quando la banca cambia nome...

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Quando la Banca passa il testimone


(11/6/03) - Immaginate di recarvi presso la vostro agenzia di fiducia: apparentemente nulla è cambiato, tranne un simboletto uscuro all’entrata. Anche il personale è lo stesso, ma la Banca ha cambiato nome... vediamo cosa è successo a un utente che ci ha segnalato il suo caso.



Immaginate di recarvi presso la vostro agenzia di fiducia: apparentemente nulla è cambiato, tranne un simboletto uscuro all’entrata. Anche il personale è lo stesso, ma la Banca ha cambiato nome... vediamo cosa è successo a un utente che ci ha segnalato il suo caso.

La sorpresa era contenuta in una lettera ricevuta dal correntista a gennaio. La vecchia banca lo avvisava che da quel giorno il suo conto era stato ‘ceduto’.

Cosa vuol dire? In sostanza la banca di provenienza informava dell’avvenuto trasferimento: qualunque tipo di rapporto intercorresse era definitivamente e senza appello spostato alla nuova banca.

Smarrito, il correntista ha chiamato il numero indicato sulla nota informativa. La scelta di una banca rispetto ad un’altra non è casuale, è stato il suo pensiero, perché allora trovarsi improvvisamente catapultato verso un altro istituto? Garantirà le stesse condizioni? Tutti interrogativi rivolti all’interlocutore, il quale non ha saputo altro che rispondere che il trasferimento del rapporto contrattuale da una banca all’altra era in corso. ‘Le faremo sapere’.
In ogni caso il correntista avrebbe potuto continuare a usare Bancomat e assegni, almeno per un certo termine.

L’assegnazione di un termine all’utilizzo degli strumenti di pagamento già in possesso, in ogni caso, dipende da istituto a istituto. Possono darsi casi in cui la banca cedente consente l’uso di assegni e bancomat fino alla scadenza, senza fissare alcun altro termine limite.

Sebbene possa sembrare inusuale è opportuno a questo punto ricordare che la cessione di rami d’azienda bancari è un fenomeno riconosciuto e disciplinato dal nostro ordinamento il quale non pone un obbligo alla banca di informare la clientela dell'avvenuta cessione.

Insomma, la cessione è un atto disposto dalla banca come conseguenza dell'alienazione dell'agenzia presso cui erano in corso i rapporti contrattuali ceduti. Ai fini della notifica, la legge riconosce come necessaria e sufficiente la comunicazione dell’avvenuta cessione mediante gli adempimenti pubblicitari previsti per legge.
La semplice spedizione delle note informative, di per sé, libera la banca da ogni altro adempimento.

Anche se può sembrare strano che il cliente non sia stato coinvolto in alcun modo nel processo decisionale, la normativa speciale in materia di cessione bancaria riconosce la decisione unilaterale da parte della banca. Anche in barba alla normativa di carattere generale, su cui ha prevalenza, che non ammettebbe un trasferimento del rapporto contrattuale se non in presenza del consenso del cliente.

Nessuna garanzia, dunque, di conservazione del rapporto e delle condizioni originarie. Tanto è vero che l’utente lamenta ora di dover pagare delle commissioni applicate dalla nuova banca, che la prima non prevedeva.
Senza contare la difficoltà di interrogare il conto corrente. In questo modo, lamenta l’utente, non si ha modo di controllare da sé i movimenti. E se prima la banca avvisava il cliente ‘ceduto’ del rosso in conto corrente alle prime avvisaglie, la nuova se ne preoccupa solo quando la situazione è oramai ai limiti dell’irreparabile.

Il nuovo sito Internet non avrà la stessa facilità di accesso del precedente. Ma niente paura, rispondono cordialmente dalla banca, il servizio Internet in ogni caso fornirà le informazioni richieste attraverso un servizio gratuito. ‘Il servizio non è gratuito ma costa 10 euro’, ha tenuto a precisare l’utente.

Naturalmente tornare al vecchio conto avrebbe un costo e l’utente ‘ceduto’ ne viene presto a conoscenza. Oltre alle spese di chiusura ci sono anche quelle di apertura. O di ‘riapertura’, se si pensa che questa serie di passaggi servirebbero solo a tornare alla situazione precedente. Senza, però, le stesse coordinate bancarie.

D’altra parte le banche assicurano che gli adempimenti informativi sono stati in tutto onorati. Tranne in alcuni casi, ma allora la colpa è stata delle Poste Italiane, per difficoltà riscontrate all’inizio dell’anno, si difendono gli istituti.

Quella della cessione di un ramo aziendale bancario è una materia complessa che non consente letture unilaterali. Da una parte c’è infatti il sacrosanto diritto dell’utente a conservare il rapporto di fiducia con la propria banca, magari conquistato nel corso degli anni anche attraverso la conoscenza delle condizioni applicate dall’istituto e quindi la scelta più oculata del prodotto tagliato sui misura. Dall’altra, però, ci sono specifiche politiche commerciali scelte dalle banche per garantire la solidità del gruppo. Anche questo è un vantaggio per l’utenza.
Ci si chiede allora se non ci sia un nucleo involabile di diritti da rispettare. Tra cui quello di veder quantomeno preservate le garanzie riconosciute dal precedente rapporto, come accade in contratti di altra natura.

Paola Toscani

http://www.ilnuovo.it/inserti/miaeconomia/miaeco66887.html
 
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