siamo in declino

watson

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Post italiani, brava gente



È stato Leonardo Sciascia a suddividere l'umanità - "bella parola, piena di vento" - in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i ("con rispetto parlando", beninteso) pigliainculo e i quaquaraquà. L'esito dell'ultimo suggestivo e penetrante esercizio di riflessione sull'Italia e sugli Italiani di oggi firmato da quell'eclettico intellettuale che è Edmondo Berselli - editorialista dell'Espresso e direttore della rivista Il Mulino - non si discosta molto dalla consapevolezza dell'autore del Giorno della civetta. Al termine della lettura del saggio, da poche settimane in libreria e ormai giunto alla terza edizione (Edmondo Berselli, Post italiani. Cronache di un Paese provvisorio, Mondadori, 317 pagine, 17 €), il lettore raggiunge infatti il convincimento che gli uomini siano davvero pochissimi, i mezz'uomini pochi, gli ominicchi di più, i pigliainculo stiano diventando un esercito e i quaquaraquà - che "dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre" - siano la stragrande maggioranza.

Ma c'è di più. Chiuso il libro dopo l'ultima pagina, il lettore quasi si convince di essere tra i pigliainculo in mezzo a molti quaquaraquà, governato da mezz'uomini e, soprattutto, da ominicchi piccoli piccoli sotto il profilo morale e intellettuale, da qualunque prospettiva ideologica osservi il quadro politico del Paese. Sì, perché la penetrante riflessione di Berselli non è figlia della sua "perfidia" e neppure di un generalizzato pessimismo, del suo scetticismo e di un criticismo fine a se stesso. La riflessione di Berselli è disincantata e dipinge un affresco della vita sociale, culturale e politica del Paese che non è verosimile ma - ahinoi - è piuttosto realistico e vero.

Nelle pagine del libro gli Italiani si raccontano, insomma, attraverso episodi e personaggi (dai protagonisti alle comparse), situazioni e circostanze ricostruite e analizzate da Berselli sempre con mano leggera, con uno stile vivace e brillante, sino a comporre una sorta di autobiografia così come esce dalla storia degli ultimi decenni. Più che un ritratto firmato da Berselli, il libro è dunque un autoritratto del nostro Paese che - con le sue storie, appunto - descrive se stesso. Descrive come sono gli Italiani "dopo gli Italiani": non è forse questo il significato di post-Italiani?

In fondo, tutti sono "post": "Non eravamo mai stati comunisti. Fascisti, neanche a parlarne. Democristiani, com'è noto, in Italia non ne sono mai esistiti", scrive Berselli per enfatizzare la più grande metamorfosi moderna - incredibile e straordinaria - della società italiana. Post-fascisti e post-comunisti, post-democristiani (e si potrebbe continuare a lungo) è il paradigma di un'autodefinizione che sottolinea quel che si era e non ciò che si è, nel segno di una riconciliazione nazionale, sul terreno della politica e delle ideologie, del tutto insipida e vuota, priva di autentici e specifici valori identitari. Sono questi, secono Berselli, gli Italiani di oggi, protagonisti di un'età di mezzo - forse di transizione, ma verso dove? - controversa e assai contraddittoria.

Archiviate le ideologie e, con esse, i grandi partiti - che comunque hanno rappresentato un'importante momento di acculturazione politica per la grande massa degli elettori - il futuro si presenta incerto e nebuloso, soprattutto perché a questa evoluzione politica e istituzionale non ha fatto seguito un radicale e profondo mutamento, a livello sociale, della cultura e della mentalità collettiva. Una cultura e una mentalità che si sono orientate e sono ben rappresentate dall'Italietta futile e insulsa della televisione, dove trionfano l'insulto e l'arroganza, la banalità e il moralismo d'accatto, la superficialità e l'ignoranza; una realtà che rincorre le curve dell'audience attraverso quelle - rigonfiate ad arte dai ferri del chirurgo plastico - delle soubrette, che getta alla ribalta applauditi istrioni e falsi intellettuali. E trionfa il gossip, metodo privilegiato di descrizione della realtà adottato dalla tivù e anche dai quotidiani, che definisce il cerchio chiuso della tribù di quelli che contano e che, con imperdonabile superficialità e irresponsabilità, hanno anche in mano il destino del Paese.

Alla società italiana, tenacemente ancorata ai suoi vecchi modelli culturali e comportamentali, è dedicato il primo capitolo del libro che poi affronta il tema della cultura politica della destra e di quella della sinistra. È bravo Berselli a destreggiarsi tra la vastità delle fonti che costituiscono l'ossatura del suo racconto, tra libri e riviste, saggi e interviste, dichiarazioni e discorsi, pettegolezzi e affermazioni ufficiose, episodi e circostanze, per ricostruire i miti e le mitologie della destra e della sinistra, quelli che hanno inciso sull'identità politica dei due schieramenti e ne hanno condizionato l'agire; quelli che hanno determinato un sostanziale irrigidimento culturale e mentale da entrambe le parti, nel segno del politically correct in termini di libri da leggere e musica da ascoltare, di programmi da guardare e film da andare a vedere.

Segni del declino; anzitutto del declino della politica, fedelmente riprodotto dalla televisione. L'impoverimento culturale della società italiana, che non è stata in grado di svecchiarsi e di andare oltre la propria mentalità provinciale, è infatti sostanzialmente il frutto del misero provincialismo della classe politica che la governa, secondo un rapporto di intima interdipendenza. Si tratta di una classe politica che cura esclusivamente i propri squallidi interessi di "bottega" e l'immediata "pronta cassa", che si rifugia nel privilegio, ricorre sempre al sotterfugio come sistema di vita quotidiana; una classe politica che è incapace di governare, ma è capacissima di "manovrare", curandosi assai poco degli interessi generali del Paese che l'ha votata.

E qui non si salva nessuno: da Berlusconi a Prodi, da Fini a D'Alema, passando per Veltroni e Bossi. Se una definizione si può dare al contributo di Berselli è quello di essere "declinista". Un generalizzato declinismo politico, che in taluni passaggi sfiora - consapevolmente, beninteso - il qualunquismo, scandisce infatti il tono della narrazione e ne costituisce la fisionomia. Con struggente nostalgia dei tempi andati, dei tempi di Peppone e don Camillo, delle accese discussioni al bar o in piazza, ma anche di De Gasperi, Einaudi e La Malfa, Togliatti, Nenni e Berlinguer.

Di fronte alle tristi e squallide vicende che caratterizzano il nostro presente e che che ci vengono offerte dal teatrino della politica attraverso le sue tribune, siano esse i giornali o la tivù, c'è davvero da chiedersi se il Paese infine ce la farà a cambiare marcia, nel segno di una cultura politica davvero autenticamente moderna, per crescere, maturare e diventare adulto. Tuttavia, chiuso il libro di Berselli, molte perplessità rimangono, anzi si radicano di più, e contribuiscono ad alimentare l'incubo di un futuro ancora e sempre animato da nani e ballerine.
 
vena polemica

Non sono mai riuscito a capire bene queste classificazioni tra uomini, mezziuomini, etcetera e mi viene sempre spontaneo domandare una definizione precisa e dettagliata di "uomo" quando mi capita di leggere tali classifiche. Inoltre mi domando se esistano anche le femmine, mezzefemmine etcetera, oppure se la cosa va riferita solamente al mondo maschile


e se , Chiuso il libro dopo l'ultima pagina, il lettore quasi si convince di essere tra i pigliainculo in mezzo a molti quaquaraquà,
Come si sente la lettrice ?

:p
 
Ma perchè non ottengo mai una risposta ?

..mi farete venire i complessi !!


:p



:mad:
 
Scritto da Jaspar
Ma perchè non ottengo mai una risposta ?

..mi farete venire i complessi !!


:p

a me la battuta è piaciuta molto, ma in genere non rispondo alle battute: rido e basta

Scusa, sono un egoista solipsista :D :D :D ;)
 
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