rick e gian

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watson

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La teoria yin-yang è assai antica ed i filosofi cinesi se ne servivano per spiegare l'origine dell'universo.

Yang indicava originariamente lo splendore del sole, yin l'assenza di splendore ossia l'ombra.

Successivamente yang e yín furono considerati due principi o forze naturali: yang il principio maschile, positivo, yin il principio femminile, negativo.

Yang rappresentava inoltre la luce, il calore, l'aridità, la durezza, l'attività... mentre yín rappresentava l'oscurità, il freddo, l'umidità, la morbidezza, la passività...

Secondo il pensiero cinese tutti i fenomeni dell'universo sono la risultante della combinazione e dell'interazione di yín con yang.

Yín non può esistere senza yang e yang non può esistere senza yín.

I due principi sono inseparabili come il polo positivo e quello negativo di una pila elettrica.
 
L'unione di yín con yang è chiamata T'ai Chi ossia "polo supremo", "principio primo" e viene rappresentata col noto simbolo in cui la parte nera rappresenta yin, la parte bianca yang.

sim_tao.gif



I punti nero e bianco che si trovano rispettivamente nell'area chiara e scura stanno ad indicare che yín e yang non sono assoluti, ma che vi è sempre un po' di yin in yang e viceversa.

La circonferenza simboleggia l'evoluzione ciclica della natura; l'armonia fra gli opposti è dimostrata dall'uguaglianza delle due superfici di diverso colore.

Nel disegno la parte chiara è a destra, quella scura è a sinistra perchè il sole sorge ad est. In questo caso il diagramma del T'ai Chi simboleggia il mondo.

La suddivisione a tra le due fasi fa sì che i perimetri di yin e yang siano uguali al perimetro dell'intera circonferenza.
 
Scritto da watson
L'unione di yín con yang è chiamata T'ai Chi ossia "polo supremo", "principio primo" e viene rappresentata col noto simbolo in cui la parte nera rappresenta yin, la parte bianca yang.

sim_tao.gif



I punti nero e bianco che si trovano rispettivamente nell'area chiara e scura stanno ad indicare che yín e yang non sono assoluti, ma che vi è sempre un po' di yin in yang e viceversa.

La circonferenza simboleggia l'evoluzione ciclica della natura; l'armonia fra gli opposti è dimostrata dall'uguaglianza delle due superfici di diverso colore.

Nel disegno la parte chiara è a destra, quella scura è a sinistra perchè il sole sorge ad est. In questo caso il diagramma del T'ai Chi simboleggia il mondo.

La suddivisione a tra le due fasi fa sì che i perimetri di yin e yang siano uguali al perimetro dell'intera circonferenza.
Quel simbolo è veramente bello e significativo; ma quanti argomenti Watson...sei veramente una fucina; hai lo spirito del ricercatore...
Ciao:)
FR
 
Ecco una "limitata" classificazione di ciò che è yin e ciò che è yang:

Yin
Yang

Materia
Energia

Inverno
Estate

Mezzanotte
Mezzogiorno

Luna
Sole

Femminile
Maschile

Madre
Padre

Sorella
Fratello

Profondo
Superficiale

Discontinuo
Continuo

Lento
Rapido

Finito
Infinito

Sostanza
Forma

Freddo
Caldo

Interiore
Esteriore

Spazio
Tempo

Pari
Dispari

Passivo
Attivo

Tramonto
Alba

Pesante
Leggero

Nascosto
Scoperto

Cronico
Acuto

Sonno
Veglia

Basso
Alto

Causa
Effetto

Psiche
Corpo

Concentrare
Espandere

Acqua
Fuoco

Terra
Cielo

Conservatore
Consumatore
 
La teoria Yin - Yang è molto antica e i filosofi cinesi se ne servivano per spiegare l'origine dell'universo, il quale all'inizio, era in uno stato chiamato WU CHI ossia "Senza Differenziazioni ", senza vita.
A un certo punto si formarono due "polarità", due "principi fondamentali" : - YANG il principio positivo , maschile - YIN il principio negativo , femminile. - I due principi reagiscono reciprocamente come si può vedere nel seguente disegno:

taichi.gif


La polarità Yin - Yang fu denominata T'ai Ch'i . T'ai significa supremo, grande; Ch'i sta a significare invece polarità, differenziazione; in altre parole : la legge fondamentale dell'universo. Nell'universo gli opposti sono complementari perciò Yin-Yang.
Le basi filosofiche si estendono inoltre alla teoria dei Cinque Elementi, all I Ching , al Confucianesimo , al Taoismo , al Buddhismo Ch'an.
 
Scritto da watson
è quello che avrei voluto fare.
Ciao
veramente un peccato che tu non lo possa fare... e poi quella sana autoironia...che ci fa critici anche verso noi stessi.
FR
 
Non c'è in cinese una parola sola per indicare quello che noi chiamiamo Dio. Soprattutto, il "Dio" dei cinesi, qualsiasi sia il suo nome, non crea il mondo, ma è dentro la "vita" delle montagne e del mare, degli alberi e degli animali, degli uomini e delle donne, per guidarla e svilupparla.
Il Dio degli ebrei e dei cristiani è un Dio che parla. "Dio" dei cinesi non parla, ma è possibile sentire la sua "voce", o meglio partecipare della sua energia, del suo spirito.Per udirlo, conoscerlo e partecipare alla sua vita bisogna essere capaci di sentire il respiro della montagna, l'energia del mare, il principio che regola il corso degli astri o della società. Per udire la sua voce bisogna sedersi di fronte al chicco di riso appena seminato e attendere che diventi germoglio e poi pianta matura. Se avremo avuto la pazienza di attendere e di contemplare in silenzio la sua crescita, avremo udito la "voce" di "Dio" nella pianta che cresce.
La grande differenza che contrappone la mentalità occidentale a quella cinese sta in questo: la prima si preoccupa dell'essere, la seconda del divenire.
Dice il filosofo cinese Liang Shuming:
«I cinesi non hanno mai discusso questioni che derivano da una realtà statica, immutabile. La metafisica (cinese)... ha trattato solo del cambiamento e mai, assolutamente, della realtà statica e immutabile».
Essere è divenire.
Esiste, è vero, nel pensiero cinese, una realtà permanente: il Tao,
cioè l'ordine spontaneo che presiede a tutti i cambiamenti.
Ma anch'esso, più che come legge o regola immutabile, deve essere visto come uno schema di sviluppo di transizione.
Diventa chiaro allora che Dio non è, come in occidente, l'Essere primo, assoluto e trascendente che sta al di sopra e prima di tutti gli esseri concreti, ma un principio o energia immanente che è dentro il cosmo, la natura e la società, e la guida a perfezionamento.
Dio non è un essere personale, ma coincide con l'azione della natura, impersonale e imparziale.
 
La tradizione ci dice che Lao tzu (o Lao tze) - che è in realtà un soprannome che vuol dire "vecchio maestro" -, si chiamava Chung-erh o Po-yang o anche Lao tan. Visse nel VI secolo a.C. ed era di qualche anno più vecchio di Confucio. Nacque nel villaggio di Ch'u-jen, nel territorio dell'odierno Honan (Cina orientale, a sud di Pechino). Fu storiografo negli archivi imperiali. Si dice che Confucio si sarebbe incontrato con lui e sarebbe stato colpito dalla sua saggezza. Lao tzu abbandonò il suo incarico quando la corta cominciò a dare segni di decadenza e se ne andò verso l'ovest. Arrivato al passo di Han-ku, il guardiano Yin Hsi gli chiese di scrivere un libro per lui e Lao tzu espose allora le sue dottrine nel Tao Te ching. Poi partì e non se ne seppe più nulla.
L'opera di Lao Tzu è divisa in due parti, la prima sul Tao e la seconda sul Te. In seguito fu suddivisa nel numero mistico di 81 capitoletti, e il nome di Tao Te ching fu dato, sembra, da uno dei suoi commentatori, Ho-shang Kung. L'opera ci è anche giunta in un'altra redazione, non molto diversa dalla prima, curata da Wang Pi.

laotzu.jpg
 
DUY1329.jpg


Il libro si apre con una descrizione del Tao. La parola significa propriamente via e quindi anche modo di condursi, sistema. Il Tao è una astrazione metafisica che indica la legge universale della natura, lo spontaneo modo di essere e di comportarsi dell'universo. In questo senso è indicibile, ineffabile, indeterminato. Essendo il principio primo e assoluto, è privo di caratteristiche, giacché è la stessa fonte di tutte le caratteristiche; non è però il nulla, dato che è l'origine di ogni cosa. Esso è prima di tutte le cose, dà loro l'esistenza. "Il Tao che può essere detto non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l'eterno nome" (In cinese suona più o meno così: Tao ke Tao fei chang Tao; ming ke ming, fei chang ming: cfr. Tao Te Ching, 1).
In altri termini, il Tao è oltre ogni denominazione, visto che la fonte da cui tutto deriva non può essere nominata, costituendo l'origine dei nomi e di ogni descrizione possibile. Tao è quindi un non-nome; indica, piuttosto, ciò che consente alle cose di essere quello che sono; è ciò che dà loro l'esistenza (come se si dicesse: il questo da cui derivano l'essere e il non essere).
 
.

Aggiungo solo un paio di cosette:
(Trovo quasi sempre qualcosa da aggiungere nei Watson-post)

-Il simbolo da te postato indica il Thai chi statico, ossia l'essenza proprio primordiale delle cose, in realtà il Thai Chi (come inteso dalla filosofia taoista) non è statico in natura ( "Il tao può essere una via, ma mai un sentiero fisso" -così inizia il Tao the ching), per cui il simbolo più corretto (ma quasi mai usato in occidente, se non, a volte, nelle arti marziali) è quello con sopra e sotto disegnata una freccia, che indica un movimento rotatorio orario, poichè tutto in natura tende ad evolversi secondo determinate leggi (che è poi il principio filosofico su cui si basa l' I ching).

Se immaginiamo una tacca al di fuori del disegno che ci indichi un immaginario punto di riferimento, potremo anche "vedere graficamente" alcuni concetti del Tao The Ching, ad es. " dal caos nasce l'ordine" (...e altri simili che ora mi sfuggono, anche data l'ora :p)
...E lo vediamo immaginando la tacca di riferimento posizionata proprio nel punto in cui la "goccia" nera raggiunge il massimo dello spessore, punto in cui, appunto, troviamo "il seme" del principio opposto.


- Non vi sono, storicamente, certezze della reale esistenza di Lao Tzu. In genere si pensa che sia esistito perchè ne parla Confucio , della cui esistenza e periodo di nascita si è invece certi, per vari motivi, tra cui i libri scritti dai suoi "allievi".
L'ipotesi più accreditata è che sia esistito, ma, essendo il responsabile della biblioteca reale, si sia limitato a trascrivere testi ivi ritrovati. La cosa è, tra l'altro di importanza relativa, poichè quello che più conta sono gli scritti a noi pervenuti.

- L'appellativo Tzu, si trova in molti nomi di famosi personaggi antichi cinesi, perchè esso ha il doppio significato di "maestro" e/o "libro, insegnamento". Anche Confucio è l'italianizzazione di Kung Fu -Tzu.

ciao

P.s.
ma che c'entrano Rick e Gian ?
:p
 

Allegati

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    tao1.gif
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equilibri

il taoismo tradizionale considera il mondo naturale come un insieme complesso di equilibri.

Yin è il principio femminile, yang è il principio maschile. I taoisti quindi considerano i due princìpi uguali ? No, non proprio. E anche in queste apparenti contraddizioni sta la complessità e la bellezza di tale filosofia. I due principi non sarebbero del tutti uguali, in natura, ma la dinamicità del Thai Chi , in un mondo funzionale e naturale, fa si che lo diventino.

"quando il vertice dello Yin incontra il vertice dello Yang, è sempre il primo che vince".
 
Il problema della traduzione

Il Tao The Ching viene usualmente classificato dagli studiosi come " il libro più tradotto al mondo dopo la Bibbia", il che è probabilmente vero, occorre però chiarire che tale affermazione non significa, come verrebbe "automatico" pensare, che sia il "più letto al mondo..." (anche se potrebbe pure essere...)

Il Tao The Ching è il libro più tradotto significa, altresì, che molti autori, avvicinatisi a tale opera, hanno ritenuto insoddisfacente la traduzione dei loro colleghi e ne hanno proposto la propria; tale traduzione, infatti, presenta tre ordini di problemi:

-La trascrizione dal cinese antico al cinese moderno
-Il giusto significato di ogni termine, dato il contesto in cui è inserito
-La traduzione da un linguaggio ad ideogrammi al linguaggio occidentale; ossia il processo di "romanizzazione".
 
Il "processo di romanizzazione"

Come si sa gli ideogrammi sono la rappresentazione grafica di un concetto o di un oggetto; per fare un esempio molto semplice, per indicare il termine "montagna", anticamente si disegnavano tre colline su di una linea orizzontale, di cui quella centrale più alta delle altre due.
Nel cinese moderno si disegnerà una linea orizzontale sormontata da tre linee verticali, di cui quella centrale più alta.
Per indicare il concetto di "centro" si disegnerà una linea entro una sorta di trapezio (freccia nel centro del bersaglio).

Gli ideogrammi cinesi sono molte decine di migliaia e un cinese medio ne conoscerà circa trentamila.

Per gli occidentali, uno dei problemi della lingua cinese è quello della trascrizione degli ideogrammi nell'alfabeto latino.

Esistono numerosi metodi di trascrizione e pertanto uno stesso ideogramma (nome, concetto) potrà trovarsi trascritto in modi diversi, pur mantenendo, ovviamente, lo stesso significato.
Ogni traduttore, pertanto, dovrà attenersi sempre allo stesso metodo, per non incorrere in spiacevoli confusioni.

I metodi di "romanizzazione" più noti sono quelli di Wade-Giles, Pinyin, Yale, Goldenthal ed EFEO.

Per esempio l'ideogramma che significa "vuoto" si può trascrivere nei modi seguenti:

metodo
Wade Giles: k'ung
Pinyin: kong
Yale: kung
Goldenthal: koong
E.F.E.O. : k'ong

La pronuncia italiana di tale parola è "cun" (con "n" nasale).
Perchè allora la trascrizione dell'ideogramma non è "cun" ?
Perchè in questo caso il problema non sarebbe affatto risolto, un italiano infatti pronuncerebbe "cun" (con la enne chiusa e non nasale), un francese con la "u" aperta e un inglese pronuncerebbe "can".
-----------

P.s.
Watson scusa se ti ho "rubato" il thread. Ed anche un pò di colla.

;)
 
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