Rischio default Paese – Exit Strategy

Ma quale default: abbiamo retto a una crisi che poteva farci fallire e ora non falliremo
Le imprese sono le meno indebitate d Europa, le famiglie pure. E a livello paese la differenza con le altre nazioni eccetto la Germania è di 30k di debito a famiglia.
Se consideriamo quanto siamo ricchi più il sommerso è un'inezia.

Tutto quello che riporti non è un segno di speranza per chi risiede in Italia.
Significa solo che i governi possono "sprecare" denaro, perché hanno come asso nella manica una mega patrimoniale per resettare la situazione (senza andare quindi in default).

L'americano sbora(ci sono stato 5 volte), spende per fare vedere, compra in leasing tutto.
Peccato che in fondo compra a peso d'oro case di legno che qua venderebbero alla metà del prezzo sulle quali poi spende a sua volta per le tasse sulla casa.
E guai a lamentarsi, così sembra che l americano se la passi bene
L'americano fa crescere il pIl, e ogni volta che compra a debito mette ricchezza in circolo e paga tasse di cui beneficia la collettività.
L'italiano fa crescere il SUO conto corrente e si arricchisce, ma lascia pure al governo l'arma su quando/quanto tassarlo.
 
Secondo me questa supposta grande ricchezza privata degli italiani andrebbe un attimo analizzata.

Non pretendo che le mie osservazioni empiriche abbiano nessuna dignità statistica, però l’impressione è che molta ricchezza sia concentrata nelle mani di 70/80enni che erano abituati a una vita estremamente frugale, soprattutto fuori dalle aree urbane, e hanno messo su dei piccoli patrimoni pur essendo persone con redditi modesti. Aggiungiamo il sistema pensionistico che continua a travasare soldi dalla fiscalità generale a questa tipologia di soggetti privati ed aggiungiamo che parte di questa “ricchezza” è costituita da immobili che in prospettiva valgono ben poco.
L’Italia è infatti un paese nel quale a partire dagli anni 60, per varie ragioni che non sto ad elencare, si è costruito tantissimo e oggi c’è una oggettiva sproporzione tra domanda e offerta immobiliare, a parte zone specifiche.

Adesso quelli che hanno meno di cinquant’anni sono altrettanto frugali e potranno essere altrettanto fortunati con le pensioni? Beh a me non sembra proprio.
E quindi questa “ricchezza privata” evaporerà rapidamente nell’arco di un decennio massimo, ma il debito pubblico resterà.

Quindi è chiaro che rischi di default a breve per l’Italia non esistono, ma in un medio lungo termine, l’investitore avveduto dovrebbe stare attento, anche perché certi fenomeni possono essere molto rapidi e scatenati da catalizzatori di tipo politico. A quel punto poco si potrà fare per pararsi le chiappe.
 
Secondo me questa supposta grande ricchezza privata degli italiani andrebbe un attimo analizzata.

Non pretendo che le mie osservazioni empiriche abbiano nessuna dignità statistica, però l’impressione è che molta ricchezza sia concentrata nelle mani di 70/80enni che erano abituati a una vita estremamente frugale, soprattutto fuori dalle aree urbane, e hanno messo su dei piccoli patrimoni pur essendo persone con redditi modesti. Aggiungiamo il sistema pensionistico che continua a travasare soldi dalla fiscalità generale a questa tipologia di soggetti privati ed aggiungiamo che parte di questa “ricchezza” è costituita da immobili che in prospettiva valgono ben poco.
L’Italia è infatti un paese nel quale a partire dagli anni 60, per varie ragioni che non sto ad elencare, si è costruito tantissimo e oggi c’è una oggettiva sproporzione tra domanda e offerta immobiliare, a parte zone specifiche.

Adesso quelli che hanno meno di cinquant’anni sono altrettanto frugali e potranno essere altrettanto fortunati con le pensioni? Beh a me non sembra proprio.
E quindi questa “ricchezza privata” evaporerà rapidamente nell’arco di un decennio massimo, ma il debito pubblico resterà.

Quindi è chiaro che rischi di default a breve per l’Italia non esistono, ma in un medio lungo termine, l’investitore avveduto dovrebbe stare attento, anche perché certi fenomeni possono essere molto rapidi e scatenati da catalizzatori di tipo politico. A quel punto poco si potrà fare per pararsi le chiappe.

E trasformare una parte di asset in liquidità... magari puntando su monete interessanti...??? Come vedete il dollaro neozelandese come moneta rifugio...???
 
Come detto nei primi post, il rischio vero non è quello che vengano stracciati i BTP (ristrutturazione del debito), ma che vengano presi i soldi disponibili per ripagarlo. Quindi patrimoniali, tagli drastici alla spesa, etc.

L'unica exit strategy è andare a vivere altrove. Finché hai la residenza in Italia, pure se sei milionario (e comunque con patrimonio dimezzato se si deve andare a raschiare il barile per pagare tremila miliardi di debito), ti trovi in un paese con la gente che si uccide per le strade.
la "residenza" non conta nulla. Dovresti rinunciare alla cittadinanza.
Per la cronaca, negli USA per rinunciare alla cittadinanza mi risulta che devi pagare una forte tassa patrimoniale, perchè si suppone che se sei ricco lo sei anche grazie al sistema-paese (moneta, università, potenza militare, ecc.), cosa che mi sembra sensata.
Secondo me questa supposta grande ricchezza privata degli italiani andrebbe un attimo analizzata.

Non pretendo che le mie osservazioni empiriche abbiano nessuna dignità statistica, però l’impressione è che molta ricchezza sia concentrata nelle mani di 70/80enni che erano abituati a una vita estremamente frugale, soprattutto fuori dalle aree urbane, e hanno messo su dei piccoli patrimoni pur essendo persone con redditi modesti. Aggiungiamo il sistema pensionistico che continua a travasare soldi dalla fiscalità generale a questa tipologia di soggetti privati ed aggiungiamo che parte di questa “ricchezza” è costituita da immobili che in prospettiva valgono ben poco.
L’Italia è infatti un paese nel quale a partire dagli anni 60, per varie ragioni che non sto ad elencare, si è costruito tantissimo e oggi c’è una oggettiva sproporzione tra domanda e offerta immobiliare, a parte zone specifiche.

Adesso quelli che hanno meno di cinquant’anni sono altrettanto frugali e potranno essere altrettanto fortunati con le pensioni? Beh a me non sembra proprio.
E quindi questa “ricchezza privata” evaporerà rapidamente nell’arco di un decennio massimo, ma il debito pubblico resterà.

Quindi è chiaro che rischi di default a breve per l’Italia non esistono, ma in un medio lungo termine, l’investitore avveduto dovrebbe stare attento, anche perché certi fenomeni possono essere molto rapidi e scatenati da catalizzatori di tipo politico. A quel punto poco si potrà fare per pararsi le chiappe.
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Questo è il primo grafico che ho trovato e che mi pare smentisca la tua teoria. Il 20% più ricco possiede il 70% della ricchezza. E non sono certo i normali pensionati che hanno costruito la casetta con i risparmi di una vita.
E trasformare una parte di asset in liquidità... magari puntando su monete interessanti...??? Come vedete il dollaro neozelandese come moneta rifugio...???
Io comprerei un pezzo di terreno e galline.:D
 
la "residenza" non conta nulla. Dovresti rinunciare alla cittadinanza.
Per la cronaca, negli USA per rinunciare alla cittadinanza mi risulta che devi pagare una forte tassa patrimoniale, perchè si suppone che se sei ricco lo sei anche grazie al sistema-paese (moneta, università, potenza militare, ecc.), cosa che mi sembra sensata.
Sono entrambe sbagliate.

A livello fiscale quello che conta è la residenza, la cittadinanza non conta nulla.
Se sei americano invece paghi le tasse in America ovunque tu risieda. Per rinunciare alla cittadinanza non paghi nulla, solo che potresti aver difficoltà a rimettere piede negli USA.

Questo è il primo grafico che ho trovato e che mi pare smentisca la tua teoria. Il 20% più ricco possiede il 70% della ricchezza. E non sono certo i normali pensionati che hanno costruito la casetta con i risparmi di una vita.
A me non sembra smentisce nulla.
Che il 20% della popolazione possieda il 70% della ricchezza mi pare abbastanza normale. In altri paesi la ricchezza è ancora più concentrata. Se vai a vedere l’età media vedrai che è piuttosto alta. E molti di questi benestanti godono di ottime pensioni, non tutte meritate in base ai contributi pagati.
 
Baby boomers lasciano 5mila miliardi ai figli, ma l’Italia è pronta?

Oggi affronto una tematica molto delicata e spinosa, sicuramente sottovalutata da tutti ma che, credetemi, è da tenere in forte considerazione. Parliamo di ricchezza e di passaggio generazionale.

Tra vent’anni, metà del patrimonio italiano, circa 5mila miliardi di euro, passerà dai baby boomers ai loro figli. Un passaggio epocale che avrà conseguenze profonde sulla società e sull’economia del Paese.

Ma siamo pronti ad affrontare questo “grande trasferimento di ricchezza”? L’Italia, purtroppo, sembra non esserlo.

I baby boomers, nati tra il 1946 e il 1964, hanno accumulato un patrimonio immenso durante il miracolo economico. Case, terreni, risparmi: hanno lavorato duro e messo da parte, creando una ricchezza che ora è pronta per essere trasmessa alle generazioni successive.

Secondo uno studio di Banca Intesa Sanpaolo, il valore complessivo delle eredità in Italia ammonta a circa 6.700 miliardi di euro, di cui il 52% è rappresentato da immobili.
Questo significa che ogni famiglia italiana erediterà in media circa 250mila euro. Una cifra considerevole, che potrebbe avere un impatto significativo sulla vita dei beneficiari. I figli, però, non sono gli stessi.

La generazione X (nati tra il 1965 e il 1980) e i millennials (nati tra il 1981 e il 1996) hanno vissuto un mondo diverso: precarietà, stipendi stagnanti, crisi economiche. Il loro patrimonio? Ben lontano da quello dei genitori.

Come emerge da un’analisi di Allianz, il 60% dei millennials non possiede una casa di proprietà, contro il 30% dei baby boomers alla loro età. Questo passaggio di ricchezza potrebbe colmare il divario tra generazioni. Ma attenzione: potrebbe anche aumentarlo. Perché? In Italia, le tasse sulle successioni sono tra le più basse d’Europa. L’aliquota massima è del 4%, ma si applica solo alle eredità superiori a un milione di euro.

Questo significa che la stragrande maggioranza delle eredità non paga e non pagherà (per ora) tasse.

Come sottolinea un report di The European Council on Finance, l’Italia è il paese europeo con il gettito fiscale da successioni più basso in rapporto al Pil (solo lo 0,1%). Un’esenzione che favorisce i più ricchi. I dati di Banca d’Italia mostrano che l’1% più ricco della popolazione italiana possiede il 22% della ricchezza nazionale mentre il 50% più povero possiede solo il 3%.

Un sistema fiscale iniquo che rischia di cristallizzare le diseguaglianze, creando una società ancora più divisa.

E permettetemi di dire che questo è un tema scottante per la politica italiana.
Ma proprio quella politica italiana, però, sembra terrorizzata dal tema. Nessuno vuole parlare di tasse sulle successioni, per paura di impopolarsi. Ma è davvero un tabù? In molti paesi europei, queste tasse esistono e funzionano. Ma in Italia il gap da colmare è enorme e parlare di inasprimenti significa essere additati come terroristi e nemici del sistema.

In Francia, ad esempio, l’aliquota massima per le successioni è del 60%. In Germania, varia dal 19% al 43%. Questi paesi hanno sistemi fiscali più efficienti e redistributivi del nostro.

Il “grande trasferimento di ricchezza” è potenzialmente un’occasione da non perdere per lo stato Italiano. Un’occasione per ripensare il nostro sistema fiscale, per ridurre le diseguaglianze e per costruire un futuro migliore per tutti. Ma per coglierla, serve coraggio. Serve una politica che non abbia paura. Chi si prenderà la briga?

Ovvio, nessuno, per i motivi detti sopra: e allora? Fin troppo semplice. Nel più classico degli scaricabarili, in ambito di un nuovo patto di stabilità, come non infilare anche le imposte di successione? E allora la frase “ce lo chiede l’Europa” sarà il mantra. Ma è quasi un libro già scritto. Quindi magari parlatene con il vostro consulente e cercare soluzioni efficienti.
 
Ma proprio quella politica italiana, però, sembra terrorizzata dal tema. Nessuno vuole parlare di tasse sulle successioni, per paura di impopolarsi. Ma è davvero un tabù? In molti paesi europei, queste tasse esistono e funzionano. Ma in Italia il gap da colmare è enorme e parlare di inasprimenti significa essere additati come terroristi e nemici del sistema.
Sì nessun partito che vuole governare proporrà una tassa sulle successioni, anche a fronte della tassazione già elevata sui redditi.

Sono cose che può proporre e fare un Governo tecnico in condizioni di estrema crisi stile 2011.
 
Sì nessun partito che vuole governare proporrà una tassa sulle successioni, anche a fronte della tassazione già elevata sui redditi.

Sono cose che può proporre e fare un Governo tecnico in condizioni di estrema crisi stile 2011.
Ne sono convinto anche io. Però occorre considerare che è una occasione irripetibile per ridurre il debito pubblico. 6000/7000 MLD di ricchezza da trasferire nei prossimi 20 anni anche solo con una tassa del 10-15% riduci il debito di un terzo o addirittura lo dimezzi. C'è il rischi che qualcuno (europa o finanza) ci provi di brutto a farcelo fare anche usando eventualmente le cattive (vedi spred/Berlusconi/Monti)......
 
Ne sono convinto anche io. Però occorre considerare che è una occasione irripetibile per ridurre il debito pubblico. 6000/7000 MLD di ricchezza da trasferire nei prossimi 20 anni anche solo con una tassa del 10-15% riduci il debito di un terzo o addirittura lo dimezzi. C'è il rischi che qualcuno (europa o finanza) ci provi di brutto a farcelo fare anche usando eventualmente le cattive (vedi spred/Berlusconi/Monti)......
Il problema è proprio questo, non è detto che con un ulteriore tassa in Italia riduci il debito pubblico, molto probabilmente si continuerà a spendere e a spandere. Ridurre il debito è una questione di forma mentis. In Italia c'è molto assistenzialismo come forma mentis, tanto paga pantalone :o

Per ridurre il debito pubblico ci sono vari metodi più efficaci, bisogna guardare dove va a finire la spesa pubblica.

  • pensioni 318 miliardi di euro
  • dipendenti 164 miliardi
  • spesa sanitaria 113 miliardi
  • interessi sul debito pubblico 78 miliardi,
  • istruzione 52 miliardi,
  • politiche sociali e la famiglia 61 miliardi,
  • lavoro 19 miliardi,
  • sviluppo delle imprese 41 miliardi.
  • energia 20 miliardi
  • ecc.
 
Il problema è proprio questo, non è detto che con un ulteriore tassa in Italia riduci il debito pubblico, molto probabilmente si continuerà a spendere e a spandere. Ridurre il debito è una questione di forma mentis. In Italia c'è molto assistenzialismo come forma mentis, tanto paga pantalone :o

Per ridurre il debito pubblico ci sono vari metodi più efficaci, bisogna guardare dove va a finire la spesa pubblica.

  • pensioni 318 miliardi di euro
  • dipendenti 164 miliardi
  • spesa sanitaria 113 miliardi
  • interessi sul debito pubblico 78 miliardi,
  • istruzione 52 miliardi,
  • politiche sociali e la famiglia 61 miliardi,
  • lavoro 19 miliardi,
  • sviluppo delle imprese 41 miliardi.
  • energia 20 miliardi
  • ecc.
tutte le voci sono, perlomeno in teoria, riducibili.
La voce primaria da ridurre è, per ovvi motivi, la più costosa
O ci pensa il tempo che passa o ci pensa lo Stato
Si spera di avere abbastanza tempo prima che ci debba pensare lo Stato anche se, per giustizia sociale, non sarebbe la cosa corretta da fare
 
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