Quel gran genio del.....San Paolo

ramirez

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Volevo parafrasare la canzone di L. Battisiti.
E cosa dire di quei gran geni del San Paolo che sono 'usciti'
dal convertendo a meno di 9 euro.....ora che Fiat corre a 11,55
Analisti superpagati.....amministratori milionari.....
Congratulazioni vivissime...
 
ramirez ha scritto:
Volevo parafrasare la canzone di L. Battisiti.
E cosa dire di quei gran geni del San Paolo che sono 'usciti'
dal convertendo a meno di 9 euro.....ora che Fiat corre a 11,55
Analisti superpagati.....amministratori milionari.....
Congratulazioni vivissime...
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Il San Paolo-Imi e la doppia scelta sulla Fiat «Restiamo soci stabili. La vendita? In pari»
ENRICO SALZA Cresceremo in Italia e all’estero ma soltanto seguendo una logica industriale. Abbiamo tanti dossier aperti
DAL NOSTRO INVIATO
TORINO - Una questione di filosofia aziendale. La spiegano così, i vertici del San Paolo-Imi, la contestata vendita delle azioni Fiat derivanti dal prestito convertendo. L’argomento, com’era prevedibile, è stato al centro delle domande dei piccoli azionisti all’assemblea di bilancio dell’istituto, che si è tenuta ieri a Torino. Una maratona di quasi quattro ore durante la quale il presidente Enrico Salza, l’amministratore delegato Alfonso Jozzo e il direttore generale Pietro Modiano hanno snocciolato cifre e illustrato strategie. Ma il rapporto con la Fiat, l’altra istituzione torinese, ha tenuto innegabilmente banco. Dapprima in assemblea, poi in una improvvisata conferenza stampa, è toccato a Jozzo scendere nei dettagli. Non siete pentiti di aver venduto in gennaio le azioni del Lingotto a 7,7 euro mentre oggi valgono più di 11?
«Fin dall’inizio - risponde l’amministratore delegato - il nostro obiettivo era quello di sostenere il risanamento di Fiat. Una volta raggiunto lo scopo siamo usciti dall’operazione, pareggiando i conti». I titoli derivanti dalla conversione, insomma, non dovevano essere confusi con quelli che il San Paolo detiene come investimento storico. «Tant’è vero - aggiunge - che i pacchetti facevano capo a due diverse società del gruppo». Ma com’è possibile che l’operazione si sia chiusa in pari quando la conversione è avvenuta a oltre 10 euro? «Semplice - spiega Jozzo -. Dobbiamo considerare il nostro intervento nel suo complesso. C’erano anche le quote in Italenergia e quella in Fidis...». E ancora: «Non avevamo deciso di fare un investimento in Fiat, ma di garantire un aumento di capitale. Le banche si trovano spesso ad avere azioni di imprese industriali per necessità o per operazioni di sostegno. Quelle che abbiamo in Fiat come investimento stabile sono rimaste». Concetto ribadito sinteticamente da Salza: «Vogliamo fare i banchieri non gli industriali». Caso chiuso, dunque. Anche se tra Piazza San Carlo e il Lingotto il rapporto non è ancora del tutto ricucito.
Per il gruppo bancario, intanto, quello approvato ieri è un bilancio con poche ombre. Un patrimonio netto di 13,5 miliardi di euro, un utile di 1,9 miliardi, 158 miliardi di risparmio gestito: sono queste le cifre-chiave. «L’obiettivo del piano triennale, 2,5 miliardi di utile nel 2008, resta possibile», commenta Modiano. Salza parla a sua volta di «anno di svolta». E promette: «Cresceremo ancora, in Italia e all’estero. Sul tavolo abbiamo tanti dossier, anche se nessuno di essi sarà esaminato in tempi brevi. Se si presenteranno altre occasioni o ipotesi di alleanze, saremo ben lieti di valutarle. A patto però che abbiano una logica industriale».
Giacomo Ferrari corriere
 
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