Rapporto rischio/rendimento

sardi75

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Un buon investmento deve avere un buon rapporto rischio/rendimento. Io accetto un maggiore rischio solo con la prospettiva di un maggiore rendimento.
Questo rapporto è l'indice di Sharpe che si applica facilmente ai titoli a tasso fissso (btp) e misura il rischio con la volatilità e il rendimento con le cedole.
In primo luogo io dubito fortemente che la volatilità sia di per sè un rischio (salvo per chi investe a breve termine).
Secondo me il rischio è rischio di perdita, non le oscillazioni, ovvero la volatilità. Se io devo investire da qui a 5 anni non mi interessa affatto che il titolo è volatile, mi interessa semplicemente che renda molto.

Ma, a parte questo, quando si passa da un titolo a tasso fisso a una azione o un indice azionario o materie prime (e relativi derivati) quell'indice non serve più a niente. Infatti posso ancora calcolare la volatilità storica (che già significa poco) ma non posso più calcolare il rendimento. Come faccio a sapere se tra un anno Eni sarà più alta del 5% o più bassa del 7%? Posso fare delle ipotesi o previsioni ma sono appunto solo ipotesi.

Allora il rischio/rendimento è vero sul piano qualitativo, come idea teorica, è completamente inutile sul piano operativo in quanto non può essere quantificato se non con delle ipotesi future del tutto soggettive.

Si accettano commenti e considerazioni
 
secondo te perché azioni e derivati sono ad alto rischio?
 
sardi75 ha scritto:
Un buon investmento deve avere un buon rapporto rischio/rendimento. Io accetto un maggiore rischio solo con la prospettiva di un maggiore rendimento.
Questo rapporto è l'indice di Sharpe che si applica facilmente ai titoli a tasso fissso (btp) e misura il rischio con la volatilità e il rendimento con le cedole.
In primo luogo io dubito fortemente che la volatilità sia di per sè un rischio (salvo per chi investe a breve termine).
Secondo me il rischio è rischio di perdita, non le oscillazioni, ovvero la volatilità. Se io devo investire da qui a 5 anni non mi interessa affatto che il titolo è volatile, mi interessa semplicemente che renda molto.

Ma, a parte questo, quando si passa da un titolo a tasso fisso a una azione o un indice azionario o materie prime (e relativi derivati) quell'indice non serve più a niente. Infatti posso ancora calcolare la volatilità storica (che già significa poco) ma non posso più calcolare il rendimento. Come faccio a sapere se tra un anno Eni sarà più alta del 5% o più bassa del 7%? Posso fare delle ipotesi o previsioni ma sono appunto solo ipotesi.

Allora il rischio/rendimento è vero sul piano qualitativo, come idea teorica, è completamente inutile sul piano operativo in quanto non può essere quantificato se non con delle ipotesi future del tutto soggettive.

Si accettano commenti e considerazioni

Semplice : non li metti in borsa ... fiine del discorso. :o

Non essendo Jesù Cristo non puoi prevedere un bel niente ... specie poi per il lungo periodo, chi ti dice che può prevedere semplicemente mente. :yes: :yes: :yes: :cool:
 
joke ha scritto:
secondo te perché azioni e derivati sono ad alto rischio?
Perchè una azione può scendere e non risalire più o risalire in tempi lunghissimi. Questo secono me è il vero rischio. Che invece il titolo sia molto "oscillante" cioè volatile costituisce un problema se devo rivenderlo la settimana prossima ma se sono disposto a tenerlo diciamo per un paio di anni non costituisce DI PER SE' un problema. Il riscio cioè è rischio di perdita non rischio di oscillazione.
 
Ultima modifica:
-ditropan- ha scritto:
Semplice : non li metti in borsa ... fiine del discorso. :o
Questo è naturale, non è questo il punto.
Il punto è che il rapporto rischio/rendimento per le azioni e simili o anche per il bund non esiste o meglio esiste solo come fatto teorico pechè non si può calcolare il rendimento se non come ipotesi sul futuro.
Proprio ieri leggevo un opuscolo divulgativo che parlava appunto con grande professionalità di questo rapporto, di portafoglio razionale etc. Solo che il calcolo sui riferiva ad un ben determinato protafoglio negli anni 1995-2000.

Ma se guardi al futuro come fai a calcolare con un numero il rendimento di un indice azionario o di un bund?

Sul lungo periodo poi sembra si può prevedere
1. che le azioni rendono più delle obbligazioni e secondo me con un opportuna diversificazione tra azioni è vero
2. che movimetare troppo il portafoglio è nocivo.
 
sardi75 ha scritto:
Un buon investmento deve avere un buon rapporto rischio/rendimento. Io accetto un maggiore rischio solo con la prospettiva di un maggiore rendimento.
Questo rapporto è l'indice di Sharpe che si applica facilmente ai titoli a tasso fissso (btp) e misura il rischio con la volatilità e il rendimento con le cedole.
In primo luogo io dubito fortemente che la volatilità sia di per sè un rischio (salvo per chi investe a breve termine).
Secondo me il rischio è rischio di perdita, non le oscillazioni, ovvero la volatilità. Se io devo investire da qui a 5 anni non mi interessa affatto che il titolo è volatile, mi interessa semplicemente che renda molto.

Ma, a parte questo, quando si passa da un titolo a tasso fisso a una azione o un indice azionario o materie prime (e relativi derivati) quell'indice non serve più a niente. Infatti posso ancora calcolare la volatilità storica (che già significa poco) ma non posso più calcolare il rendimento. Come faccio a sapere se tra un anno Eni sarà più alta del 5% o più bassa del 7%? Posso fare delle ipotesi o previsioni ma sono appunto solo ipotesi.

Allora il rischio/rendimento è vero sul piano qualitativo, come idea teorica, è completamente inutile sul piano operativo in quanto non può essere quantificato se non con delle ipotesi future del tutto soggettive.

Si accettano commenti e considerazioni
Ovvio che sia su ipotesi future, se fossero certezze non ci sarebbe rischio.
L'indice di Sharpe si applica ai rendimenti e alla volatilità realizzati, ma ovviamente non c'è certezza per comportamenti analoghi in futuro.
la vola è un buon indice del rischio, perchè indica la possibilità di allontanarsi da possibili valori attesi. Volatile non significa che vada su e giù, potrebbe andare anche solo giù. Insomma tantopiù un titolo è volatile tanto più alta è la possibilità che si attesti su valori lontani da quelli attesi, (in su o in giù), quindi tanto più è rischioso. L'indice di Sharpe correla i rendimenti con la volatilità, quindi è una buona misurazione del rapporto rischio/rendimento.
 
Ultima modifica:
Per questo mi sembra, e non vorrei sbagliare su tematiche così delicate, che i rendimenti di un indice e dei suoi relativi componenti vengono misurati mese dopo mese in base a diverse variabili come il prezzo segnato (per esempio in data stabilita o fine mese), il p/e l’ebit, i dividendi non che le aspettative macro e micro economiche come per esempio la crescita del pil, le aspettative sui settori trainanti l’economia il rendimento dei titoli di stato, l’inflazione.
Certo mettere sotto lente i diversi parametri non è semplice e meno semplice è posizionarsi in base alle indicazioni sui titoli azionari.
Per quello delle volte, credo ancora, questi parametri vengono momentaneamente ignorati in modo da offrire ad indici e titoli periodi di movimenti speculativi più o meno ampi.
 
Matrix_mfx ha scritto:
L'indice di Sharpe si applica ai rendimenti e alla volatilità realizzati, ma ovviamente non c'è certezza per comportamenti analoghi in futuro..
Insomma tu vuoi dire: "meglio questo che niente". In questi termini sono d'accordo. Ma su azioni e anche sui tassi mi sembra un po' scemo dire che siccome negli ultimi 2 anni il titolo è cresciuto del 10% anche nei possimi 2 anni sarà uguale.
A quel punto mi sembra molto più sensata una analisi fondamentale.
Matrix_mfx ha scritto:
Insomma tantopiù un titolo è volatile tanto più alta è la possibilità che si attesti su valori lontani da quelli attesi, (in su o in giù), quindi tanto più è rischioso.
La prima affermazione è vera ma da essa non non segue la seconda.
In primo luogo il rischio di trovalo "più su" è uguale a quello di trovarlo "più giù" del valore atteso e quindi non è un rischio.
Inoltre nel lungo periodo il rendimento assorbe anche il rischio di una oscillazione sfarevole.
Cioè non dico che la volatilità non sia un rischio ma lo è appunto nei limiti (molto scarsi) in cui la definisci anche tu. Invece quello che servirebbe è la quantificazione del rischio di discesa "definitiva" no n di una oscillazione compemnsata da una altra oscuillazione contraria.
 
sardi75 ha scritto:
Insomma tu vuoi dire: "meglio questo che niente". In questi termini sono d'accordo. Ma su azioni e anche sui tassi mi sembra un po' scemo dire che siccome negli ultimi 2 anni il titolo è cresciuto del 10% anche nei possimi 2 anni sarà uguale.
A quel punto mi sembra molto più sensata una analisi fondamentale.

La prima affermazione è vera ma da essa non non segue la seconda.
In primo luogo il rischio di trovalo "più su" è uguale a quello di trovarlo "più giù" del valore atteso e quindi non è un rischio.
Inoltre nel lungo periodo il rendimento assorbe anche il rischio di una oscillazione sfarevole.
Cioè non dico che la volatilità non sia un rischio ma lo è appunto nei limiti (molto scarsi) in cui la definisci anche tu. Invece quello che servirebbe è la quantificazione del rischio di discesa "definitiva" no n di una oscillazione compemnsata da una altra oscuillazione contraria.


Capisco che intendi....
tuttavia non confondere la volatilità con le oscillazioni. Non sempre una oscillazione è compensata da una contraria.
E' forse limitativo prendere un titolo, valutarne il rendimento nel passato, valutarne la rischiosità e con l'indice di Sharpe confrontarlo con altri titoli alternativi. Ma è già una buona base di partenza, una buona fotografia, oggettiva del passato e del presente. A ciò devi aggiungere un po' di analisi fondamentale e macroeconomica per ipotizzare il futuro (qualche dubbio l'avrei sull'analisi tecnica). Se disponibile valuta il rating della società in questione (altro indicatore del rischio) e infine prendi le tue decisioni.
Potrà non andarti bene, ma ricette o indicatori miracolosi non ne conosco.

Un saluto
 
Matrix_mfx ha scritto:
Capisco che intendi....
tuttavia non confondere la volatilità con le oscillazioni. Non sempre una oscillazione è compensata da una contraria.
Beh... direi proprio di si, invece. Se la volatilità è del 5% vuol dire che rispetto al rendimento medio i singoli rendimenti sono stati nella media del 5% superiori e inferiori al rendimento medio. Se fossero stati tutti superiori o tutti inferioire alla media, la media non sarebbe stata quella.
 
sardi75 ha scritto:
Beh... direi proprio di si, invece. Se la volatilità è del 5% vuol dire che rispetto al rendimento medio i singoli rendimenti sono stati nella media del 5% superiori e inferiori al rendimento medio. Se fossero stati tutti superiori o tutti inferioire alla media, la media non sarebbe stata quella.


Ma scusa, chi è stato a scrivere :"mi sembra un po' scemo dire che siccome negli ultimi 2 anni il titolo è cresciuto del 10% anche nei possimi 2 anni sarà uguale" ?
Non vale lo stesso per le ascillazioni?
Fidati, un titolo molto volatile è più rischioso di uno poco volatile.
 
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