Stimolare la domanda o l'offerta?

sardi75

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A questo governo vengono mosse molte critiche giuste. Una però mi sembra ingiusta.

Gli viene rimproverato di aver stimolato l’economia agendo solo sul lato dell’offerta e cioè in sostanza, defiscalizzando le imprese (la famosa Tremonti bis), ignorando completamente la domanda.
Ora a me sembra che questa scelta possa essere criticata sul piano sociale e politico perché si avvantaggia una classe rispetto ad un’altra, ma sul piano strettamente economico mi sembra indifferente che un intervento statale intervenga in un punto o nell’altro del circuito economico.
Stimolando la domanda le imprese venderanno di più.
Ma facilitando la produzione i prodotti arriveranno sul mercato meno costosi e quindi più accessibili ai consumatori.

E’ corretto dire che uno stimolo alla domanda o all’offerta sono equivalenti?
 
Paul Krugman pensa di no , secondo me è la vecchia storiella del cavallo che non beve. Però devo ancora leggere "il ritorno dell'economia della depressione".
 
Scritto da sardi75
A questo governo vengono mosse molte critiche giuste. Una però mi sembra ingiusta.

Gli viene rimproverato di aver stimolato l’economia agendo solo sul lato dell’offerta e cioè in sostanza, defiscalizzando le imprese (la famosa Tremonti bis), ignorando completamente la domanda.
Ora a me sembra che questa scelta possa essere criticata sul piano sociale e politico perché si avvantaggia una classe rispetto ad un’altra, ma sul piano strettamente economico mi sembra indifferente che un intervento statale intervenga in un punto o nell’altro del circuito economico.
Stimolando la domanda le imprese venderanno di più.
Ma facilitando la produzione i prodotti arriveranno sul mercato meno costosi e quindi più accessibili ai consumatori.

E’ corretto dire che uno stimolo alla domanda o all’offerta sono equivalenti?


Ti faccio una sola domanda: al mondo esiste un problema di carenza di domanda o di offerta?
 
Non è importante se nel mondo vi è carenza di offerta o di domanda, ma è importante quello che accade in Italia. Nel meridione esiste una carenza di offerta, e soprattutto una mancanza di cultura imprenditoriale; il lavoro lo si trova quasi esclusivamente nelle banche, al comune, alla regione, etc. Oppure si fà l'agente o il venditore di prodotti o servizi prodotti al Nord. Mi sembra un chiaro caso di carenza d'offerta.
 
Scritto da centovolte
Non è importante se nel mondo vi è carenza di offerta o di domanda, ma è importante quello che accade in Italia. Nel meridione esiste una carenza di offerta, e soprattutto una mancanza di cultura imprenditoriale; il lavoro lo si trova quasi esclusivamente nelle banche, al comune, alla regione, etc. Oppure si fà l'agente o il venditore di prodotti o servizi prodotti al Nord. Mi sembra un chiaro caso di carenza d'offerta.


Le politiche economiche si fanno per tutti, non solo per una parte del paese. C'é una carenza di domanda a livello globale e a livello nazionale. Il meridione é la parte peggiore del paese e le cause sono note a tutti. Il problema non é il costo del lavoro ma la malavita che spinge gli imprenditori del nord ad andare in Romania, mancano le infrastrutture e questo é un altro grandissimo problema, perché aumenta i costi delle imprese.

Quindi per il sud serve: 1) lotta alla criminalità e non convivenza (che significherebbe pagare la malavita per fare business); 2) fare le infrastrutture.

Credi ci riusciranno? Io dico di no.

A me spiace, perché passo gran parte del mio tempo con meridionali emigrati per lavoro o studio, conosco i loro problemi e crediamo (sia io che loro) che senza recidere il legame fra politica-malavita-impresa il sud resterà quello che é adesso: una terra che non dà speranza ai suoi figli. Me ne rammarico, perché i meridionali sono brava gente, sono più umani e solidali dei padani, a sud c'é ancora un cuore che batte nel petto della gente.
 
Batte anche nel mio , il cuore.
 
Scritto da swaption
Batte anche nel mio , il cuore.

Non lo metto in dubbio, ma avendo frequentato molta umanità di ogni dove, devo riconoscere che le persone del sud(e non solo italiano, ma anche del mondo) hanno quel qualcosa in più che chi vive nelle nebbie e nelle pioggie non ha proprio(ovviamente non si parla di beni materiali, perché quelli li ha tutti il nord).
 
Scritto da Paul Krugman
Le politiche economiche si fanno per tutti, non solo per una parte del paese. C'é una carenza di domanda a livello globale e a livello nazionale. Il meridione é la parte peggiore del paese e le cause sono note a tutti. Il problema non é il costo del lavoro ma la malavita che spinge gli imprenditori del nord ad andare in Romania, mancano le infrastrutture e questo é un altro grandissimo problema, perché aumenta i costi delle imprese.

Quindi per il sud serve: 1) lotta alla criminalità e non convivenza (che significherebbe pagare la malavita per fare business); 2) fare le infrastrutture...
... i meridionali sono brava gente, sono più umani e solidali dei padani, a sud c'é ancora un cuore che batte nel petto della gente.

Un intervento molto interessante. Io abito in provincia di Bari. L'analisi delle cause del sottosviluppo mridionale è perfetta. Il vero cancro che morde il sud è la criminalità che costringe gli imprenditori a diventare complici dei delinquenti. E tu vedi una città di 300.000 abitanti, sostanzialmente onesti, in balia di un centinaio di delinquenti. Eppure non si capisce o si finge di non capire che il vero dramma è questo. Una strade un po' più lunga o una ferrovia inefficiente incide, sì, ma non è un fatto drammatico.
Nessuno ha avuto mai il coraggio di dire che al sud ci vogliono almeno per un certo periodo leggi penali speciali.

Quanto al cuore che batte nel petto dei meridionali io non la vedo proprio come te. Questo cuore c'è, ma paradossalmente è un male. I meridionali hanno un senso fortissimo del legame coi componenti del proprio clan. Ma questo poi si traduce in indifferenza nei confonti degli altri, di quelli che non fanno parte del clan.
Personalemnte preferisco i settentrionali che hanno il senso del rispetto per tutti, anche se può essere un rispetto freddo.

Venendo alla parte economica il fatto che nei magazzini giacciano prodotti invenduti per carenza di domanda non sposta la mia domanda. Per venderli si può aumentare il reddito disponibile degli acquirenti ma si può anche abbassare i costi di produzione con defiscalizzazioni. Se i frigoriferi costeranno il 10% in meno se ne venderanno di più. Ecco perchè io penso che alla fine si tratta di una scelta più politica che economica.
 
e se la gente non ha bisogno di frigoriferi?
 
Scritto da sardi75


Un intervento molto interessante. Io abito in provincia di Bari. L'analisi delle cause del sottosviluppo mridionale è perfetta. Il vero cancro che morde il sud è la criminalità che costringe gli imprenditori a diventare complici dei delinquenti. E tu vedi una città di 300.000 abitanti, sostanzialmente onesti, in balia di un centinaio di delinquenti. Eppure non si capisce o si finge di non capire che il vero dramma è questo. Una strade un po' più lunga o una ferrovia inefficiente incide, sì, ma non è un fatto drammatico.
Nessuno ha avuto mai il coraggio di dire che al sud ci vogliono almeno per un certo periodo leggi penali speciali.

Quanto al cuore che batte nel petto dei meridionali io non la vedo proprio come te. Questo cuore c'è, ma paradossalmente è un male. I meridionali hanno un senso fortissimo del legame coi componenti del proprio clan. Ma questo poi si traduce in indifferenza nei confonti degli altri, di quelli che non fanno parte del clan.
Personalemnte preferisco i settentrionali che hanno il senso del rispetto per tutti, anche se può essere un rispetto freddo.

Venendo alla parte economica il fatto che nei magazzini giacciano prodotti invenduti per carenza di domanda non sposta la mia domanda. Per venderli si può aumentare il reddito disponibile degli acquirenti ma si può anche abbassare i costi di produzione con defiscalizzazioni. Se i frigoriferi costeranno il 10% in meno se ne venderanno di più. Ecco perchè io penso che alla fine si tratta di una scelta più politica che economica.


Personalmente ritengo che nel mondo di oggi non sia necessario aumentare l'offerta di beni di consumo, ritengo che sia preferibile ridurla e spostare i consumi verso altri lidi. Cioè ritengo che le persone farebbero meglio a spendere per attività legate al tempo libero e alla cultura tenendo presente che dovrebbero orientarsi in questa direzione in maniera indipendente e non guidata.

Io non vedo la necessità di cambiare auto una volta all'anno oppure di ricaricare il cellulare in continuazione, secondo me é un problema di valori che sono venuti meno e che vengono sostituiti da cose effimere che dopo il consumo ti lasciano solo un senso di vuoto e quindi si deve correre a consumare di nuovo per compensare quella carenza.

Secondo me le persone dovrebbero riflettere e ripensare il proprio modo di comportarsi, modificare i loro consumi, orientarli al consumo critico. La mia idea é che le persone comincino ad essere attive e meno passive per quel che riguarda le scelte di vita.
Diamine al giorno d'oggi si compra e si sceglie perchè lo dice la tv, non c'é più riflessione sulle scelte di consumo, si é passivi.


In merito alle defiscalizzazioni il mio pensiero é molto semplice: ritengo che si debbano defiscalizzare sempre e comunque investimenti in ricerca e sviluppo ma anche quelle in nuovi impianti. Ritengo altresì dannoso una modifica della legislazione fiscale che agevoli solo i redditi più elevati e meno quelli più bassi.
Fondamentalmente i redditi più alti hanno maggiore propensione al risparmio rispetto a quelli più bassi, riforme fiscali che agevolino questi redditi non portano ad incrementi della domanda e quindi contrastano con politiche che vadano a sostegno dell'offerta, possiamo ritrovarci in una situazione di eccesso di offerta.

Credo che uno dei grandi problemi del capitalismo odierno sia l'assoluta mancanza di concorrenza, ci sono troppi monopoli e oligopoli che impediscono il dispiegarsi delle forze della concorrenza e che mettono in difficoltà molte imprese medio-piccole strette nella morsa dei grandi clienti. Allora la priorità ai miei occhi é attivare una serie di legislazioni antitrust con autorità forti, con poteri di controllo, garanzia nonchè sanzionatori.
Successivamente si potrà parlare di politiche per l'offerta, che in Italia sono state associate al ormai famoso slogan "meno tasse per tutti". Si sosteneva infatti che la riduzione delle tasse avrebbe liberato più reddito per le imprese che avrebbero investito e aumentato la produzione e quindi la crescita.

Intanto come ho detto sopra, redditi alti portano ad un incremento del risparmio, quindi meno tasse ai redditi ricchi significa più risparmio. Quanto di questo si trasformi in investimenti in ricerca e sviluppo o in nuovi impianti e di dubbia previsione. Certo occorre una legislazione che defiscalizzi investimenti in R&S e anche in nuovi impianti, ma il beneficio che lo stato concede si tradurrà in un vantaggio per il consumatore-lavoratore o per l'azionista-imprenditore? Qua si inserisce l'autorità antitrust che vigila sul rispetto delle regole e fa sì che il beneficio venga ripartito fra le controparti.

Ma come tu ben sai, ad oggi i vantaggi vanno all'imprenditore che non abbassa il prezzo del frigo ma incassa il profitto, nonostante la defiscalizzazione sia un costo sopportato dalla collettività italiana e non da lui.

Guarda l'Italia ci sono cartelli, oligopoli e monopoli in tutti i settori: telefonia, assicurazioni, banche, televisione, pubblicità, grande distribuzione (distrugge i piccoli negozi-normale evoluzione del sistema capitalista come evidenziato da Schumpeter) e fino a dieci anni fa anche il settore auto.
Proprio il settore auto é fallito sotto i colpi della globalizzazione, presto toccherà a tutto il resto, perchè gli imprenditori (quelli grandi) hanno vissuto in un contesto che li proteggeva e oggi hanno paura della competizione straniera che é più efficiente, quindi seguono lo slogan "meno tasse per tutti" perchè gli permetterà di resistere per qualche anno e magari salvarsi, ma la collettività paga incapacità a livello di sistema paese che sono delle classi dirigenti italiane.

Ho escluso i piccoli e medi imprenditori di questo paese, perché ai miei occhi restano in una posizione sfigata come il popolo. Nessuno li ha mai considerati, sempre tutti a Torino, ad Ivrea o a Milano, mai nessuno che so é andato da Roma a Sassuolo a chiedergli di cosa avessero bisogno per essere più competitivi, e anche se l'hanno fatto si sono fermati lì. Il tessuto imprenditoriale italiano é fatto di piccole e medie imprese ma nessuno le aiuta, come mai? Rendono troppo poco per la politica nazionale è preferibile che se ne preoccupino Comuni e Regioni, che però hanno scarsi poteri per aiutarli.

La situazione é complessa, credo che non si risolva con una formula o un'altra, ma con il dialogo fra persone serie, credo che se nascesse una sorta di movimento no-global degli imprenditori medio piccoli e avviase un discorso con i movimenti dei cittadini riusciremmo a bypassare l'incapacità dei nostri politici.

Imprenditori venite a dialogare con chi vuole fare cose nuove, in special modo la globalizzazione voluta dai movimenti no-global nelle componenti meno radicali, potrebbe avere punti di contatto con le imprese medio piccole italiane.

Non vogliamo scarpe da tennis prodotte dai bambini? Esiste un'azienda italiana che faccia scarpe da tennis in Italia senza sfruttare la manodopera? Si faccia conoscere, contatti i movimenti, nasce qua la nuova globalizzazione nel dialogo fra le diverse componenti della società civile.

Un domani troveremo convergenza anche sulla questione delle tasse, ma venite a parlare con noi, bypassate i politici.


In merito alla tua terra devo dire che in parte hai ragione, ma credo di conoscere dei pugliesi di buoncuore. La vostra é una terra bellissima con enormi risorse ambientali che sarebbe possibile sfruttare per business eco-compatibili, non credo che ci sia questa volontà conoscendo la mentalità delle classi dirigenti pugliesi. Forse dovreste far rientrare i giovani che hanno studiato al Nord, se gli offriste delle possibilità di fare tornerebbero con idee bellissime. Ti dico questo perchè li conosco e so cosa hanno i mente, ma trovano difficoltà a tornare dentro una certa mentalità che li spegnerebbe per sempre.


ciao
 
Scritto da Paul Krugman
Personalmente ritengo che nel mondo di oggi non sia necessario aumentare l'offerta di beni di consumo, ritengo che sia preferibile ridurla e spostare i consumi verso altri lidi. Cioè ritengo che le persone farebbero meglio a spendere per attività legate al tempo libero e alla cultura tenendo presente che dovrebbero orientarsi in questa direzione in maniera indipendente e non guidata.
Io non vedo la necessità di cambiare auto una volta all'anno oppure di ricaricare il cellulare in continuazione, secondo me é un problema di valori che sono venuti meno e che vengono sostituiti da cose effimere che dopo il consumo ti lasciano solo un senso di vuoto e quindi si deve correre a consumare di nuovo per compensare quella carenza...
Diamine al giorno d'oggi si compra e si sceglie perchè lo dice la tv, non c'é più riflessione sulle scelte di consumo, si é passivi.

In merito alle defiscalizzazioni il mio pensiero é molto semplice: ritengo che si debbano defiscalizzare sempre e comunque investimenti in ricerca e sviluppo ma anche quelle in nuovi impianti. Ritengo altresì dannoso una modifica della legislazione fiscale che agevoli solo i redditi più elevati e meno quelli più bassi.
Fondamentalmente i redditi più alti hanno maggiore propensione al risparmio rispetto a quelli più bassi, riforme fiscali che agevolino questi redditi non portano ad incrementi della domanda e quindi contrastano con politiche che vadano a sostegno dell'offerta, possiamo ritrovarci in una situazione di eccesso di offerta.

Credo che uno dei grandi problemi del capitalismo odierno sia l'assoluta mancanza di concorrenza, ci sono troppi monopoli e oligopoli che impediscono il dispiegarsi delle forze della concorrenza e che mettono in difficoltà molte imprese medio-piccole strette nella morsa dei grandi clienti. Allora la priorità ai miei occhi é attivare una serie di legislazioni antitrust con autorità forti, con poteri di controllo, garanzia nonchè sanzionatori.
Successivamente si potrà parlare di politiche per l'offerta, che in Italia sono state associate al ormai famoso slogan "meno tasse per tutti". Si sosteneva infatti che la riduzione delle tasse avrebbe liberato più reddito per le imprese che avrebbero investito e aumentato la produzione e quindi la crescita.

Intanto come ho detto sopra, redditi alti portano ad un incremento del risparmio, quindi meno tasse ai redditi ricchi significa più risparmio. Quanto di questo si trasformi in investimenti in ricerca e sviluppo o in nuovi impianti e di dubbia previsione. Certo occorre una legislazione che defiscalizzi investimenti in R&S e anche in nuovi impianti, ma il beneficio che lo stato concede si tradurrà in un vantaggio per il consumatore-lavoratore o per l'azionista-imprenditore? Qua si inserisce l'autorità antitrust che vigila sul rispetto delle regole e fa sì che il beneficio venga ripartito fra le controparti.
Perfettamente d’accordo su tutto, ma questo è un discorso (peraltro assolutamente fondamentale) etico-psicologico-culturale che non c’entra niente con l’economia. L’economia è la brutale produzione di beni e servizi che spesso, come tu dici, sono inutili o addirittura dannosi. Vedi se ti interessa questo sito:core.too.it

Ma come tu ben sai, ad oggi i vantaggi vanno all'imprenditore che non abbassa il prezzo del frigo ma incassa il profitto, nonostante la defiscalizzazione sia un costo sopportato dalla collettività italiana e non da lui.
Ecco arriviampo alla mia domanda che era puramente teorica: lo stimolo della domanda equivale a quello dell’offerta? Vorrei una risposta teorica a questo quesito teorico. Forse la risposta è che lo stimolo della domanda si traduce immediatamente in maggiore produzione lo stimolo dell’offerta rischia di arenarsi lì e non trasmettersi a tutto il sistema? Per stimolo dell’offerta intendo “alle imprese” non ai redditi elevati. Le agevolazioni ai redditi elevati sono solo una politica classista che sicuramente non stimola niente.

Guarda l'Italia ci sono cartelli, oligopoli e monopoli in tutti i settori: telefonia, assicurazioni, banche, televisione, pubblicità, grande distribuzione (distrugge i piccoli negozi-normale evoluzione del sistema capitalista come evidenziato da Schumpeter) e fino a dieci anni fa anche il settore auto.
Proprio il settore auto é fallito sotto i colpi della globalizzazione, presto toccherà a tutto il resto, perchè gli imprenditori (quelli grandi) hanno vissuto in un contesto che li proteggeva e oggi hanno paura della competizione straniera che é più efficiente, quindi seguono lo slogan "meno tasse per tutti" perchè gli permetterà di resistere per qualche anno e magari salvarsi, ma la collettività paga incapacità a livello di sistema paese che sono delle classi dirigenti italiane.
Qui il discorso è più complesso. A me non sembra che nel complesso le imprese italiane debbano temere il confronto internazionale. Quello dell’auto è un caso particolare, importante ma che comunque non fa testo.
Tuttavia onestamente a me la globalizzazione internazionale non piace proprio per niente. Che senso ha una competizione tra imprese che lavorano con legislazioni diverse? E’ come una gara tra un atleta e un paralitico. Ma anche a parità di legislazioni non mi piace affatto l’idea che una fabbrica delle Marche possa vedere da un giorno all’altro dimezzarsi il fatturato per la concorrenza che gli fa una fabbrica dell’Argentina. Gli operai licenziati cosa facciamo? Li mandiamo in argentina? Gli stabilimenti e i macchinari eccedentari? In queste condizioni investire non è semplice. Come dicevi tu all’inizio io preferisco pagare i prodotti un po’ di più ma sapere che i miei concittadini non rischiano di trovarsi per strada da un giorno all’altro.
La soluzione non è semplice ma io non sono contrario a una buona dose di protezionismo. Mi pare che non lo è neppure Bush. E secondo me sui dazi doganali sull’acciaio ha preso una buona decisione perché non poteva mandare a gambe all’aria un intero settore industriale americano.
 
Scritto da swaption
e se la gente non ha bisogno di frigoriferi?

Il mio era solo un esempio. Volevo dire incentivi alla produzione in genere. Se si abbassa ad esempio il costo del lavoro magari non si venderanno più frigoriferi perchè il mercato è già saturo ma si venderanno più abiti o più biciclette o più ristruttrazioni di case. Comunque il mio dubbio rimane.
 
Ok. Però quello a cui mi riferivo era " pericoli nipponici " :)
 
Gentilmente

qualcuno potrebbe fare esempi di paesi dove,a seguito di diminuzione del carico fiscale delle imprese,o di diminuzione del costo del lavoro,questo si è tramutato in calo di prezzi dei prodotti?

E avete una qualche idea di quanto dovrebbe durare questa diminuzione e di quanto %mente dovrebbe essere?


State in pratica parlando di "effetto Pigou" o "real balance effect".

Pigou stesso dopo aver elaborato la cosa (la diminuzione dei prezzi determina di fatto un aumento delle scorte e/o giacenze monetarie che i soggetti economici sono abituati mediamente a detenere,e che quindi tendenzialmente son portati a riequilibrare spendendo ovvero comprando) ammise che l'effetto poteva essere di limitata importanza pratica.

Empiricamente si dimostrò che il peso quantitativo dell'effetto era molto modesto,perlomeno in presenza di diminuzioni di prezzo logiche e sensate.

Diminuzioni che in ogni caso,non mi ricordo si siano avute causa diminuzione del carico fiscale o diminuzione del costo del lavoro.
I fondi derivanti sono quasi sempre stati destinati ad altre funzioni,non ultima quella di mantenere invariati i redditi dell'azienda.
 
Scritto da mauro s
Qqualcuno potrebbe fare esempi di paesi dove,a seguito di diminuzione del carico fiscale delle imprese,o di diminuzione del costo del lavoro,questo si è tramutato in calo di prezzi dei prodotti?

State in pratica parlando di "effetto Pigou" o "real balance effect".

Pigou stesso dopo aver elaborato la cosa (la diminuzione dei prezzi determina di fatto un aumento delle scorte e/o giacenze monetarie che i soggetti economici sono abituati mediamente a detenere,e che quindi tendenzialmente son portati a riequilibrare spendendo ovvero comprando) ammise che l'effetto poteva essere di limitata importanza pratica.

Empiricamente si dimostrò che il peso quantitativo dell'effetto era molto modesto,perlomeno in presenza di diminuzioni di prezzo logiche e sensate.

Diminuzioni che in ogni caso,non mi ricordo si siano avute causa diminuzione del carico fiscale o diminuzione del costo del lavoro.
I fondi derivanti sono quasi sempre stati destinati ad altre funzioni,non ultima quella di mantenere invariati i redditi dell'azienda.


Finalmente entriamo nel merito. Il mio intervento iniziale si chiedeva (senza avere risposte certe) se per un governo che voglia stimolare l’economia sia indifferente stimolare la domanda o l’offerta.

Naturalmente non sono in grado di fare analisi quantitative però mi sembra che se si diminuiscono le tasse sulle famiglie parte di quei soldi finiranno in maggiori consumi, ma se si diminuiscono le tasse sulle imprese (es: si diminuiscono i contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro) gli imprenditori potranno mettere sul mercato i loro prodotti a prezzo minore e troveranno quindi più acquirenti.

Non so se si chiama “effetto Pigou” e non so se per ragioni psicologiche gli imprenditori siano restii ad abbassare i prezzi ma mi pare che, almeno in teoria, l’intervento del governo in un punto o nell’altro del sistema sia indifferente.

D'altra parte si sa che per gli imprenditori è importante conservare ed accrescere le quote di mercato, talvolta anche a costo di lavorare alla pari. Perciò un aiuto fiscale alle imprese da parte del governo dovrebbe tradursi in minore prezzo al consumo.
I prezzi dei telefonini o dei videoregisrìtratori sono scesi a precipizio quando se ne sono create le condizioni. Perchè non dovrebbe succedere per tutti i beni?
 
Secondo me il governo non ha incentivato l'offerta: ha invece semplicemente adoperato la leva fiscale da un lato e appena stimolato gl'investimenti con la Tremonti bis. Le modifiche delle aliquote investono tutti i cittadini, resta da vedere se gli effetti saranno tali da incentivare la domanda, che rimane il vero problema. A livello nazionale, in Italia non esiste un problema di offerta, il problema principale è che i redditi da lavoro dipendente restano molto bassi e si tratta quindi di sgravare il costo del lavoro da quelle imposizioni che non lo rendono competitivo a livello di singolo cittattidino. Se uno non hai soldi per comprarsi il frigorifero nuovo non se lo compra, nè se non aumentano i prezzi nè se questi diminuiscono leggermente. E non credo neppure che le aziende diminuiscano i prezzi.
L'azione principale del governo si pone in realtà a metà strada tra domanda e offerta e cioè sul crocevia del funzionamento dell'economia reale: il lavoro. Fin quando non sarà risolto questo aspetto cruciale (a cui si lega anche quello delle pensioni), non ci si può pronunciare sugli aspetti del mercato che vanno stimolati.
 
mi sembra che l'arricchimento della domanda potrebbe influire anche sulla qualità delle merci.
Anche se il frigorifero nuovo costa meno non potrò scegliere di tenere quello vecchio e comprare un violoncello.
 
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Scritto da sardi75



Finalmente entriamo nel merito. Il mio intervento iniziale si chiedeva (senza avere risposte certe) se per un governo che voglia stimolare l’economia sia indifferente stimolare la domanda o l’offerta.

Naturalmente non sono in grado di fare analisi quantitative però mi sembra che se si diminuiscono le tasse sulle famiglie parte di quei soldi finiranno in maggiori consumi, ma se si diminuiscono le tasse sulle imprese (es: si diminuiscono i contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro) gli imprenditori potranno mettere sul mercato i loro prodotti a prezzo minore e troveranno quindi più acquirenti.

Non so se si chiama “effetto Pigou” e non so se per ragioni psicologiche gli imprenditori siano restii ad abbassare i prezzi ma mi pare che, almeno in teoria, l’intervento del governo in un punto o nell’altro del sistema sia indifferente.

D'altra parte si sa che per gli imprenditori è importante conservare ed accrescere le quote di mercato, talvolta anche a costo di lavorare alla pari. Perciò un aiuto fiscale alle imprese da parte del governo dovrebbe tradursi in minore prezzo al consumo.
I prezzi dei telefonini o dei videoregisrìtratori sono scesi a precipizio quando se ne sono create le condizioni. Perchè non dovrebbe succedere per tutti i beni?

..il dibattito è molto stimolante, difficile almeno per me condensare una opinione in poche righe, ma sommariamente mi sento di dire che stimolare "bisogni" ..(quindi l'offerta)...
se non c'è possibilità da parte dei "consumatori" di soddifare tali bisogni.....mi pare sia inutile...
..per cui ritengo che il nodo, nell'attuale situazione, sia quello di stimolare la domanda più che l'offerta.....sul come..le possibilità sono molteplici.....
..a rafforzare questa mia opinione, un esempio ci viene dal costo del denaro in Usa... le aziende che non investono...mi sembra un esempio lampante....i famosi cavalli che non hanno sete......pur avendo a disposizione abbondanti e fresche acque !!

...se riportiamo poi in linea più generale e schematizzando le due opizoni..possiamo tranquillamente dire che in questo sta la differenza tra una politica economica di destra (sostegno all'offerta) e una politica economica di sinistra ( sostegno alla domanda) ....
.. molto succintamente ho espresso la mia opinione ....
..a questo bel dibattito...
Claudio


..
 
Secondo me non dovrebbe esistere politica economica liberista o socialista , ma solo politica economica , un pensiero unico ( dato che l'economia è una scienza ) per molteplici scopi. Se bisogna stimolare la domanda , si stimola la domanda , se no l'offerta.
E se la"domanda" non si rendesse conto che ha bisogno di un'"offerta" che ancora non c'è? A quel punto è l'offerta che deve "entrare in casa" della domanda e dire " io sono quello che ti serviva".......
 
nel mezzogiorno direi di stare molto attenti perhè c'è molta più voglia di impresa i quello che pensiate. Per almeno un triennio il sud ha prodotto più imprese che al nord.

Per quanto riguarda l'offerta e la domanda vi cito il caso americano, attuale, dove il pacchetto fiscale di Bush è stato criticato da svariati economisti, in quanto troppo concentrato sugli aiuti alle imprese.

Per me stimolare la domanda è essenziale, diversamente rimane solo la domanda pubblica, che è quella che prevale ora in USA.

Il problema di Greespan infatti è: La sostenibilità.

E' sostenibile la crescita attuale, se riparte la domanda ?

I magazzini vuoti ora riempiti e lo abbiamo visto con i dati sul PIL del primo trimestre, rimarranno tali se non c'è domanda finale.

In Italia il governo è stato preso in contropiede, pensando che la ripresa economica si avesse già a partire da questa primavera, come molti pensavano, assumendo un atteggiamento anche errato in seguito (come insistere su una previsione del PIL a 2.3% per quest'anno). Di conseguenza gli incentivi della Tremonti non sono serviti a nulla.

Ma dissento fotemente dalla Tremonti era molto più evoluto il meccanismo con la DIT.

Deep
 
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