quelli che......con Brodi pagheranno le tasse (xchè lui è scerio...)

mad_spa

Nuovo Utente
Sospeso dallo Staff
Registrato
23/9/05
Messaggi
1.362
Punti reazioni
53
In vista del voto
03/04/2006

Niente male Diego della Valle.
La sua Tod's chiude l'esercizio 2005 con utili in crescita del 39 %, nonché dividendi per gli azionisti più che raddoppiati da un anno all'altro.
L'Italia sarà in declino, ma per Della Valle le cose vanno benissimo.
I suoi lavoratori (probabilmente cinesi) hanno da essere contenti.
Ma un sito assai istruttivo (1) fa notare altri particolari.
La ditta del signor Tod's è posseduta a maggioranza (52,893%) da una DADV Family Holding Sarl. Ossia da una «societé à responsibilité limite» (svizzera? lussemburghese?) che gode del beneficio di quei paradisetti fiscali: probabilmente esenzione dei dividendi, o almeno con deduzione previa degli emolumenti dei dirigenti.
Che possono optare per l'imposta sui redditi, se sono membri della stessa famiglia.
Non c'è da dubitare che il Della Valle abbia scelto il metodo più favorevole tra i favori elargiti dalle SARL estere.
Insomma, in Italia, non deve pagare granché di tasse.
Illuminante anche la composizione del consiglio d'amministrazione.
Oltre a soliti figli e parenti (tutti stipendiati, probabilmente, dalla SARL con deduzione fiscale annessa) si trovano: Luca Cordero di Montezemolo, con 272 mila azioni ed emolumenti per 30 mila euro l'anno (certo, una sciocchezza per un vero signore: ma tutto aiuta); in cambio, Della Valle è nel consiglio d'amministrazione di Ferrari e Maserati.
Luigi Abete, che è presidente della BNL: banca di cui Della Valle è azionista e consigliere d'amministrazione.

Come si vede, si tratta di tre eminenti signori della prima fila di Confindustria, quella che è contro Berlusconi.
I moralizzatori contro il corrotto.
Essi attendono sereni la tassazione sulle rendite finanziarie promessa dalla sinistra vincitrice: le rendite, loro, le hanno messe già al sicuro nella SARL estera.
Così Visco non perderà tempo coi miliardari; dedicherà tutta l'energia necessaria per perseguire quella classe di scandalosi «rentiers» che sono i pensionati: molti dei quali hanno in BOT i loro risparmi, anche se inferiori alla retribuzione che Montezemolo riceve come consigliere Tod's.
Non stiamo parlando dei ridicoli furbetti del quartierino, accanitamente perseguiti dalla magistratura e dai giornali di Montezemolo. Qui, come si vede, sono all'opera i furbetti del quartiere alto: belle collusioni azionarie, consigli d'amministrazione affollati di amici (Luigi Abete, come presidente della banca di cui Della Valle è azionista, è addirittura un suo dipendente, ancorché di lusso).
Nessun conflitto d'interesse: solo pura imprenditoria industriale, gusto del rischio e dell'innovazione.
Ed alta moralità.
Campano austeramente, con un giro di gettoni di presenza nei Cda degli amici e conoscenti, a cui poi ricambiano il favore cooptandoli nei loro Cda.
Alcuni sono più generosi di altri.

Tronchetti Provera compensa i suoi consiglieri 114 mila euro l'anno: una somma modesta che può aiutare a sopravvivere, soprattutto se si hanno altri tre o quattro incarichi del genere.
Del resto Tronchetti Provera è generoso anche con se stesso.
Lo diciamo per par condicio: lui non si è pronunciato contro il cavaliere, ma certo il posto in prima fila di Confindustria gli spetta di diritto.
Secondo il sito di Beppe Grillo, Tronchetti è padrone di Telecom controllandone solo più o meno - è difficile stabilirlo, perché tutto avviene attraverso la leva lunga di scatole cinesi - 1,1 %.
Ma da Telecom estrae, per le sue necessità quotidiane, fra compensi e «benefit», 5 milioni l'anno. Di euro.
Un bel ritorno sugli investimenti.
Ma non si parli, in questo caso, di «rentier»: egli è un imprenditore puro, ama il rischio e l'innovazione, è tutto proteso al mercato.
E' solo un pro-memoria in vista delle elezioni.
Perché dico questo?
Perché molti lettori, in disaccordo con un mio articolo («Forse voto per chi perde») mi hanno voluto ricordare che Berlusconi ha il conflitto d'interesse, che è «un ladro»; più d'uno mi ha mandato lo stesso pezzo di Massimo Fini, dov'egli ricorda che il cavaliere è stato definito «teste spergiuro» in un processo al giudice corrotto Squillante, e via moraleggiando.

Credono forse che io non sia informato di queste accuse e denunce?
No, perché i giornali e i media tutti ci hanno detto e ripetuto tutto su Berlusconi, e anche di più. Molti di questi lettori (non tutti) danno solo la stura a quel vizio maniacale italiano di «dalli al Berlusca» - sicché c'è da chiedersi cosa faranno quando non sarà più sulla scena.
Ma ecco il punto: di Berlusconi ci hanno detto tutto, e anche di più.
Di quel che fanno dietro le quinte e nei loro salotti questi che vinceranno, non sappiamo niente.
Sul consiglio d'amministrazione incrociato dei Della Valle, sui loro profitti e gettoni di presenza, tacciono Il Corriere, Il Sole 24 Ore, e Radio 24.
Perché?
Perché sono i giornali che quei signori possiedono e controllano.
Giornali pieni di giornalisti che sanno da sé di cosa parlare e di cosa tacere.
Coraggiosi nel deridere il cavaliere, rispettosissimi nel tacere dei loro veri padroni.
Quello, non lo temono.
Questi, sì.
Per sapere qualcosa, bisogna spulciare i blog e le informazioni della Consob.
Quando questi vinceranno, non sapremo più niente del tutto.
L'Italia sarà più morale, finalmente: il silenzio coprirà tutti i trucchi e le corruzioni.
Su quest'Italia dominerà la faccia di Prodi.
Basta guardarle quella sua facciona reticente e chiusa, per capire che, se non ha molto da dire, ha parecchio da nascondere.

Ero un giovinetto di belle speranze, e già Prodi era sulla scena come dispensiere delle tangenti DC e PSI; oggi sono vecchio, e Prodi è ancora lì.
A nascondere molto.
Perché quella vecchia faccia chiusa?
Perché non, francamente, lealmente e a viso aperto D'Alema o Fassino, che hanno i voti della maggioranza di sinistra?
Di chi è il rappresentante Prodi, che non ha dalla sua un partito?
Di chi è il garante?
Nella forse infondata speranza di sottrarmi alle accuse di essere di parte, lascio la parola a un giornale straniero: utile a vedere come ci guarda gente che non è coinvolta nelle nostre passioni e manie.
Sul Corriere del Ticino (2), Gerardo Morina ha rievocato l'ultimo decennio della nostra storia.
Così: «… Nel 1994 il primo governo Berlusconi cadde perché trovò contro di sé tutti i 'poteri forti' italiani. Per 'poteri forti' s'intendono la magistratura, l'alta dirigenza statale, la grande industria e l'alta finanza, gli editori e i loro giornali, fino al potere di veto che fa capo alla categoria degli intellettuali… in una parola, quello che si chiama 'establishment'».
«Berlusconi scontentò tali poteri forti perché poteva vantare per sé solo il consenso elettorale… mentre era parso chiaro che il potere politico era fuori dal gioco democratico e rispondeva ad altri».
«Oggi, nuovamente, la Casa della Libertà viene ancora una volta considerata meno disponibile della sinistra ad uniformarsi a quel 'capitalismo senza capitale' che pretende di guidare il flusso delle risorse, le finanze pubbliche, il credito, come è stato per gran parte della storia italiana. Sono i poteri che hanno sposato il 'capitalismo relazionale' in cambio della difesadelle loro rendite».

Ogni parola, di questa limpida analisi, va gustata per la sua precisione.
Il potere politico che «rispondeva ad altri», ossia non agli elettori.
Il «capitalismo relazionale»: ne abbiamo visto un piccolo esempio nel Cda di Della Valle, costituito da amiconi e furbetti dei quartieri alti.
Costoro pretendono di «guidare il flusso delle finanze pubbliche e il credito» anzitutto «a difesa delle proprie rendite».
Impagabile, e tutto da soppesare, l'elenco dei ceti che Prodi - e la sua cosiddetta sinistra - rappresenta.
Non ci sono gli operai, fra quei ceti.
Ci sono i miliardari di Stato (dirigenza statale: un esempio per tutti il segretario del Quirinale, Gaetano Gifuni, 2 miliardi l'anno), le cui paghe spropositate non prevedono un corrispettivo in responsabilità né produttività (magistratura).
Costoro sono tutti al riparo dalla competizione globale.
Il loro posto è fisso e garantito, al contrario dei lavoratori del privato.
Sono, come blocco sociale, tutti coloro che i soldi dallo Stato «li prendono».
Uniti contro tutti noi che i soldi allo Stato «li diamo».
E che di soldi ne avremo sempre meno.
Le loro paghe, non possiamo permettercele; ma loro sono decisi a farcele pagare comunque, con le tasse.
Ecco perché bisogna aver paura della sinistra.

Questo non significa l'assoluzione per il governo di destra.
La vera colpa di Berlusconi è stata di non aver attuato il mandato rivoluzionario ricevuto dal popolo italiano.
Questo «mandato» non ha nulla di immaginario.
Il popolo l'aveva delineato con i referendum del '94.
Votando in massa, e senza distinzione di votanti di destra o sinistra, per:
la responsabilità civile della magistratura;
contro l'esazione automatica dei sindacati dalle buste paga;
-contro il finanziamento pubblico dei partiti;
per il sistema elettorale maggioritario;
Tale mandato è stato tradito subito;
La legge elettorale varata allora (il Mattarellum) non era un maggioritario, ma un semiproporzionale, pensata apposta per far vivere i partiti minori e clientelari nati dall'esplosione della DC; Berlusconi, che aveva la maggioranza parlamentare necessaria,
non ha smantellato i super-statali ricchi, né ha rimesso ordine nella magistratura, né allontanato dalle mammelle pubbliche il «capitalismo relazionale» colluso.
Fino all'ultimo tradimento, il ritorno al proporzionale che ci farà tornare ai governi di solidarietà, ai pentapartiti aum-aum che hanno rovinato l'Italia.
E l'ha fatto Berlusconi.
La sua colpa è imperdonabile.
Anche perché l'occasione che i popolo gli diede allora non si ripeterà mai più.

Non merita di vincere, e probabilmente non vincerà.
Ma ormai, dobbiamo cercare di non perdere del tutto noi: noi che i soldi allo stato li diamo, noi che paghiamo stipendi da Creso ai Gifuni e ai magistrati, che paghiamo le collusioni dei furbetti dei quartieri alti, sgobbando e affannandoci, nel freddo della competizione globale.
E' questo il punto.
Perché lorsignori resteranno al potere per trent'anni: il fenomeno Berlusconi è irripetibile, e non si ripeterà.
Non si troverà più un altro federatore di forze sociali diverse e partiti così disparati come AN, Lega, UDC e vari spezzoni.
Quindi, non ci sarà più un elettorato di destra come forza reale, di possibile maggioranza.
Loro avranno tutto il tempo di saccheggiare.
E, mentre delle malefatte di Berlusconi siamo stati quotidianamente informati, di costoro non sapremo mai nulla.
La loro collusione diverrà sempre più solida e torbida.
Nessun magistrato avvierà contro di loro un'altra Mani Pulite.
I sindacati lasceranno che i Montezemolo e i Gifuni ci derubino, che i governi di «sinistra» ci tartassino.
Non scenderanno più in sciopero.
I «grandi giornali» taceranno rispettosamente delle collusioni, delle scatole cinesi, delle provvidenze pubbliche, elusioni fiscali e fughe di capitali all'estero dei loro padroni, che sono parte così rilevante della «sinistra».

La sola cosa che possiamo ancora fare, come elettorato sconfitto e tradito, è: non dare carta bianca a questo blocco di poteri forti.
Non regalare loro una vittoria schiacciante, tanto che li faccia credere di poter fare tutto.
Far vedere che esiste ancora una forza elettorale di «destra» - la destra di chi lavora, minacciato di disoccupazione e precarietà, e intanto paga i super-garantiti dal posto pubblico, fisso e dorato, e i vari parassiti sopra citati - e che questa destra non si è sbandata né smobilitata.
Anche se non ha un capo e non ne avrà per chissà quanti decenni, esiste ed è viva.
Berlusconi probabilmente perderà.
Ora si tratta di votare non per lui, ma per noi.

Maurizio Blondet

Note
1) www.limprenditore.blogspot.com
2) Gerardo Morina, «Prodi e i poteri forti che gli ruotano intorno», Corriere del Ticino, 22 marzo 2006.
http://www.effedieffe.com/
 
lascia stare il compagno della valle :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D
 
Della Valle, costituito da amiconi e furbetti dei quartieri alti.
Costoro pretendono di «guidare il flusso delle finanze pubbliche e il credito» anzitutto «a difesa delle proprie rendite».
Impagabile, e tutto da soppesare, l'elenco dei ceti che Prodi - e la sua cosiddetta sinistra - rappresenta.
Non ci sono gli operai, fra quei ceti.
Ci sono i miliardari di Stato (dirigenza statale: un esempio per tutti il segretario del Quirinale, Gaetano Gifuni, 2 miliardi l'anno), le cui paghe spropositate non prevedono un corrispettivo in responsabilità né produttività (magistratura).
Costoro sono tutti al riparo dalla competizione globale.
Il loro posto è fisso e garantito, al contrario dei lavoratori del privato.
Sono, come blocco sociale, tutti coloro che i soldi dallo Stato «li prendono».
Uniti contro tutti noi che i soldi allo Stato «li diamo».
E che di soldi ne avremo sempre meno.
Le loro paghe, non possiamo permettercele; ma loro sono decisi a farcele pagare comunque, con le tasse.
Ecco perché bisogna aver paura della sinistra.

Far vedere che esiste ancora una forza elettorale di «destra» - la destra di chi lavora, minacciato di disoccupazione e precarietà, e intanto paga i super-garantiti dal posto pubblico, fisso e dorato, e i vari parassiti sopra citati - e che questa destra non si è sbandata né smobilitata.
 
Grande articolo, grazie di averlo postato.....mi auguro venga letto da + persone possibili....non lo vedo di parte questo è il guaio, non mi resta che dire: povera Italia ......
dei moralisti sapevamo...Saluti.
 
una cosa è certa

chi ha gia' staccato se la ride.

per gli altri stangata?

democratico davvero.

grasie profesore :D vedi mo' d'andare a fc :bow:
 
Confindustria, allarme su Pil e deficit
Montezemolo: "Dati preoccupanti"

ROMA - "Per chiunque gestisca il paese i numeri della trimestrale di cassa sono e restano preoccupanti". É questo il giudizio della Confindustria che verosimilmente è stato al centro delle telefonate e dei colloqui riservatissimi tra il presidente Luca Cordero di Montezemolo e i suoi più stretti collaboratori nel day after dei conti pubblici che, come è facile immaginare, hanno scavato ancor più il solco che divide i toni, alzando il livello d'allarme se mai ve ne fosse ancora bisogno nell'ultimo weekend prima delle elezioni politiche. Questa coincidenza temporale, in aggiunta alle polemiche dei giorni scorsi alimentate dalle differenti interpretazioni dei messaggi provenienti dal palazzo di Viale dell'Astronomia, ha consigliato la scelta di un diplomatico silenzio che tuttavia non cancella le inquietudini del mondo imprenditoriale italiano che ora guarda al dopo-elezioni e non può fare a meno di vederlo nel controluce di una spesa pubblica crescente contrapposta a un Pil inchiodato su incrementi da prefisso telefonico.

Montezemolo ha optato per un comportamento cauto che, raffreddando gli animi dopo le turbolenze di Vicenza e tenendosi a distanza di sicurezza dalle risse elettorali, gli consente di passare la nottata in attesa di un nuovo governo. Perciò a chi gli chiede un parere sulla trimestrale di cassa, come deve essere accaduto più volte nelle ultime quarantott'ore, si limita a rispondere riproponendo le priorità già da tempo indicate da Confindustria. Come dire che con queste, che sono il manifesto per l'impresa, il futuro governo dovrà fare i conti. "Recupero della competitività, cuneo fiscale, innovazione e ricerca, problema energetico, misure di sostegno e rilancio per le piccole e medie imprese": per Montezemolo sono questi i temi sui quali gli imprenditori aspettano risposte con un'"urgenza commisurata al fatto che l'Italia è il paese che annaspa più degli altri in Europa".

Pur in assenza di una presa di posizione esplicita si deve ragionevolmente escludere che i numeri della Trimestrale di cassa abbiano colto di sorpresa la Confindustria. Il silenzio di Montezemolo e dei vertici confederali col contrappunto dell'insistenza sulla priorità sono la testimonianza che essi non si erano fatti illusioni sullo stato di salute finanziario del paese. "I nostri uffici" è il commento di un vicepresidente attestato sulla linea di Montezemolo e perciò geloso dell'anonimato "avevano monitorato, come fanno da sempre, la situazione economica del 2005 e alla fine i risultati, soprattutto per quanto riguarda il tasso di crescita, non erano stati tali per cui si potesse ipotizzare un repentino cambiamento nei primi tre mesi di quest'anno. Quindi il problema non sta tanto nel contestare o meno dati scontati quanto nel cercare di invertire la rotta nel più breve tempo possibile".

Anche senza una conferma ufficiale attraverso dichiarazioni messe nere su bianco, non è difficile pensare che la Confindustria nutra qualche serio dubbio sull'attendibilità dei dati che li ritenga viziati da ottimismo letterale. Lo dice il fatto che Montezemolo condivide appieno lo "scetticismo" espresso dall'ex commissario europeo, Mario Monti, in risposta a Tremonti che scodellando i numeri della relazione trimestrale al "Workshop" The European House di Cernobbio sabato aveva fatto osservare che la sua impressione "è che l'economia italiana sia comunque in recupero". E proprio su quel ramo del lago di Como il professor Monti aveva pacatamente obiettato che se il valore di riferimento del disavanzo 2006 fosse confermato sul livello del 3,8 "sarebbe una notizia negativa di cui non c'è da essere contenti".

Dalla condivisione di questo scetticismo, oltre che dalle numerose perplessità ancorché prive di ufficialità per evitare il peggio, veniva la scelta di attesa vigile della Confindustria nel nuovo esecutivo sposato al convincimento che comunque "sarà dura per chiunque governare seguendo un percorso virtuoso". Una posizione che a una lettura più attenta vuol dire un giudizio negativo sulla Trimestrale e l'allarme di quanti nel weekend appena trascorso si sono presi la briga di fare un raffronto tra i conti dell'Italia e quelli della Francia e della Germania.


03/04/2006 - 12:10

E' ancora boom per le vendite auto
Fiat più veloce del mercato

MILANO. Ancora un boom di immatricolazioni a marzo per il mercato italiano dell'auto. Dopo il +10,7% di gennaio ed il +6% di febbraio, il terzo mese dell'anno ha visto crescere le immatricolazioni di auto nuove dell'8,62% rispetto ad un anno fa, attestandosi a quota 250.328 unità. Nel primo trimestre del 2006 invece - secondo i dati resi noti dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti - il mercato ha segnato un progresso dell'8,96% a fronte di 700.027 nuove immatricolazioni.
Più veloce del mercato, anche a marzo, il gruppo Fiat la cui quota di mercato in Italia si è attestata al 30,6% (30,8% a febbraio; 30,7% nel primo trimestre), contro il 28,11% del marzo 2005. Lo scorso mese il Lingotto ha immatricolato a marzo 76.597 vetture, segnando un incremento del 18,2% rispetto a marzo 2005 quando il gruppo torinese aveva immatricolato 64.796 unità. A febbraio, invece, il gruppo Fiat aveva immatricolato 64.600 auto, con un incremento del 12,4% rispetto allo stesso mese del 2005.

Complessivamente nel primo trimestre il gruppo torinese ha immatricolato 214.977 unità, mettendo a segno una crescita del 18,3% rispetto allo stesso periodo del 2005 quando le immatricolazioni ammontavano a 181.707 unità.

03/04/2006 - 18:11


Ma taglia corto..le cose vanno male per i tuoi operai che prendono 1200 euro....che per avere 80 euro lordi di aumento contrattuale hanno dovuto spenderli in scioperi...........va male per noi che ti abbiamo pagato le casse integrazioni Fiat regalato immobili al sud,mentre tu hai solo aperto fabbriche all'estero...........ma per piacere..............oggi il tuo A.D ha guadagnato ancora il 4% e se non erro ha comprato azioni a 4.5 euro............rendo merito alla fiducia all'azienda di tale personaggio ,unica mente....pero se Prodi e Berlusconi per dare l'esempio sottoscrivevano una trance di ENEL.....visto che a noi le hanno proposte e rifilate.........
CIAO.
 
Ultima modifica:
Verde ha scritto:
Io vedo solo che i titoli dei pochi,dei soliti salgono e quelli in portafoglio ai piccoli scendono.
Io mi ricordo ben la stampa come dipingeva le FIAT,le ENEL,lo scorso anno.
Leggo ora cosa scrivono.
QUINDI LA STAMPA E L'INFORMAZIONE FINANZIARIA PER LO PIU è MORTA.
Informazione quotidiana?
MA QUEGLI ********* CHE VANNO SEMPRE A DOMANDARE AD UN PADRE UNA MADRE UN FRATELLO CHE HA PERSO UNA PERSONA CARA...
SCUSI COME SI SENTE......E SONO TANTI E LI MANDANO IN TV
QUESTA E L'INFORMAZIONE CHE L'ITALIA HA.
Questi dovrebbero essere quelli che fanno la mia informazione quotidiana?...a forza di cambiare canale ,dopo 30 canali di cui 10 telenovela,o reality ossia programmi immondizia,pubblicita,fuori controllo,della durata del 200% rispetto al film....interviste in cui parlano 30 minuti e non mi dicono niente di nuovo...........mi vengono i crampi alle dita...allora?Allora..........la tv non l'accendo piu...un buon libro,una passeggiata.........tanto l'italia con questi non cambiera mai.
Cosa dobbiamo scegliere?la padella o la brace?
Perche non fanno un referendum..non dx o sx.......quanti italiani in coscienza hanno fiducia della classe politica?Allora?..............non è utopia...mai come ora son oindeciso e deluso da tutti e 2 gli schieramenti,al solito devo andare a votare quello meno peggio...calci one lsedere sulla chiappa dx o sulla sx?Servisse ai miei figli...mi sacrificherei....ma è dimostrato che peggioriamo sempre....con tutti i buoni propositi,non puoi sempre accontentare gli interessi degli amici...
L'interesse guida la politica.........solo che non è l'interesse comune,ora questo è chiaro.
Senbra assurdo ma la tv ultimamente mi da la nausea.

BUONA SERATA.

Anch'io ho il disgusto per entrambe le formazioni ma se parto dal
presupposto che nella dx c'è un multimiliardario che si è comprato
tutto e tutti, che ha una casa con un parco più grosso di Hyde Park
con tanto di tomba per i compari,che ha tutte le televisioni,che da
quando è stato eletto ha fatto leggi a suo favore,che era nella p2,
che aveva "lo stalliere" colluso con la mafia,che è stato indagato non
so quante volte e in altre la condanna è andata in prescrizione e
infine che è stato nominato nell'ultima intervista che hanno fatto
a Borsellino ebbene tutto questo mi fa un pò paura per cui fanc.
il capital game, mi sento molto più tranquillo dall'altra parte.
 
inesp ha scritto:
Anch'io ho il disgusto per entrambe le formazioni ma se parto dal
presupposto che nella dx c'è un multimiliardario che si è comprato
tutto e tutti, che ha una casa con un parco più grosso di Hyde Park
con tanto di tomba per i compari,che ha tutte le televisioni,che da
quando è stato eletto ha fatto leggi a suo favore,che era nella p2,
che aveva "lo stalliere" colluso con la mafia,che è stato indagato non
so quante volte e in altre la condanna è andata in prescrizione e
infine che è stato nominato nell'ultima intervista che hanno fatto
a Borsellino ebbene tutto questo mi fa un pò paura per cui fanc.
il capital game, mi sento molto più tranquillo dall'altra parte.


secondo me anche senza queste motivazioni per giustificarti avresti votato allo stesso modo.
 
Un giornalista indipendente questo Blondet :rolleyes:

E dov'è lo scandalo di Della Valle. Chi più chi meno tutte le grosse società hanno delle controllanti in Lussemburgo od in altri posti simili. La Fininvest è controllata da 21 società offshore.
 
felpa ha scritto:
Un giornalista indipendente questo Blondet :rolleyes:
+ di feltri, mieli,mauro,scalfari.poco ma sicuro.
felpa ha scritto:
E dov'è lo scandalo di Della Valle. Chi più chi meno tutte le grosse società hanno delle controllanti in Lussemburgo od in altri posti simili. La Fininvest è controllata da 21 società offshore.
lo scandalo è che Brodi parla di tassare i furbetti del quartierino.
ma i furboni del quartierino non li può toccare:
1) xchè hanno le holding in lussemburgo.
2) xchè della *****, *****zemolo sono amici suoi. :yes:


PS:Mediaset paga le tasse in italia.
 
Continuo a non capire dove è il problema. E allora?
 
felpa ha scritto:
Continuo a non capire dove è il problema. E allora?

Il problema è che felpa voterà Brodi... ecco dov'è il problema... serio che mai...
 
mad_spa ha scritto:
In vista del voto
03/04/2006

Niente male Diego della Valle.
La sua Tod's chiude l'esercizio 2005 con utili in crescita del 39 %, nonché dividendi per gli azionisti più che raddoppiati da un anno all'altro.
L'Italia sarà in declino, ma per Della Valle le cose vanno benissimo.
I suoi lavoratori (probabilmente cinesi) hanno da essere contenti.
Ma un sito assai istruttivo (1) fa notare altri particolari.
La ditta del signor Tod's è posseduta a maggioranza (52,893%) da una DADV Family Holding Sarl. Ossia da una «societé à responsibilité limite» (svizzera? lussemburghese?) che gode del beneficio di quei paradisetti fiscali: probabilmente esenzione dei dividendi, o almeno con deduzione previa degli emolumenti dei dirigenti.
Che possono optare per l'imposta sui redditi, se sono membri della stessa famiglia.
Non c'è da dubitare che il Della Valle abbia scelto il metodo più favorevole tra i favori elargiti dalle SARL estere.
Insomma, in Italia, non deve pagare granché di tasse.
Illuminante anche la composizione del consiglio d'amministrazione.
Oltre a soliti figli e parenti (tutti stipendiati, probabilmente, dalla SARL con deduzione fiscale annessa) si trovano: Luca Cordero di Montezemolo, con 272 mila azioni ed emolumenti per 30 mila euro l'anno (certo, una sciocchezza per un vero signore: ma tutto aiuta); in cambio, Della Valle è nel consiglio d'amministrazione di Ferrari e Maserati.
Luigi Abete, che è presidente della BNL: banca di cui Della Valle è azionista e consigliere d'amministrazione.

Come si vede, si tratta di tre eminenti signori della prima fila di Confindustria, quella che è contro Berlusconi.
I moralizzatori contro il corrotto.
Essi attendono sereni la tassazione sulle rendite finanziarie promessa dalla sinistra vincitrice: le rendite, loro, le hanno messe già al sicuro nella SARL estera.
Così Visco non perderà tempo coi miliardari; dedicherà tutta l'energia necessaria per perseguire quella classe di scandalosi «rentiers» che sono i pensionati: molti dei quali hanno in BOT i loro risparmi, anche se inferiori alla retribuzione che Montezemolo riceve come consigliere Tod's.
Non stiamo parlando dei ridicoli furbetti del quartierino, accanitamente perseguiti dalla magistratura e dai giornali di Montezemolo. Qui, come si vede, sono all'opera i furbetti del quartiere alto: belle collusioni azionarie, consigli d'amministrazione affollati di amici (Luigi Abete, come presidente della banca di cui Della Valle è azionista, è addirittura un suo dipendente, ancorché di lusso).
Nessun conflitto d'interesse: solo pura imprenditoria industriale, gusto del rischio e dell'innovazione.
Ed alta moralità.
Campano austeramente, con un giro di gettoni di presenza nei Cda degli amici e conoscenti, a cui poi ricambiano il favore cooptandoli nei loro Cda.
Alcuni sono più generosi di altri.

Tronchetti Provera compensa i suoi consiglieri 114 mila euro l'anno: una somma modesta che può aiutare a sopravvivere, soprattutto se si hanno altri tre o quattro incarichi del genere.
Del resto Tronchetti Provera è generoso anche con se stesso.
Lo diciamo per par condicio: lui non si è pronunciato contro il cavaliere, ma certo il posto in prima fila di Confindustria gli spetta di diritto.
Secondo il sito di Beppe Grillo, Tronchetti è padrone di Telecom controllandone solo più o meno - è difficile stabilirlo, perché tutto avviene attraverso la leva lunga di scatole cinesi - 1,1 %.
Ma da Telecom estrae, per le sue necessità quotidiane, fra compensi e «benefit», 5 milioni l'anno. Di euro.
Un bel ritorno sugli investimenti.
Ma non si parli, in questo caso, di «rentier»: egli è un imprenditore puro, ama il rischio e l'innovazione, è tutto proteso al mercato.
E' solo un pro-memoria in vista delle elezioni.
Perché dico questo?
Perché molti lettori, in disaccordo con un mio articolo («Forse voto per chi perde») mi hanno voluto ricordare che Berlusconi ha il conflitto d'interesse, che è «un ladro»; più d'uno mi ha mandato lo stesso pezzo di Massimo Fini, dov'egli ricorda che il cavaliere è stato definito «teste spergiuro» in un processo al giudice corrotto Squillante, e via moraleggiando.

Credono forse che io non sia informato di queste accuse e denunce?
No, perché i giornali e i media tutti ci hanno detto e ripetuto tutto su Berlusconi, e anche di più. Molti di questi lettori (non tutti) danno solo la stura a quel vizio maniacale italiano di «dalli al Berlusca» - sicché c'è da chiedersi cosa faranno quando non sarà più sulla scena.
Ma ecco il punto: di Berlusconi ci hanno detto tutto, e anche di più.
Di quel che fanno dietro le quinte e nei loro salotti questi che vinceranno, non sappiamo niente.
Sul consiglio d'amministrazione incrociato dei Della Valle, sui loro profitti e gettoni di presenza, tacciono Il Corriere, Il Sole 24 Ore, e Radio 24.
Perché?
Perché sono i giornali che quei signori possiedono e controllano.
Giornali pieni di giornalisti che sanno da sé di cosa parlare e di cosa tacere.
Coraggiosi nel deridere il cavaliere, rispettosissimi nel tacere dei loro veri padroni.
Quello, non lo temono.
Questi, sì.
Per sapere qualcosa, bisogna spulciare i blog e le informazioni della Consob.
Quando questi vinceranno, non sapremo più niente del tutto.
L'Italia sarà più morale, finalmente: il silenzio coprirà tutti i trucchi e le corruzioni.
Su quest'Italia dominerà la faccia di Prodi.
Basta guardarle quella sua facciona reticente e chiusa, per capire che, se non ha molto da dire, ha parecchio da nascondere.

Ero un giovinetto di belle speranze, e già Prodi era sulla scena come dispensiere delle tangenti DC e PSI; oggi sono vecchio, e Prodi è ancora lì.
A nascondere molto.
Perché quella vecchia faccia chiusa?
Perché non, francamente, lealmente e a viso aperto D'Alema o Fassino, che hanno i voti della maggioranza di sinistra?
Di chi è il rappresentante Prodi, che non ha dalla sua un partito?
Di chi è il garante?
Nella forse infondata speranza di sottrarmi alle accuse di essere di parte, lascio la parola a un giornale straniero: utile a vedere come ci guarda gente che non è coinvolta nelle nostre passioni e manie.
Sul Corriere del Ticino (2), Gerardo Morina ha rievocato l'ultimo decennio della nostra storia.
Così: «… Nel 1994 il primo governo Berlusconi cadde perché trovò contro di sé tutti i 'poteri forti' italiani. Per 'poteri forti' s'intendono la magistratura, l'alta dirigenza statale, la grande industria e l'alta finanza, gli editori e i loro giornali, fino al potere di veto che fa capo alla categoria degli intellettuali… in una parola, quello che si chiama 'establishment'».
«Berlusconi scontentò tali poteri forti perché poteva vantare per sé solo il consenso elettorale… mentre era parso chiaro che il potere politico era fuori dal gioco democratico e rispondeva ad altri».
«Oggi, nuovamente, la Casa della Libertà viene ancora una volta considerata meno disponibile della sinistra ad uniformarsi a quel 'capitalismo senza capitale' che pretende di guidare il flusso delle risorse, le finanze pubbliche, il credito, come è stato per gran parte della storia italiana. Sono i poteri che hanno sposato il 'capitalismo relazionale' in cambio della difesadelle loro rendite».

Ogni parola, di questa limpida analisi, va gustata per la sua precisione.
Il potere politico che «rispondeva ad altri», ossia non agli elettori.
Il «capitalismo relazionale»: ne abbiamo visto un piccolo esempio nel Cda di Della Valle, costituito da amiconi e furbetti dei quartieri alti.
Costoro pretendono di «guidare il flusso delle finanze pubbliche e il credito» anzitutto «a difesa delle proprie rendite».
Impagabile, e tutto da soppesare, l'elenco dei ceti che Prodi - e la sua cosiddetta sinistra - rappresenta.
Non ci sono gli operai, fra quei ceti.
Ci sono i miliardari di Stato (dirigenza statale: un esempio per tutti il segretario del Quirinale, Gaetano Gifuni, 2 miliardi l'anno), le cui paghe spropositate non prevedono un corrispettivo in responsabilità né produttività (magistratura).
Costoro sono tutti al riparo dalla competizione globale.
Il loro posto è fisso e garantito, al contrario dei lavoratori del privato.
Sono, come blocco sociale, tutti coloro che i soldi dallo Stato «li prendono».
Uniti contro tutti noi che i soldi allo Stato «li diamo».
E che di soldi ne avremo sempre meno.
Le loro paghe, non possiamo permettercele; ma loro sono decisi a farcele pagare comunque, con le tasse.
Ecco perché bisogna aver paura della sinistra.

Questo non significa l'assoluzione per il governo di destra.
La vera colpa di Berlusconi è stata di non aver attuato il mandato rivoluzionario ricevuto dal popolo italiano.
Questo «mandato» non ha nulla di immaginario.
Il popolo l'aveva delineato con i referendum del '94.
Votando in massa, e senza distinzione di votanti di destra o sinistra, per:
la responsabilità civile della magistratura;
contro l'esazione automatica dei sindacati dalle buste paga;
-contro il finanziamento pubblico dei partiti;
per il sistema elettorale maggioritario;
Tale mandato è stato tradito subito;
La legge elettorale varata allora (il Mattarellum) non era un maggioritario, ma un semiproporzionale, pensata apposta per far vivere i partiti minori e clientelari nati dall'esplosione della DC; Berlusconi, che aveva la maggioranza parlamentare necessaria,
non ha smantellato i super-statali ricchi, né ha rimesso ordine nella magistratura, né allontanato dalle mammelle pubbliche il «capitalismo relazionale» colluso.
Fino all'ultimo tradimento, il ritorno al proporzionale che ci farà tornare ai governi di solidarietà, ai pentapartiti aum-aum che hanno rovinato l'Italia.
E l'ha fatto Berlusconi.
La sua colpa è imperdonabile.
Anche perché l'occasione che i popolo gli diede allora non si ripeterà mai più.

Non merita di vincere, e probabilmente non vincerà.
Ma ormai, dobbiamo cercare di non perdere del tutto noi: noi che i soldi allo stato li diamo, noi che paghiamo stipendi da Creso ai Gifuni e ai magistrati, che paghiamo le collusioni dei furbetti dei quartieri alti, sgobbando e affannandoci, nel freddo della competizione globale.
E' questo il punto.
Perché lorsignori resteranno al potere per trent'anni: il fenomeno Berlusconi è irripetibile, e non si ripeterà.
Non si troverà più un altro federatore di forze sociali diverse e partiti così disparati come AN, Lega, UDC e vari spezzoni.
Quindi, non ci sarà più un elettorato di destra come forza reale, di possibile maggioranza.
Loro avranno tutto il tempo di saccheggiare.
E, mentre delle malefatte di Berlusconi siamo stati quotidianamente informati, di costoro non sapremo mai nulla.
La loro collusione diverrà sempre più solida e torbida.
Nessun magistrato avvierà contro di loro un'altra Mani Pulite.
I sindacati lasceranno che i Montezemolo e i Gifuni ci derubino, che i governi di «sinistra» ci tartassino.
Non scenderanno più in sciopero.
I «grandi giornali» taceranno rispettosamente delle collusioni, delle scatole cinesi, delle provvidenze pubbliche, elusioni fiscali e fughe di capitali all'estero dei loro padroni, che sono parte così rilevante della «sinistra».

La sola cosa che possiamo ancora fare, come elettorato sconfitto e tradito, è: non dare carta bianca a questo blocco di poteri forti.
Non regalare loro una vittoria schiacciante, tanto che li faccia credere di poter fare tutto.
Far vedere che esiste ancora una forza elettorale di «destra» - la destra di chi lavora, minacciato di disoccupazione e precarietà, e intanto paga i super-garantiti dal posto pubblico, fisso e dorato, e i vari parassiti sopra citati - e che questa destra non si è sbandata né smobilitata.
Anche se non ha un capo e non ne avrà per chissà quanti decenni, esiste ed è viva.
Berlusconi probabilmente perderà.
Ora si tratta di votare non per lui, ma per noi.

Maurizio Blondet

Note
1) www.limprenditore.blogspot.com
2) Gerardo Morina, «Prodi e i poteri forti che gli ruotano intorno», Corriere del Ticino, 22 marzo 2006.
http://www.effedieffe.com/

leggere e quotare, così si leggerà di nuovo... e altri quoteranno... ;)
 
Standa&Pooh ha scritto:
Il problema è che felpa voterà Brodi... ecco dov'è il problema... serio che mai...

Sarò libero di votare chi mi pare o no? :angry:
Qui stiamo perdendo la testa. :rolleyes:
 
felpa ha scritto:
Continuo a non capire dove è il problema. E allora?
dillo a bertinotti dov'è il problema .....
poi bertinotti nn è in grado di risolverlo, visto che sa solo fare demagogia.
tu evidentemente pensi che sia giusto che i piccoli paghino le tasse che spettano a della ***** e *****zemolo (che non le pagano).
io no :no:
 
mad_spa ha scritto:
dillo a bertinotti dov'è il problema .....
poi bertinotti nn è in grado di risolverlo, visto che sa solo fare demagogia.
tu evidentemente pensi che sia giusto che i piccoli paghino le tasse che spettano a della ***** e *****zemolo (che non le pagano).
io no :no:

E allora perchè non gliele ha fatte pagare Berlusconi in questi 5 anni?
Ma che c****o stai dicendo!!!!
 
Indietro