Servizi di investimento. In tema di Onere della Prova nei Giudizi contro le Banche

Verm & Solitair

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Poichè l’art. 1218 c.c. stabilisce che è il debitore a dover provare che l’inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile, appare riduttivo vedere nell’art. 23, co. 6, Tuf una mera petizione di principi già ricavabili dal sistema (sia pur per dare certezza al contenuto dell’onere della prova). Perciò, la norma in esame esonera al cliente di provare il nesso di causalità fra violazione e danno e comporta che è l’intermediario a dover dare prova precisa di aver agito con la diligenza dovuta. Infatti, una volta esonerato il cliente dall’onere di provare l’inadempimento, viene meno uno dei due elementi della "serie causale" alla base del pregiudizio subito dal cliente, sicchè non avrebbe senso pretendere all’attore la prova anche del nesso di causalità tra il danno ed il comportamento della Banca. Nella fattispecie concreta, il grado di diligenza della Banca va rapportato alle aspettative di risultati positivi e di massimizazzione di utili e minimizzazione di perdite rispetto alle possibilità del mercato ed ai singoli settori di attività

(da un caso pratico a caso....)
 
Ottimo. Dunque sta alla banca dimostrare di avere agito con diligenza.
 
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