e dicano: 'Lo vediamo dove va questo treno e vogliamo fermarlo'".

E' urgente, perché il treno corre a velocità folle verso il precipizio. "L'euro - continua Stiglitz - è nato come un'ideologia fondata su una dimensione puramente economica, sui tassi di interesse. Ma fare in modo che ci sia anche della solidarietà dentro, significa assicurarsi che l'euro funzioni. Ed è questa la mia critica: è necessario andare oltre l'auspicio che l'euro funzioni, devi creare le istituzioni per fare in modo che funzioni. C'è stata troppa fiducia nel fatto che la semplice esistenza di una moneta unica avrebbe funzionato. Ecco non ha funzionato. E questo ha portato la gente ad allontanarsi invece che convergere".

.....

"L'euro funziona solo se i paesi che lo usano sono simili. Ma in Europa non è così, ci sono regimi fiscali che si fanno la concorrenza all'interno della stessa Ue, i paesi si sono allontanati invece che avvicinarsi ed è successo proprio per colpa delle regole dell'euro. Vanno cambiate".
 
Usciamo e che tragedia sia!
Cmq, per una volta, Stiglitz ci ha preso sull'analisi.
Dissento comunque dalla sua speranza, uscire è la soluzione migliore.
 
Sarà sempre troppo tardi perchè ci spenneranno i c/c poco a poco facendolo sembrare un dovere e non un furto.
 
Stiglitz conosce poco la situazione italiana.

Sono state più interessanti le considerazioni espresse dall'economista Giavazzi sul Corriere della sera di domenica 17.

Perché concordo con Giavazzi sull’infida Via della Seta per l’Italia

di Gianfranco Polillo

L’editoriale di Francesco Giavazzi, sul Corriere della Sera Investire di più, poi il resto - Corriere.it , merita un’attenzione che va oltre il motivo contingente che lo ha ispirato. Lo scritto mirava a criticare (giustamente) gli argomenti di coloro che hanno giustificato la sottoscrizione del memorandum con la Cina, puntando soprattutto su motivazioni di carattere mercantilistico. Al grido esportiamo di più, per chiudere il deficit della bilancia commerciale con quel Paese. Operazione anche comprensibile, se non vi fossero stati effetti collaterali di un certo peso.

Giavazzi contesta in radice l’operazione. Le ragioni indicate – afferma – “tradiscono una scarsa conoscenza della situazione macroeconomica del nostro Paese”. L’Italia non è la Grecia, e non é nemmeno gli Stati Uniti, con il loro deficit commerciale che li porta a ricercare all’estero i mezzi finanziari per sostenerlo. Al contrario è una piccola Germania, con un avanzo commerciale, dato dalla differenza tra le maggiori esportazioni e le minori importazioni di “40 miliardi di euro l’anno”. Avanzo commerciale – aggiungiamo noi – che ha assunto una dimensione di carattere strutturale: si è manifestato nel 2012 e, stando almeno alle previsioni, sembra destinato a durare oltre il 2021, per un importo pari o superiore al 2,5 per cento del Pil.

“L’Italia – fa notare Giavazzi – ha un eccesso di risparmio pari a circa 45 miliardi l’anno”. Che corrisponde al saldo attivo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, di cui il saldo commerciale è la componente più vistosa. “Questo vuol dire – continua l’autore – che nel 2018 le famiglie italiane hanno risparmiato circa 45 miliardi di euro più di quanti ne siano stati impiegati dalle imprese per investire e dallo Stato per finanziare il deficit pubblico. Questi 45 miliardi li abbiamo investiti all’estero acquistando imprese ed attività finanziarie in altri Paesi”.

Il paradosso è quindi evidente. L’Italia è un paese che non vive al di sopra delle sue possibilità ed è, quindi, costretto a ricorrere a prestiti esteri per mantenere il suo eccessivo tenore di vita. Vive invece al di sotto delle proprie possibilità, per destinare il surplus che accumula a spericolate operazioni finanziarie a vantaggio dell’estero. Come nel bel tempo antico, esporta tutto: uomini, merci e capitali. Mentre il suo tasso di disoccupazione continua ad essere a due cifre, i livelli di povertà assoluta e relativa feriscono le coscienze, gran parte del suo territorio è posto al di fuori del cono di luce delle sviluppo. È la vecchia maledizione di Keynes: l’ortodossia finanziare può portare a vivere nella scarsità, mentre domina l’abbondanza.

Giavazzi utilizza questo schema per dimostrare che non ha senso aumentare le esportazioni verso la Cina, per poi far crescere ulteriormente un risparmio interno, che non viene utilizzato. Tanto più se questa scelta alimenta i conflitti ai quali si è assistito. Il problema italiano è principalmente quello di rilanciare gli investimenti per giungere alla piena utilizzazione del risparmio interno. Investimenti che languono per ragioni diverse. Quelli privati – questa la sua analisi – fermi a causa delle difficoltà del sistema bancario, dello spread, delle incertezze politiche, del continuo aumento del debito pubblico, che lascia intravedere il rischio di “un’imposta patrimoniale pesante”. Quelli pubblici a causa dell’incapacità “delle amministrazioni pubbliche di fare progetti e appaltare l’opera”.

Questo è quindi il cuore non solo del ragionamento, ma della complessa situazione del Paese, della quale non si viene a capo fin quando si resta – lo abbiamo scritto tante volte – nel labirinto dell’ortodossia. In uno schema in cui si insegue il mito di una stabilizzazione finanziaria che risulta impossibile finché non si parte dalla necessità di avere un Pil più consistente. E quindi si cerca di individuare quelle politiche, non solo sul terreno dell’economia, che sono in grado di creare il valore aggiunto necessario affinché il tema della crescita diventi sovrastante. Questa, alla fine, è la morale di tutto il ragionamento fin qui esposto. Enunciata più volte, in occasioni diverse, rimasta sempre ai margini di una discussione centrata su altri parametri. Ma che oggi, grazie anche a Giavazzi, è possibile contestare, con una forza maggiore.


Perche concordo con Giavazzi del Corriere della Sera sull'infida Via della Seta per l'Italia - Startmag
 
Tutti i fenomeni che parlano e non sanno una mazza di cosa c'è dietro, eppure è anni che lo dico, poveretti anche sti finti economisti, ma non è meglio che vanno a fare la calza? :D
 
Stiglitz conosce poco la situazione italiana.

Sono state più interessanti le considerazioni espresse dall'economista Giavazzi sul Corriere della sera di domenica 17.

Perché concordo con Giavazzi sull’infida Via della Seta per l’Italia

di Gianfranco Polillo

L’editoriale di Francesco Giavazzi, sul Corriere della Sera Investire di più, poi il resto - Corriere.it , merita un’attenzione che va oltre il motivo contingente che lo ha ispirato. Lo scritto mirava a criticare (giustamente) gli argomenti di coloro che hanno giustificato la sottoscrizione del memorandum con la Cina, puntando soprattutto su motivazioni di carattere mercantilistico. Al grido esportiamo di più, per chiudere il deficit della bilancia commerciale con quel Paese. Operazione anche comprensibile, se non vi fossero stati effetti collaterali di un certo peso.

Giavazzi contesta in radice l’operazione. Le ragioni indicate – afferma – “tradiscono una scarsa conoscenza della situazione macroeconomica del nostro Paese”. L’Italia non è la Grecia, e non é nemmeno gli Stati Uniti, con il loro deficit commerciale che li porta a ricercare all’estero i mezzi finanziari per sostenerlo. Al contrario è una piccola Germania, con un avanzo commerciale, dato dalla differenza tra le maggiori esportazioni e le minori importazioni di “40 miliardi di euro l’anno”. Avanzo commerciale – aggiungiamo noi – che ha assunto una dimensione di carattere strutturale: si è manifestato nel 2012 e, stando almeno alle previsioni, sembra destinato a durare oltre il 2021, per un importo pari o superiore al 2,5 per cento del Pil.

“L’Italia – fa notare Giavazzi – ha un eccesso di risparmio pari a circa 45 miliardi l’anno”. Che corrisponde al saldo attivo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, di cui il saldo commerciale è la componente più vistosa. “Questo vuol dire – continua l’autore – che nel 2018 le famiglie italiane hanno risparmiato circa 45 miliardi di euro più di quanti ne siano stati impiegati dalle imprese per investire e dallo Stato per finanziare il deficit pubblico. Questi 45 miliardi li abbiamo investiti all’estero acquistando imprese ed attività finanziarie in altri Paesi”.

Il paradosso è quindi evidente. L’Italia è un paese che non vive al di sopra delle sue possibilità ed è, quindi, costretto a ricorrere a prestiti esteri per mantenere il suo eccessivo tenore di vita. Vive invece al di sotto delle proprie possibilità, per destinare il surplus che accumula a spericolate operazioni finanziarie a vantaggio dell’estero. Come nel bel tempo antico, esporta tutto: uomini, merci e capitali. Mentre il suo tasso di disoccupazione continua ad essere a due cifre, i livelli di povertà assoluta e relativa feriscono le coscienze, gran parte del suo territorio è posto al di fuori del cono di luce delle sviluppo. È la vecchia maledizione di Keynes: l’ortodossia finanziare può portare a vivere nella scarsità, mentre domina l’abbondanza.

Giavazzi utilizza questo schema per dimostrare che non ha senso aumentare le esportazioni verso la Cina, per poi far crescere ulteriormente un risparmio interno, che non viene utilizzato. Tanto più se questa scelta alimenta i conflitti ai quali si è assistito. Il problema italiano è principalmente quello di rilanciare gli investimenti per giungere alla piena utilizzazione del risparmio interno. Investimenti che languono per ragioni diverse. Quelli privati – questa la sua analisi – fermi a causa delle difficoltà del sistema bancario, dello spread, delle incertezze politiche, del continuo aumento del debito pubblico, che lascia intravedere il rischio di “un’imposta patrimoniale pesante”. Quelli pubblici a causa dell’incapacità “delle amministrazioni pubbliche di fare progetti e appaltare l’opera”.

Questo è quindi il cuore non solo del ragionamento, ma della complessa situazione del Paese, della quale non si viene a capo fin quando si resta – lo abbiamo scritto tante volte – nel labirinto dell’ortodossia. In uno schema in cui si insegue il mito di una stabilizzazione finanziaria che risulta impossibile finché non si parte dalla necessità di avere un Pil più consistente. E quindi si cerca di individuare quelle politiche, non solo sul terreno dell’economia, che sono in grado di creare il valore aggiunto necessario affinché il tema della crescita diventi sovrastante. Questa, alla fine, è la morale di tutto il ragionamento fin qui esposto. Enunciata più volte, in occasioni diverse, rimasta sempre ai margini di una discussione centrata su altri parametri. Ma che oggi, grazie anche a Giavazzi, è possibile contestare, con una forza maggiore.


Perche concordo con Giavazzi del Corriere della Sera sull'infida Via della Seta per l'Italia - Startmag

Il succo quale sarebbe?
Visto che gli italiani risparmiano è giusto tosarli con una patrimoniale?
Dai su, abbiate le palle di dirlo... ;)
 
Il succo quale sarebbe?
Visto che gli italiani risparmiano è giusto tosarli con una patrimoniale?

No, non hai capito.

Il succo dell' articolo è

" Il problema italiano è principalmente quello di rilanciare gli investimenti per giungere alla piena utilizzazione del risparmio interno. Investimenti che languono per ragioni diverse. Quelli privati – questa la sua analisi – fermi a causa delle difficoltà del sistema bancario, dello spread, delle incertezze politiche, del continuo aumento del debito pubblico, che lascia intravedere il rischio di “un’imposta patrimoniale pesante” "

La patrimoniale è un rischio come conseguenza delle politiche del governo attuale, ma non è auspicata.
Il governo attuale aveva varato una manovra con pochi investimenti e fondi destinate a misure redistributive come il reddito di cittadinanza.

Giavazzi aveva anche scritto che l'Italia non è come i paesi di Africa, America Latina e anche Grecia , con cui la Cina aveva trattato in passato : in quei paesi di risparmio ce n'è poco e senza finanziamenti dall'estero non si investe.
 
Ultima modifica:
No, non hai capito.

Il succo dell' articolo è

" Il problema italiano è principalmente quello di rilanciare gli investimenti per giungere alla piena utilizzazione del risparmio interno. Investimenti che languono per ragioni diverse. Quelli privati – questa la sua analisi – fermi a causa delle difficoltà del sistema bancario, dello spread, delle incertezze politiche, del continuo aumento del debito pubblico, che lascia intravedere il rischio di “un’imposta patrimoniale pesante” "

La patrimoniale è un rischio come conseguenza delle politiche del governo attuale, ma non è auspicata.

Eppure se ci ragioni in modo velato si fa riferimento ad una patrimoniale, anzi ad un vero e proprio prelievo forzoso..
Per quanto riguarda invece Stigliz credo proprio che abbia piena ragione, il fatto e' che dopo le votazioni di maggio l'Europa sara' ancora piu' divisa di adesso..
 
No, non hai capito.

Il succo dell' articolo è

" Il problema italiano è principalmente quello di rilanciare gli investimenti per giungere alla piena utilizzazione del risparmio interno. Investimenti che languono per ragioni diverse. Quelli privati – questa la sua analisi – fermi a causa delle difficoltà del sistema bancario, dello spread, delle incertezze politiche, del continuo aumento del debito pubblico, che lascia intravedere il rischio di “un’imposta patrimoniale pesante” "

La patrimoniale è un rischio come conseguenza delle politiche del governo attuale, ma non è auspicata.

L'accordo con la Cina ha in realtà lo scopo di depotenziare gli effetti dell'aumento del debito pubblico.
Se così sarà, finirà il potere ricattatorio dello spread e sarà possibile fare politiche di investimento in deficit.
Serve qualcuno che garantisca e questo qualcuno è appunto la Cina.
E Stiglitz questo lo ha capito, infatti come dicevo nel precedente post, è uno dei rarissimi casi in cui concordo con lui.
 
L'accordo con la Cina ha in realtà lo scopo di depotenziare gli effetti dell'aumento del debito pubblico.
Se così sarà, finirà il potere ricattatorio dello spread e sarà possibile fare politiche di investimento in deficit.
Serve qualcuno che garantisca e questo qualcuno è appunto la Cina.
E Stiglitz questo lo ha capito, infatti come dicevo nel precedente post, è uno dei rarissimi casi in cui concordo con lui.

Pero' si afferma dice che passiamo dal ricatto europeo a quello cinese. E non e' detto che sia meglio, anzi..
 
Eppure se ci ragioni in modo velato si fa riferimento ad una patrimoniale, anzi ad un vero e proprio prelievo forzoso..
Per quanto riguarda invece Stigliz credo proprio che abbia piena ragione, il fatto e' che dopo le votazioni di maggio l'Europa sara' ancora piu' divisa di adesso..

Faceva riferimento solo come un rischio percepito dagli investitori italiani, un rischio che sarebbe meglio eliminare dal quadro.
Se alcuni ricchi percepiscono un rischio del genere ( anche se non imminente) magari prendono residenza all'estero e investono più all'estero che in Italia.
 
Pero' si afferma dice che passiamo dal ricatto europeo a quello cinese. E non e' detto che sia meglio, anzi..

I ricatti non sono mai buoni.
Ma in europa per noi futuro non ce n'è.
E questo nell'ultimo decennio lo abbiamo già appurato.
 
Pero' si afferma dice che passiamo dal ricatto europeo a quello cinese. E non e' detto che sia meglio, anzi..

Forse cercano chi presti i soldi per il cosiddetto reddito di cittadinanza.
Infatti è soprattutto il M5S che cerca certi accordi con il regime comunista cinese.
Mesi fa Di Maio diceva che i soldi per certe misure li avrebbero presi "dal deficit", ossia emettendo più titoli di debito e acquisti cinesi servirebbero a non far crescere i rendimenti nonostante la maggiore offerta di titoli.

La Lega, almeno con alcuni esponenti, è stata più cauta e aveva cercato di frenare sull'accordo con la Cina:

Il patto con la Cina, le fibrillazioni nella Lega e le reazioni di Washington - Formiche.net
 
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Forse cercano chi presti i soldi per il cosiddetto reddito di cittadinanza.
Infatti è soprattutto il M5S che cerca certi accordi con il regime comunista cinese.

si cerca chi garantisca sul debito.
Così finisce il ricatto dello spread e il rischio patrimoniali ad esso connesso.
 
Se il problema sono 40 miliardi di risparmio privato ogni anno, che problema del .azz. è? Magari fossero 100 miliardi, mi pare che se lo stato quei 40 miliardi li dovesse spendere per infrastrutture c'è il problema di far transitare quei soldi dalle tasche dei risparmiatori a quelle dello stato, quindi tasse o patrimoniale, insomma questi qua soffrono come cani rognosi se la gente ha dei risparmi… creino le condizioni per cui un risparmiatore invece di comprare un fondo o ETF estero investa qua, magari in titoli di stato, vogliono i soldi? Aboliscano la patrimoniale, tolgano le tasse, la smettano di considerare delinquente uno che ha qualcosa e la gente investirà qua se ne avrà la convenienza, perché succeda questo è indispensabile che i sinistri e simili si riducano a minima percentuale dell'elettorato, altrimenti chi risparmia, finché girano certe idee, si cagherà sempre addosso e avrà tutto l'interesse a investire altrove, non è sufficiente una legge che poi te la cambiano in una notte, devono cambiare la testa.
 
Se il problema sono 40 miliardi di risparmio privato ogni anno, che problema del .azz. è? Magari fossero 100 miliardi, me pare che se lo stato quei 40 miliardi li dovrebbe spendere per infrastrutture c'è il problema di far transitare quei soldi dalle tasche dei risparmiatori a quelle dello stato, quindi tasse o patrimoniale, insomma questi qua soffrono come cani se la gente ha dei risparmi… creino le condizioni per cui un risparmiatore invece di comprare un fondo o ETF estero investa qua, magari in titoli di stato, vogliono i soldi? Aboliscano la patrimoniale, tolgano le tasse, la smetanno di considerare delinquente uno che ha qualcosa e la gente investirà qua se ne avrà la convenienza, perché succeda questo è indispensabile che i sinistri e simili si riducano a minima percentuale dell'elettorato, altrimenti chi risparmia avrà tutto l'interesse a investire altrove, non è sufficiente una legge che poi te la cambiano in una notte, devono cambiare la testa.

vuoi che i socialisti si estinguano?
Il loro dna è quello: rubare a chi produce e risparmia per dare la greppia alle proprie clientele.
 
Ma il discorso anche se filasse liscio per qualche verso, ci sarebbe sempre l'ostacolo della nostra giustizia come deterrente.
Saluti.
 
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