quando bankitalia comprò parmalat

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febbraio 2004

Quando Bankitalia investì in azioni Parmalat

Via Nazionale ha due fondi pensione, uno grande e uno piccolo, con un patrimonio di 5,5 miliardi. Chi decide cosa comprare è il vertice

Per un Fondo pensioni capiente come quello dei dipendenti della Banca d’Italia, 34 milioni di euro sono certamente una goccia nel mare. Anche se quell’investimento in azioni Parmalat fatto in diverse tranche proprio nell’ultimo anno, e a quanto pare anche a ridosso del crac, brucia non poco. E consola appena apprendere dalla viva voce del governatore Antonio Fazio, in Parlamento, che quell’investimento sarebbe stato condizionato dai giudizi degli analisti, che ancora poche settimane prima che lo scandalo venisse alla luce, consigliavano di comprare. La Banca d’Italia, quindi, comprava. Perché chi decide che cosa, e quanto, acquistare, non è il Fondo, anzi, i Fondi, ma la Banca. Perché di Fondi, in realtà, ce ne sono due. Il primo è quello dei dipendenti più anziani. Si tratta del Fondo più consistente, che non ha una propria autonomia (è parte integrante della contabilità della Banca), e serve a pagare le pensioni integrative e l’indennità di fine rapporto per i lavoratori che sono stati assunti prima del 1993.
Il patrimonio ammonta a 5 miliardi 461 milioni di euro ed è gestito direttamente dalle strutture di Bankitalia. Esiste anche una specie di commissione consultiva, presieduta da uno dei componenti del direttorio (il vicedirettore generale Antonio Finocchiaro) e di cui fanno parte alcuni rappresentanti della Banca, fra cui il capo servizio della gestione dei fondi patrimoniali e due componenti indicati dal sindacato: la Falbi di Luigi Leone, per il personale di grado inferiore e il Sindirettivo Cida per i dirigenti. Questa commissione non ha tuttavia alcun potere decisionale, ma solo quello di esprimere un parere sugli investimenti. E un parere negativo non blocca l’operazione. Anche se non esiste una controprova. Non è infatti mai accaduto che la commissione abbia bocciato una proposta di investimento avanzata dai vertici dell’istituto. Del resto può essere anche comprensibile, visto che quel Fondo è alimentato esclusivamente dalla Banca.
Il 70% del patrimonio è investito in titoli di Stato e immobili. Il resto è costituito da azioni, per un controvalore che supera ampiamente il miliardo e mezzo di euro. Pacchetti spesso rilevanti di grandi imprese, come il 4,74% delle Generali.
L’elenco comprende anche lo 0,8% di Telecom Italia, quota decisamente inferiore a quella che il Fondo pensioni aveva prima di aderire all’Opa lanciata a suo tempo da Roberto Colaninno. Con molte polemiche. Ci sono poi azioni Tim (circa l’1,8% del capitale), Enel (lo 0,6%), Italgas ed Eni, di cui la Banca d’Italia possiede oltre l’1per cento.
Il secondo Fondo pensioni è, almeno per ora, decisamente più piccolo. Lì dentro finisce il Tfr (le liquidazioni), dei circa 1.300 dipendenti assunti da Bankitalia dopo il 1993. Il patrimonio ammonta ad appena 47 milioni di euro. Questo Fondo investe esclusivamente in azioni e obbligazioni, ma con un criterio prudenziale ben preciso, a differenza del Fondo per i dipendenti più anziani, i cui investimenti mobiliari non devono rispettare alcun criterio particolare. In sostanza, si possono acquistare esclusivamente titoli compresi nel cosiddetto Eurostock 50. Ed è questo il motivo per cui il Fondo dei giovani non avrebbe mai potuto, a differenza dell’altro, comprare azioni Parmalat. C’è poi anche un limite per gli investimenti in obbligazioni, che possono riguardare solo quelle emesse da Stati europei. Per quanto questo Fondo sia alimentato dai dipendenti, non sfugge alla regola secondo cui gli investimenti vengono sempre decisi dalla Banca. Al posto della Commissione che dà il parere consultivo sugli investimenti, in questo Fondo opera un comitato di sorveglianza, composto da 14 membri. Di questi, sette sono nominati dalla Banca e sette vengono eletti fra i partecipanti: fra di loro, come nel Fondo degli anziani, ci sono un rappresentante della Falbi e uno del Sindirettivo Cida. Il presidente viene designato dal governatore: attualmente è Francesco Maria Frasca, uno dei responsabili della Vigilanza.
A differenza dei lavoratori più anziani, chi partecipa a questo Fondo può personalizzare il proprio investimento, scegliendo fra un portafoglio obbligazionario o azionario. Finora è andata sicuramente meglio a chi ha fatto la prima scelta. Il Fondo è stato costituito nel luglio del 2001 ed è stato investito in pieno dalla crisi che ha seguito gli attentati dell’11 settembre di quell’anno, dalla quale i mercati non si sono mai più ripresi completamente. Alla fine del 2003 si sono registrate perdite dell’ordine del 10per cento, ma durante l’anno si era arrivati anche al 20 per cento.

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/ce090204ba.html
 
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