Sapete dirmi se............

  • Due nuove obbligazioni Societe Generale, in Euro e in Dollaro USA

    Societe Generale porta sul segmento Bond-X (EuroTLX) di Borsa Italiana due obbligazioni, una in EUR e una in USD, a tasso fisso decrescente con durata massima di 15 anni e possibilità di rimborso anticipato annuale a discrezione dell’Emittente.

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matteo19

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La borsa dell' Uganda ha fatto meglio della nostra nel 2010?
 
Uganda the best!!!!!!!!!!!!!!!
 
Ho sentito che la nostra borsa è la peggiore del decennio -53% è vero?............ :rolleyes:

Finanza e Mercati > In primo piano
La crescita dell'economia è finita in bolla

di Walter RiolfiCronologia articolo30 dicembre 2010Commenti (3)


Hanno ripetuto fino alla noia i gestori che le azioni erano vincenti sui titoli di stato nel lungo periodo. E invece ecco che le borse hanno fatto perdere soldi negli ultimi 10 anni: -5% Wall Street e è addirittura -22% quelle europee, senza contare l'inflazione. Chi, per pigrizia o per paura, si fosse accontentato di sottoscrivere obbligazioni e titoli di stato avrebbe nel frattempo guadagnato oltre il 70%. Probabilmente è un segno dei tempi che stanno cambiando. Anzi, che sono già cambiati. Perché a fronte del disastro in America, Europa e Giappone, le borse dei paesi emergenti sono cresciute del 241%. In 10 anni è cambiato il mondo. In realtà il mondo stava già cambiando negli anni 80 e più rapidamente in quelli 90. Solo che tutti se ne sono bruscamente accorti in quest'ultimo decennio. La gloria dello sviluppato mondo occidentale ha già toccato l'apogeo e il futuro sorride adesso all'Asia e al Sud America.

Si potrebbe obiettare che la causa di tanta delusione sui mercati occidentali è dei due tracolli di borsa, nel 2000-2002 e nel 2008-2009. Ma in quei due avvenimenti non c'è nulla di casuale, poiché entrambi sono il risultato delle bolle speculative create dal nostro sistema finanziario. S'è proceduto per bolle in questi ultimi 10 anni: prima quella sui titoli Internet e tecnologici e, a distanza di sette anni, quella sul credito. Ma c'è stata anche la bolla immobiliare che ha squassato gli Stati Uniti e messo in ginocchio le economie europee (Spagna e Irlanda). E c'è stata la bolla sui titoli bancari che, nella semplificazione di tanti investitori, erano percepiti un po' come i titoli Internet del 2000. Alla base di tutto c'è stata la bolla della liquidità e la perversa convinzione che ci fosse una grande virtù nella leva finanziaria, nel fare debiti ad ogni livello. Perché indebitarsi per comprare una casa, un bene di consumo, per acquisire un'azienda, per fare un buy back e persino per pagare i dividendi era cosa che muoveva l'economia e faceva crescere il Pil. E moltiplicava gli investimenti e gli utili, come ben sapevano le banche che erano arrivate ad avere attività 50 o più volte superiori al loro patrimonio. Infine anche la bolla dei debiti pubblici è arrivata a maturazione.

A consacrare le virtù taumaturgiche della liquidità (e del debito) sono state in primo luogo le banche centrali. La Fed di Alan Greenspan, dopo un generico monito nel 1996, non fa nulla per contenere la bolla del 2000. E a partire dal 2003 ne alimenta una nuova con i bassi tassi d'interesse e la liquidità che scorre a fiumi. Alla base di questa terapia c'è la convinzione che l'aumentato valore delle varie attività finanziarie (e degli immobili) finisca per rilanciare l'intera economia. E difatti la cura funziona, per un po'. Il suo successore, Ben Bernanke, si muove nella stessa direzione e non s'avvede che sta per scatenarsi una nuova recessione. E adesso, per tentare di risollevare l'economia americana, dopo la «peggior crisi dal 1929», sta somministrando la stessa terapia di Greenspan, ma con dosi da cavallo.

Strano destino quello dei vecchi paesi sviluppati: se vogliono crescere lo devono fare con la finanza elevata a potenza. E non è un fenomeno dell'ultimo decennio, poiché la tentazione è stata cullata fin dagli anni 80. Cosicchè si ha l'impressione che tutta questa creatività finanziaria sia la risposta del mondo occidentale alla crescita dei giovani paesi emergenti, il tentativo di mantenere ad ogni costo quella supremazia che è già andata perduta nell'industria.
 
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