Siamo senza soldi, ora si inizia a tagliare

  • Ecco la 72° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

    È stata un’ottava ricca di spunti per i mercati, dapprima con l’esito delle elezioni europee, poi con i dati americani incoraggianti sull’inflazione e la riunione della Fed. L’esito delle urne ha mostrato uno spostamento verso destra del Parlamento europeo, con l’avanzata dei partiti nazionalisti più euroscettici a scapito di liberali e verdi. In Francia, il presidente Macron ha indetto il voto anticipato dopo la vittoria di Le Pen e in Germania i socialdemocratici del cancelliere tedesco Olaf Scholz hanno subito una disfatta record. L’azionario europeo ha scontato molto queste incertezze legate al rischio politico in Francia. Oltreoceano, i principali indici di Wall Street hanno raggiunto nuovi record dopo che mercoledì sera, la Fed ha mantenuto invariati i tassi nel range 5,25-5,50%. I dot plot, le proiezioni dei funzionari sul costo del denaro, stimano ora una sola riduzione quest’anno rispetto a tre previste a marzo. Lo stesso giorno è stato diffuso il report sull’inflazione di maggio, che ha mostrato un rallentamento al 3,3% e un dato core al 3,4%, meglio delle attese.
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Calidris

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27/11/05
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Questa pare essere la situazione che trieste deve affrontare, mi domando se anche in altre città sta avvenendo la stessa cosa. Trieste ha 200.000 abitanti e tutto sommato è gestita abbastanza bene senza sprechi eccessivi con un economia che regge anche se risente della crisi.


Cosolini e i tagli al bilancio: «Tasse da alzare, giù i servizi»


L’allarme del sindaco: pareggiare a 270 milioni contro i 300 del 2012 sarà già un buon risultato. Non vorrei far salire l’Imu, ma...


Aumentare le tasse? Alzare le tariffe? Chiudere musei? Eliminare qualche asilo? Roberto Cosolini vorrebbe mantenere i punti di domanda e non trasformare fin d’ora drammatiche prospettive in drastiche affermazioni. Ma già sa che sarà dura. Sarà impossibile. Il sindaco studia le proiezioni elaborate dagli uffici in base al mix micidiale di decurtazioni in Finanziaria regionale e patto di stabilità. Le carte su cui si lavorava per il bilancio 2013 «le conserviamo come bel ricordo di un passato» che non tornerà. Perché comunque vada, il documento previsionale - e dunque la macchina Comune, e dunque i servizi ai cittadini - cambieranno volto. E basta una frase a dire il concetto tondo tondo: «Se il bilancio 2012 pareggiava su 304 milioni, sarebbe un “buon” risultato pareggiare per il 2013 su 30 milioni in meno, a quota 270. E in questo scenario c’è già un taglio drammatico di servizi e un aumento di tasse».

I numeri. Lei poche settimane fa prospettava una decurtazione di 50 milioni.

Invece potrebbero essere di più. A oggi si prevedono minori trasferimenti per oltre 20 milioni, di cui circa 15 dalla Regione. Altri 15 vanno allo Stato come contributo al patto di stabilità. Ma poi c’è la sessantina circa di milioni di competenza mista.

In cosa consiste?

In sostanza, nel saldo della competenza finanziaria mista io devo riportare le spese sostenute per effettuare i lavori pubblici, ma non posso riportare le entrate da mutui assistiti da contributo pubblico. Quando si parlava di 50 milioni in meno gli uffici non avevano ancora fatto la stima degli stati di avanzamento lavori (Sal, ndr) in corso. La programmazione dei pagamenti Sal attualmente è di 83 milioni nel 2013. Ma con la “mista” la nostra capacità di pagamento per andare in pareggio non arriva ai 17. Devo recuperare 66 milioni. Allora, se con i tagli ai trasferimenti scendo a 280 milioni, se con i 15 del patto vado a 265, se in più ho da recuperare quei 66 milioni arrivo sotto i 200: una capacità di spesa corrente inferiore ai 200 milioni. Un terzo del bilancio in meno. Insostenibile. Altri numeri: 100 milioni di spese per il personale, 25 di rimborsi debiti che entrano nella spesa corrente, 40 per il funzionamento della macchina. Sono già a 170 milioni di spesa prima di giungere a quelle cosiddette decentrate: contratti con AcegasAps, con le cooperative per le mense...

Per riassumere?

La capacità di spesa del Comune è azzerata. Il Comune non esiste più. È un paradosso che non si avvererà. Ma c’è un’alternativa.

Quale?

Invece che pagare 80 milioni di lavori nel 2013 ne pago 10. Ciò significa bloccare nuovi cantieri e cercare di rinegoziare i contratti, chiedendo alle imprese ad esempio di finire un lavoro nel 2014 anziché nel 2013, dilazionando i pagamenti fino a mille giorni - lo fanno molti Comuni nelle Regioni che già da tempo attuano la competenza mista - per spalmare su più anni le spese in conto capitale. Ma se facessi così, siccome in questo capitolo di spesa rientrano i global service, i contratti di manutenzione ordinaria fondamentali, nel 2013 pagherei solo questi. Impensabile. Per un Comune poi che ha una solida liquidità e un indebitamento sotto controllo la norma è perversa e senza senso.

Col paradosso di avere dei soldi e non poterli spendere.

Esatto. La necessità di mantenere il saldo a zero me lo impedisce. E con un altro paradosso a cascata: le scelte cui il Comune è obbligato creano dal punto di vista occupazionale un’altra Ferriera. Per Servola, per i suoi 500 dipendenti ci stiamo dannando l’anima da anni: il non poter dar corso ai lavori porterebbe altre centinaia di disoccupati.

E dunque?

Noi auspichiamo che alcune cose vadano rinegoziate. Abbiamo chiesto alla Regione una gradualità, necessaria, dell’ingresso a regime della “mista”. Probabilmente poi l’Italia deve essere capace di rinegoziare dei vincoli del patto di stabilità con l’Ue: alcuni di essi creano recessione. La Regione poi deve far valere ancora la sua autonomia di gestione del patto di stabilità. E poi, la giunta Tondo ha operato scelte in un bilancio che - ne va dato atto - è difficilissimo. Ci sono però, ad esempio, quei 100 milioni dati alle imprese. Ma quante oggi sono in grado di investire e creare posti di lavoro? Non tantissime, credo. In compenso quelli tolti alla nostra capacità di sostenere il mercato dell’edilizia e dei servizi sono soldi che creano recessione. Uno dei modi per contrastare la crisi è mettere in moto l’edilizia, che così invece rischiamo di uccidere. E non solo di quel settore si tratta: una stazione appaltante che da 80 milioni di pagamenti scenda a 15 crea - dicevo - un’altra Ferriera: edilizia, aziende di pulizia, cooperative... Meno produzione di ricchezza, meno Iva, meno Irpef... E dunque più domanda di servizi sociali. Proprio nel momento in cui non avremo più soldi per darvi risposta.

Se anche il meccanismo “mista” venisse stoppato, restano i tagli ai trasferimenti.

Con enormi problemi, credo si debba andare verso una spesa corrente sui 270 milioni.

Il “buon” risultato. Che comporta comunque aumento di tasse e tariffe e taglio di servizi.

Aumentare le tasse è per me una scelta drammatica che non vorrei fare. Ma tagliare la spesa di 30 milioni in un anno, senza avere il tempo per una reingegnerizzazione del sistema, è difficilissimo. Faccio un esempio, che è molto lontano dalle mie intenzioni perché la pressione fiscale è già alta: se anche aumentassimo al massimo consentito l’Imu sulla prima e sulla seconda casa, realizzeremmo una maggiore entrata molto minore del nostro fabbisogno.

Quali tasse e tariffe pensa di aumentare?

Potrò dirlo quando avremo il quadro finale. In linea di principio non vorrei alzare l’Imu sulla prima casa, ma vedremo quale sarà il grado di compatibilità possibile. Perché quand’anche blocchiamo le assunzioni, quando tagliamo le consulenze - a volte obbligatorie, di tipo peritale - quand’anche tagliamo tutto quanto si può tagliare, siamo lontani dall’obiettivo 270 milioni. Che richiede programmazione, non tagli con la mannaia.

Parlavamo di tasse e tariffe.

A parte l’Imu non ci sono molti margini. L’Irpef l’ho già trovata al massimo, la Tarsu - futura Ires - è tassa di scopo: serve a finanziare il servizio.

Ci sono le tariffe sui servizi.

Cercheremo sempre di garantire l’equità sociale a sostegno di chi è più in difficoltà.

Ci sarà una forbice più marcata tra fasce di reddito, con aumenti per quelle più alte?

Sì.
Ma poi tutti gli sforzi portano a recuperare 500mila euro qui, 700mila là. Poi ci si dimentica di un concetto-chiave: siamo una delle poche città in Italia ad avere scuole dell’infanzia comunali. Costano 19 milioni l’anno.

Pensa a una loro chiusura?

Potremmo trovarci nella situazione di rinegoziare una loro transizione allo Stato. Non lo vorrei, ma se devo trincerarmi nelle funzioni fondamentali devo rinunciare a quelle non fondamentali. Ma dobbiamo poi chiudere i ricreatori, patrimonio della città?

E i nidi? E i servizi per gli anziani? La domiciliarità?

L’obiettivo è cercare di mantenere tutto. Non so se e quanto sarà possibile.

Ci sono già delle stime di minore spesa sui vari settori?

No, attendiamo il quadro finanziario definitivo.

Ma dove pensa di tagliare?

Non lo so. Si potrà cercare di rinegoziare i contratti coi fornitori di servizi, si potrà fare uno stanziamento per sussidi alle fasce deboli più contenuto: ma a un certo punto dell’anno i soldi non basteranno. Io mi auguro che qualcosa succeda.

Si imporranno priorità.

Certo, e per esempio in questo scenario paradossale dei “buoni” 270 milioni la cultura viene dopo servizi sociali e asili. Sapendo che i tagli a quel settore rischiano di avere effetto recessivo in termini di attrattività della città. Va messa in conto la prospettiva di dover chiudere alcuni piccoli musei. E anche sui lavori edilizi andranno fatte comunque delle scelte: priorità alla manutenzione dell’esistente, edifici, strade... Se non c’è un miglioramento dello scenario attuale, per qualche anno occorrerà rinunciare ad altri interventi.

Anche quelli già previsti?

Certo: un esempio, la galleria di piazza Foraggi. Impensabile a oggi avviare il cantiere.

Se si tratta di contratti già sottoscritti potrebbero sorgere problemi legali.

È il paradosso in cui ti mettono Stato e Regione: o sei in mora nei confronti del patto di stabilità, o lo sei nei confronti degli obblighi di mercato sanciti dalle norme. Un’impresa può anche farmi causa se le dico di eseguire un cantiere non nel 2013 ma nel 2014.

Cosa chiede alla Regione?

Va trovato un sistema per alleggerire lo squilibrio della competenza mista. Poi: il taglio previsto è proporzionale all’entità dei Comuni. Sbagliato - ma non vogliamo una guerra tra municipi - per due motivi. Uno: il governatore Tondo parla di accorpamenti tra piccoli Comuni, che poi paradossalmente verrebbero premiati. Due: i Comuni grandi hanno sì maggiore capacità tributaria, ma sostengono una mole maggiore di servizi quantitativi e qualitativi: coesione sociale, sicurezza, teatri... Ci vuole una misura riequilibratrice, per esempio uno stanziamento per i comuni capoluogo.

Il quadro comunque è chiaro: nulla sarà più come prima.

C’è un problema di tipo culturale. Ho la sensazione che malgrado tutto si continui a pensare che vabbè, tante volte si è gridato alla crisi, ma una pezza la si è sempre messa. Credo di percepirlo nella città, ma anche in parte nell’amministrazione comunale: domani terrò una riunione con tutti gli assessori e i dirigenti. Perché stavolta Pierino ha ragione a gridare al lupo. Questo sistema è finito. Efficacia della spesa, razionalizzazione integrata, economie renderanno tutto molto diverso dal passato.


Cosolini e i tagli al bilancio «Tasse da alzare giu i servizi» - Cronaca - Il Piccolo


Mi domando che futuro ci aspetta. :(
 
Monti ha solo tassato
Tagli zero
Ora la situazione per colpa sua e' pesante
 
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