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7 aprile 2004
Sanpaolo-Imi stringe sul patto
Maranzana verso la guida del nuovo polo assicurativo - Il nodo d.g.




MILANO • Rush finale per la messa a punto del patto di sindacato e la nomina dei nuovi vertici del SanpaoloImi. Ieri le delegazioni delle tre maggiori Fondazioni (Compagnia San Paolo, Fondazione Cassa Padova e Rovigo e Fondazione Carisbo) si sono incontrati a Torino con Renzo Giubergia, «negoziatore» incaricato di trovare un accordo tra i grandi soci per la definizione dei nuovi equilibri al vertice. Sull’assetto di comando, l’intesa raggiunta poche settimane fa sembra reggere alle polemiche: Enrico Salza sarà presidente, Orazio Rossi vicepresidente e Alfonso Iozzo amministratore delegato unico. Alle Fondazioni veneta e bolognese spetta ora il compito di proporre una rosa di nomi per la direzione generale (tra cui resiste, dopo molte defezioni, il nome del partner Mc Kinsey Gianemilio Osculati). La figura del direttore generale con ampie deleghe dovrà essere introdotta nello statuto della banca con un’apposita assemblea straordinaria dei soci. Luigi Maranzana, attuale co-amministratore delegato con Iozzo e Pio Bussolotto, è considerato risorsa da non perdere e i soci sono intenzionati a proporre di guidare il uovo polo assicurativo che nascerà dall’integrazione tra le attività del Sanpaolo e Fideuram Vita. Ma in questa fase, a tre settimane dall’assemblea per le nomine, lo snodo centrale resta la messa a punto del patto di sindacato e la conseguente rappresentanza dei grandi azionisti in consiglio di amministrazione e in comitato esecutivo. Due le novità principali rispetto al precedente patto di consultazione: l’uscita dell’Ifil, che intende mantenersi le mani libere ma ieri ha smentito di voler cedere la quota ai francesi di Cdc, e l’ingresso degli spagnoli di Sch che detengono il 10% del capitale ordinario del Sanpaolo. Un socio di peso che, per entrare nel patto, chiede un’adeguata rappresentanza in cda e in esecutivo. Gli spagnoli, stando alle indiscrezioni, vorrebbero quattro posti in consiglio e due in un comitato esecutivo che potrebbe essere composto da sette-otto rappresentanti. Troppi per le Fondazioni veneto-emiliane di Cardine, che temono di vedere ridotto il proprio peso specifico dall’asse Sch-Compagnia Sanpaolo. All’interno di Cardine, ruolo di mediazione nei confronti di Torino è svolto dalla Fondazione Carisbo che punta comunque a essere rappresentata in consiglio.
http://www.assinews.it/rassegna/articoli/sole070404sp.html


7 aprile 2004

Nella partita del Sanpaolo si fa sentire pure D’Alema

Prende corpo un compromesso: Iozzo vice, Maranzana ad (ma lui non ci sta). Cdc nega l’interesse per la quota Ifil: la Borsa non ci crede

A poco più di venti giorni dal varo del nuovo Sanpaolo Imi il cantiere di piazza San Carlo sembra ancora in alto mare. Ma Renzo Giubergia, l’«architetto» impegnato nell’improba definizione della prossima governance dell’istituto, non dispera di arrivare in tempo utile all’agognata fumata bianca. Così, ieri mattina i presidenti delle Fondazioni azioniste della banca (Compagnia di San Paolo, Fondazione Cr Padova e Rovigo e Fondazione Cr di Bologna) si sono ritrovati in piazza Solferino per elaborare una proposta che possa incontrare il gradimento degli spagnoli del Banco Santander e, magari, dei francesi di Cnce (la futura cassaforte della partecipazione di Cdc-Ixis).
Non si tratta di un compito da poco. Anzi. Il nodo dei vertici di Sanpaolo Imi è ormai una questione politica che attraversa entrambi i poli. L’ultimo a scendere in campo, in ordine di tempo, è stato lo stesso Massimo D’Alema, perplesso di fronte al rischio di appiattire la posizione dei Ds sulla difesa della candidatura ad amministratore delegato di Alfonso Iozzo al fianco del presidente Enrico Salza. La prospettiva della nomina di Iozzo ad amministratore unico, infatti, aveva provocato la minaccia di dimissioni immediate da parte di Luigi Maranzana (nonostante l’offerta di una poltrona da direttore generale o di responsabile di Banco Napoli). Un finale traumatico che aveva sollevato la preoccupazione di Banca d’Italia che segue da vicino le trattative di Giubergia. Di qui una nuova proposta Ds per superare l’empasse: Salza presidente, Iozzo vicepresidente vicario affiancato da Orazio Rossi espressione della fondazione di Padova (gradito ad An) e il recupero di Maranzana quale ad. Un progetto che, però, sembra infrangersi contro il no dello stesso Maranzana, più che perplesso di fronte alla prospettiva di un vertice di questo genere.
Un gran pasticcio, insomma, in piena evoluzione. E che complica i progetti per il futuro. È evidente che la formazione della squadra di vertice è lo snodo cruciale per le scelte dei soci. Dal Santander, ormai il primo socio della banca, arriva un messaggio preciso: è nostra intenzione fare parte del nuovo patto di consultazione della banca ma non di un patto qualsiasi. Lo stesso vale per i francesi di Caisse des Depots che hanno smentito l’intenzione di rilevare la quota in mano all’Ifil, sempre più tiepida verso la partecipazione nella banca.
http://www.assinews.it/rassegna/articoli/fm070404sp.html
 
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