Revolution

La Francia alla vigilia della rivoluzione: ricchezza..

A metà del XVIII secolo, pochi decenni prima che scoppiasse la rivoluzione, la Francia, con i suoi 25 milioni di abitanti, era il più popoloso stato d'Europa, segno evidente di un progressivo miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e di uno sviluppo delle attività economiche. Certo la Francia, soprattutto dopo la perdita dei territori nordamericani, non aveva un impero commerciale come quello inglese e non era, come l'Inghilterra, alle soglie della rivoluzione industriale; tuttavia con le sue colonie delle Antille controllava più della metà dello zucchero consumato nel mondo intero, mentre il paese esportava sete, stoffe, arazzi, mobili, prodotti dalle sue rinomate manifatture, nonché i vini delle sue campagne.


... e arretratezza

Di fronte a questi progressi evidenziati dallo svilup-po dei commerci e dalla crescita della borghesia ur-bana, permanevano in Francia aspetti di arretra-tezza ancora tipici della società feudale. Più dell'80% della popolazione francese viveva nelle campagne dove dominavano tecniche agricole arre-trate. "I contadini lasciavano gran parte della terra incolta e la comunità mandava il suo sparuto gregge a pascolare sul maggese dell'anno. Si mieteva col falcetto, si batteva il grano sotto gli zoccoli del bestia-me; assai più spesso dell'aratro a versoio era l'antico aratro di legno tirato da un bue che scalfiva quella terra così poco redditizia" (Furet-Richet). A frenare lo sviluppo delle attività agricole e commerciali contribuiva anche la caotica suddivisione amministrativa del regno con le molteplici circoscrizioni giudiziarie, militari, finanziarie, ecclesiasti-che, spesso non coincidenti tra loro. Le imposte variavano da regione a regione (se non da città a città); per non parlare della miriade di pe-daggi locali e della disparità delle unità di peso e mi-sura.
 
La società e le istituzioni della Francia prima della rivoluzione vengono indicati con l'espressione di an-cien regime. La prima caratteristica dell'ancien regime francese era la persistenza nelle campagne di rapporti di tipo feudale. Nel Settecento, circa il 40% delle terre era ancora proprietà dell'aristocrazia e del clero, che imponevano ai contadini tutta una serie di corvées e tributi in natura o in denaro. Anche le attività artigianali e manifatturiere erano controllate da molteplici corporazioni di origine medioevale che frenavano la mobilità della manodopera e le innovazioni tecniche.

La seconda caratteristica dell'ancien regime era costituita dagli squilibri fra i tre ordini sociali: nobiltà, clero e "terzo stato"; quest'ultimo comprendeva tutti coloro che non erano né nobili né ecclesiastici (artigiani, mercanti, professionisti, contadini). Nobiltà e clero godevano di numerosi privilegi: erano esentati dal pagamento di molte imposte statali e potevano accedere a tutte le cariche pubbliche di maggior prestigio.

Forti differenze erano presenti anche all'interno dei tre ordini. All'interno della nobiltà esistevano differenze tra la ricchissima aristocrazia di corte, la potente aristocrazia "di toga", cioè i funzionari della burocrazia statale, e la piccola nobiltà di campagna, a volte al limite della povertà. Anche all'interno del clero erano nette le differenze tra i prelati maggiori e i parroci di campagna che vivevano stentatamente come i poveri. Il terzo stato, poi, comprendeva sì i contadini e braccianti che conducevano una dura vita di sacrifici, ma anche gli artigiani e i bottegai, i professionisti e i ricchi commercianti e industriali delle città. Il terzo aspetto dell'ancien regime era l'assoluti-smo. La Francia, anche dopo la morte di Luigi XIV, era rimasta il più perfetto esempio di monarchia assoluta. Tuttavia nel corso del Settecento, durante i regni di Luigi XV e di Luigi XVI, il potere assolutistico si era indebolito e i parlamenti provinciali, controllati dall'aristocrazia di toga, avevano ripreso a rivendicare il loro diritto di controllo sulle decisioni e sulle leggi approvate dal sovrano.
 
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