Sostenibilità del debito pubblico

  • Due nuove obbligazioni Societe Generale, in Euro e in Dollaro USA

    Societe Generale porta sul segmento Bond-X (EuroTLX) di Borsa Italiana due obbligazioni, una in EUR e una in USD, a tasso fisso decrescente con durata massima di 15 anni e possibilità di rimborso anticipato annuale a discrezione dell’Emittente.

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insuperatomico

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Il concetto di come evolve il debito è uno di quelli che non sono ancora riuscito a studiare (in internet le fonti a riguardo mi sembrano scarse), quindi voglio vedere se qualcuno qui dentro può darmi una spiegazione in proposito.

Ogni anno uno stato ha entrate (le tasse) e uscite (spesa pubblica + interesse).
Già qui interviene un dubbio: non capisco cosa sia quell'interesse che appare in uscita. Facciamo il caso dell'italia. Se non erro nel bilancio italiano del 2011 tali interessi ammontavano a circa 70 miliardi di euro. Ma a cosa si riferiscono?

Supponiamo a tal proposito che nel 2011 siano arrivati in scadenza vari titoli italiani, facciamo per esempio per un ammontare pari a 500 miliardi di euro. Allora in bilancio dovrei mettere nelle uscite quei 500 miliardi e il loro interesse. Chiaramente lo stato non ha la liquidità per pagare quei 500 miliardi, quindi immagino che sia pratica comune rimettere sul mercato nuovi titoli per il valore di 500 miliardi, e quindi limitarsi a pagare i loro interessi. Quindi secondo questo ragionamento i 70 miliardi di interesse pagati dall'italia sono semplicemente gli interessi dei titoli arrivati in scadenza nel 2011. E' giusto?

L'aspetto però principale che non ho compreso del debito pubblico è secondo quali parametri sia sostenibile. Ho visto che secondo alcuni siti il debito pubblico deve necessariamente crescere all'infinito, e quindi il default è inevitabile, ma basandomi su ciò che conosco e sulla logica non mi sembra vero, come evinco dal seguente ragionamento.

Prendiamo uno stato che ogni hanno avesse parità di bilancio. Non avrebbe bisogno di trovare altri soldi, e quindi non dovrebbe aumentare il debito. Dovrebbe semplicemente rimettere nel mercato i titoli che sono venuti in scadenza quell'anno. Da questo punto di vista sembra che il debito sia contenibile, però ragionando ho notato la seguente cosa.

Se uno stato ha parita di bilancio, significa che i soldi che immette nella nazione (spesa pubblica) sono inferiori di quelli che prende (tasse), perché le entrate devono essere sufficienti anche per pagare gli interessi. Questo significa che uno stato che raggiungesse la parita di bilancio andrebbe comunque in recessione anno dopo anno, e la cosa mi sembra insostenibile.
Ad esempio nel caso dell'italia, per andare in pareggio di bilancio, avendo interessi di 70 miliardi, dovrebbe con le tasse sottrarre alla base monetaria il valore di 70 miliardi ogni anno.

E' vero che se alla nazione servono i soldi, glieli può dare anche il credito. Ovvero anche se la base monetaria dell'italia diminuisse 70 miliardi di euro l'anno, le banche commerciarli abbassando i tassi di interesse potrebbero rendere loro questi 70 miliardi disponibili ai privati. Però a quel punto sarebbero i privati a caricarsi ogni anno di una grande quantità di interessi, che nel medio periodo provocherebbe grandi recessioni (appena le banche commerciali alzassero i tassi o smettessero di fare prestiti, i privati a non poter ripagare tali interessi sarebbero moltissimi).

Tenendo presente quest'ultimo aspetto, ho pensato come soluzione possibile quella di far avere allo stato un avanzo primario nullo: tasse=spesa pubblica, e pagare l'interesse di 70 miliardi tramite privatizzazioni. In questo modo il debito pubblico e la base monetaria rimarrebbero costanti anno dopo anno, la possibilità della crescita sarebbe demandata al sistema creditizio (più sostenibile rispetto al caso precedente, ma comunque destinato periodicamente a generare crisi), e l'unica controindicazione sarebbe che lo stato anno dopo anno diverebbe sempre più snello, e ad un certo punto non avrebbe più nulla da privatizzare. In quel momento dovrebbe riprendere una politica del debito fino a quando non riacquisisse abbastanza beni per riprendere le privatizzazioni.

Insomma in base alle mie conoscenze il debito risulta sostenibile in eterno, anche se la sua crescita non può essere arrestata in maniera definitiva, però non so cosa dice a riguardo la teoria economica nè se i miei ragionamenti sono corretti.
Qualcuno di voi sa dirmi se secondo la teoria c'è un modo standard per assicurarsi che il debito si fermi o regredisca a lungo termine? E c'è un livello di debito raggiunto il quale il suo andamento esponenziale è inarrestabile?

P.S.
Secondo alcune teorie del complotto o cose simili, i debiti sono inarrestabili (oltreché ingiusti), però io fatico a crederlo, perché a parte i vari ragionamenti che ho fatto, mi sembrerebbe strano che per quasi un secolo si stia seguento un'economia che porta sicuramente al default. Non credo che gli economisti siano tutti in malafede
 
Io sono, nella mia modestissima opinione, un sostenitore delle teorie keynesiane, a favore dello stato e contro il libero mercato, con oculate eccezioni.

Se vai a guardare i dati, debito e spesa in Italia a cominciare dagli anni '80, da quando cioè ha preso piede la teoria del libero mercato, importata dagli stati uniti.

Il debito è schizzato alle stelle, mentre la spesa ha subito una diminuzione dell'aumento in rapporto al PIL.

Poi con le privatizzazioni degli anni '90 abbiamo subito un ulteriore batosta, perché a fronte di modesti ricavi, i cittadini hanno subito anche ingenti aumenti in molti dei servizi privatizzati.

Il libero mercato in Italia ha fallito, quindi la tua teoria secondo cui per raggiungere il pareggio di bilancio si debba privatizzare (ormai c'è rimasto ben poco tra l'altro), storicamente ha dato risultati controproducenti.

Ciao :)
 
Io sono, nella mia modestissima opinione, un sostenitore delle teorie keynesiane, a favore dello stato e contro il libero mercato, con oculate eccezioni.

Se vai a guardare i dati, debito e spesa in Italia a cominciare dagli anni '80, da quando cioè ha preso piede la teoria del libero mercato, importata dagli stati uniti.

Il debito è schizzato alle stelle, mentre la spesa ha subito una diminuzione dell'aumento in rapporto al PIL.

Poi con le privatizzazioni degli anni '90 abbiamo subito un ulteriore batosta, perché a fronte di modesti ricavi, i cittadini hanno subito anche ingenti aumenti in molti dei servizi privatizzati.

Il libero mercato in Italia ha fallito, quindi la tua teoria secondo cui per raggiungere il pareggio di bilancio si debba privatizzare (ormai c'è rimasto ben poco tra l'altro), storicamente ha dato risultati controproducenti.

Ciao :)

I dati di fatto che citi sono inconfutabili. La teoria del libero mercato, come molte teorie, è affascinante ma in pratica favorisce solo le oligarchie, anche perché di libero ha ben poco...
non puoi neppure liberamente fare il tassista :eek:
 
Secondo alcune teorie del complotto o cose simili, i debiti sono inarrestabili (oltreché ingiusti), però io fatico a crederlo, perché a parte i vari ragionamenti che ho fatto, mi sembrerebbe strano che per quasi un secolo si stia seguento un'economia che porta sicuramente al default. Non credo che gli economisti siano tutti in malafede

Si ci sono molte teorie complottiste in giro. Alcune magari hanno anche qualcosa di vero, il mio consiglio però è appunto studiare come stai facendo.

Solo per dirtene una, sai cosa scopro tutte le volte che parlo con un signoraggista? Che non ha capito cos'è la moneta, ovvero l'abc dell'economia.
 
Si ci sono molte teorie complottiste in giro. Alcune magari hanno anche qualcosa di vero, il mio consiglio però è appunto studiare come stai facendo.

Solo per dirtene una, sai cosa scopro tutte le volte che parlo con un signoraggista? Che non ha capito cos'è la moneta, ovvero l'abc dell'economia.

concordo abbastanza con te, cio' che disturba un poco in economia e' che sembra difficile incontrare cose intelligenti da leggere. Sembrano esserci molte fantasie e divulgatori di fantasie.
 
Il debito è schizzato alle stelle, mentre la spesa ha subito una diminuzione dell'aumento in rapporto al PIL.

)

diminuizione dell'aumento???????
E cosa volevi che andasse al 90% del PIL?
La spesa deve calare non diminuire l'aumento.
Rob de matt
 
diminuizione dell'aumento???????
E cosa volevi che andasse al 90% del PIL?
La spesa deve calare non diminuire l'aumento.
Rob de matt

A me e' sembrato che volesse dire che il debito e' cresciuto moltissimo anche se la spesa non e' aumentata in rapporto, magari intendeva dire che la spesa in interessi e' invece andata alle stelle.
Poi magari chiarira'.
 
la sostenibilità del debito pubblico

ma in che tipo di contesto?

l' economia è chiusa o aperta?

il debito pubblico chi lo detiene?

la grandezza del debito gli interessi

l' inflazione la produzione il tasso di cambio?

la pressione fiscale?

le banche?

e la banca centrale che fa?


ma se come in europa i meriti di credito sono diversi

e io con poco merito creditizio faccio poco deficit invece la francia o la germania pompa il 7% di deficit

è chiaro che ho un brusco shock e posso fare ben poco
 
diminuizione dell'aumento???????
E cosa volevi che andasse al 90% del PIL?
La spesa deve calare non diminuire l'aumento.
Rob de matt

I dati che trovi qui parlano chiaro.

Il rapporto tra spesa direttamente legata alla produzione di beni e servizi(*) e spesa totale è passato da 0,45 nei primi anni '70 a 0,35 dal 1980 fino al 1996.
Poi negli ultimi 15 anni si è attestato intorno a 0,40.

Questo vuol dire che in quei 20 anni lo Stato ha ridotto la sua "produttività" prevalentemente per l'aumento enorme del debito pubblico, che ha fatto schizzare la quota di spesa pagata per interessi rispetto al PIL al 12,7%.
Oggi è attorno al 5%.

A me sembra evidente che quello (da fine anni '70 a metà anni '90) sia stato il peggior ventennio della nostra storia, dal punto di vista economico.



(*)Si intende "spesa direttamente legata alla produzione di servizi" la somma delle spese per il personale, l'acquisto di beni e servizi utilizzati nel processo produttivo e l'acquisto sul mercato di beni e servizi trasferiti alla collettività senza alcuna trasformazione.
 
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